{"id":5214,"date":"2024-06-09T15:31:52","date_gmt":"2024-06-09T13:31:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=5214"},"modified":"2024-06-09T15:31:53","modified_gmt":"2024-06-09T13:31:53","slug":"tre-riforme-per-disfare-litalia-o-la-va-o-la-spacca","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2024\/06\/09\/tre-riforme-per-disfare-litalia-o-la-va-o-la-spacca\/","title":{"rendered":"Tre riforme per disfare l\u2019Italia \u00abO la va o la spacca\u00bb"},"content":{"rendered":"\n<p>Mentre si festeggia l\u2019anniversario della Repubblica, il governo Meloni procede sulle tre riforme che spaccano l\u2019Italia, una per ciascuno dei partiti della maggioranza. \u00abO la va o la spacca\u00bb, \u00abchisseneimporta\u00bb, le parole con le quali la Presidente del Consiglio accompagna la riscrittura della storia passata e futura.<\/p>\n\n\n\n<p>Per esprimere la propria determinazione a travolgere, con il cosiddetto \u201cpremierato\u201d, l\u2019assetto istituzionale disegnato dalla Costituzione del 1948, la presidente del Consiglio ha usato l\u2019espressione \u00abo la va o la spacca\u00bb, quanto mai icastica nel riecheggiare la maschia e muscolare volont\u00e0 di mettere mano ai destini del Paese. Alla successiva domanda sulla disponibilit\u00e0 a dimettersi in caso di bocciatura della riforma da parte dei cittadini in sede di referendum costituzionale (nello scenario del tutto verosimile che le Camere non approvino il premierato e la riforma della giustizia con i due terzi dei consensi) ha risposto con uno spavaldo \u00abchisseneimporta\u00bb, attingendo ancora una volta alla paccottiglia linguistica del regime \u2013 il baldanzoso motto \u00abchissenefrega\u00bb usato dagli Arditi durante la Prima guerra mondiale e nell\u2019impresa di Fiume, divenuto slogan governativo nel ventennio fascista \u2013 a sottolineare la granitica volont\u00e0 di rimanere a capo del governo per i prossimi&nbsp; anni.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Le parole sono pietre, e quelle usate da Giorgia Meloni mostrano il basamento, se non gi\u00e0 l\u2019architettura, che ordina e squadra i tre stravolgimenti della Costituzione auspicati dal suo governo: premierato, regionalismo differenziato e depotenziamento dei poteri e dell\u2019autonomia della Magistratura.&nbsp;<br>Risuonano sovrane, nel \u00abo la va o la spacca\u00bb, nel \u00abchisseneimporta\u00bb, l\u2019irresponsabilit\u00e0 e l\u2019indifferenza davanti alle conseguenze per il popolo italiano dell\u2019attuazione di tanto sgangherate riforme, al punto che nemmeno il rifiuto da parte dei cittadini influirebbe sulla pretesa della Presidente del Consiglio di conservare ad ogni costo il potere.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Un ben strano atteggiamento, a ben vedere: Meloni cerca legittimazione popolare ed \u00e8 al contempo sorda alla volont\u00e0 popolare, che sembra valere solo se a lei favorevole.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab<strong>O la va o la spacca<\/strong>\u00bb significa agire contro la norma fondante delle democrazie<\/p>\n\n\n\n<p>Si \u00e8 detto da pi\u00f9 parti che inseguire modifiche costituzionali e legislative segnate da un\u2019estrema connotazione ideologica ha, per la Premier in pectore, lo scopo primario di sottrarsi ai difficili problemi che affliggono l\u2019economia del paese, il mondo del lavoro, i servizi per la salute e l\u2019istruzione. E\u2019 una lettura senz\u2019altro vera ma scivolosa, quando la si veda solo come tattica, assegnando un\u2019importanza secondaria alla legge fondamentale, che \u00e8 la Costituzione della Repubblica italiana.<\/p>\n\n\n\n<p>Appare infatti ogni giorno pi\u00f9 chiaro che la determinazione a procedere a tappe forzate verso la realizzazione della \u00abmadre di tutte le riforme\u00bb \u00e8 animata dal desiderio di vincere la partita del potere, a ogni costo, anche contro le regole, anche a costo di rovesciare il tavolo, pur di giungere a radicali modifiche costituzionali in senso autoritario \u2013 poich\u00e9 questo \u00e8 l\u2019obiettivo, da realizzarsi mediante l\u2019ulteriore rafforzamento del potere esecutivo ai danni del Parlamento, della Magistratura e del Presidente della Repubblica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>A questo servono anche il progressivo \u201csacco\u201d dell\u2019informazione pubblica e degli istituti culturali del Paese, assieme all\u2019attacco dei sindaci, che si vorrebbero nell\u2019asservimento gerarchico al \u201cnuovo podest\u00e0\u201d costituito dal presidente di Regione, cos\u00ec come si configurerebbe nello scenario dell\u2019Autonomia regionale differenziata.<br>L\u2019obiettivo \u00e8 sgretolare l\u2019assetto istituzionale nato dalla Resistenza e il suo naturale sviluppo nella costruzione dell\u2019Unione europea, anch\u2019essa frutto della volont\u00e0 di arginare i ciechi egoismi e i nazionalismi che avevano condotto all\u2019abisso della Seconda guerra mondiale e della Shoah.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab<strong>O la va o la spacca<\/strong>\u00bb significa agire contro la norma fondante delle democrazie, con spavaldo menefreghismo, guardando come a un impiccio all\u2019impianto di pesi e contrappesi che ha determinato la libert\u00e0 e la giustizia voluta da padri e madri costituenti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Riscrivere la storia, questa sembra essere la pretesa, la hybris governativa. E se attaccare la Costituzione significa perseguire la cancellazione dell\u2019ispirazione fondativa del nostro impianto repubblicano e cambiare il volto alla nostra democrazia \u2013 che diventerebbe un regime di delega elettorale in bianco \u2013 proporre di incrementare le autonomie regionali, con la conseguenza di inasprire le gi\u00e0 rilevanti disuguaglianze nella qualit\u00e0 della vita tra le regioni italiane, significa addirittura rimettere in discussione il lascito della cultura risorgimentale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Che l\u2019aspirazione al regionalismo differenziato sia in palese contrasto con la retorica nazionalista adottata ossessivamente dal governo in carica sin dal giorno del suo insediamento, \u00e8 una contraddizione che passa in secondo piano di fronte alla necessit\u00e0 tattica di tenere insieme i riottosi alleati che compongono la maggioranza. In questa stessa logica, si inserisce l\u2019attacco frontale all\u2019autonomia e all\u2019indipendenza della magistratura, da decenni vessillo del berlusconismo, perseguito con incauta determinazione dal ministro Nordio in spregio all\u2019Associazione Nazionale Magistrati e in aperto contrasto con la normativa europea, in un paese ad alto tasso di criminalit\u00e0 dei \u201ccolletti bianchi\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Con queste tre proposte di riforma, gli alleati di governo si prendono una fetta della Costituzione e, infine, costituzionalizzano se stessi, mettendo in atto un paradossale rovesciamento del costituzionalismo. Difficile non scorgere, dietro ad argomentazioni apparentemente tecniche, la volont\u00e0 di minare alla base l\u2019equilibrio dei poteri su cui si fonda la nostra Carta Costituzionale. Il concorso delle tre riforme volute dal governo disegnerebbe, al suono dell\u2019esiziale \u00abchisseneimporta\u00bb di antica memoria, un assetto istituzionale capace di limitare fortemente i controlli e i contrappesi sul potere esecutivo e sul ruolo del Presidente del Consiglio, assecondando le pulsioni \u2013 volta a volta autoritarie, localistiche o allergiche alla legge \u2013 dei settori dell\u2019elettorato cui il governo e il suo \u00abcapo\u00bb si rivolgono.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Giorgia Meloni ama dipingersi come \u00abdonna del popolo\u00bb e usare, a riprova, un linguaggio ben poco consono al ruolo che ricopre, spesso sguaiato e iper-semplificato, di chi \u00abviene dal basso\u00bb dopo essere stato lungamente emarginato.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure siede in Parlamento dal 2006, ovvero da quando aveva 29 anni; dal 2006 al 2008 \u00e8 stata vicepresidente della Camera dei Deputati; dal 2008 al 2011 \u00e8 stata ministro per la Giovent\u00f9 nel quarto governo Berlusconi, ed \u00e8, anche per condizioni di vita, certamente pi\u00f9 vicina ai \u201cpochi\u201d che ai \u201cmolti\u201d, pienamente parte del ceto politico che ha governato il Paese negli ultimi vent\u2019anni. L\u2019immagine dell\u2019underdog, della reietta, dell\u2019esclusa dalle stanze del potere \u00e8 un usurato espediente per ingannare un elettorato disilluso da anni di insipienza nella gestione della cosa pubblica da parte di un ceto politico irraggiungibile, concausa della deindustrializzazione del Paese e del progressivo impoverimento materiale e morale delle persone.<\/p>\n\n\n\n<p>Il partito di maggioranza relativa ha vinto le elezioni del 2022 con il 26% dei consensi, grazie a una legge elettorale truffaldina in una tornata in cui ha votato appena il 64% degli aventi diritto. In termini assoluti, i votanti a favore di Fratelli d\u2019Italia sono stati il 16, 64% del corpo elettorale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Riscrivere la storia, questa sembra essere la pretesa, la hybris governativa.<\/p>\n\n\n\n<p>Anzich\u00e9 intraprendere un\u2019ambiziosa opera di demolizione dell\u2019assetto istituzionale, in aperto contrasto con le opposizioni parlamentari e con oltre il 50% dell\u2019elettorato che queste rappresentano, in un Paese in cui quasi la met\u00e0 dei cittadini non va pi\u00f9 a votare e coloro che si recano alle urne si suddividono in schieramenti contrapposti, sarebbe opportuno esibire maggiore modestia, senso dello Stato e ricerca di soluzioni il pi\u00f9 possibile condivise.<\/p>\n\n\n\n<p>Come nel 2006 e nel 2016, \u00e8 compito dei partiti di opposizione, delle associazioni, dei sindacati e dei cittadini tutti, smascherare la volont\u00e0 di potere autocratico e senza controlli che la Presidente del Consiglio e il suo governo cercano di imporre con riforme che rischiano di far regredire la nostra Repubblica, precipitandola in una deriva autoritaria e antidemocratica.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Libert\u00e0 e Giustizia, &nbsp;giugno 2024<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mentre si festeggia l\u2019anniversario della Repubblica, il governo Meloni procede sulle tre riforme che spaccano l\u2019Italia, una per ciascuno dei partiti della maggioranza. \u00abO la va o la spacca\u00bb, \u00abchisseneimporta\u00bb, le parole con le quali la Presidente del Consiglio accompagna la riscrittura della storia passata e futura. 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