{"id":5539,"date":"2025-02-03T19:18:30","date_gmt":"2025-02-03T18:18:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=5539"},"modified":"2025-02-07T17:44:51","modified_gmt":"2025-02-07T16:44:51","slug":"in-occasione-del-giorno-del-ricordo-la-complessa-vicenda-del-confine-orientale-1914-1954","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2025\/02\/03\/in-occasione-del-giorno-del-ricordo-la-complessa-vicenda-del-confine-orientale-1914-1954\/","title":{"rendered":"In occasione del Giorno del Ricordo. La complessa vicenda del confine orientale 1914-1954"},"content":{"rendered":"\n<p>Nel marzo 2004, con un voto pressoch\u00e9 unanime, il Parlamento ha approvato l\u2019istituzione della giornata del Ricordo delle foibe e dell\u2019esodo giuliano-dalmata, fissando la data al&nbsp;10 febbraio, giorno in cui nel 1947 \u00e8 stato firmato il Trattato di pace che ha assegnato l\u2019Istria, Fiume alla Jugoslavia.<\/p>\n\n\n\n<p>Da allora il tema \u00e8 stato sdoganato e ha smesso di essere politicamente \u201cindicibile\u201d, ma non per questo si \u00e8 trasformato in coscienza nazionale condivisa: molti continuano ad ignorarne il significato, non manca qualche irriducibile del negazionismo che ne contesta l\u2019esistenza e chi lo usa, e ha usato molto nel passato, dimenticando le responsabilit\u00e0 avute dal ventennio fascista, come strumento di propaganda politica. In realt\u00e0, la vicenda e la sua rimozione \u00e8 uno spaccato della storia d\u2019Italia, che evidenzia le sue contraddizioni e ipocrisie intellettuali e politiche.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;iniziativa, promossa dall\u2019Associazione culturale Apertamente\u00a0<strong>con il sostegno e il Patrocinio del Comune di Gradisca d\u2019Isonzo<\/strong>\u00a0e la collaborazione della\u00a0<strong>Fondazione Roberto Visintin<\/strong>, vuole approfondire il tema, senza presunzione ma con l&#8217;intento di apportare un contributo di conoscenza\u00a0 del complesso e difficile secondo dopoguerra, lontano dalle strumentalizzazioni, \u00a0inserendolo nella pi\u00f9 complessa vicenda del confine orientale nel novecento del secolo scorso. A introdurre l\u2019incontro sar\u00e0\u00a0<strong>Paolo Polli<\/strong>, presidente di Apertamente mentre a tenere la lectio \u00a0sar\u00e0 lo storico Gianni Oliva, docente di storia delle istituzione militari, storico e giornalista,\u00a0editorialista de &#8220;La Stampa. \u00c8 studioso della storia italiana del \u2018900 e dei suoi aspetti meno indagati e pi\u00f9 controversi, dalla tragedia del confine nordorientale agli anni di piombo e di tritolo. I suoi ultimi lavori\u00a0 sono \u201cQuarantacinque milioni di antifascisti\u201d e il romanzo \u201c Il pendio delle noci \u201c.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019incontro sar\u00e0 intercalato dalle letture dell\u2019attrice &nbsp;del Collettivo Terzo Teatro <strong>Valentina Verzegnassi<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Porter\u00e0 il saluto il Sindaco di Gradisca d\u2019Isonzo <strong>Alessandro Pagotto<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Perch\u00e8 per tanti decenni non si \u00e8 parlato degli \u201cinfoibati\u201d e perch\u00e9 non si \u00e8 detto nulla delle migliaia di profughi, cittadini italiani che dopo il 1947 lasciano le loro terre d\u2019origine passate sotto sovranit\u00e0 jugoslava e raggiungono la penisola, ospitati in 109 campi di raccolta sparpagliati in tutte le regioni?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>La spiegazione di questa \u201cmemoria negata\u201d rinvia a tre silenzi, pesanti come macigni.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Il primo \u00e8 il \u201csilenzio internazionale\u201d. Nel 1948, quando Stalin e il Cominform rompono i rapporti con Tito accusandolo di deviazionismo, per l\u2019Occidente la Jugoslavia diventa un interlocutore e la prima regola della diplomazia \u00e8 che gli interlocutori politici non si mettono in difficolt\u00e0 con domande imbarazzanti: da quel momento, non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 interesse a far chiarezza n\u00e9 sugli infoibati, n\u00e9 sulle ragioni per cui &nbsp;migliaia di giuliani abbandonano l\u2019Istria e la Dalmazia. Il secondo \u00e8 il \u201csilenzio di partito\u201d. Per il Partito comunista parlare di foibe significherebbe esplicitare la posizione di Togliatti e del suo gruppo dirigente sul confine nordorientale e mettere in evidenza le contraddizioni di un movimento che in Parlamento opera come partito nazionale, ma che in politica estera conserva la visione internazionalista e la subalternit\u00e0 alle indicazioni di Mosca.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Il terzo \u00e8 il \u201csilenzio di Stato\u201d.&nbsp; L\u2019Italia fascista ha scatenato la seconda guerra mondiale insieme alla Germania e l\u2019ha persa, ma la \u201cnuova\u201d Italia del 1945 si sforza di autorappresentarsi come Paese vincitore e utilizza l\u2019esperienza della resistenza partigiana (nobile e determinante per il futuro del Paese\u2026) come alibi per assolversi dalle proprie responsabilit\u00e0 e per cancellare in un colpo il periodo 1922-1943. Questa rielaborazione assolutoria del passato, che rigetta le responsabilit\u00e0 esclusive della dittatura e della guerra su Mussolini e sul re, giova tanto alla sinistra comunista (che nella resistenza trova la propria legittimazione), quanto alle forze moderate, che puntano alla normalizzazione dello Stato e alla continuit\u00e0 della classe dirigente. Aprire i conti con il passato significa rischiare rivisitazioni dagli esiti imprevedibili e individuare responsabilit\u00e0 che possono pregiudicare gli equilibri del Paese: meglio fingersi vincitori e garantire a tutti una ritrovata verginit\u00e0 politica e morale.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Perch\u00e9 la rappresentazione dell\u2019Italia del 1945 come paese vincitore possa funzionare, non \u00e8 per\u00f2 sufficiente l\u2019autocelebrazione dell\u2019antifascismo: occorre anche rimuovere in modo radicale dalla memoria collettiva ci\u00f2 che ricorda la sconfitta. Nascono cos\u00ec i silenzi, le negazioni, le pagine indicibili della storia nazionale. \u201cIndicibili\u201d sono i prigionieri di guerra (di cui ancor oggi non si sa il numero esatto) perch\u00e9 il prigioniero rinvia all\u2019idea della sconfitta; \u201cindicibili\u201d sono i crimini di guerra italiani e i presunti criminali di cui si nega l\u2019estradizione; \u201cindicibili\u201d, soprattutto, sono le foibe e l\u2019esodo, perch\u00e9 nessun Paese vincitore subisce, dopo la fine del conflitto, la strage di migliaia di cittadini, n\u00e9 la fuga di centinaia di migliaia di altri. Nella memoria dell\u2019Italia repubblicana non c\u2019\u00e8 cos\u00ec posto per chi \u00e8 stato ucciso nel Nord-est, n\u00e9 per chi ha lasciato le proprie terre e si \u00e8 trovato a vivere l\u2019esperienza tormentata di esule. L\u2019istituzione della giornata del ricordo \u00e8 un risarcimento postumo, che certamente ha contribuito a sottrarre il tema delle foibe al becerume della polemica politica: ma nonostante la buona volont\u00e0 di molti la strada per trasformare la tragedia del confine nordorientale in coscienza collettiva \u00e8 ancora lunga e chiss\u00e0 se verr\u00e0 mai percorsa&#8221;.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Gianni Oliva<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel marzo 2004, con un voto pressoch\u00e9 unanime, il Parlamento ha approvato l\u2019istituzione della giornata del Ricordo delle foibe e dell\u2019esodo giuliano-dalmata, fissando la data al&nbsp;10 febbraio, giorno in cui nel 1947 \u00e8 stato firmato il Trattato di pace che ha assegnato l\u2019Istria, Fiume alla Jugoslavia. 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