{"id":5040,"date":"2024-02-13T18:47:21","date_gmt":"2024-02-13T17:47:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=5040"},"modified":"2024-02-13T18:47:22","modified_gmt":"2024-02-13T17:47:22","slug":"il-ricordo-fra-ragione-e-sentimento","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2024\/02\/13\/il-ricordo-fra-ragione-e-sentimento\/","title":{"rendered":"Il &#8220;ricordo&#8221;, fra ragione e sentimento"},"content":{"rendered":"\n<p>di Andrea Bellavite del 13\/02\/2024<\/p>\n\n\n\n<p>In questi giorni si \u00e8 parlato molto di memorie e di ricordi. E se, come qualcuno dice, questi fossero ancora vissuti come momenti nei quali si&nbsp; rende di nuovo vivo e presente ci\u00f2 che \u00e8 accaduto, sarebbe onesto riconoscere l&#8217;impossibilit\u00e0 di una &#8220;memoria condivisa&#8221;. Anzi, la memoria non potrebbe altro che essere sempre &#8220;divisiva&#8221;, in quanto le emozioni e i sentimenti delle persone coinvolte determinerebbero &#8211; come di fatto accade &#8211; l&#8217;inevitabile unilateralit\u00e0 dei punti di vista.<\/p>\n\n\n\n<p>Non c&#8217;\u00e8 da farsi illusioni, le &#8220;giornate&#8221; non potranno fare altro che rinfocolare le polemiche, almeno fino a quando coinvolgeranno la sfera emotiva di chi le celebrer\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>C&#8217;\u00e8 anche da dire che, nel momento in cui ci\u00f2 non accadesse pi\u00f9, esse si trasformerebbero in riti formali, incapaci di mobilitare la testa e il cuore. E&#8217; un po&#8217; il caso della &#8220;Memoria&#8221; del 27 gennaio, ridotta a un&#8217;ossessiva ripetizione di un &#8220;mai pi\u00f9&#8221; al quale &#8211; guardando come va il mondo &#8211; ci si crede sempre meno.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Come fare allora per rivalutare il senso di un&#8217;autentica ricerca storica che possa consentire la ricostruzione dell&#8217;intero contesto del XX secolo, all&#8217;interno del quale si sono svolti gli avvenimenti dei quali ci si vuole ricordare o fare memoria?<\/p>\n\n\n\n<p>Il primo passo \u00e8 assumere il metodo storico che necessariamente, se correttamente applicato, \u00e8 per definizione svincolato dal coinvolgimento emotivo. Da una corretta e approfondita analisi dovrebbero emergere dati rigorosamente documentati e sguardi d&#8217;insieme in grado di evitare l&#8217;isolamento di alcuni particolari a danno del contesto complessivo. Per esempio, non si pu\u00f2 studiare la prima guerra mondiale senza approfondire le conseguenze dei Trattati di Pace. Ricostruendo il ventennio del fascismo, non ci si pu\u00f2 dimenticare delle persecuzioni e vessazioni subite dal popolo sloveno. E ponendo la lente sulla seconda guerra mondiale, \u00e8 necessario ribadire le colpe oggettive di chi questo terribile conflitto lo ha voluto e sostenuto, cio\u00e8 Hitler e il nazismo tedesco con Mussolini e il fascismo italiano. Quando si parla di foibe, occorre ricordare tutte le vittime di guerra &#8211; di tutte le parti coinvolte nel conflitto, a triste dimostrazione dell&#8217;inesistenza di una caratterizzazione etnica &#8211; che tra il 1943 e il 1945 hanno avuto la sventura di trovare in esse la loro tomba. Come poi non collegare agli eventi del maggio 1945 &#8211; non certo come giustificazione individuale, ma come spiegazione e giudizio storico &#8211; le &#8220;imprese&#8221; della Decima Mas durante l&#8217;occupazione nazi-fascista della Slovenia, i processi sommari, le fucilazioni, i paesi bruciati e la deportazione di donne e bambini sloveni nei campi di concentramento controllati dagli italiani? E pensando alla scelta di andarsene di migliaia di esuli &#8220;optanti&#8221; dopo gli Accordi di Parigi del 10 febbraio 1947, \u00e8 inevitabile porsi anche dalla parte degli interlocutori che in quello stesso giorno potrebbero festeggiare la definitiva liberazione ufficiale della loro terra slovena, ingiustamente occupata dagli italiani sulla base del Trattato di Rapallo del 1920.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Questa analisi, in termini sintetici ma coinvolgenti, \u00e8 gi\u00e0 stata avviata, con il documento pubblicato nell&#8217;anno 2000 dalla Commissione Mista di storici sloveni e italiani, costituita a livello delle due Nazioni nel 1993, pi\u00f9 di 30 anni fa. Molte serie ricerche storiografiche, radicate in quel fondamentale testo, hanno permesso successivamente di scoprire nuovi elementi e di evidenziare la fondatezza o meno di precedenti ricostruzioni, riguardanti i luoghi, i tempi, i numeri relativi alla reale consistenza dei fenomeni legati all&#8217;immediato dopoguerra.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La celebrazione della &#8220;Capitale europea della Cultura&#8221; pu\u00f2 essere l&#8217;occasione per superare l&#8217;inevitabile scontro emotivo che caratterizza ogni passaggio del 10 febbraio?&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Lo pu\u00f2 essere eccome, se si fugge da due tentazioni, entrambe venefiche. La prima \u00e8 quella di evitare di affrontare l&#8217;argomento, proprio perch\u00e9 si sa in partenza quanto sia &#8220;divisivo&#8221;: parliamo solo di ci\u00f2 che ci unisce, lasciamo perdere ci\u00f2 che ci divide. Invece l&#8217;appuntamento del 2025 \u00e8 proprio quello giusto per rispolverare il Documento del 2000 &#8211; purtroppo sostanzialmente dimenticato come punto di partenza &#8211; e sulla sua base riprendere un dialogo intenso, attraverso conferenze di storici documentati, presentazione e pubblicazione di dati e di solide ricerche, approfondimento di fatti e di antefatti.<\/p>\n\n\n\n<p>La seconda \u00e8 quella, apparentemente innocua ma in realt\u00e0 pericolosa, di equiparare tutto, in nome di un malinteso umanitarismo. Ci\u00f2 si \u00e8 verificato nel passato attraverso la dolce espressione della &#8220;riconciliazione delle memorie&#8221;. Si \u00e8 inteso con ci\u00f2 affermare la dignit\u00e0 di ogni essere umano, il giusto pensiero di piet\u00e0 per ogni caduto, il rispetto profondo per il dolore di ogni familiare che piange i propri morti, senza avere spesso neppure una tomba sulla quale versare le lacrime. Ma non andando oltre al livello emotivo riguardante i casi individuali, si \u00e8 rischiato di cancellare il giudizio storico, equiparando le vittime e i carnefici, i liberatori e gli oppressori, quelli che hanno combattuto dalla parte giusta e quelli dall&#8217;ingiusta.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Oppure &#8211; \u00e8 il caso di questi giorni &#8211; si assiste a un processo di deresponsabilizzazione che in nome degli attuali buoni rapporti tra gli Stati confinanti, paradossalmente riconosce come colpevoli degli eventi connessi alla guerra nazi-fascista coloro che hanno contribuito in modo decisivo a portare alla conclusione tale conflitto e a cancellare dalla storia quelle dittature. Secondo questa vulgata, il fascismo e il nazismo &#8211; causa principale della guerra con tutte le sue conseguenza &#8211; sono assolti da ogni responsabilit\u00e0 relativa alle foibe, in quanto eventi accaduti nei giorni successivi la fine del conflitto. Le attuali Nazioni confinanti sono assolte in quanto non presenti all&#8217;epoca dei fatti. Gli unici colpevoli sarebbero quindi i &#8220;titini comunisti&#8221; (cos\u00ec sono stati chiamati anche ieri a Basovizza), animati da un incomprensibile e improvviso odio nei confronti di chi aveva collaborato con i sanguinosi regimi precedenti. E&#8217; fin troppo evidente quanto questa concezione sia un classico esempio di uso (distorto) politico della storia, in un momento di rinascenti nostalgie revisioniste.<\/p>\n\n\n\n<p>La storia non si fa cos\u00ec, ma come ogni altra scienza, con dati e interpretazioni suffragate da documenti. Si lascino alla &#8220;memoria divisiva&#8221; le Giornate del Ricordo e si rispetti lo spazio individuale delle emozioni e dei ricordi dolorosi. Ma si affronti invece con seriet\u00e0 e metodo la Storia con la S maiuscola alla mano, un percorso collettivo di ricerca della verit\u00e0 per quanto possibile oggettiva, di approfondimento dell&#8217;intero contesto e di fondamento per un&#8217;autentica civile e costruttiva convivenza. Non con la costrizione del silenzio, ma con la parola frutto di uno studio intenso, il passato pu\u00f2 divenire un tesoro di conoscenza dal quale attingere le risorse per costruire insieme un miglior presente e una prospettiva futura.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Andrea Bellavite del 13\/02\/2024 In questi giorni si \u00e8 parlato molto di memorie e di ricordi. E se, come qualcuno dice, questi fossero ancora vissuti come momenti nei quali si&nbsp; rende di nuovo vivo e presente ci\u00f2 che \u00e8 accaduto, sarebbe onesto riconoscere l&#8217;impossibilit\u00e0 di una &#8220;memoria condivisa&#8221;. 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