{"id":5144,"date":"2024-04-24T23:19:45","date_gmt":"2024-04-24T21:19:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=5144"},"modified":"2024-04-24T23:19:46","modified_gmt":"2024-04-24T21:19:46","slug":"raccontami-dunque-una-storia","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2024\/04\/24\/raccontami-dunque-una-storia\/","title":{"rendered":"Raccontami dunque una storia\u2026"},"content":{"rendered":"\n<p>di Bianca Della Pietra del 24\/4\/2024<\/p>\n\n\n\n<p>Ovvero riflessioni sull\u2019uso forsennato della parola NARRAZIONE<\/p>\n\n\n\n<p>Nella comunicazione pubblica si usa spesso il termine \u201cnarrazione\u201d: evidentemente comunicare significa raccontare storie. Forse, per meglio dire, raccontare in modo da creare una storia. Pare che funzioni, ma perch\u00e9?<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 ogni persona \u00e8 portatrice di storie: \u00e8 nella natura dell\u2019essere umano e della sua comunit\u00e0;<\/p>\n\n\n\n<p>fermano la vita in uno spazio e in un tempo, offrendone una fotografia e favorendo l\u2019attribuzione di significati;<\/p>\n\n\n\n<p>permettono l\u2019identificazione individuale e collettiva;<\/p>\n\n\n\n<p>si possono ricordare;<\/p>\n\n\n\n<p>traghettano conoscenza ancorata alla pratica;<\/p>\n\n\n\n<p>uniscono periferie di senso e costruiscono verit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma da dove deriva la narrazione e come mai si afferma soprattutto in questi ultimi anni?<\/p>\n\n\n\n<p>Quando Berlusconi decise di dedicarsi alla politica pubblica, lo fece raccontandoci la sua storia partendo dalle proprie origini, esprimendo i propri interessi e le sue passioni. Scese quindi in campo con la sua umanit\u00e0 e concretezza che permise a tutti (tutti per modo di dire) di essere compreso e di identificarsi in qualche modo con lui.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci parlava di cose concrete, non necessariamente e veramente realizzabili, ma che permettevano a chi lo ascoltava di figurarsele e di sentirsi coinvolto nella storia: questa storia \u00e8 anche mia, senza troppi funambolismi ideologici o autoreferenzialit\u00e0 di parte politica.<\/p>\n\n\n\n<p>Le storie non si affidano tanto ai numeri, che peraltro vanno sempre contestualizzati, ma alla persona che racconta, al contesto che si crea usando quelle parole e non altre.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi, con l\u2019uso ormai massivo dei social media, con la generale disaffezione verso la partecipazione alla vita sociale e alla politica, ai tempi di vita e di studio e di lavoro che richiedono sempre maggior flessibilit\u00e0, con la sempre pi\u00f9 evidente necessit\u00e0 di trovare in un leader un punto di riferimento credibile, se non anche stabile, la narrazione \u00e8 diventata la forma comunicativa che costruisce identit\u00e0 e favorisce identificazione recuperando dall\u2019anonimato e dal disinteresse almeno quella parte di elettorato che dimostra anche di aver bisogno di credere in qualcosa e disponibile a dar fiducia in chi pare rappresentarla.<\/p>\n\n\n\n<p>Ancora: perch\u00e9?<\/p>\n\n\n\n<p>Lo storytelling, ovvero il racconto delle storie, viene utilizzato in Italia a partire dagli anni \u201970 per la comunicazione in ambito pubblicitario, laddove in America, lo \u00e8 stato molto prima.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo strumento si colloca all\u2019interno della comunicazione secondo il paradigma narrativo approfondito da Bruner, ma ha origine con la storia dell\u2019uomo in cui l\u2019oralit\u00e0 ha sempre rappresentato un mezzo per tramandare i passaggi pi\u00f9 importanti della vita di persone e di popoli, andando a costituire in un secondo tempo, la raccolta anche scritta, dei miti, delle fiabe e favole, delle parabole.<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo Bruner, il &#8220;narrare&#8221; costituisce una modalit\u00e0 fondamentale del pensiero umano di interpretare la realt\u00e0, e quindi di controllare il mondo dei significati. La modalit\u00e0 narrativa si affianca a quella logico-scientifica e le persone organizzano la loro conoscenza del mondo in base a queste due tipologie. In questo modo conoscono, organizzano le conoscenze, strutturano le loro esperienze: si relazionano con il mondo esterno.<\/p>\n\n\n\n<p>Il pensiero narrativo \u00e8 per\u00f2 una modalit\u00e0 che ha una grande capacit\u00e0 di coesione sociale: organizza sotto forma di racconto gli elementi della cultura e della realt\u00e0 inserendoli in trame e orditi che possono essere descritti, spiegati, trasmessi all\u2019interno di significati, tradizioni, repertori di azioni che quella comunit\u00e0 condivide. Inoltre, si prestano ad essere esportati ai nuovi membri che man mano arrivano e incrementano il contesto umano.<\/p>\n\n\n\n<p>Soprattutto il bambino apprende tramite la narrazione a raccontarsi e a creare la propria identit\u00e0. Lo fa utilizzando diversi strumenti comunicativi, ma quando usa il linguaggio verbale riconduce tutto a una storia. Quando si parla al bambino raccontandogli una storia, lo vediamo arrestarsi incuriosito, in atteggiamento di ascolto. Se poi ci mettiamo un certo tono, la disponibilit\u00e0 all\u2019interpretazione del racconto entrandoci noi stessi, allora il bambino \u00e8 conquistato. E spesso ci richiede di raccontare di nuovo con le stesse parole, senza cambiamenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Allora, eccoci adulti ascoltatori rapiti davanti alla narrazione senza metterne in discussione il contenuto, esattamente come I bambini. Perch\u00e8 la modalit\u00e0 narrativa \u00e8 parte del nostro modo di apprendere. Peccato che da adulti non basta essere dei bravi ascoltatori o narratori: bisogna essere anche dei bravi pensatori che sul racconto hanno la capacit\u00e0 (e la voglia) di verificarlo, di analizzarlo, di confrontarlo con altri, di ascoltare anche il racconto scomodo, quello che non ci convince ma che ci aiuta a riflettere.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNoi siamo fatti per trovare un ordine, modelli e significati nel mondo. Per questo troviamo il caso e il caos del tutto insoddisfacenti. La natura umana rifugge l\u2019imprevedibilit\u00e0 e la mancanza di senso.\u201d Per questo ci raccontiamo storie. Per dare un significato alla complessit\u00e0 dell\u2019esperienza, perch\u00e8 il nostro cervello funziona cos\u00ec. Questo scrive Vittorio Pelligra sul Sole 24 ore citando Thomas Gilovich<a href=\"#_ftn1\">[1]<\/a>, psicologo della Cornell University (U.S.A., Stato di New York) che studia come le persone esprimano giudizi a partire da false valutazioni e giudizi influenzati da stati emotivi che portano a intraprendere linee di azione controproducenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Come nella nostra complessa realt\u00e0 monfalconese? Pare di s\u00ec, ma la sensibilit\u00e0, l\u2019intelligenza e la cultura delle persone non si accontenta di narrazioni incantatrici\u2026speriamo.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a> https:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/siamo-chi-siamo-ma-anche-chi-raccontiamo-essere-AD9Tnci<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Bianca Della Pietra del 24\/4\/2024 Ovvero riflessioni sull\u2019uso forsennato della parola NARRAZIONE Nella comunicazione pubblica si usa spesso il termine \u201cnarrazione\u201d: evidentemente comunicare significa raccontare storie. Forse, per meglio dire, raccontare in modo da creare una storia. Pare che funzioni, ma perch\u00e9? 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