{"id":5130,"date":"2024-04-09T19:24:54","date_gmt":"2024-04-09T17:24:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=5130"},"modified":"2024-04-09T19:26:06","modified_gmt":"2024-04-09T17:26:06","slug":"lo-spreco-di-cibo-un-crimine-contro-lumanita","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2024\/04\/09\/lo-spreco-di-cibo-un-crimine-contro-lumanita\/","title":{"rendered":"Lo spreco di cibo: un crimine contro l\u2019umanit\u00e0"},"content":{"rendered":"\n<p><strong><em>di <strong><em>Piero Belletti* del 9\/4\/2024<\/em><\/strong><\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Produciamo alimenti per 12 miliardi di persone, ma ne sprechiamo pi\u00f9 di un terzo. Di conseguenza, una persona su 10 al mondo non ha di che mangiare, mentre gli altri spesso soffrono di obesit\u00e0. Intanto la produzione, la lavorazione e la distribuzione del cibo contribuiscono a impoverire e inquinare il nostro ambiente. L\u2019ONU pianifica di dimezzare gli sprechi entro il 2030, ma siamo molto lontani da questo obiettivo.<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Tra i numerosi, brutti ricordi del servizio militare (siamo alla fine degli anni \u201970 del secolo scorso) un posto di rilievo spetta alle volte in cui fui comandato a svolgere servizio presso la mensa della caserma. Non tanto per il lavoro, anche se lavare piatti (in realt\u00e0 vassoi\u2026.), pentole e posate e pulire tavoli e pavimenti non \u00e8 certo la massima aspirazione che uno pu\u00f2 avere nella vita. E nemmeno per gli squallidi episodi di gestione allegra cui fui costretto ad assistere: si era in tempi di vacche grasse e non si andava tanto per il sottile\u2026. Ricordo, in particolare, quella volta che il capitano responsabile della mensa mi chiese (meglio, mi ordin\u00f2) di aiutarlo a scaricare dal camioncino che portava i rifornimenti una intera forma di parmigiano reggiano (circa mezzo quintale). Ma non, come sarebbe stato logico, nella dispensa della caserma, bens\u00ec direttamente \u2026 nel bagagliaio della sua auto privata. Auto che, come tutte le altre degli ufficiali, e soprattutto dei sottufficiali, la sera vedevo poi fare la coda per rifornirsi di carburante all\u2019interno della caserma. Ma torniamo al servizio in mensa. Dicevo della cosa che pi\u00f9 mi sconvolgeva: l\u2019enorme quantit\u00e0 di cibo che veniva sprecato. Probabilmente le esigenze venivano gonfiate ad arte, per favorire i fornitori che poi si sdebitavano in non so quale modo, anche se lo posso immaginare; inoltre si cucinava per tutti i militari in forza alla caserma, anche per quelli assenti e nonostante la maggior parte di essi fosse, per usare un eufemismo, insoddisfatta della qualit\u00e0 del cibo della mensa e preferiva quindi scegliere altre alternative per nutrirsi.<\/p>\n\n\n\n<p>E cos\u00ec quantit\u00e0 impressionanti di pasta, ma anche di carne ed altri alimenti pi\u00f9 \u201cpregiati\u201d, finivano nella spazzatura. Lo shock fu notevole, tant\u2019\u00e8 che ancora oggi, a quasi mezzo secolo di distanza quei ricordi sono ancora impressi nella mia memoria. E hanno fortemente condizionato tutta la mia vita, instillando in me una profonda avversione per lo spreco di cibo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Diamo i numeri<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Esperienze personali a parte, lo spreco di cibo \u00e8 una delle pi\u00f9 drammatiche contraddizioni del nostro tempo. C\u2019\u00e8 gente che muore di fame (735 milioni secondo le ultime stime della FAO) (1) e, contestualmente, chi butta tonnellate e tonnellate di cibo. A prescindere dai problemi legati all\u2019eccesso di alimentazione, come il sovrappeso, che colpisce, ad esempio, quattro italiani su dieci, ma che in altri paesi (Croazia. Malta, Repubblica Ceca, Islanda, Ungheria, ecc.) arriva a superare anche il 60% della popolazione. Produciamo cibo sufficiente e sfamare 12 miliardi di persone, ma siamo poco pi\u00f9 di 8 miliardi. \u201c<em>Sprecare il cibo \u00e8 un po\u2019 come rubare ai poveri<\/em>\u201d ha affermato giustamente Papa Francesco. Una situazione che ricorda, ma in modo ancor pi\u00f9 drammatico, quella dell\u2019amministratore delegato portoghese di un grosso gruppo industriale che una volta era italiano e produceva soprattutto automobili (oggi n\u00e9 l\u2019una, n\u00e9 l\u2019altra cosa sono molto chiare\u2026), il quale guadagna da solo come 1.200 dei suoi operai. Pi\u00f9 o meno gli stessi che il gruppo di cui sopra mette in cassa integrazione, di modo che lo stipendio (a questo punto non si capisce pi\u00f9 quale\u2026.) venga pagato dalla collettivit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma torniamo al cibo. Secondo la FAO, oltre un terzo del cibo prodotto sulla Terra viene sprecato, in parte a livello delle aziende produttrici (8%), in parte nella catena che va dalla raccolta alla distribuzione su larga scala (quella che viene definita \u201cperdita di cibo\u201d e che incide per il 14%) e in parte a livello famigliare (il cosiddetto \u201cindice di spreco\u201d, che riguarda le fasi di approvvigionamento e consumo e che pesa per un ulteriore 17%) (2). Tra l\u2019altro, c\u2019\u00e8 anche da considerare che il cibo non utilizzato va incontro a processi di decomposizione sia chimica che microbica, che hanno come effetto una elevata produzione di sostanze pericolose, tra cui in particolare metano: si stima che circa un terzo delle emissioni di gas climalteranti derivi proprio dal cibo non utilizzato. Si parla inoltre di emissioni pari a circa 3,3 miliardi di tonnellate di CO<sub>2<\/sub>, poco meno di quanto rilasciano nel complesso paesi come la Cina o gli Stati Uniti (3).Non solo, il cibo che non viene utilizzato ha avuto una enorme \u201cimpronta ecologica\u201d: c\u2019\u00e8 voluta energia per coltivarlo, si \u00e8 avvelenato l\u2019ambiente con concimi, fitofarmaci o medicinali zootecnici, si sono consumate enormi quantit\u00e0 di acqua e anche le fasi di trasporto, lavorazione e distribuzione hanno richiesto grandi fabbisogni energetici e hanno causato fenomeni di inquinamento diffusi. La stessa distruzione dell\u2019ambiente naturale potrebbe essere ridimensionata con una pi\u00f9 accorta politica di produzione del cibo: oltre i tre quarti della deforestazione che coinvolge l\u2019Amazzonia viene giustificata con la necessit\u00e0 di recuperare terre da coltivare. Senza dimenticare considerazioni che rientrano nella sfera dell\u2019\u201detico\u201d e che riguardano soprattutto gli animali. \u00c8 giusto sottoporre milioni, anzi miliardi, di esseri senzienti a condizioni di vita allucinanti, fino ad arrivare alla loro uccisione, per poi buttare via i prodotti che ne derivano?<\/p>\n\n\n\n<p>Lo spreco di cibo si attesta su 1,3 miliardi di tonnellate, per un valore commerciale che oscilla intorno a un miliardo di dollari. I prodotti maggiormente trasformati in spazzatura sono frutta e verdura (il 45% della produzione), pesce e frutti di mare (35%), cereali (30%), prodotti lattiero-caseari e carne (20%) (4)<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Lo spreco in famiglia<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Anche se qualche piccolissimo passo rispetto al pi\u00f9 recente passato \u00e8 stato compiuto (ad esempio nel nostro Paese gli scarti si sono ridotti di un quarto negli ultimi anni), c\u2019\u00e8 ancora molta strada da fare. Intanto c\u2019\u00e8 da dire che la modesta riduzione osservata nel volume degli sprechi, fenomeno evidenziato su scala mondiale, pare dovuta soprattutto a difficolt\u00e0 economiche pi\u00f9 che a scelte consapevoli e responsabili. E poi siamo ancora su livelli spaventosamente alti: in Italia ognuno di noi spreca, limitatamente all\u2019ambito domestico, circa 25 kg all\u2019anno di cibo. Un dato impressionante, ma ancora inferiore a quanto capita in altre parti del mondo: in Australia si arriva a oltre 70 kg\/anno e su dati di poco inferiori si collocano anche gli Stati Uniti d\u2019America.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Che fare?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Per arginare questo devastante fenomeno occorre chiaramente agire a pi\u00f9 livelli. Gli interventi che coinvolgono le fasi di produzione e distribuzione sono ovviamente i pi\u00f9 difficili da perseguire, perch\u00e9 riguardano contesti spesso internazionali e sono fortemente condizionati dalle politiche economiche a livello mondiale (5). Certamente finch\u00e9 il cibo verr\u00e0 considerato unicamente un prodotto e non la base della sopravvivenza umana, le logiche di profitto continueranno a prevalere e le possibilit\u00e0 di migliorare la situazione rimarranno scarse. Occorre perseguire un vero e proprio cambio di paradigma, che ponga l\u2019equilibrio tra l\u2019uomo e l\u2019ambiente nel quale vive come perno centrale, cui condizionare tutte le scelte sociopolitiche ed economiche che devono essere intraprese. Un cambio epocale, probabilmente utopistico, che per\u00f2 rappresenta l\u2019unica soluzione per garantire un futuro, o quantomeno un futuro che valga la pena di essere vissuto, alla nostra specie.<\/p>\n\n\n\n<p>Un capitolo a parte merita quella che potremmo definire la ristorazione collettiva (mense ristoranti, ecc.). Si tratta di una delle fonti di spreco pi\u00f9 consistenti, che tuttavia potrebbe vedere sostanzialmente ridotti i suoi impatti adottando misure nemmeno troppo complesse. Ad esempio, nel caso delle mense aziendali, prevedendo l\u2019obbligo per i dipendenti di \u201cprenotare\u201d il pasto, in modo da dare a chi cucina l\u2019opportunit\u00e0 di preparare quantitativi di pasti commisurati agli utenti, riducendo in modo palese gli sprechi.<\/p>\n\n\n\n<p>Per quanto riguarda invece il livello \u201cindividuale\u201d \u00e8 forse pi\u00f9 semplice ipotizzare qualche intervento: qui non entriamo in dettagli, sia perch\u00e9 si tratta di considerazioni facilmente comprensibili anche solo seguendo logica e buon senso, sia perch\u00e9 esistono linee guida ed indicazioni in abbondanza. Si vedano, ad esempio, i numerosi \u201cdecaloghi\u201d che sono stati messi a punto, quali quello predisposto dall\u2019ENEA (6). Ovviamente, la base di tutto deve essere la sensibilizzazione individuale, senza la quale ogni passo successivo viene precluso. E anche qui le cose non vanno per nulla bene. La ricchezza che abbiamo conquistato in questi ultimi decenni ci porta a sottovalutare il reale valore dei beni e dei servizi di cui disponiamo, rendendo cos\u00ec molto pi\u00f9 comuni atteggiamenti irresponsabili e fortemente impattanti. Occorre potenziare la cultura dell\u2019uso responsabile delle risorse, lavorando fin dai primissimi livelli dell\u2019ambito scolastico. Attenzione per\u00f2: non lasciamoci ingannare da banalit\u00e0 quali \u201cla giornata della prevenzione dello spreco alimentare\u201d o cose del genere. Anzi, queste iniziative potrebbero addirittura essere controproducenti, insinuando nella convinzione delle persone che quanto fatto in un giorno ci garantisce un comportamento virtuoso anche per le rimanenti 264 giornate\u2026.<\/p>\n\n\n\n<p>Segretario di Pro Natura *Natura e Societ\u00e0<\/p>\n\n\n\n<p>1. https:\/\/www.fao.org\/platform-food-loss-waste\/en\/<\/p>\n\n\n\n<p>2. <a href=\"https:\/\/www.ifco.com\/it\/quale-paese-spreca-piu-cibo\/\">https:\/\/www.ifco.com\/it\/quale-paese-spreca-piu-cibo\/<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>3. <a href=\"https:\/\/ecobnb.it\/blog\/2020\/08\/spreco-cibo\/\">https:\/\/ecobnb.it\/blog\/2020\/08\/spreco-cibo\/<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>4. <a href=\"https:\/\/www.ifco.com\/it\/fermare-gli-sprechi-e-le-perdite-alimentari-con-ifco\/\">https:\/\/www.ifco.com\/it\/fermare-gli-sprechi-e-le-perdite-alimentari-con-ifco\/<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>5. <a href=\"https:\/\/wwf.panda.org\/discover\/our_focus\/food_practice\/food_loss_and_waste\/driven_to_waste_global_food_loss_on_farms\/\">https:\/\/wwf.panda.org\/discover\/our_focus\/food_practice\/food_loss_and_waste\/driven_to_waste_global_food_loss_on_farms\/<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>6. <a href=\"http:\/\/www.comune.torino.it\/ambiente\/bm~doc\/decalogoeneasprecoalimentare.pdf\">http:\/\/www.comune.torino.it\/ambiente\/bm~doc\/decalogoeneasprecoalimentare.pdf<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Piero Belletti* del 9\/4\/2024 Produciamo alimenti per 12 miliardi di persone, ma ne sprechiamo pi\u00f9 di un terzo. Di conseguenza, una persona su 10 al mondo non ha di che mangiare, mentre gli altri spesso soffrono di obesit\u00e0. Intanto la produzione, la lavorazione e la distribuzione del cibo contribuiscono a impoverire e inquinare il nostro ambiente. L\u2019ONU pianifica di dimezzare gli sprechi entro il 2030, ma siamo molto lontani da questo obiettivo. 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