{"id":5546,"date":"2025-02-06T09:23:56","date_gmt":"2025-02-06T08:23:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=5546"},"modified":"2025-02-06T09:55:10","modified_gmt":"2025-02-06T08:55:10","slug":"canta-adesso-maestro","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2025\/02\/06\/canta-adesso-maestro\/","title":{"rendered":"&#8220;Canta adesso, maestro&#8221;"},"content":{"rendered":"\n<p>di Simonetta Lucchi &#8211; Bolzano<\/p>\n\n\n\n<p>Urlavano cos\u00ec gli squadristi la sera del 27 dicembre 1936 mentre facevano ingoiare olio di ricino, mescolato con lubrificante per motori usato, a Lojze Bratuz, 34 anni, maestro di canto. Dopo quasi due mesi di terribile agonia, Lojze mor\u00ec. Ancora oggi sui muri delle citt\u00e0 slovene viene scritto il suo nome, quello di un uomo che voleva solo insegnare le canzoni ai bambini nella propria lingua. Ferro e fuoco, un museo degli orrori quello vissuto dalle popolazioni della ex Jugoslavia dal 1941al 1943, iniziato con l&#8217;invasione delle truppe tedesche, seguite da quelle italiane e ungheresi. L&#8217;inizio di una guerra di tutti contro tutti: guerra di liberazione contro gli occupatori, guerra civile fra ustascia croati, cetnizi serbi, sloveni, partigiani comunisti; guerra rivoluzionaria per la creazione di uno stato socialista; feroci repressioni antipartigiane; sterminio degli ebrei; tentativi genocidari ai danni di popolazioni dell\u2019etnia \u201csbagliata\u201d. Davvero, nel museo degli orrori non manc\u00f2 proprio nulla: si tratta di una delle pagine pi\u00f9 buie della storia, poco conosciuta se non dimenticata.<\/p>\n\n\n\n<p>E le vittime innocenti \u00e8 giusto ricordarle, anche e soprattutto in questo Giorno del Ricordo, in memoria dei quasi ventimila italiani torturati, assassinati e gettati nelle foibe dalle milizie della Jugoslavia di Tito alla fine della Seconda guerra mondiale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 esistono, eccome, come esiste la Risiera di San Sabba, campo di concentramento e di sterminio nazista, e la Foiba di Basovizza, ormai monumenti da conservare. Ma la memoria va ancora costruita.<\/p>\n\n\n\n<p>Altri Paesi, come la Germania, hanno mostrato pi\u00f9 coraggio nel fare i conti con il proprio passato oscuro. Oggi, dopo pi\u00f9 di ottanta anni, pi\u00f9 che mai questo coraggio occorre dimostrarlo.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;La ferocia che si scaten\u00f2 contro gli italiani in quelle zone non pu\u00f2 essere derubricata sotto la voce di atti, comunque ignobili, di vendetta o giustizia sommaria contro i fascisti occupanti; il cui dominio era stato intollerante e crudele per le popolazioni slave, le cui istanze autonomistiche e di tutela linguistica e culturale erano state per lunghi anni negate e represse. Le sparizioni nelle foibe o dopo l&#8217;internamento nei campi di prigionia, le uccisioni, le torture commesse contro gli italiani in quelle zone, infatti, colpirono funzionari e militari, sacerdoti, intellettuali, impiegati e semplici cittadini che non avevano nulla da spartire con la dittatura di Mussolini&#8230;&#8221;, sottolinea, nei suoi discorsi, il Presidente Mattarella.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Il mio cuore \u00e8 in Dalmazia&#8221;&#8230; \u00e8 ancora il sentire autentico degli esuli istriano-dalmati, e dei loro discendenti, soprattutto in questa ricorrenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Nostalgia e dolore che non sono mai scomparsi.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 23 dicembre 1946 con una disposizione riguardante i polesani in grado di &#8220;reperire un punto di deposito per le loro masserizie&#8221; e quelli disposti a trasferirsi nelle province di Trento e Bolzano, il Comitato di Liberazione di Pola dichiarava ufficialmente aperto il grande esodo. Le partenze di massa iniziarono per\u00f2 nel gennaio del 1947, poi proseguite a ondate, su due piroscafi a vapore, il Grado e il Pola, che, giornalmente, colmi di esuli e di masserizie, collegavano il porto di Pola con quelli di Trieste e dell&#8217;alto Adriatico&#8230;e Fiume, Zara, Pirano, Capodistria. Forse qualcuno vorrebbe anche ritornare, ancora oggi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Due estati fa l&#8217;imbarcazione Klizia ha compiuto il suo grande viaggio partendo dalla Sardegna nell\u2019ambito del progetto \u201cRitorno alla Terra dei Padri\u201d. Una navigazione di oltre 800 miglia che l&#8217;ha portata nel Ferrarese, nel Veneto, nella Venezia Giulia e nell\u2019Istria, in cui giunsero le principali comunit\u00e0 di profughi che costituirono anche Fertilia, insieme ai sardi ed agli algheresi.<\/p>\n\n\n\n<p>Appariva emozionato il Comandante Giulio Marongiu, esule che salut\u00f2 per l\u2019ultima volta la citt\u00e0 di Pola a 8 anni. Non era mai pi\u00f9 voluto tornare nella citt\u00e0 in cui \u00e8 nato, troppo il dolore per le sofferenze patite dalla sua famiglia, cui si aggiungeva forse la paura di non riconoscere pi\u00f9 le vie in cui da bambino correva con la sorella Laura e gli amici. I profughi istriano -dalmati sono tutt&#8217;ora ovunque: in Italia, in Canada, in Australia. Ognuno, con una storia che andrebbe raccontata, e, soprattutto, ascoltata.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Vicende complesse&#8221;, quelle del Confine Orientale, ma nemmeno poi tanto. Occorre conoscerle. Solo dalla citt\u00e0 di Pola partirono 28.137 dei complessivi 32.000 abitanti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Che sono rimasti l\u00ec, con il cuore.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Simonetta Lucchi &#8211; Bolzano Urlavano cos\u00ec gli squadristi la sera del 27 dicembre 1936 mentre facevano ingoiare olio di ricino, mescolato con lubrificante per motori usato, a Lojze Bratuz, 34 anni, maestro di canto. 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