{"id":5076,"date":"2024-03-07T23:20:00","date_gmt":"2024-03-07T22:20:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=5076"},"modified":"2024-03-08T09:03:58","modified_gmt":"2024-03-08T08:03:58","slug":"controstoria-dellalpinismo-restituisce-agli-alpigiani-il-ruolo-di-primi-conquistatori-delle-montagne","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2024\/03\/07\/controstoria-dellalpinismo-restituisce-agli-alpigiani-il-ruolo-di-primi-conquistatori-delle-montagne\/","title":{"rendered":"\u201cControstoria dell\u2019alpinismo\u201d restituisce agli alpigiani il ruolo di primi conquistatori delle montagne"},"content":{"rendered":"\n<p>di Melania Lunazzi del 6 Marzo 2024 da da www.montagna.tv<\/p>\n\n\n\n<p>Il nuovo libro di Andrea Zannini dimostra, che l\u2019alpinismo non \u00e8 stato inventato da cittadini e borghesi, ma era gi\u00e0 praticato dai montanari. Anche solamente per diletto.<br>Questo libro racconta una storia senza Storia. Quella di coloro che per primi salirono le montagne, senza avere gli strumenti, ma spesso nemmeno l\u2019esigenza, di raccontarlo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ribaltare una visione univoca e mettere in discussione la versione ufficiale della storia dell\u2019alpinismo rileggendo le fonti esistenti, senza censurare o trascurare alcun dettaglio, con mente aperta e spirito obiettivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo lo scopo che si \u00e8 posto il suo autore Andrea Zannini, che da molti anni si dedica allo studio della storia dell\u2019alpinismo, con alle spalle un bagaglio da appassionato rocciatore e redattore di guide delle Dolomiti, e un presente da giurato in due sezioni del Premio letterario carnico Leggimontagna, oltre che di professore all\u2019Universit\u00e0 degli studi di Udine.<\/p>\n\n\n\n<p>La sua Controstoria dell\u2019alpinismo (Editore Laterza, collana I Robinson, 191 pagine, 18 euro), da pochi giorni in libreria, propone con sguardo acuto e con il rigoroso metodo dello storico di professione, la rilettura di quanto ad oggi noto, mettendo in primo piano il ruolo degli alpigiani, e valorizzando le loro sottaciute competenze e il fondamentale contributo dato nella costruzione ante litteram del grande \u201cgioco\u201d dell\u2019alpinismo.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli scienziati che si spinsero sulle cime alla ricerca di fossili e minerali, per dare un senso all\u2019origine del mondo e per lo studio delle scienze naturali, non furono, dunque, i veri pionieri delle prime salite alle vette n\u00e9, tantomeno, lo furono gli avventurosi viaggiatori inglesi fondatori dell\u2019Alpine Club. Tali primati andrebbero messi in discussione o quantomeno riletti sotto una luce diversa.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cL\u2019alpinismo \u2013 scrive Zannini nel primo capitolo del volume \u2013 \u00e8 un\u2019attivit\u00e0 di loisir, di ricreazione e anche di sfida e competizione gi\u00e0 praticata nelle valli alpine dagli stessi alpigiani, di tutte le classi sociali, e di cui si ha notizia da molto prima che le montagne fossero \u201cvisitate\u201d da coloro che venivano dalle pianure e dalle citt\u00e0\u201d, ovvero dai \u201cturisti\u201d, forestieri non residenti in montagna. Una prospettiva, rileva Zannini, gi\u00e0 intuita da altri, Massimo Mila in primis, ma mai affrontata sistematicamente come invece si fa in questo libro.<\/p>\n\n\n\n<p>Si \u00e8 detto in tutte le storie dell\u2019alpinismo che l\u2019esercizio di un\u2019attivit\u00e0 cos\u00ec inutile non poteva interessare i valligiani e i montanari, impegnati nel vivere una vita difficile e faticosa ai piedi dei monti.<\/p>\n\n\n\n<p>Quella del \u201cgioco\u201d e della ricerca del puro piacere contemplativo nel vagare per monti e nel raggiungere una cima, era una dimensione che non poteva appartenere agli alpigiani: ecco la versione ufficiale. Ma perch\u00e9 no, si domanda Zannini?<\/p>\n\n\n\n<p>Il gioco, lo svago, appartengono da sempre a tutti i tipi di societ\u00e0, anche a quelle delle Alpi, basate su un\u2019economia di sussistenza. E dunque anche i valligiani potevano aver avuto la curiosit\u00e0 di salire su una cima per il puro gusto di farlo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il lavoro di Zannini ri-indaga l\u2019excursus storico che conduce alla nascita dell\u2019alpinismo fino alla seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento, con la frequentazione delle montagne fin dalla preistoria. I ritrovamenti avvenuti negli ultimi anni (2003) nelle Alpi Bernesi al Passo dello Schnidejoch, cos\u00ec come, molti anni prima \u00d6tzi e altri siti esplorati di recente dimostrano che \u201cla colonizzazione preistorica delle Alpi \u00e8 una pagina che viene continuamente riscritta\u201d e che gi\u00e0 migliaia di anni fa c\u2019erano percorsi che si snodavano sulle dorsali dei monti, non solo nelle valli.<\/p>\n\n\n\n<p>Dal Rinascimento in poi Zannini riporta vari trattati dell\u2019epoca che dimostrano come la frequentazione delle montagne fosse comune. Il medico e filosofo bergamasco Grataroli a met\u00e0 del Cinquecento dispensa consigli su come muoversi tra i monti e proteggersi dalla cecit\u00e0 da neve.<\/p>\n\n\n\n<p>Il famoso De Alpibus commentarius dello svizzero Josias Simler riporta informazioni sull\u2019uso dei ramponi, dell\u2019alpenstock e persino della corda per muoversi sui ghiacciai dimostrando che \u201cbuona parte dell\u2019attrezzatura di quello che convenzionalmente si considera il \u2018primo alpinismo\u2019 \u2013 scrive Zannini \u2013 era gi\u00e0 nel patrimonio della culture on the ground degli alpigiani tre secoli prima\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>I montanari hanno svolto da sempre mestieri che comportavano una elevata esposizione al rischio: cercatori di cristalli, pastori, bracconieri, contrabbandieri, coloro che effettuavano servizi di marronage, ovvero di trasporto di cose e persone da una parte all\u2019altra di passi e montagne.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 il caso della scalata al Mont Aiguille, nelle Alpi del Delfinato, ordinata dal re di Francia Carlo VIII ad Antonio de Ville nel 1492: la prima salita veramente alpinistica ad oggi conosciuta, compiuta con metodi artificiali. Anche se pass\u00f2 alla storia come \u201cMont Inaccessible\u201d, altre fonti nel Settecento, sottolinea l\u2019autore, confutano tale primato, ricordando che la vetta veniva raggiunta dai contadini della zona da pi\u00f9 di due secoli.<\/p>\n\n\n\n<p>Similmente le salite di Conrad Gessner al Pilatus (1555) e di Johannes M\u00fcller allo Stockhorn, nelle Prealpi Bernesi, documentano, assieme ad altre riportate nel volume, l\u2019interesse degli Umanisti per le montagne.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche in Appennino i veri pionieri delle montagne furono i cacciatori, come dimostra la storia della prima salita al Gran Sasso: anche se il merito \u00e8 andato al marchese e naturalista teramano Orazio Delfico nel 1794, la cima era stata gi\u00e0 raggiunta nel Cinquecento dall\u2019ingegnere militare Francesco De Marchi, a sua volta guidato da un cacciatore di camosci di nome Francesco di Domenico: ma la memoria di quella ascensione venne rimossa.<\/p>\n\n\n\n<p>Un ruolo importante ebbero anche monaci e religiosi \u2013 il cui rapporto con la montagna Zannini ha gi\u00e0 indagato nel libro Tonache e piccozze (CDA e Vivalda editori, 2004) \u2013 ricordati con vari esempi intraprendenti: la salita nel 1766 al Monte Titlis del parroco zurighese Konrad F\u00fcssli, raccontata con una sua accurata relazione, dimostra come le tecniche di progressione impiegate fossero note gi\u00e0 alle popolazioni alpine, ben prima dell\u2019epopea del Monte Bianco.<\/p>\n\n\n\n<p>E il caso pi\u00f9 famoso di rimozione del contributo dei valligiani \u2013 in questo caso un esponente della media borghesia locale \u2013 \u00e8 quello della gara alla salita del Monte Bianco. Qui la cancellazione dalla memoria dei posteri ha interessato la figura del medico Michel-Gabriel Paccard, pi\u00f9 tardi valorizzato con la realizzazione di una statua a lui dedicata a Chamonix, ma ai tempi escluso perch\u00e9 \u201cdi troppo\u201d all\u2019interno del clich\u00e9 che contemplava soltanto i ruoli dell\u2019ideatore illuminato \u2013 lo scienziato Horace B\u00e9n\u00e9dicte de Saussure \u2013 e dell\u2019esecutore (la guida e cacciatore Jacques Balmat).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Melania Lunazzi del 6 Marzo 2024 da da www.montagna.tv Il nuovo libro di Andrea Zannini dimostra, che l\u2019alpinismo non \u00e8 stato inventato da cittadini e borghesi, ma era gi\u00e0 praticato dai montanari. Anche solamente per diletto.Questo libro racconta una storia senza Storia. Quella di coloro che per primi salirono le montagne, senza avere gli strumenti, ma spesso nemmeno l\u2019esigenza, di raccontarlo. 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