{"id":5261,"date":"2024-07-20T17:50:21","date_gmt":"2024-07-20T15:50:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=5261"},"modified":"2024-07-20T17:50:22","modified_gmt":"2024-07-20T15:50:22","slug":"il-tragico-caso-del-deputato-giordano-pratolongo","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2024\/07\/20\/il-tragico-caso-del-deputato-giordano-pratolongo\/","title":{"rendered":"Il Tragico caso del deputato Giordano Pratolongo"},"content":{"rendered":"\n<p>Tra violenza Nazionalistica e neofascista, intransigenza ideologica e avventurismo politico<\/p>\n\n\n\n<p><strong>di Fabio Del Bello<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019aggressione di venti\/trenta squadristi contro una persona inerme ed isolata come emblema del neofascismo: la vicenda del deputato triestino a Monfalcone richiama i delitti Matteotti e Gobetti. In questo articolo si ricostruiscono, sotto il profilo storiografico, le cause ed i motivi che evidenziano l\u2019accantonamento a sinistra e anche la lunga rimozione dalla memoria collettiva zonale, regionale e nazionale del \u201ccaso\u201d Pratolongo.&nbsp; L\u2019auspicio \u00e8 quello di far conoscere una vicenda rimossa e una corretta e adeguata collocazione del tragico \u201ccaso\u201d. L\u2019interpretazione \u201cpolitica\u201d dei fatti narrati \u00e8 supportata da una ampia bibliografia citata (particolarmente riguardante il periodo dal 1943 al 1948)<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"66\" height=\"85\" src=\"https:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/Giordano-Pratolongo.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5263\" srcset=\"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/Giordano-Pratolongo.jpg 66w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/Giordano-Pratolongo-39x50.jpg 39w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/Giordano-Pratolongo-58x75.jpg 58w\" sizes=\"(max-width: 66px) 100vw, 66px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"800\" height=\"560\" src=\"https:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/stazione-di-Monfalcine.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5265\" srcset=\"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/stazione-di-Monfalcine.jpeg 800w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/stazione-di-Monfalcine-300x210.jpeg 300w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/stazione-di-Monfalcine-768x538.jpeg 768w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/stazione-di-Monfalcine-209x146.jpeg 209w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/stazione-di-Monfalcine-50x35.jpeg 50w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/stazione-di-Monfalcine-107x75.jpeg 107w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><figcaption>Doc. Fragiacomo<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>L\u2019 aggressione a Monfalcone richiama i casi di Matteotti e Gobetti<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La sera del 13 agosto 1947 il deputato alla Costituente Giordano Pratolongo venne attorniato all\u2019uscita della sede del PCI di Monfalcone da una ventina di nazionalisti anticomunisti e neofascisti che lanciavano invettive contro i comunisti, gli \u201cs\u2019ciavi\u201d, il Governo italiano. Seguito dal gruppo di facinorosi fino alla stazione ferroviaria venne aggredito e percosso. Per l\u2019aggressione la Polizia ferm\u00f2 il giorno 17 agosto Eugenio Cosolo e il noto Giuseppe Intrepido di Monfalcone: pur riconosciuti non furono mai condannati. Il 18 agosto venne indetta al Cantiere navale di Monfalcone un\u2019ora di sciopero per protestare contro l\u2019aggressione, contro il continuo rinvio delle elezioni per la Commissione Interna, contro una lapide posta nottetempo da ignoti per commemorare un operaio morto durante uno sciopero del 1946 (Cfr. Lavoratore, 18\/8\/1947). In data 28 agosto un comunicato del Ministero dell\u2019Interno informava che la manifestazione\/aggressione contro Pratolongo era stata organizzata da operai iscritti all\u2019API (Associazione Partigiani Italiani) e dalla Lega Nazionale. \u201cAggressione fascista \u2013 scrive M.Barone &#8211; tutt\u2019altro che imprevedibile avvenuta forse neanche casualmente a ridosso dell\u2019anniversario della scoperta del corpo di Matteotti\u201d. Aggiungerei, per la meccanica dei fatti e la statura (intellettuale dell\u2019uno e istituzionale dell\u2019altro), anche una similitudine col delitto Gobetti. &nbsp;L\u2019azione terroristica del nazionalismo italiano (e del neofascismo risorgente senza soluzione di continuit\u00e0 con il fascismo repubblicano di Sal\u00f2) veniva infatti condotta con metodo sistematico soprattutto contro i singoli militanti; l\u2019aggressione rivelava pure la sua matrice \u201cantioperaia\u201d soprattutto quando si manifestava come espressione di un disegno ben preordinato. Tale azione non cess\u00f2 neppure con l\u2019esodo dal Monfalconese in Jugoslavia dei quadri che si erano maggiormente esposti ed impegnati in seno alle organizzazioni italo-slovene (Uais \u2013 Unione Antifascista Italo Slovena), dopo che con&nbsp; il Trattato di Pace di Parigi (firmato il 10 febbraio 1947 e preceduto dalla Conferenza di Pace tra il 29\/7 e il 15\/10 del 1946) era chiaro che Gorizia e Monfalcone sarebbero rimaste in Italia, ma continu\u00f2 anche in seguito colpendo con intimidazioni, attentati e bastonature gran parte dei dirigenti del PCI. Il 13 maggio 1948, impressionato dal clima di violenza che si registrava in Provincia di Gorizia, Giordano Pratolongo aveva rivolto un\u2019interrogazione al ministro dell\u2019Interno Mario Scelba per denunciare la violenza anticomunista che si respirava nella zona dall\u2019estate dell\u2019anno precedente e che aveva indotto appartenenti alla Divisione Gorizia ad inseguire e picchiare alcuni militanti del partito tra cui il Segretario della federazione Lino Zocchi sul portone della sede della Federazione goriziana. Si trattava dell\u2019ultimo episodio di una spirale di violenza endemica nei confronti degli sloveni e dei comunisti. Il deputato affermava che lo scioglimento delle organizzazioni paramilitari come la Divisione Gorizia e il Fronte Anticomunista (precursori sotto il profilo metodologico della Gladio) era un atto necessario e osservava che in citt\u00e0 gli elementi di destra, pur macchiandosi di continui crimini, non subivano mai alcuna condanna e potevano agire indisturbati senza incorrere in alcuna repressione. . Quella linea di restaurazione e di ripiegamento che invest\u00ec l\u2019Italia repubblicana a pochi anni dalla Resistenza si propose cos\u00ec in area giuliana\/isontina quasi senza soluzione di continuit\u00e0 con&nbsp; il passato. La situazione locale ed internazionale favoriva la radicalizzazione dello scontro in atto ed \u00e8 infatti nel clima di mobilitazione di massa che riprese rapidamente piede il neofascismo, ovvero la violenza come mezzo di azione politica gi\u00e0 insita nel nazionalismo di derivazione liberalnazionale. Le discussioni ed i dibattiti connessi a quella che sarebbe stata definita venti anni dopo \u201cla strategia della tensione\u201d, con la scoperta delle \u201ctrame nere\u201d e delle gravi connivenze e corresponsabilit\u00e0 in esse di settori importanti delle istituzioni e degli apparati dello Stato, hanno dimostrato a sufficienza come l\u2019eversione neofascista si \u00e8 basata su un suo effettivo retroterra ideologico e sociale.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"1024\" height=\"638\" src=\"https:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/doc4_fragiacomo_3-1024x638.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5264\" srcset=\"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/doc4_fragiacomo_3-1024x638.jpg 1024w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/doc4_fragiacomo_3-300x187.jpg 300w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/doc4_fragiacomo_3-768x478.jpg 768w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/doc4_fragiacomo_3-234x146.jpg 234w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/doc4_fragiacomo_3-50x31.jpg 50w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/doc4_fragiacomo_3-120x75.jpg 120w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/doc4_fragiacomo_3.jpg 1365w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption>Doc. Fragiacomo<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"1024\" height=\"650\" src=\"https:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/doc4_fragiacomo_1-1-1024x650.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5266\" srcset=\"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/doc4_fragiacomo_1-1-1024x650.jpg 1024w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/doc4_fragiacomo_1-1-300x190.jpg 300w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/doc4_fragiacomo_1-1-768x487.jpg 768w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/doc4_fragiacomo_1-1-1536x975.jpg 1536w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/doc4_fragiacomo_1-1-230x146.jpg 230w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/doc4_fragiacomo_1-1-50x32.jpg 50w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/doc4_fragiacomo_1-1-118x75.jpg 118w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2024\/07\/doc4_fragiacomo_1-1.jpg 1576w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>La scelta Filojugoslava: le motivazioni<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Chi scorre la sequenza delle violenze nazionalistiche e delle azioni di intimidazione e di rappresaglia compiute a Monfalcone e nel Basso Isontino nei primi anni del secondo dopoguerra contro uomini e organizzazioni schierati a favore dell\u2019annessione del territorio alla Jugoslavia, pu\u00f2 rilevare tratti specifici che danno alle vicende di questa zona un significato e una portata almeno in parte diversi da quelli attribuibili all\u2019agitazione nazionale che nello stesso periodo si era sviluppato a Trieste e a Gorizia (Benvenuti). Il nazionalismo italiano, costretto inizialmente (maggio 1945) al silenzio dal successo che tra le forze \u201cproletarie\u201d (operai particolarmente del Cantiere navale e contadini per lo pi\u00f9 mezzadri o braccianti dell\u2019Agro monfalconese), usc\u00ec allo scoperto in un secondo momento e con un certo ritardo. Le prime azioni organizzate risalivano al febbraio-marzo 1946 per contrastare le azioni dei filojugoslavi finalizzate a influenzare la Commissione internazionale che gli Alleati inviano in Regione per determinare i confini. A partire poi dall\u2019estate-autunno 1946, quando a Parigi era stata oramai decisa la sistemazione territoriale della Venezia Giulia, con la creazione del TLT (Territorio Libero di Trieste) e con il ritorno di Monfalcone e dell\u2019Isontino con Gorizia all\u2019Italia, l\u2019agitazione nazionalistica registrava un crescendo e proseguendo per tutto il 1947 fino all\u2019estate del 1948. Con le elezioni politiche del 1948 sul piano dei rapporti di forza si sarebbe registrata una decisiva battuta non solo per lo scissionismo filojugoslavo (del resto impossibilitato fin dal febbraio 1946 dal Trattato di Parigi) ma anche per l\u2019antagonismo sociale operaio e contadino. Nel biennio fra il 1946 e il 1948, il nazionalismo italiano manifestava in queste zone i suoi tratti e la sua funzione specifica operando con continuit\u00e0 attraverso l\u2019intimidazione e l&#8217;atto terroristico, disponendo in larga misura di rifornimenti di armi e di materiale esplosivo, avvalendosi dell\u2019appoggio di forze provenienti dall\u2019esterno (dal Goriziano e soprattutto dall\u2019Udinese), alimentandosi dell\u2019apporto di esuli istriani che dal 1946 vennero sistemati a Monfalcone e nei paesi vicini. Resta, per completezza, di sintetizzare le motivazioni profonde della scelta filojugoslava di questa componente operaia e contadina di nazionalit\u00e0 in larga prevalenza italiana. \u201cNoi siamo sempre stati contrari a certe posizioni di nazionalismo slavo \u2013 raccontava Sergio Bortolutti, gi\u00e0 ufficiale partigiano aggregato al comando della Brigata Fontanot (Puppini) \u2013 noi eravamo per un rafforzamento del movimento operaio nel suo complesso che passasse sopra i vari nazionalismi. Va anche aggiunto che la Venezia Giulia \u00e8 passata sotto l\u2019Italia solo con la prima guerra mondiale e l\u2019Italia ha significato subito fascismo e crisi. Per questi molti dei pi\u00f9 anziani che avevano vissuto questo passaggio guardavano all\u2019Italia con ostilit\u00e0, nonostante fossero di nazionalit\u00e0 italiana\u201d. Se durante la guerra le organizzazioni partigiane avevano creato nel Cantiere di Monfalcone l\u2019organizzazione di Unit\u00e0 Operaia e formazioni di tale Unit\u00e0 avevano partecipato alla fine di aprile all\u2019insurrezione antinazista nella Venezia Giulia, nel periodo immediatamente successivo, l\u2019organizzazione si era data una veste legale cambiando in parte obiettivi e diventando sezione giuliana di quei Sindacati Unici (SU) che ne frattempo si erano costituiti in Jugoslavia. Compito degli SU era raggiungere assieme obiettivi sindacali e politici (l\u2019aiuto illimitato ai poteri popolari) e quindi venivano visti come parte integrante del Fronte Unico Popolare di Liberazione; accanto ai Sindacati Unici in fabbrica e nei paesi venne organizzata un\u2019altra organizzazione di massa, l\u2019Unit\u00e0 Antifascista Italo-Slovena (Uais), anch\u2019essa schierata sulla linea del partito comunista jugoslavo, quindi una linea scissionista (rispetto all&#8217;Italia) e rivoluzionaria in direzione dell\u2019instaurazione appunto dei \u201cpoteri popolari\u201d e della \u201cdittatura del proletariato\u201d (cio\u00e8 del partito unico nello schema staliniano classe contro classe) con all\u2019orizzonte l\u2019obiettivo di \u201ccostruire un mondo nuovo\u201d. Se per gli sloveni locali le spinte annessionistiche finirono per rivelarsi determinanti anche per una ovvia spinta nazionale, nei comunisti italiani la ragione di fondo che li indusse a porre l\u2019unit\u00e0 dello schieramento italo-sloveno al di sopra del problema \u201cnazionale\u201d fu sempre l\u2019esigenza di mettere in primo piano la salvaguardia del valore dell\u2019esperienza da loro ritenuta \u201cdemocratica\u201d ed \u201cantimperialista\u201d. Mezzadri e braccianti furono pure portatori di un antagonismo che aveva origini remote e che non era rivolto solo contro la propriet\u00e0 terriera, ma anche direttamente contro lo Stato italiano che, fin dal 1918, si era presentato in queste terre soltanto come protettore degli interessi della rendita fondiaria e come garante dell\u2019ordine sociale esistente. Certo \u00e8 che la volont\u00e0 di restaurazione del \u201ccomando capitalistico\u201d in atto subito dopo la breve pausa dell\u2019occupazione jugoslava e il rifiuto di accettare questa \u201crestaurazione\u201d da parte del \u201cmovimento operaio e contadino\u201d monfalconese fece diventare il nodo \u201cclasse contro classe\u201d il perno centrale di tutto lo scontro. Sono elementi e considerazioni che vanno tenuti presenti se si vuole capire la fortissima carica di antagonismo e allo stesso tempo quante contraddizioni finirono per assommarsi e per scaricarsi in quella sorta di sciopero \u201cinsurrezionale\u201d che agli inizi del luglio 1946 venne promosso per premere (ovviamente invano) sulla conferenza di Parigi a favore dell\u2019assegnazione del territorio giuliano (dall\u2019alta valle del Tagliamento a Fiume) alla Jugoslavia. Fu una mossa sbagliata (Benvenuti) voluta soprattutto dai dirigenti sloveni del movimento che non rappresentava in alcun modo una risposta adeguata al livello di scontro in atto in quel preciso momento. Spostati i termini del confronto soltanto sul piano del problema territoriale e dato ampio spazio anche alla durissima reazione del nazionalismo italiano, l\u2019antagonismo operaio fin\u00ec per sbriciolarsi e disperdersi in un ribellismo privo di una precisa determinazione politica. Si tradusse cos\u00ec in azioni illegali di rappresaglia isolate (nel cantiere venne assassinato un operaio non comunista), in azioni di ritorsione sempre pi\u00f9 frammentarie e sempre meno sorrette da un qualsiasi disegno organizzativo e politico. La \u201cclasse operaia\u201d giuliana \u2013 si ipotizzava a ragion veduta nel saggio \u201cMonfalcone 45-48\u201d in Nazionalismo e neofascismo nella lotta politica al confine orientale 1945-75\u201d \u2013 si era illusa, non solo per la vicinanza con la lotta di liberazione slovena e croata o per il significato che ad essa poteva venire attribuito, ma anche per le forme \u201cradicali\u201d con cui aveva potuto esprimere il proprio antagonismo nel 1945-46 per l\u2019assoluta padronanza che aveva avuto all\u2019interno delle fabbriche, che i termini generali dello scontro potessero venir portati su di un terreno pi\u00f9 avanzato di quanto in realt\u00e0 la situazione locale e quella internazionale potevano consentire (Benvenuti).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Pratolongo nel dramma politico ideologico del Partito Comunista monfalconese: isolato<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>In un opuscolo pubblicato nel ventennale della scomparsa del deputato, Giacomo Pellegrini (dirigente del Pci che aveva condiviso la linea politica del defunto parlamentare) manifest\u00f2 a Vittorio Vidali, segretario della Federazione del partito a Trieste, le inquietudini ed i dubbi che la tragica vicenda di Pratolongo ancora gli suscitava, quindi poneva degli interrogativi inquietanti sui quali chiedeva al dirigente triestino di fare piena luce chiedendo che quella morte diventasse occasione per riflettere su un periodo tormentato e conflittuale della storia dei comunisti giuliani ed isontini: \u201cquesti momenti della vita di questo indimenticabile compagno si intrecciano strettamente agli avvenimenti che caratterizzarono quegli anni difficili tra il 1945-46-47\u201d. A partire dai primi giorni del 1946, il PCI aveva inviato da Roma a Trieste Giordano Pratolongo con il compito di dar vita ad un Ufficio che lavorasse per diffondere ed organizzare coloro che dissentivano dal PCRG (Partito Comunista della Regione Giulia) che dunque raccoglieva coloro che due anni prima avevano abbracciato la soluzione filojugoslava, ovvero l\u2019annessione alla nascente Repubblica Socialista Federativa della Venezia Giulia. A tale scopo venne pubblicato un nuovo bollettino organo dell\u2019Ufficio Informazioni (UI), l\u2019Informatore del popolo che fu diffuso come supplemento dell\u2019Unit\u00e0. Ma nella zona si stavano organizzando anche altre forze che si definivano comuniste e che avevano dato vita al Partito Comunista della Venezia Giulia il quale si adoperava per avere una legittimazione da parte del PCI e per ottenere contributi da altre federazioni italiane. Infatti nel mese di agosto 1945 era nato ufficialmente il Partito Comunista Regione Giulia (PCRG), frutto dell\u2019accordo tra i partiti italiano e sloveno ma al cui interno il partito sloveno godeva di grande influenza (Puppini), i dirigenti politici erano tutti usciti dall\u2019esperienza della guerra di liberazione. Il 24 settembre 1945 il PCRG si dichiarava pubblicamente favorevole alla soluzione jugoslava. Ovviamente nello stesso tempo il Governo Militare Alleato (GMA) aveva favorito la rinascita dei partiti non comunisti favorevoli alla soluzione italiana (praticamente tutti). Il maggiore di questi era la Democrazia Cristiana&nbsp; che arriv\u00f2 in breve tempo a contare circa 1500 iscritti e che tre anni dopo, come vedremo, alle elezioni politiche del 1948 conquist\u00f2 la maggioranza assoluta, molti meno iscritti avevano il Partito Socialista e quello d\u2019Azione (filoitaliani).&nbsp; Le organizzazioni filo-italiane crearono nel mese di luglio i Sindacati Giuliani, anch\u2019essi condizionati nella loro attivit\u00e0 da una opzione politica, in questo caso opposta a quella dei Sindacati Unici (filocomunisti), ovvero il sostegno alla soluzione italiana della crisi geopolitica della Venezia Giulia. &nbsp;In termini numerici, la stragrande maggioranza dei lavoratori non solo del Cantiere di Monfalcone ma di tutta la Regione Giulia (da Gorizia a Fiume) aderiva ai Sindacati Unici. &nbsp;Nel capitolo intitolato \u201cCondizioni sociali e miti politici nella prima fase del dopoguerra monfalconese\u201d (AAVV: \u201cL\u2019immaginario imprigionato\u201d) si analizza a fondo la rottura insanabile tra PCRG e PCI, l\u2019elaborazione del \u201cmito\u201d jugoslavo, l\u2019esodo in Jugoslavia a partire dal 1947, la lacerazione del mondo comunista nell\u2019esperienza dei protagonisti. \u201cDi fronte al tentativo di far apparire il cosiddetto Partito comunista italiano della Venezia Giulia come una organizzazione creata dal PCI o in accordo con la sua direzione \u2013 scriveva Pratolongo (6 giugno 1946) &#8211;&nbsp; la segreteria del PCI dichiara: 1) che la direzione del PCI non ha mai autorizzato la costituzione o appoggiato l\u2019azione del PCIVG il quale \u00e8 sorto a sua insaputa e agisce al di fuori di qualsiasi contatto con essa; 2) che essendosi presentata alla direzione del PCI in Roma una delegazione del cosiddetto PCI della Venezia Giulia, a mezzo di essa \u00e8 stato dato ai lavoratori iscritti a questo partito il consiglio di non creare una simile organizzazione, perch\u00e9 ci\u00f2 poteva servire soltanto a scindere le forze del proletariato giuliano e a favorire manovre di provocazione; 3) che la Direzione del nostro partito in data 23 aprile ha costituito un ufficio di informazioni affidandogli il compito di rappresentare il PCI a Trieste\u201d. Precedentemente la \u201cquestione\u201d di Trieste era stata posta da Togliatti nel programma elettorale del PCI per la Costituente nei seguenti termini: \u201cVogliamo per l\u2019Italia una pace giusta che non ci tolga una citt\u00e0 come Trieste che \u00e8 incontestabilmente italiana\u201d, ovviamente per propriet\u00e0 transitiva e per logica geografica un tanto implicitamente valeva pure per il Monfalconese. Detto per inciso \u00e8 noto che, essendo il PCI assertore di una linea che avrebbe dovuto privilegiare accordi diretti tra la neonata Federazione jugoslava e il nuovo Stato democratico italiano, si suggeriva (tramite un accordo Tito-Togliatti) una soluzione del contenzioso in una trattativa tra i due governi che considerasse Gorizia nell\u2019ambito statale jugoslavo e Trieste in quello italiano. Tuttavia tale ipotesi venne presto accantonata. &nbsp;L\u2019obiettivo dichiarato era la \u201cpacificazione\u201d della societ\u00e0 giuliana&nbsp; e triestina, viatico ottimale in vista della internazionalizzazione della citt\u00e0 (da loro auspicata), ovvero \u201cl\u2019obiettivo da noi perseguito \u00e8 quello di organizzare e potenziare la lotta contro il fascismo e il nazionalismo italiano\u2026.nel quadro&nbsp; della fratellanza italoslava\u201d. L\u2019azione congiunta di Pellegrini e di Pratolongo riusc\u00ec quindi ad evitare che il partito riconoscesse questa formazione, ma l\u2019iniziale tolleranza che il PCI aveva manifestato verso i dirigenti non fece che inasprire i rapporti tra i comunisti giuliani (triestini e monfalconesi in particolare) tanto che lo stesso Pratolongo incontr\u00f2 serie difficolt\u00e0 nella sua attivit\u00e0 soprattutto a Monfalcone. Il PCRG si trovava in una fase di grande difficolt\u00e0: da un lato lo scontro con Togliatti si faceva irreversibile, entravano in campo sedicenti formazioni comuniste di tipo estremista ed avventurista (in qualche modo prodromo ideologico di coloro che venti anni dopo sarebbero stati definiti \u201cextraparlamentari\u201d). Dall\u2019altro molti lavoratori manifestavano pragmaticamente sempre pi\u00f9 spesso delle perplessit\u00e0 sul prevalere dell\u2019obiettivo dell\u2019annessione e denunciavano il fatto che il partito fosse impotente a risolvere le questioni pi\u00f9 importanti. In questa situazione i quadri dirigenti del partito monfalconese si risolsero ad abbandonare ogni esitazione ed a rilanciare la parola d\u2019ordine &nbsp;dell\u2019annessione alla Jugoslavia, mettendo in evidenza presso le masse non tanto la valenza nazionale dell\u2019obiettivo, quanto quella sociale e politica: i poteri popolari marxianamente, intesi al di fuori sia della democrazia liberale sia di quella intesa come \u201cprogressiva\u201d con il governo \u201cdal basso\u201d della societ\u00e0, avrebbero a loro dire risolto definitivamente (e utopisticamente) &nbsp;i problemi socioeconomici che si rivelavano sempre pi\u00f9 drammatici. Da quel momento si assistette ad una crisi profonda dell\u2019organizzazione di Monfalcone, determinata da una serie di fattori di cui l\u2019allontanamento politico da Trieste rappresent\u00f2 certamente uno dei pi\u00f9 importanti. Il travaglio del partito comunista, alle prese con la necessit\u00e0 di una profonda riorganizzazione, fu il contesto entro il quale la decisione di alcune migliaia di lavoratori di \u201candare a costruire il socialismo\u201d in Jugoslavia &nbsp;inizi\u00f2 a prendere corpo. Del resto nel mese di marzo (46) a Servola (Trieste) la polizia aveva sparato sulla folla uccidendo due persone e ferendone 26: il clima di scontro e di polarizzazione si alzarono senza pi\u00f9 possibilit\u00e0 di mediazione e il dirigente comunista Pellegrini informava la Direzione nazionale che \u201cil PCRG si apprestava ad una lotta senza quartiere, armata e rivoluzionaria\u201d (P.Sema, C.Bibalo, \u201cCronaca sindacale triestina\u201d). Nel medesimo mese una missione del PCI formata da Pratolongo Pellegrini e Massola si rec\u00f2 in Jugoslavia per far desistere i comunisti jugoslavi dal perseguire l\u2019annessione di Trieste: a Belgrado e a Lubiana ci furono incontri con Edvard Kardelj, Milovan Djlas, Boris Kidric, Boris Kraigher i quali invece ribadirono con forza la loro linea politica e manifestarono giudizi estremamente negativi riguardo alle posizioni di Togliatti e sulla \u201cdemocrazia progressiva\u201d (ovvero degli innesti socialisteggianti nella democrazia liberale). Aspirazioni radicali come quello della creazione della Settima Repubblica Democratica e rivendicazioni salariali e normative erano contemporaneamente all\u2019ordine del giorno nelle lotte a Monfalcone, quindi l\u2019azione politica di Pratolongo fu duramente osteggiata dai dirigenti del partito giuliano Giorgio Iaksetich e Ruggero Bersa (pescatore monfalconese) che videro nel suo operato il tentativo di soffocare il sogno ed il mito del socialismo che animava oramai diffusamente le masse popolari e di porsi in concorrenza con la direzione politica dei comunisti giuliani. Pertanto Pratolongo fu sempre pi\u00f9 preoccupato della mentalit\u00e0 settaria che si andava progressivamente affermando nel partito dei comunisti filojugoslavi che egli non manc\u00f2 di denunciare alla Segreteria del partito, insieme all\u2019inasprirsi della reazione nazionalistica. Entrambe le posizioni politiche, speculari ed estremiste e avventuriste, contribuivano \u2013 a suo avviso \u2013 a paralizzare la dialettica democratica. Messo sotto accusa da molti e diversi soggetti politici, il partito comunista giuliano era quindi destinato inevitabilmente ad una politica \u201cestremistica\u201d soprattutto nel Monfalconese, dove pi\u00f9 era radicata la linea favorevole alla \u201cSettima Federativa\u201d (repubblica socialista jugoslava) e dove obiettivamente vigoreggiava una \u201cesasperazione delle masse\u201d per le condizioni sociali ed economiche del primo dopoguerra. In particolare dopo la decisione del partito di costituirsi come Partito Comunista del Territorio Libero di Trieste (PCTLT) nell\u2019ottobre del 1946, i comunisti del Comitato circondariale di Monfalcone decisero di accentuare, fino al limite estremo del ricorso alle armi e dell\u2019inizio di una nuova resistenza, la linea contraria all\u2019incorporazione del Territorio all\u2019Italia. Fu a quel punto che Pratolongo decise che era necessario intervenire con decisione per bloccare il processo di radicalizzazione della linea politica dei comunisti giuliani (e monfalconesi in particolare) onde evitare conseguenze drammatiche ed irreparabili per il destino della zona (una locale deriva alla \u201cgreca\u201d?) Il 12\/10\/46 scrisse a Palmiro Togliatti: \u201cquello che \u00e8 pi\u00f9 preoccupante per il nostro Partito \u00e8 la politica del partito giuliano e dell\u2019Uais (Unione Antifascista Italo Slovena) nel Monfalconese e nel Goriziano. Qui si stanno mobilitando le masse italiane e slovene (italiane pi\u00f9 nella zona del Monfalconese, Gradisca, Cormons che nella zona di Gorizia) contro la permanenza sotto l\u2019Italia con la parola d\u2019ordine \u2018qui non vogliamo l\u2019Italia\u2019 fino al punto di indicare in pubblici comizi da parte di oratori dell\u2019Uais e dei sindacati la via della montagna, delle armi, della resistenza contro l\u2019incorporazione all\u2019Italia\u201d. Era il contrasto alla \u201cmentalit\u00e0 del bosco\u201d e cos\u00ec proseguiva: \u201clo spirito delle masse \u00e8 fortemente contro l\u2019Italia e non \u00e8 improbabile che al momento del passaggio all\u2019amministrazione italiana succedano gravi disordini provocati da prese di posizione proprio dei comunisti e degli antifascisti controllati dai nostri. La reazione specula su questo e si prepara a speculare domani coinvolgendo il nostro partito, Se si tiene conto delle azioni provocatorie dei neofascisti, monarchici, nelle zone del Friuli, l\u2019armamento delle squadre fasciste, le minacce che oggi si fanno agli antifascisti di queste zone incolpati di aver cospirato contro la patria a favore dello straniero, le minacce a tutti i comunisti che hanno aderito alla politica del PCRG e dell\u2019Uais possiamo renderci conto di quello che potr\u00e0 succedere. Il PCI deve dunque agire, orientare le masse, fare appello ai partiti perch\u00e9 cessi la reazione, perch\u00e9 si difendano comunque i democratici al di l\u00e0 delle bandiere\u201d. Infatti l\u2019azione terroristica del nazionalismo italiano nella Venezia Giulia (lontano prodromo di quella che 25 anni dopo sarebbe stata la \u201cstrategia della tensione\u201d), che venne condotta con metodo sistematico soprattutto contro i singoli militanti si situava all\u2019interno di questo contesto come espressione di un disegno ben preordinato. Tale azione non cess\u00f2 neppure con l\u2019esodo dal Monfalconese dei quadri che maggiormente si erano esposti ed impegnati in seno alle organizzazioni italo-slovene ma continu\u00f2 anche in seguito colpendo con intimidazioni, attentati e bastonature gran parte dei dirigenti del PCI e tra questi lo stesso Pratolongo affrontato da solo&nbsp; da una ventina di facinorosi energumeni.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Epilogo:un fallimento politico ma un lascito memorabile<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nelle elezioni del 18 aprile 1948 per la Camera dei deputati queste vicende caotiche scissionistiche e marcatamente ideologizzate non potevano non lasciare il segno a Monfalcone (nel senso del fallimento politico delle \u201csinistre unite\u201d): la D.C. otteneva la maggioranza assoluta ovvero il 56,09% (7.685 voti), il Fronte Popolare il 28,78% (3.943 voti), l\u2019Unit\u00e0 Socialista il 9,45% (1295 voti), il PRI l\u20191,65% 277 voti, il Blocco Nazionale l\u20191,49% (205 voti), l\u2019MSI lo 0,83% (115 voti), il P.Nazionale Monarchico lo 0,3% (41 voti). &nbsp;Il deputato Pratolongo oper\u00f2 in questo crocevia in cui si incrociava la campagna di terrore perpetrata dai reduci fascisti e dai nazionalisti tollerata dalle forze di polizia e l\u2019intransigenza e l\u2019avventurismo politico di coloro che scelsero di \u201candare a costruire il socialismo in Jugoslavia\u201d indebolendo la Sinistra isontina e rimanendo a loro volta vittime della epocale svolta del 28 giugno 1948 (Risoluzione di condanna del regime jugoslavo da parte del Cominform cui segu\u00ec per alcuni il lager jugoslavo di Goli Otok). Il deputato Giordano Pratolongo oper\u00f2 per il riscatto dell\u2019Italia responsabile (sul confine orientale) di avere dapprima vessato per vent\u2019anni la cospicua \u201cminoranza\u201d slovena e croata che il Trattato di Rapallo del 1920 le aveva consegnato (come Paese vincitore della Prima Guerra mondiale) e poi di avere aggredito nel 1941 assieme all\u2019esercito nazista la Jugoslava monarchica smembrandola con l\u2019annessione della stessa Lubiana capitale della Slovenia. Oper\u00f2 per il mantenimento entro il perimetro statuale italiano di Trieste (con il Monfalconese), opzione in quel contesto molto problematica e per niente scontata. Si batt\u00e8 per l\u2019affermazione nel Paese di una \u201cdemocrazia progressiva\u201d che garantisse assieme ai diritti sociali tutte le libert\u00e0 democratiche e lo Stato di diritto in luogo di scelte \u201crivoluzionarie\u201d come la cosiddetta \u201cdittatura del proletariato\u201d in realt\u00e0 dittatura di un partito unico con statizzazione degli strumenti di produzione, Stato di polizia e repressione del dissenso.&nbsp; Si batt\u00e8 sul nuovo confine orientale per la \u201cpacificazione\u201d tra italiani e slavi (sloveni e croati) dopo un secolo di disastrosa discordia innescata dalle posture nazionalistiche &nbsp;ed espansionistiche verso i Balcani dello Stato italiano (che avrebbe portato per conseguente reazione in quegli anni alla riduzione ai minimi termini della presenza italiana stessa nel quadrante geografico dell\u2019Adriatico orientale da Capodistria a Zara passando per Fiume passate alla Jugoslavia). Per tutto questo pag\u00f2 prima con l\u2019isolamento e la aggressione fisica che lo mise \u201cfuori gioco\u201d parlamentare e quindi con il tracollo fisico e la morte prematura a soli 48 anni in sanatorio, per di pi\u00f9 pag\u00f2 con una sorta di rimozione postuma dalla memoria collettiva in quanto la sua vicenda tragica si iscriveva in un passaggio epocale \u201cdivisivo\u201d ed estremamente conflittuale (a causa del settarismo di larga parte della Sinistra allora di marca terzinternazionalista e \u201cstaliniana\u201d). Per questo il suo lascito democratico riformista e civile (pienamente valido ed attuale) da deputato oltraggiato, esige il riscatto dall\u2019ingiusto oblio cui \u00e8 stato a lungo colpevolmente confinato; un tanto lo pone accanto a Giacomo Matteotti e a Piero Gobetti, &nbsp;\u201cmartiri\u201d di levatura nazionale e riconosciuti della dittatura fascista: di tanto i democratici ed i progressisti del Monfalconese e di Trieste nonch\u00e9 della Regione e di tutto il Paese &#8211; nonostante gli ottanta anni di distanza &#8211; &nbsp;sono chiamati a \u201cfare memoria\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra violenza Nazionalistica e neofascista, intransigenza ideologica e avventurismo politico di Fabio Del Bello L\u2019aggressione di venti\/trenta squadristi contro una persona inerme ed isolata come emblema del neofascismo: la vicenda del deputato triestino a Monfalcone richiama i delitti Matteotti e Gobetti. In questo articolo si ricostruiscono, sotto il profilo storiografico, le cause ed i motivi che evidenziano l\u2019accantonamento a sinistra e anche la lunga rimozione dalla memoria collettiva zonale, regionale e nazionale del \u201ccaso\u201d Pratolongo.&nbsp; L\u2019auspicio \u00e8 quello di far<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":5262,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[10],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5261"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=5261"}],"version-history":[{"count":1,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5261\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5267,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5261\/revisions\/5267"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/media\/5262"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=5261"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=5261"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=5261"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}