{"id":5240,"date":"2024-06-23T23:01:56","date_gmt":"2024-06-23T21:01:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=5240"},"modified":"2024-06-23T23:01:57","modified_gmt":"2024-06-23T21:01:57","slug":"italia-e-europa-al-bivio","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2024\/06\/23\/italia-e-europa-al-bivio\/","title":{"rendered":"Italia e Europa al bivio"},"content":{"rendered":"\n<p>di Franco Belci<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019incognita sulla partecipazione alle elezioni europee era gi\u00e0 presente nel dibattito politico prima della consultazione dell\u2019 8-9 giugno. Una ricerca commissionata dal gruppo NEM alla SWG sulle intenzioni di voto nel Nord Est forniva, poco prima delle elezioni, una traccia precisa: la fiducia nella UE del campione indagato si aggirava sul 50%. Del resto, la tendenza al crollo dell\u2019affluenza ha caratterizzato tutti i pi\u00f9 recenti appuntamenti, comprese le elezioni politiche del 2022, quando ci\u00a0 si ferm\u00f2 al 63,4%. La serie storica relativa alle politiche mostra che fino al 1983 l\u2019affluenza \u00e8 sempre stata altissima: fu solo in quell\u2019anno che si scese sotto la soglia del 90%; la tendenza al decremento si rafforz\u00f2 progressivamente fino al 2001, quando venne recuperato qualche punto. Ma nel 2013 si registr\u00f2 un calo secco di 5 punti percentuali rispetto all\u2019appuntamento precedente, nel 2018 di altri due fino, appunto, alle politiche del 2022. Alle europee la partecipazione \u00e8 sempre stata pi\u00f9 bassa, anche se fino al 1999 \u00e8 oscillata tra l\u201980 e il 70%, per poi scendere al 66,7% nel 2009 fino al 54,5% dieci anni dopo e al 49% nell\u2019ultima tornata. Un dato storico: non era mai accaduto infatti che, in occasione di consultazioni generali (referendum esclusi), l\u2019affluenza scendesse sotto la soglia del 50% degli aventi diritto. Si potrebbe affermare che quello dell\u2019astensione costituisce il \u201cprimo partito\u201d se ci si potesse affidare solo alla matematica e se si trattasse un blocco omogeneo. In realt\u00e0, come \u00e8 facile presumere, le motivazioni sono diverse, anche se il comune denominatore \u00e8 costituito da un lato dalla disaffezione verso la UE e dall\u2019altro verso le espressioni della politica italiana. Chi ha osservato che non si possono confrontare i risultati delle europee con quelli delle politiche, dal punto di vista tecnico potrebbe aver ragione. Ma molti commentatori hanno operato questa scelta perch\u00e9, dalle precedenti europee (2019) la situazione politica italiana \u00e8 totalmente cambiata: allora la Lega era al 34,3%, FdI al 6,4%, il M5S al 17,1%. A meno di non voler sostenere che per il centro destra si sia trattato di un semplice travaso di voti: ma mi sembra una trasposizione troppo meccanica. Dunque, i risultati di giugno sono significativi dal punto di vista interno, anche se si votava col proporzionale e se essi andrebbero ritarati sulla partecipazione. In apparenza vi sono tre vincitori: FdI, PD e AVS. Ma se si guarda ai numeri assoluti, si scopre che in percentuale FdI cresce, ma perde circa 600mila voti rispetto al 2022, mentre il PD ne guadagna circa 250mila e AVS addirittura 500mila. Escono sconfitti i due (sovrapponibili) partitini personali di centro, che non eleggeranno parlamentari, la Lega, superata da FI in versione moderata, e soprattutto il M5S, chiamato a una profonda riflessione sul proprio futuro, finora lasciato, come una cambiale in bianco, in mano a Conte e alla sua visione tattica. Qualcuno ha osservato che l\u2019affluenza alle europee si colloca solo poco sotto la media (51%) per cercare di ridimensionare il problema, inquadrandolo all\u2019interno di una tendenza generale. Non si tratta\u00a0 di una spiegazione sufficiente. In Europa, la somma dell\u2019astensione e del voto di protesta attribuito all\u2019estrema destra segnala una crescente sfiducia che ha catalizzato il radicalismo nazionalistico. In particolare, a Parigi e Berlino ha prodotto effetti devastanti: mettendo in discussione, in Francia, quel confine tra destra e \u201cforze repubblicane\u201d tracciato da De Gaulle; e in Germania, la memoria civile basata sulla condanna del nazismo che \u00e8 stata finora patrimonio condiviso. Le ragioni del risultato sono molte. C\u2019\u00e8 tuttavia un comune denominatore: una parte sempre pi\u00f9 grande dei cittadini vede l\u2019Unione come un\u2019entit\u00e0 senz\u2019anima, prigioniera di una tecnocrazia oppressiva, portatrice non di idee e progetti, ma di vincoli invasivi. Il rischio \u00e8 che la maggioranza che si creer\u00e0 tra Bruxelles e Strasburgo ritenga di non doversene curare, in attesa di tempi migliori. C\u2019\u00e8 seriamente da temere, in questo caso, che il processo di unificazione possa incepparsi. Tutto ci\u00f2 rende problematico il quadro politico anche in Italia. Sarebbero \u00a0perci\u00f2 richieste consapevolezza, senso di responsabilit\u00e0 e prudenza. La maggioranza ha invece tirato dritto, accelerando su provvedimenti profondamente divisivi (premierato e autonomia differenziata) senza curarsi della misura effettiva della propria rappresentativit\u00e0. Se l\u2019operazione si completasse in Parlamento, si arriverebbe al referendum confermativo sul premierato e, probabilmente, a un secondo sull\u2019autonomia: in questo caso sarebbero chiamati ad assumersi una precisa responsabilit\u00e0 anche coloro che finora hanno disertato le urne. Non si tratterebbe infatti pi\u00f9 di votare per un partito, ma per un modello istituzionale. Quello della Costituzione, fondato su una sovranit\u00e0 popolare limitata dai contrappesi istituzionali, dalla separazione dei poteri, con un ruolo regolatore del Capo dello Stato; o quello del premierato che svuota le prerogative presidenziali, affidandole di fatto al premier, e si limita alla fotografia, ogni cinque anni, dei rapporti di forza facendone l\u2019unico elemento di una dialettica politica e sociale che ne risulterebbe irrimediabilmente impoverita. E quello di un\u2019autonomia pasticciata e anarchica che, in assenza della determinazione dei Lep, ci consegnerebbe un Paese caratterizzato da insanabili\u00a0 diseguaglianze. Molto dipender\u00e0 da noi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Franco Belci L\u2019incognita sulla partecipazione alle elezioni europee era gi\u00e0 presente nel dibattito politico prima della consultazione dell\u2019 8-9 giugno. Una ricerca commissionata dal gruppo NEM alla SWG sulle intenzioni di voto nel Nord Est forniva, poco prima delle elezioni, una traccia precisa: la fiducia nella UE del campione indagato si aggirava sul 50%. 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