{"id":5216,"date":"2024-06-11T16:06:35","date_gmt":"2024-06-11T14:06:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=5216"},"modified":"2024-06-11T16:06:36","modified_gmt":"2024-06-11T14:06:36","slug":"non-un-martire-un-grande-europeo","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2024\/06\/11\/non-un-martire-un-grande-europeo\/","title":{"rendered":"Non un martire, un grande europeo"},"content":{"rendered":"\n<p>di Andrea Zannini<\/p>\n\n\n\n<p>(Discorso pronunciato il 10 giugno 2024 alla commemorazione del Comune di Udine per il centesimo dell\u2019uccisione di Giacomo Matteotti)<\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 difficile fare oggi un discorso esclusivamente storico su Giacomo Matteotti dopo il turno elettorale europeo che si \u00e8 chiuso questa notte.<\/p>\n\n\n\n<p>Non tanto per lo spostamento a destra del quadro europeo \u2013 ognuno pu\u00f2 trarne le riflessioni che crede \u2013 quanto perch\u00e9 un europeo, un italiano, un friulano su due non \u00e8 andato a votare. Il giudizio pi\u00f9 preoccupante sul processo di costruzione europeo \u00e8 questo.<\/p>\n\n\n\n<p>Vengono in mente le parole che Matteotti scrisse nel 1923, 101 anni fa, indicando la strada degli Stati Uniti d\u2019Europa come l\u2019unica per superare \u201cla frammentazione nazionalista in infiniti piccoli Stati turbolenti e rivali\u201d del continente. Quegli stati la cui competizione nazionalistica avrebbe portato alla seconda guerra mondiale.<\/p>\n\n\n\n<p>Dunque, proprio oggi, di fronte ad una nuova testimonianza di rifiuto della politica, ci torna in mente la lezione politica di Giacomo Matteotti. E\u2019 un modo per ricordarne la vita e non solo la morte. Il martirologio non si addice proprio ad una personalit\u00e0 come Matteotti, e la sua tragica fine \u2013 anzi la sua uccisione \u2013 tende a farci dimenticare la sua lezione da vivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Giacomo Matteotti si iscrisse adolescente al Partito socialista, con un grande ideale davanti, quello della giustizia sociale, del riscatto dei poveri, che nel Polesine di fine Ottocento, dove nacque e crebbe, significava masse di contadini poverissimi. Lui, figlio della ricca borghesia padana \u2013 un\u2019origine che gli verr\u00e0 rinfacciata sia da destra che da sinistra &#8211; rinunci\u00f2 ad una vita agiata, da possidente e magari da professore universitario, per difendere le ragioni dei pi\u00f9 poveri. E si \u00e8 visto cosa gli sarebbe costata questa scelta!<\/p>\n\n\n\n<p>La generosit\u00e0 \u00e8 dunque il primo tratto del politico Matteotti da ricordare. Il secondo \u00e8 la seriet\u00e0 del lavoro. Il suo metodo era meticoloso. Proveniva dagli studi di giurisprudenza, dalla tradizione famigliare che applic\u00f2 sia nel controllare i bilanci di leghe, sindacati e cooperative, sia nel lavoro amministrativo negli enti locali in cui subito fu chiamato, sia quando fu eletto in Parlamento. Tenersi ai fatti, ai numeri, questo il suo metodo. Contro i politici parolai, demagoghi, gli oratori da comizio, che con la loro vuota retorica e la loro opportunistica politica aprirono la strada al fascismo.<\/p>\n\n\n\n<p>Non che Matteotti temesse il confronto, anche duro: ribatteva, rispondeva puntigliosamente, non si tirava indietro, e questo era considerato dai suoi avversari, che puntavano a rimanere sul vago e a mescolare le carte, un atteggiamento provocatorio. Quanto sarebbe importante che la politica eliminasse gli egocentrismi e gli esibizionismi, e fosse confronto diretto sulle cose reali e sui dati!<\/p>\n\n\n\n<p>Matteotti vide con straordinaria lucidit\u00e0 l\u2019avanzata del fascismo. Lo vide \u2013 ci sia concesso il paradosso \u2013 prima che Mussolini stesso fondasse nel 1919 i fasci di combattimento. Lo vide nella ondata nazionalistica che port\u00f2 l\u2019Italia in guerra nella primavera del 1915, lo vide nel militarismo stolido e criminale di Cadorna e dello stato maggiore italiano, nell\u2019insensatezza di una guerra che era contro tutti i popoli europei, nel fallimento del liberalismo giolittiano.<\/p>\n\n\n\n<p>Il suo, si badi bene, non era un pacifismo astratto, genericamente morale. La sua era una posizione politica lucida e articolata, nella quale individuava con acume chi, in Italia e in Europa, voleva la guerra e perch\u00e9. Non basta dire che si \u00e8 per la pace per fermare le guerre, bisogna individuare come nasce ogni conflitto, quali sono le sue motivazioni storiche e politiche.&nbsp; Bisogna pensare, costruire, sostenere e credere in organismi internazionali che siano in grado di prevenire le guerre ed imbrigliare i guerrafondai! Altrimenti il pacifismo \u00e8 un\u2019arma spuntata.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando il fascismo dilag\u00f2, sostenuto dalla borghesia italiana e dagli agrari padani &#8211; che Matteotti conosceva bene &#8211; a poco valsero i suoi appelli a fermare la violenza delle squadre fasciste, appoggiate dai carabinieri e dalla magistratura, come pi\u00f9 volte ebbe a denunciare, con nomi e cognomi, in Parlamento. E quando Mussolini giunse al potere per merito di Vittorio Emanuele III, che si rifiut\u00f2 di firmare lo stato d\u2019assedio durante la marcia di Roma, gi\u00e0 allora, per il deputato socialista, era cominciata la dittatura. Poco prima di morire, nell\u2019arile 1924, diede alle stampe un libro dal titolo che dice tutto: <em>Un anno di dominazione fascista.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Pochi ebbero la medesima chiara visione di quello che sarebbe stato il fascismo: un intellettuale come Piero Gobetti, che si sarebbe precipitato a raccontare la figura del deputato socialista poco dopo il suo assassinio, Amendola, Rosselli e pochi altri. Rubo la riflessione seguente ad un amico, il senatore Corleone, che l\u2019altro giorno, in un incontro su Matteotti e Gobetti, si \u00e8 chiesto: chiss\u00e0 cosa sarebbe stata l\u2019Italia del dopoguerra, invece di quella che abbiamo visto, se ci fosse stato Gramsci a capo del partito comunista, Matteotti di quello socialista, Gobetti di quello liberale e Rosselli del partito d\u2019azione\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Tutti uomini, si noti, fatti fuori dal regime da Mussolini: lo \u201cstatista\u201d, come \u00e8 stato recentemente definito.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel dopoguerra la figura di Matteotti \u00e8 stata in qualche modo santificata, iscritta nel pantheon dei \u201cmartiri del fascismo\u201d, ma non c\u2019\u00e8 persona che avrebbe meno desiderato di sacrificarsi per il fascismo di lui. Egli voleva combattere, giornalmente e testardamente, con il fascismo, dal suo scranno parlamentare, cio\u00e8 dall\u2019istituzione che sopra ogni altra reputava il simbolo della democrazia.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi avventuro in un\u2019altra considerazione senza possibilit\u00e0 di verifica \u2013 cosa che non si dovrebbe mai fare, ma che talvolta aiuta a comprendere i passaggi pi\u00f9 complessi: non credo che Matteotti avrebbe abbandonato l\u2019aula di Montecitorio, come fecero i partiti antifascisti proprio a seguito del suo omicidio, a seguito di quello che \u00e8 stato chiamato l\u2019Aventino. Credo che, se fosse toccato ad altri quello che \u00e8 toccato a lui, Matteotti sarebbe rimasto l\u00ec, pervicacemente, ad elencare, a denunciare, a fare nomi e cognomi: come fece nei settantadue minuti del discorso alla camera del 30 maggio che gli cost\u00f2 la vita.<\/p>\n\n\n\n<p>La lezione politica di Giacomo Matteotti \u00e8 stata poco studiata, e forse volutamente poco capita; ha contato poco nella costruzione della nostra Repubblica. Penso per esempio alla sua intransigenza, che era tutto l\u2019opposto di quanto \u00e8 successo in Italia dopo il 1945, cio\u00e8 con il trasloco di buona parte dello stato dal fascismo alla repubblica.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma penso anche al suo gradualismo, cio\u00e8 all\u2019idea che l\u2019alternativa \u2013 una societ\u00e0 nuova, avrebbe detto \u2013 debba essere costruita giorno per giorno, battaglia su battaglia, senza credere fideisticamente nella palingenesi della rivoluzione: il suo gradualismo non piaceva e non piace ai rivoluzionari romantici di cui il nostro Novecento \u00e8 stato pieno.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec come era considerato preciso, pedante fino all\u2019antipatia, Matteotti sarebbe stato un politico scomodo anche nel nostro faticoso, contraddittorio dopoguerra repubblicano; che \u00e8 stato per\u00f2 possibile anche da gente come lui.<\/p>\n\n\n\n<p>Non martire, non eroe, non oppositore morto per colpa genericamente di \u201csquadristi fascisti\u201d, rendiamo onore a Giacomo Matteotti come un grande democratico, una grande figura del socialismo internazionale e \u2013 l\u2019affermazione non credo abbia bisogno di spiegazioni \u2013 un grande europeo!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Andrea Zannini (Discorso pronunciato il 10 giugno 2024 alla commemorazione del Comune di Udine per il centesimo dell\u2019uccisione di Giacomo Matteotti) E\u2019 difficile fare oggi un discorso esclusivamente storico su Giacomo Matteotti dopo il turno elettorale europeo che si \u00e8 chiuso questa notte. 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