{"id":5382,"date":"2024-10-17T11:16:37","date_gmt":"2024-10-17T09:16:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=5382"},"modified":"2024-10-17T11:16:38","modified_gmt":"2024-10-17T09:16:38","slug":"la-nuova-via-della-seta-e-la-presenza-cinese-nei-balcani","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2024\/10\/17\/la-nuova-via-della-seta-e-la-presenza-cinese-nei-balcani\/","title":{"rendered":"La Nuova via della seta e la presenza cinese nei Balcani"},"content":{"rendered":"\n<p>Marco Siragusa &#8211; Ottobre 2024 Meridiano 13<\/p>\n\n\n\n<p>Quando alla fine del XIII secolo Marco Polo intraprese il suo famoso viaggio verso la Cina, i Balcani non vennero per nulla tenuti in considerazione (la sua prima tappa fu Acri, in Palestina). A quei tempi, infatti, la regione balcanica si trovava ai margini delle pi\u00f9 importanti rotte commerciali, specialmente per la via della seta che collegava l\u2019Asia Centrale e il Mediterraneo. Quasi ottocento anni dopo, Marco Polo non avrebbe invece altra scelta che partire proprio dai Balcani. La Nuova via della Seta, come \u00e8 stata ribattezzata l\u2019iniziativa economica lanciata da Pechino nel 2013, considera infatti la regione come uno snodo fondamentale dei commerci e dei collegamenti con l\u2019Europa. Con importanti ricadute in termini economici e politici.<\/p>\n\n\n\n<h2>La Nuova via della seta<\/h2>\n\n\n\n<p>L\u2019iniziativa si inserisce in una pi\u00f9 ampia strategia cinese, sia a livello regionale che globale. Pechino \u00e8 diventata nell\u2019ultimo decennio tra i pi\u00f9 importanti partner commerciali e investitori dei paesi dei Balcani, in particolare di quelli non aderenti all\u2019Unione Europea (Serbia, Bosnia ed Erzegovina, Montenegro, Macedonia del Nord, Albania) a esclusione del Kosovo la cui indipendenza non \u00e8 riconosciuta da Pechino.<\/p>\n\n\n\n<p>La presenza cinese ha visto una significativa sistematizzazione proprio con il lancio della Belt and Road Iniziative (BRI), nota anche come Nuova via della seta. Tale strategia ha stimolato sostanziosi investimenti, specialmente nel settore infrastrutturale, con l\u2019obiettivo di favorire la connettivit\u00e0 della regione e accelerare cos\u00ec il trasporto delle merci verso l\u2019Europa centrale. Un progetto che rilancia ulteriormente le ambizioni globali cinesi e che unisce processi economici e rapporti diplomatici all\u2019interno di una nuova cartografia delle relazioni geopolitiche.<\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>Qui&nbsp; Mappa della Nuova via della seta <\/strong><\/em><em><strong>(<\/strong><\/em><em><strong><a href=\"https:\/\/merics.org\/en\/tracker\/mapping-belt-and-road-initiative-where-we-stand\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">MERICS<\/a><\/strong><\/em><em>)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Nel discorso di lancio del settembre 2013, il leader cinese Xi Jinping sottolineava la volont\u00e0 di avviare un nuovo percorso di sviluppo economico, basato sulla sinergia tra leadership cinese e interessi nazionali, sull\u2019intensificazione della circolazione di persone, beni e competenze e sulla facilitazione degli scambi economici e finanziari. Dal punto di vista dei paesi coinvolti, l\u2019ammodernamento infrastrutturale favorisce una maggiore integrazione economica della regione nelle catene del commercio globale, riducendo cos\u00ec in maniera significativa l\u2019isolamento e la marginalit\u00e0 economica.<\/p>\n\n\n\n<p>Un primo, significativo, tentativo di penetrazione cinese era gi\u00e0 stato compiuto nel 2012 con il lancio di un\u2019altra iniziativa nota come \u201c16+1\u201d, un meccanismo di cooperazione con<br>i paesi dell\u2019Europa sud-orientale poi diventati 17 con l\u2019inclusione della Grecia nel 2019 per poi ridursi a 14 con il ritiro dei paesi baltici.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel summit svoltosi nel 2014 nella capitale serba Belgrado, l\u2019allora primo ministro cinese Li Keqiang<strong>&nbsp;<\/strong><a href=\"http:\/\/www.china-ceec.org\/eng\/ldrhw_1\/2014bergld\/hdxw\/t1410497.htm\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">sostenne<\/a>&nbsp;la creazione di una linea di credito da 10 miliardi volta a<strong>&nbsp;<\/strong>sostenere progetti di cooperazione. Tali progetti sarebbero stati finanziati per l\u201985% da prestiti della Export-Import Bank of China (EXIM Bank) mentre il restante 15% sarebbe arrivato dai singoli paesi coinvolti.<\/p>\n\n\n\n<h2>I pi\u00f9 importanti investimenti cinesi nei Balcani<\/h2>\n\n\n\n<p>Tra i progetti infrastrutturali pi\u00f9 importanti, sia in termini economici che politici, va segnalato l\u2019ammodernamento dei 350 km della ferrovia Budapest-Belgrado, con il raddoppiamento della linea gi\u00e0 esistente e una maggiore velocit\u00e0 di viaggio.<\/p>\n\n\n\n<p>A dimostrazione di come i rapporti della Cina con Ungheria e Serbia godano di ottima salute, va ricordato come i due paesi siano stati gli unici, insieme alla Francia, toccati dal leader cinese Xi Jinping nella sua ultima visita in Europa nel maggio scorso.<\/p>\n\n\n\n<p>Lanciata nel novembre 2013 al summit di Bucarest dell\u2019iniziativa 16+1, la linea copre l\u2019ultimo tratto del lungo corridoio che va dal porto del Pireo in Grecia, gi\u00e0 in mano per il 67% alla COSCO (China Ocean Shipping Company), fino in Europa Centrale. I costi complessivi del progetto sono stati pari a circa 3 miliardi di euro e ha visto la partecipazione della China Railway International (CRI) e la societ\u00e0 russa RDZ International, segno del forte interesse esercitato dall\u2019infrastruttura.<\/p>\n\n\n\n<p>Degna di nota anche la vicenda legata alla costruzione del ponte che collega il sud della Dalmazia (Croazia) con la penisola di Pelje\u0161ac permettendo cos\u00ec all\u2019exclave di Dubrovnik di essere connessa alla rete autostradale nazionale evitando di attraversare il confine (24 km) nella citt\u00e0 bosniaca di Neum.<\/p>\n\n\n\n<p>Il progetto ha rappresentato forse il caso pi\u00f9 significativo della cooperazione tra UE e Cina nella regione balcanica. La prima ha infatti finanziato, tramite la Commissione Europea, 357 milioni di euro sui 420 totali previsti dal progetto, ma a costruire il ponte \u00e8 stata una ditta statale cinese, la China Road and Bridge Corporation.<\/p>\n\n\n\n<h2>Il caso montenegrino<\/h2>\n\n\n\n<p>Nel 2014 il governo montenegrino, allora guidato dall\u2019attuale presidente Milo \u0110ukanovi\u0107, concord\u00f2 con la China Exim Bank un prestito di quasi un miliardo di dollari per finanziare i primi 41 km, dei 165 complessivi, dell\u2019autostrada Boljare-Bar. Alla fine, il progetto risult\u00f2 essere tra i pi\u00f9 costosi al mondo: oltre 20 milioni di dollari per km. Un aumento causato dalla necessit\u00e0 di costruire tunnel e viadotti (in totale 130) per far fronte alle caratteristiche morfologiche del territorio.<\/p>\n\n\n\n<p>Quell\u2019anno il debito estero del Montenegro era pari al 59,6% del Pil mentre nel 2020 era quasi raddoppiato, raggiungendo il 104,8% (Banca Mondiale, 2021). Secondo i dati rilasciati dal governo montenegrino, nel 2019 la Exim Bank possedeva crediti pari a 640 milioni (circa il 16% del debito totale). Il paese era stato travolto da quella che molti analisti avevano definito \u201ctrappola del debito\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Ponte Mora\u010dica (960 metri) tra Podgorica e Kolasin (Montenegro) costruito dalla China Road and Bridge Corporation (<a href=\"https:\/\/www.highestbridges.com\/wiki\/index.php?title=File:Moracica_BridgeClosure.jpg\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Highestbridges.com<\/a>)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Colpita duramente dalla pandemia e dal crollo degli arrivi turistici, l\u2019economia montenegrina ha vissuto momenti di ulteriore difficolt\u00e0. Una crisi che ha avuto gravi ripercussioni proprio sulla capacit\u00e0 di far fronte agli impegni nei confronti di Pechino.<\/p>\n\n\n\n<p>A marzo 2021 il vice primo ministro Dritan Abazovi\u0107 chiese all\u2019UE di rifinanziare il prestito, cos\u00ec da evitare un ancora pi\u00f9 stretta dipendenza dalla Cina. Le istituzioni europee, da sempre contrarie al progetto, si rifiutarono di accogliere la richiesta. La vicenda si concluse con il raggiungimento di un accordo tra il governo montenegrino, la banca francese Soci\u00e9t\u00e9 G\u00e9n\u00e9rale, la tedesca Deutsche Bank e le statunitensi Merrill Lynch e Goldman Sachs che si sono impegnate a ripagare il debito con un abbassamento del tasso di interesse per il Montenegro. Un\u2019operazione per rendere pi\u00f9 sostenibile il rimborso e soprattutto impedire alla Cina di mettere le mani su alcune asset strategici del paese.<\/p>\n\n\n\n<h2>Il settore energetico<\/h2>\n\n\n\n<p>Ad aver attratto l\u2019interesse di Pechino \u00e8 stato soprattutto il settore delle&nbsp;<a href=\"https:\/\/chinaobservers.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/win-some-loose-some_policy-paper_A4_09_web-1.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">materie prime<\/a>&nbsp;di cui la Cina ha sempre pi\u00f9 fame, in particolare prodotti in ferro e altri metalli e prodotti chimici. Nel 2022 le esportazioni montenegrine verso la Cina, ad esempio, hanno riguardato per quasi il 90% l\u2019alluminio e suoi derivati, mentre i prodotti pi\u00f9 esportati dall\u2019Albania sono stati cromo e rame, estratti direttamente da aziende cinesi presenti nel paese.<\/p>\n\n\n\n<p>In Bosnia ed Erzegovina, dove il governo ha recentemente bloccato una nuova unit\u00e0 operativa della centrale termoelettrica a carbone nei pressi di Tuzla da parte di due aziende cinesi, il primo grande investimento ha riguardato la costruzione di un parco eolico a Ivovik per un costo di circa 160 milioni di euro.<\/p>\n\n\n\n<p>Complessivamente, tra il settore dell\u2019energia rinnovabile e delle infrastrutture, la Cina ha investito negli ultimi anni oltre 3,5 miliardi di euro nel paese.<\/p>\n\n\n\n<p>In Albania, la societ\u00e0 Geo-Jade Petroleum ha acquisito nel 2016 la societ\u00e0 canadese Bankers Petroleum per 575 milioni di dollari e con essa il controllo di due giacimenti petroliferi, Ku\u00e7ova e Patos-Marin\u00ebz, quest\u2019ultimo il pi\u00f9 grande del paese. L\u2019anno successivo la China Everbright ha invece acquistato i titoli di gestione dell\u2019aeroporto \u201cMadre Teresa\u201d di Tirana, poi passati nuovamente in mano albanese.<\/p>\n\n\n\n<h2>La Serbia come testa di ponte<\/h2>\n\n\n\n<p>Tra i paesi dello spazio post-jugoslavo, quello che pu\u00f2 vantare i rapporti pi\u00f9 solidi con Pechino \u00e8 senza dubbio la Serbia. Non solo per volumi di investimenti e scambi commerciali ma anche per il supporto politico garantito dalla Cina riguardo la questione kosovara, con il non riconoscimento dell\u2019indipendenza di Pristina da Belgrado. Negli ultimi anni i rapporti tra i due paesi si sono intensificati sempre di pi\u00f9, grazie anche alla forte sintonia tra il presidente serbo Aleksandar Vu\u010di\u0107&nbsp;e Xi Jinping.<\/p>\n\n\n\n<p>Un\u2019alleanza che si \u00e8 mostrata in tutta la sua forza anche durante la crisi pandemica del 2020. Alla decisione europea di bloccare le esportazioni di materiale sanitario verso i paesi non membri, Pechino rispose immediatamente mandando aerei carichi di materiale verso la Serbia e gli altri paesi della regione. Una strategia che \u00e8 stata&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.ispionline.it\/en\/publication\/china-and-mask-diplomacy-balkans-25898\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">soprannominata&nbsp;<\/a>\u201cmask diplomacy\u201d. Non a caso, nella sua polemica con l\u2019Europa, il presidente Vu\u010di\u0107 sostenne che \u201csolo la Cina ci pu\u00f2 aiutare\u201d. Un messaggio chiaro, che sottolinea come i legami tra i due paesi siano ormai strutturati e difficili da scalfire.<\/p>\n\n\n\n<p>Dal punto di vista economico, gli investimenti cinesi in Serbia hanno riguardato, oltre alla gi\u00e0 citata autostrada Belgrado-Budapest, il settore energetico e tecnologico. Nel 2016, la compagnia cinese Hesteel ha acquistato l\u2019acciaieria di Smederevo, fino ad allora di propriet\u00e0 della US Steel. Ad oggi, l\u2019acciaieria \u00e8 la terza industria per esportazioni di tutto il paese.<\/p>\n\n\n\n<p>Negli ultimi anni, altri progetti hanno riguardato la miniera di rame nella citt\u00e0 di Bor con l\u2019acquisto da parte della Zijin Mining e la costruzione di una nuova unit\u00e0 della centrale elettrica a carbone Kostolac B, con il coinvolgimento della China Machinery Engineering Corporation (CMEC), per un valore di circa 700 milioni di euro. Ancor pi\u00f9 consistente (circa un miliardo di euro) l\u2019investimento destinato alla costruzione di una fabbrica di pneumatici per veicoli a Zrenjanin da parte della societ\u00e0 cinese Linglong.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel luglio 2021 \u00e8 stato inoltre approvato dal governo serbo la costruzione a Belgrado del Mihajlo Pupin IT park, un parco altamente tecnologico che copre un\u2019area di 300 ettari per un costo complessivo di circa 250 milioni di euro. Il parco sorge a pochi passi dall\u2019omonimo ponte Mihajlo Pupin, costruito nel 2014 dalla China Road and Bridge Corporation, ed \u00e8 diviso in tre aree: l\u2019International Commercial Center, l\u2019Industrial Park e l\u2019High-Tech Park. Il ministro serbo dell\u2019Innovazione e dello sviluppo tecnologico Nenad Popovi\u0107, in occasione della presentazione del piano, ha presentato il Mihajlo Pupin Industrial Park come \u201cla zona economica pi\u00f9 innovativa e tecnologicamente avanzata d\u2019Europa che far\u00e0 di Belgrado una Shenzhen europea\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Il progetto dell\u2019IT Park segue quelli gi\u00e0 lanciati negli anni scorsi da Huawei. Nel 2020 l\u2019azienda cinese ha concluso i lavori nella capitale serba per un hub di trasformazione digitale. L\u2019azienda ha inoltre fatto emergere l\u2019intenzione di lanciare nella citt\u00e0 serba di Kragujevac, gi\u00e0 sede degli impianti FCA, un data center regionale di riferimento per tutta l\u2019Europa sud-orientale e il terzo pi\u00f9 grande in Europa dopo quelli in Germania e Paesi Bassi.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo scorso 7 maggio, in occasione del 25\u00b0 anniversario del bombardamento Nato dell\u2019ambasciata cinese a Belgrado, il presidente cinese Xi Jinping&nbsp;<a href=\"https:\/\/english.www.gov.cn\/news\/202405\/07\/content_WS663a10d8c6d0868f4e8e6d13.html\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">ha ricordato<\/a>&nbsp;come \u201cla Serbia sia il primo partner di libero scambio della Cina nell\u2019Europa centrale e orientale. L\u2019anno scorso, la Cina \u00e8 stata la principale fonte di investimenti esteri della Serbia e il suo secondo partner commerciale\u201d.<\/p>\n\n\n\n<h2>Critiche e difesa dell\u2019ambiente<\/h2>\n\n\n\n<p>Tuttavia, al di l\u00e0 della spesso entusiasta accoglienza dei governi nazionali non sono mancate negli ultimi anni critiche e preoccupazioni. Per alcuni, la politica adottata da Pechino altro non \u00e8 che una nuova forma di \u201ccolonialismo economico\u201d che aggrava ulteriormente la dipendenza dai capitali stranieri, soprattutto non europei. Un\u2019altra critica riguarda l\u2019impatto ambientale dei progetti approvati. Sempre pi\u00f9 spesso infatti, abitanti e organizzazioni ambientaliste denunciano i rischi per la salute, lvaumento dell\u2019inquinamento e la distruzione dei territori.<\/p>\n\n\n\n<p>Il sito Just Finance International ha&nbsp;<a href=\"https:\/\/justfinanceinternational.org\/2024\/04\/17\/chinese-investment-in-the-balkans-leaves-a-trail-of-controversy\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">pubblicato<\/a>&nbsp;nell\u2019aprile di quest\u2019anno una mappatura delle proteste e delle denunce penali contro gli investimenti cinesi in Serbia, Montenegro, Bosnia ed Erzegovina, Macedonia del Nord e Albania tra il 2014 e il 2024 registrando oltre 100 casi.<\/p>\n\n\n\n<p>Nonostante le controversie, sempre presenti quando si tratta di progetti con enormi ricadute in termini ambientali e di trasformazione del territorio, la prospettiva di una Cina sempre pi\u00f9 tra i leader regionali non sembra essere messa in discussione. Una presenza che non rischia, ad oggi, di esser minacciata dal processo di adesione all\u2019Unione Europea dei paesi della regione. Al contrario, visto l\u2019impegno economico messo in campo, Bruxelles e Pechino dovranno presto trovare una convergenza per evitare di correre il rischio di una, ulteriore, guerra economica e commerciale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Marco Siragusa &#8211; Ottobre 2024 Meridiano 13 Quando alla fine del XIII secolo Marco Polo intraprese il suo famoso viaggio verso la Cina, i Balcani non vennero per nulla tenuti in considerazione (la sua prima tappa fu Acri, in Palestina). A quei tempi, infatti, la regione balcanica si trovava ai margini delle pi\u00f9 importanti rotte commerciali, specialmente per la via della seta che collegava l\u2019Asia Centrale e il Mediterraneo. 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