{"id":4983,"date":"2024-01-13T15:14:27","date_gmt":"2024-01-13T14:14:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=4983"},"modified":"2024-01-13T15:14:28","modified_gmt":"2024-01-13T14:14:28","slug":"trieste-e-litalia","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2024\/01\/13\/trieste-e-litalia\/","title":{"rendered":"Trieste e l\u2019Italia *"},"content":{"rendered":"\n<p>di Franco Belci<\/p>\n\n\n\n<p>Sono passati vent\u2019anni dalla celebrazione del cinquantesimo anniversario del ritorno di Trieste all\u2019Italia e, in questo 2024, si torna alle suggestioni della cifra tonda. In un suo recente editoriale, Fabrizio Brancoli ha messo in guardia rispetto alla \u201ccaccia intensiva alle ricorrenze\u201d, alle ripetizioni seriali, suggerendo criteri ispirati alla selettivit\u00e0 delle scelte.<\/p>\n\n\n\n<p>E ha citato un bellissimo volumetto che Anna Rossi Doria scrisse 25 anni fa sul rapporto tra storia e memoria. Quest\u2019ultima, sostenne la studiosa romana, \u201ctende a unire presente e passato\u201d; la storia \u201cpur partendo dalle domande del presente, ne certifica e ne persegue la irreparabile separazione\u201d. Tuttavia ci sono fili comuni tra l\u2019una all\u2019altra che chiamano in causa il nesso tra identit\u00e0 e responsabilit\u00e0. E\u2019 esattamente questo, a mio avviso, il profilo che la citt\u00e0, \u00e8 chiamata a rappresentare, partendo da quanto di buono ha accompagnato la ricorrenza del cinquantenario, coinciso, va ricordato, con l\u2019allargamento della UE alla Slovenia.<\/p>\n\n\n\n<p>Allora, le due vicende si intrecciarono e si sommarono: il ricordo del ritorno all\u2019Italia si accompagn\u00f2 ad un\u2019 inebriante sensazione di libert\u00e0 per il venir meno di quelle barriere con le quali i triestini avevano convissuto per diversi lustri. Seguendo i contorni di questo profilo si possono intravvedere, in filigrana, tre temi. Innanzitutto quello dell\u2019Europa, i cui sommovimenti sono sempre stati decisivi nel determinare il destino di Trieste. Poi quello dei confini e della loro storia complessa e drammatica; infine quello degli orizzonti che la citt\u00e0 intende darsi riflettendo su se stessa. Insomma, si dovrebbe rinunciare alla logica generalista e alla retorica celebrativa per cercare tracce magari meno visibili, ma utili al futuro della citt\u00e0. L\u2019allargamento della UE alla Slovenia suscit\u00f2 grandi speranze. Si poteva immaginare un rinnovato ruolo per Trieste, non pi\u00f9 tormentata dai nazionalismi del Novecento, e protesa verso Est in un contesto nel quale si erano da poco spenti gli echi della guerra nei Balcani che avevano raggiunto le nostre case. Si poteva pensare ad un\u2019Europa che fosse soggetto fondato sulla solidariet\u00e0, unione di minoranze che, al di fuori di ogni egemonia, si riconoscessero nella costruzione e nel rispetto di regole comuni e nella condivisione dei diritti di cittadinanza e di quelli sociali. Le aspettative di allora sono state deluse, non solo perch\u00e9 il nazionalismo spesso \u00e8 riaffiorato, sotto la forma rappresa della propaganda.<\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 stata anche l\u2019Unione a fare molti passi indietro. Il modello fondato sulle politiche di bilancio non regge di fronte ai nuovi problemi politici ed economici e alle emergenze sanitarie che il Continente \u00e8 stato chiamato ad affrontare. E il vincolo dell\u2019 unanimit\u00e0 nelle scelte strategiche \u00e8 divenuto un serio ostacolo per l\u2019esercizio effettivo di un metodo democratico, sollecitando talvolta lo scambio improprio tra ragioni dell\u2019economia e diritti fondamentali della persona. Infine, si sono rimaterializzati barriere e filo spinato per contenere, peraltro senza successo, i flussi migratori, e appare lontana una soluzione solidale. Ma queste condizioni non si superano tornando indietro: occorre trovare idee ed energie per rilanciare lo spirito e i principi della Carta dei diritti fondamentali di Nizza. Quello che possiamo fare noi triestini, che, per primi, ne abbiamo provato concretamente gli effetti, \u00e8 testimoniare l\u2019eredit\u00e0 del 2004.<\/p>\n\n\n\n<p>Certo, non sar\u00e0 qui che si decideranno le sorti dell\u2019Europa. Ma dalla tradizione cosmopolita della citt\u00e0, dalla sua ricchezza culturale, dalle vicende complicate e drammatiche delle sue 5 appartenenze statuali, riscritte in questi ultimi anni da una ricerca storica libera dai condizionamenti della propaganda, possono arrivare contributi importanti.<\/p>\n\n\n\n<p>Abbiamo ancora bisogno di quei \u201ccostruttori di ponti\u201d, di quegli \u201cesploratori di frontiera\u201d ai quali si riferiva Alex Langer alla fine degli anni \u201980 e che la citt\u00e0, in forma minoritaria, ha sempre saputo esprimere. Persone capaci di coniugare due parole in apparenza opposte: appunto, orizzonti e confini. Sono termini che ispirano infinite metafore. I primi suggeriscono l\u2019idea di spazi infiniti, ma impongono i limiti della percezione. I secondi richiamano chiusure e limitazioni, ma sollecitano anche i concetti di incontro e di passaggio (\u201ccum finis\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>Letti assieme, costituiscono una rappresentazione delle contraddizioni e delle ambiguit\u00e0 della realt\u00e0, ma anche della ricchezza intellettuale della citt\u00e0. da Il Piccolo 11 gennaio 2024 *<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Franco Belci Sono passati vent\u2019anni dalla celebrazione del cinquantesimo anniversario del ritorno di Trieste all\u2019Italia e, in questo 2024, si torna alle suggestioni della cifra tonda. In un suo recente editoriale, Fabrizio Brancoli ha messo in guardia rispetto alla \u201ccaccia intensiva alle ricorrenze\u201d, alle ripetizioni seriali, suggerendo criteri ispirati alla selettivit\u00e0 delle scelte. 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