{"id":5349,"date":"2024-09-23T19:32:39","date_gmt":"2024-09-23T17:32:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=5349"},"modified":"2024-09-23T19:32:41","modified_gmt":"2024-09-23T17:32:41","slug":"piazza-taksim-a-istanbul-le-rivolte-di-gezi-park-del-2013","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2024\/09\/23\/piazza-taksim-a-istanbul-le-rivolte-di-gezi-park-del-2013\/","title":{"rendered":"Piazza Taksim a Istanbul: le rivolte di Gezi park del 2013"},"content":{"rendered":"\n<p>di Giustina Selvelli Settembre 2024 da Meridiano 13<\/p>\n\n\n\n<p><em>Le proteste a Gezi Park (Meridiano 13\/Giustina Selvelli)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Piazza Taksim a Istanbul, il centro nevralgico del lato europeo della citt\u00e0 sul Bosforo, non spicca certo per essere una piazza particolarmente bella, risultando anzi piuttosto deludente allo sguardo in termini estetici.<\/p>\n\n\n\n<p>Durante i secoli dell\u2019Impero ottomano, era questo il luogo in cui veniva centralizzato l\u2019approvvigionamento idrico della citt\u00e0, da cui il nome&nbsp;<em>Taksim<\/em>, derivante dal termine \u201cdivisione\u201d, \u201cpartizione\u201d o \u201cdistribuzione\u201d in turco (un prestito dall\u2019arabo).<\/p>\n\n\n\n<p>Nel corso del Ventesimo secolo, a dominare centralmente il suo spazio \u00e8 stato il Monumento della Repubblica, creato dallo scultore italiano Pietro Canonica nel 1928. Si tratta di un omaggio ai fondatori della Turchia moderna,&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.meridiano13.it\/fine-impero-ottomano-e-nascita-turchia-moderna\/\">Mustafa Kemal Atat\u00fcrk<\/a>&nbsp;<em>in primis<\/em>, circondato da diverse figure della societ\u00e0 turca: soldati, intellettuali, contadini e donne, tutti visti come elementi essenziali per lo sviluppo della repubblica, fondata sulla base di principi di laicit\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><img loading=\"lazy\" width=\"1182\" height=\"788\" src=\"\" alt=\"https:\/\/www.meridiano13.it\/wp-content\/uploads\/2023\/10\/DSC01771.jpg\"><em>Il Monumento della Repubblica (Meridiano 13\/Aleksej Tilman)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Nel 2021, a quasi&nbsp;<a href=\"https:\/\/steadyhq.com\/en\/meridiano13\/posts\/b10ec293-c9d2-456d-bf50-1e8c8eb462c4\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">un secolo dall\u2019inizio della Repubblica turca nel 1923<\/a>, una grande moschea \u00e8 sorta sul lato ovest della piazza Taksim, rendendo tale monumento meno visibile e dominando in maniera incontrastata lo spazio pubblico.&nbsp;Tale mossa ha anche confermato il ruolo centrale di Taksim nell\u2019autorappresentazione del paese sulla base di dinamiche identitarie \u201cneo-ottomaniste\u201d portate avanti dal presidente turco Recep Tayyip Erdo\u011fan.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, per molti degli abitanti di Istanbul, non sono n\u00e9 il Monumento della Repubblica n\u00e9 la nuova Moschea a suscitare particolari emozioni o ricordi legati a questa piazza, bens\u00ec un elemento apparentemente marginale, uno dei pi\u00f9 piccoli parchi di Istanbul qui situato, ovvero Gezi park.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 qui, infatti, che si \u00e8 giocato uno dei capitoli pi\u00f9 importanti della vita pubblica di questa citt\u00e0 in tempi recenti, proprio in virt\u00f9 degli alberi che costituiscono questo spazio verde. Fra la tarda primavera e l\u2019estate del 2013, infatti, a piazza Taksim si svolsero delle imponenti manifestazioni organizzate dal basso contro il piano di cosiddetta riqualificazione urbana che prevedeva l\u2019abbattimento di tutti gli alberi per fare spazio a un (ennesimo) centro commerciale.<\/p>\n\n\n\n<p>Furono le cosiddette rivolte di Gezi Park, quando per alcune settimane un numero enorme di persone, la maggior parte delle quali di et\u00e0 compresa tra i 20 e i 40 anni, prese parte alla pi\u00f9 grande protesta antigovernativa della storia recente della Turchia.<\/p>\n\n\n\n<h2>La repressione della polizia e il ruolo dell\u2019AKP<\/h2>\n\n\n\n<p>Le proteste per la difesa del parco Gezi a Istanbul scoppiarono non appena i bulldozer iniziarono ad abbattere i primi alberi, il 28 maggio del 2013. Recep Tayyip Erdo\u011fan, all\u2019epoca primo ministro, difese strenuamente il progetto di riqualificazione del parco, che prevedeva la ricostruzione delle vecchie caserme militari risalenti all\u2019epoca ottomana, in cui avrebbero trovato spazio un centro commerciale e degli appartamenti di lusso.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Le proteste si trasformarono in un fenomeno pi\u00f9 ampio in seguito all\u2019irruzione della polizia nell\u2019accampamento degli ambientalisti nella prima mattinata del 31 maggio: fu allora che migliaia di persone si unirono al movimento, affrontando la repressione delle forze dell\u2019ordine.<\/p>\n\n\n\n<p>Gi\u00e0 durante i primi scontri, la polizia fece uso massiccio di gas lacrimogeni e cannoni ad acqua contenenti pericolosi repellenti chimici. Il 2 giugno, i manifestanti riuscirono a respingere le forze dell\u2019ordine e a occupare non solo il parco, ma anche l\u2019intera piazza Taksim e altre zone circostanti. Ci\u00f2 segn\u00f2 l\u2019inizio di un vero e proprio esperimento sociale di vita comunitaria autogestita, che sarebbe diventato una nuova \u201cnarrazione epica\u201d nella coscienza collettiva dei partecipanti.<\/p>\n\n\n\n<p>Fin dall\u2019inizio, le manifestazioni furono caratterizzate da un chiaro posizionamento contro i cambiamenti radicali imposti dall\u2019alto, che miravano ad alterare la struttura della citt\u00e0 e la vita quotidiana delle persone che si sentivano parte di essa.<\/p>\n\n\n\n<p>Il progetto di riqualificazione del parco di Gezi a piazza Taksim era sintomatico delle intense trasformazioni urbane avvenute dopo l\u2019ascesa al potere del partito di Erdo\u011fan, l\u2019AKP (<em>Adalet ve Kalk\u0131nma Partisi<\/em>, ovvero \u201cPartito della Giustizia e dello Sviluppo\u201d), da lui utilizzate per sostenere la retorica della Turchia come \u201cmodello di democrazia\u201d per altri paesi del Medio Oriente, nonch\u00e9 per giustificare la ripresa economica basata sul boom edilizio.<\/p>\n\n\n\n<h2>Il ruolo delle identit\u00e0 marginali a piazza Taksim<\/h2>\n\n\n\n<p>Oltre alle preoccupazioni di carattere ecologico, le proteste portarono a galla il malcontento delle comunit\u00e0 emarginate, tra cui armeni, curdi e persone di identit\u00e0 LGBTQIA+, che si opponevano alle politiche governative di \u201comogeneizzazione\u201d culturale, nascoste sotto l\u2019ambiguo progetto identitario del \u201cNeo-Ottomanesimo\u201d, nonch\u00e9 alle pratiche di discriminazione sociale sempre pi\u00f9 diffuse nel paese.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra le varie voci in disaccordo con le giustificazioni del governo in materia di sviluppo economico e prosperit\u00e0, c\u2019erano anche attori musulmani, come i rappresentanti del movimento \u201cMusulmani Anticapitalisti\u201d, che criticavano il modello di crescita portato avanti da Erdo\u011fan da un punto di vista religioso.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019occupazione di Gezi Park trasform\u00f2 l\u2019area in un luogo temporaneamente sottratto alle autorit\u00e0 egemoniche e al potere della polizia: per due settimane, il parco venne condiviso come uno spazio autonomo per sperimentare nuove forme di relazioni sociali, diventando una sorta di \u201ccitt\u00e0 nella citt\u00e0\u201d, imbevuta degli ideali utopici di una societ\u00e0 perfetta.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, si trattava anche di una sorta di \u201ccitt\u00e0 assediata\u201d che i manifestanti dovevano difendere con barricate, con i loro corpi, e con innumerevoli strategie di resistenza. La difesa del parco divenne un\u2019occasione per fare esperienza diretta della condivisione, della solidariet\u00e0 e di pratiche di cooperazione, sia nella distribuzione delle risorse che nella gestione dei compiti e degli spazi, tra cui centri di primo soccorso, una mensa, una biblioteca, un museo della rivoluzione, uno spazio per i concerti, ecc.<\/p>\n\n\n\n<p><img loading=\"lazy\" width=\"1050\" height=\"788\" src=\"\" alt=\"https:\/\/www.meridiano13.it\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/Piazza-Taksim-Barricate-Istanbul.jpg\"><em>Le barricate su piazza Taksim (Meridiano 13\/Giustina Selvelli)<\/em><\/p>\n\n\n\n<h2>La proliferazione di graffiti<\/h2>\n\n\n\n<p>Uno degli elementi pi\u00f9 salienti che caratterizz\u00f2 la dimensione comunicativa delle rivolte di Gezi Park fu l\u2019incredibile proliferazione di iscrizioni pubbliche sotto forma di graffiti.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo spazio liberato di azione venne infatti trasformato in un luogo in cui la parola scritta assunse un ruolo fondamentale, esercitando un forte impatto visivo e ispirando ulteriori pratiche di espressione creativa. La \u2018grafomania\u2019 che si impossessava dei manifestanti era parte di ulteriori, cruciali strategie di riappropriazione dello spazio che avevano luogo non solo nel contesto grafico ma anche in quello comunicativo pi\u00f9 ampio: nella \u201c<em>safe zone<\/em>\u201d della comune, si erano infatti inaugurate varie pratiche di espressione del dissenso, libere dalla repressione e dall\u2019assoggettamento diffuse nella normalit\u00e0 della vita turca.<\/p>\n\n\n\n<p>Interessante a questo proposito come la lingua nei graffiti e in generale sulle varie superfici di scrittura fossero non solo il turco, ma l\u2019arabo, l\u2019inglese, il curdo, l\u2019armeno e molte altre.<\/p>\n\n\n\n<p>Per quanto riguarda il fattore armeno nell\u2019esperienza di Gezi Park, se da un lato il governo giustificava il proprio progetto di riqualificazione radicale in atto nell\u2019area di Taksim facendo riferimento alla \u201cmemoria storica\u201d (promettendo di ricostruire le vecchie caserme militari demolite nel 1940), dall\u2019altro ometteva di ricordare come quelle stesse caserme avessero in distrutto un precedente cimitero armeno.<\/p>\n\n\n\n<p>Tale fatto veniva sottolineato dalla comunit\u00e0 armena della citt\u00e0 durante le proteste con vari striscioni e installazioni, in particolare dagli attivisti del movimento&nbsp;<em>Nor Zartonk<\/em>&nbsp;(armeno per \u201cNuovo Risveglio\u201d), che innalzavano quotidianamente il loro striscione con lo slogan&nbsp;<em>Mezarl\u0131\u011f\u0131m\u0131z\u0131 ald\u0131n\u0131z, park\u0131m\u0131z\u0131 alamayacaks\u0131n\u0131z<\/em>&nbsp;(in turco): \u201cAvete preso il nostro cimitero, ma non potete avere il nostro parco!\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>In relazione alla questione delle relazioni turco-armene, durante l\u2019occupazione del parco, venne proposto di erigere un monumento che ricordasse quello collocato a Gezi Park nel 1919, dedicato alla memoria delle vittime del genocidio armeno, poi distrutto nel 1922, e una delle vie interne al parco venne simbolicamente ribattezzata \u201cVia Hrant Dink\u201d, in onore del&nbsp;<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Hrant_Dink\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">giornalista armeno assassinato a Istanbul nel 2007<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<h2>Il lascito di quell\u2019esperienza, undici anni dopo<\/h2>\n\n\n\n<p>Il 15 giugno 2013, l\u2019occupazione del parco venne interrotta dalla violenta irruzione della polizia, che pose fine a quasi due settimane di resistenza e autogestione continue nel cuore di piazza Taksim. Tuttavia, le proteste proseguirono anche nelle settimane successive per le strade della citt\u00e0, in quella che fu un\u2019estate caldissima dal punto di vista delle lotte e della speranza per un cambiamento nel paese.<\/p>\n\n\n\n<p>Forse, il fattore pi\u00f9 rilevante in termini di \u201cimmaginario\u201d dell\u2019esperienza delle rivolte di Gezi Park consiste nell\u2019aver tentato di unire soggetti politici le cui identit\u00e0 risultavano diverse e a volte persino antagoniste: dall\u2019opposizione kemalista ai musulmani anticapitalisti, ai gruppi appartenenti alla sinistra radicale, al partito curdo, e ai membri della comunit\u00e0 armena. La solidariet\u00e0 e la coesistenza dialogica divenne quindi uno dei fattori pi\u00f9 visibili in quello spazio liberato, rendendo questa resistenza polifonica e rivoluzionaria.<\/p>\n\n\n\n<p>Piazza Taksim e Gezi Park non erano pi\u00f9 gli stessi luoghi di prima, e c\u2019era bisogno di creare e definire punti di riferimento significativi nella coscienza collettiva, delle coordinate di una nuova area di azione e di cambiamento.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo spazio autogestito nella piazza pi\u00f9 simbolica di Istanbul era caratterizzato dalla totale assenza dello stato, rappresentando un laboratorio di sperimentazione di idee relative a una Turchia diversa e possibile. A Gezi Park, si respirava finalmente l\u2019utopia di un paese ispirato da un rapporto pi\u00f9 sano con il proprio passato, che si mobilitava appassionatamente per costruire un futuro non pi\u00f9 rinviabile.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 durato poco quel sogno, ma nonostante la sua brevit\u00e0 esso ha costituito un precedente incancellabile che continua ancora oggi ad ispirare quei cittadini (non solo in Turchia ma anche altrove) che lottano per mantenere vivo l\u2019ideale di un paese pi\u00f9 giusto, in cui poter vivere in maniera egualitaria, libera e realmente solidale, nel rispetto di tutti gli esseri viventi, alberi compresi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Giustina Selvelli Settembre 2024 da Meridiano 13 Le proteste a Gezi Park (Meridiano 13\/Giustina Selvelli) Piazza Taksim a Istanbul, il centro nevralgico del lato europeo della citt\u00e0 sul Bosforo, non spicca certo per essere una piazza particolarmente bella, risultando anzi piuttosto deludente allo sguardo in termini estetici. 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