{"id":5158,"date":"2024-05-02T14:32:51","date_gmt":"2024-05-02T12:32:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=5158"},"modified":"2024-05-02T14:32:52","modified_gmt":"2024-05-02T12:32:52","slug":"la-slovenia-e-leuropa","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2024\/05\/02\/la-slovenia-e-leuropa\/","title":{"rendered":"La Slovenia e l\u2019Europa"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Sono passati venti anni da quando la Slovenia \u00e8 entrata a far parte dell&#8217;Unione europea. Era il primo maggio 2004, in piazza della Transalpina tra Gorizia e Nova Gorica, che si celebrava il primo allargamento dell&#8217;Unione ad est<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>02\/05\/2024&nbsp;&#8211;&nbsp;&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.balcanicaucaso.org\/Autori\/(author)\/Stefano%20Lusa\">Stefano Lusa<\/a>&nbsp;Capodistria<\/p>\n\n\n\n<p>I delegati sloveni se ne erano appena andati dal Congresso della Lega dei comunisti. Era la fine del 1989, Lubiana aveva varato una serie di riforme costituzionali che avrebbero portato il paese alle prime elezioni democratiche. I comunisti sloveni, che avevano anch\u2019essi contribuito a traghettare il paese verso la democrazia, si presentarono a quel voto con lo slogan \u201cEuropa adesso\u201d. Il loro sogno ed anche quello di tutte le altre forze politiche era di far approdare la Slovenia in Europa, con o senza il resto della Jugoslavia.<\/p>\n\n\n\n<p>Ben presto ci si rese conto che un futuro comune jugoslavo non era pi\u00f9 possibile. La Slovenia proclam\u00f2 l\u2019indipendenza e se la cav\u00f2, tutto sommato a buon mercato. Tutto si risolse in 10 giorni di scaramucce e si concluse dopo qualche mese di trattative diplomatiche per far uscire dal paese le truppe federali e per vedersi riconosciuta l\u2019indipendenza. Quella che era considerata la Svizzera dei Balcani stava cominciando il suo cammino verso l\u2019Europa, proprio quando il resto della federazione stava precipitando in una sanguinosa spirale di conflitti etnici sempre pi\u00f9 violenti.<\/p>\n\n\n\n<p>A Lubiana credevano di essere i primi della classe e con cipiglio austroungarico iniziarono ad adeguare la loro legislazione a quella comunitaria. La convinzione era quella di essere stati molto bravi a fare i compiti e che le porte dell\u2019Europa si sarebbero presto aperte per loro.<\/p>\n\n\n\n<p>In quel periodo a rompere le uova nel paniere dei sogni sloveni ci pens\u00f2 l\u2019Italia. Roma pose tutta una serie di blocchi al cammino europeo di Lubiana a causa dell\u2019irrisolto contenzioso relativo alle propriet\u00e0 immobiliari degli esuli: gli italiani che nell\u2019immediato dopoguerra abbandonarono in massa i territori passati all\u2019allora Jugoslavia. Il problema si risolse con l\u2019apertura del mercato immobiliare sloveno per gli stranieri. A quel punto Lubiana era pronta ad entrare in Europa, ma le cose continuarono a complicarsi.<\/p>\n\n\n\n<p>La prima doccia fredda arriv\u00f2 nel 1997, quando Ungheria, Repubblica Ceca e Polonia vennero invitare a far parte della NATO. Formalmente vennero accolte nell\u2019alleanza nel 1999. L\u2019adesione alla NATO era considerata da molti un passo necessario per quella nell\u2019Unione Europea. La Slovenia era stata lasciata fuori dalla porta non a causa di qualche strano complotto, semplicemente perch\u00e9 erano stati fatti entrare paesi potenzialmente pi\u00f9 utili e tutti ex membri del Patto di Varsavia. Nel paese il clima era di vero e proprio lutto nazionale, uno smacco difficile da digerire per la classe politica e da giustificare di fronte all\u2019opinione pubblica nazionale.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla fine, le porte dell\u2019alleanza si aprirono per la Slovenia solo cinque anni dopo, nel 2004. Per arrivarci Lubiana dovette passare sotto la forca caudina della firma della Dichiarazione di Vilnius, un documento in cui assieme ad Albania, Bulgaria, Croazia, Estonia, Lettonia, Lituania, Macedonia, Slovacchia e Romania espresse sostegno alla linea dura americana nei confronti dell&#8217;Iraq ed all\u2019idea che Saddam Hussein possedesse davvero armi di distruzione di massa. Senza quella firma l\u2019adesione alla NATO sarebbe stata a rischio e forse anche quella all\u2019Unione Europea.<\/p>\n\n\n\n<p>Guardandola dall\u2019ottica della realpolitik il gioco valse la candela. Il primo maggio del 2004 piazza della Transalpina tra Gorizia e Nova Gorica fu lo scenario della manifestazione centrale che celebrava l&#8217;allargamento dell\u2019Unione ad est. Assieme alla Slovenia entrarono a far parte dell\u2019Europa comunitaria anche Cipro, Malta, Ungheria, Polonia, Slovacchia, Lettonia, Estonia, Lituania e Repubblica Ceca.<\/p>\n\n\n\n<p>Sui giornali sloveni illustri commentatori scrissero che il grande sogno si era realizzato e che adesso la politica slovena non aveva pi\u00f9 bisogno di essere unitaria e di marciare insieme verso un grande obiettivo, ma avrebbe potuto diventare normale. Ben presto nel paese emersero le vecchie divisioni e tra le forze politiche iniziarono ad andare in scena indegne \u201cbaruffe chiozzotte\u201d che con il passare del tempo non hanno fatto che aumentare d\u2019intensit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli indicatori macroeconomici e quelli che misurano il livello di vita ed il potere d\u2019acquisto dei cittadini dicono che oggi in Slovenia si vive molto meglio che nel passato, ma ci\u00f2 non basta per mitigare una certa disillusione. Cos\u00ec c\u2019\u00e8 chi sogna un paese fuori dall\u2019Alleanza Atlantica, indipendente in politica estera, magari un ritorno alla politica del non allineamento di jugoslava memoria. Altri guardano con nostalgia alla federazione socialista quando tutti erano pi\u00f9 poveri, ma anche pi\u00f9 uguali. Pi\u00f9 che il rimpianto per l\u2019ex federazione \u00e8 piuttosto quello per la nomea dei primi della classe. La Slovenia, che al tempo della Jugoslavia era considerata la Svizzera dei Balcani, presto ha dovuto rendersi conto che non sarebbe diventata anche la Svizzera dell\u2019Unione europea e che il paese non era altro che una delle tante zone periferiche ai margini dell\u2019Europa.<\/p>\n\n\n\n<p>Sudditi di Vienna prima e poi di Belgrado, gli sloveni tradizionalmente sono privi di un alto senso dello stato. Nei confronti del potere e delle istituzioni mantengono una certa tradizionale sfiducia, che tale si \u00e8 mantenuta anche quando loro stessi sono diventati padroni del loro destino. Proprio per questo il paese, cos\u00ec, deve fare i conti con un progetto statale non perfettamente riuscito.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla fine, per\u00f2 gli sloveni sono anche consapevoli che forse l\u2019Europa potrebbe anche fare a meno della Slovenia, ma non la Slovenia dell\u2019Europa.<\/p>\n\n\n\n<p>da Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono passati venti anni da quando la Slovenia \u00e8 entrata a far parte dell&#8217;Unione europea. Era il primo maggio 2004, in piazza della Transalpina tra Gorizia e Nova Gorica, che si celebrava il primo allargamento dell&#8217;Unione ad est 02\/05\/2024&nbsp;&#8211;&nbsp;&nbsp;Stefano Lusa&nbsp;Capodistria I delegati sloveni se ne erano appena andati dal Congresso della Lega dei comunisti. Era la fine del 1989, Lubiana aveva varato una serie di riforme costituzionali che avrebbero portato il paese alle prime elezioni democratiche. 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