{"id":4973,"date":"2024-01-07T17:52:32","date_gmt":"2024-01-07T16:52:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=4973"},"modified":"2024-01-07T17:52:32","modified_gmt":"2024-01-07T16:52:32","slug":"vlaki-za-koncentracijska-taborisca-i-treni-per-i-lager-di-luciano-patat-da-oggi-anche-in-lingua-slovena","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2024\/01\/07\/vlaki-za-koncentracijska-taborisca-i-treni-per-i-lager-di-luciano-patat-da-oggi-anche-in-lingua-slovena\/","title":{"rendered":"Vlaki za koncentracijska tabori\u0161\u010da. &#8220;I treni per i Lager&#8221; di Luciano Patat da oggi anche in lingua slovena"},"content":{"rendered":"\n<p>di Andrea Bellavite del 7\/1\/2024<\/p>\n\n\n\n<p>Oltre a essere interessante e importante, il libro di Luciano Patat suscita pensieri di profonda umanit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Il suo lavoro certosino ha consentito di ricostruire molti aspetti della deportazione nei campi di concentramento e di sterminio, fascisti e nazisti, di coloro che sono passati per il carcere di via Barzellini a Gorizia. La maggior parte di essi sono sloveni, tanti sono ebrei, quasi l\u2019intera comunit\u00e0 locale, ma ci sono anche italiani antifascisti e appartenenti ad altre nazionalit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Per iniziativa soprattutto di Igor Komel, direttore del Kulturni dom di Gorizia, con l&#8217;Istituto Friulano per la storia del Movimento di Liberazione, \u00e8 stata pubblicata e sar\u00e0 presto presentata ufficialmente la traduzione del libro in lingua slovena. Il lavoro si \u00e8 dimostrato molto complesso e difficile, soprattutto per ci\u00f2 che concerne l\u2019ampio elenco di oltre 3000 nomi che costituisce l\u2019appendice al testo. Il \u201cproblema\u201d \u00e8 che tutti gli internati sono stati registrati con il nome, il cognome e il paese di provenienza rigorosamente scritti in lingua italiana. Non si pu\u00f2 onorare chi ha vissuto queste tragedie senza restituire almeno l\u2019identit\u00e0 conferita con la nascita e il toponimo corretto del luogo dove si \u00e8 cresciuti. Cercando di risalire alle origini, i traduttori &#8211; in particolare Igor Tuta e Pia Le\u0161nik, con la collaborazione di Marko Marin\u010di\u010d &#8211; hanno compiuto un grande ma doveroso sforzo.&nbsp;&nbsp;Se gi\u00e0 \u00e8 stato difficile ricostruire l\u2019esatto nome delle localit\u00e0, ancora pi\u00f9 delicato si \u00e8 rivelato lo sforzo di ritrovare i cognomi, ossessivamente e violentemente trasformati dalla volont\u00e0 di forzata italianizzazione del territorio perseguita nel corso del ventennio fascista.<\/p>\n\n\n\n<p>Lavorando intensamente su ogni persona citata nelle liste, ricostruendo il percorso di detenzione dall\u2019arresto ai lager, si \u00e8 come sopraffatti da un moto di grande commozione e anche di rabbia. Ogni nome e cognome appartiene a una persona concreta, strappata con la forza alla vita quotidiana, trascinata verso una durissima prigionia e molto spesso verso la morte. Come non pensare alla notte o al giorno del rastrellamento, alle grida dei soldati, al pianto dei bambini, alle suppliche delle mogli? Come non provare vergogna per questa sistematica opera di distruzione della dignit\u00e0 di ogni essere umano? Come non sentirsi compartecipi con i deportati delle ansie, dei giustificati timori, dell\u2019incertezza sul proprio destino? Quante migliaia di vicende individuali e collettive si intrecciano fra loro, quanti piccoli e grandi eroi dimenticati dalla storia hanno ritrovato almeno una menzione del loro transito in questa vita, grazie alla ricerca di Patat!<\/p>\n\n\n\n<p>Un aspetto che colpisce molto \u00e8 anche la capillarit\u00e0 dell\u2019azione della polizia fascista e nazista. Da piccoli villaggi delle valli della Vipava, dell\u2019Idrijca, dell\u2019Idrja e della So\u010da&nbsp;sono stati portati via decine di abitanti, lasciando in essi un vuoto immenso, in un tempo gi\u00e0 difficilissimo a causa della guerra. Perfino da borghi sperduti tra i monti, agglomerati di al massimo quattro o cinque case, la gente veniva trascinata sui camion militari per essere condotta al carcere di Gorizia, dove, dopo sommario processo, ciascuno veniva instradato verso il compiersi del suo destino.<\/p>\n\n\n\n<p>La macchina del male assoluto ha funzionato fin troppo bene e se nel tempo \u00e8 stata sconfitta, grazie all\u2019impegno dei partigiani e degli eserciti di liberazione, lo si deve anche al sacrificio di queste migliaia di donne e uomini che hanno pagato con la deportazione e a volte con la vita, la loro silenziosa opposizione alla violenza del regime. Grazie al libro di Luciano Patat si ravviva la loro memoria, grazie all\u2019impegno dei traduttori essi hanno recuperato anche il loro vero nome e la corretta dizione dei luoghi della loro vita. Hanno ritrovato, ahim\u00e9 troppo tardi, ci\u00f2 che una violenza ottusa e prepotente aveva loro sottratto, una vergogna fascista, ma anche italiana, che richiederebbe come minimo un\u2019urgente assunzione di responsabilit\u00e0, insieme a una necessaria, sia pur tardiva, richiesta di perdono.&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Andrea Bellavite del 7\/1\/2024 Oltre a essere interessante e importante, il libro di Luciano Patat suscita pensieri di profonda umanit\u00e0. Il suo lavoro certosino ha consentito di ricostruire molti aspetti della deportazione nei campi di concentramento e di sterminio, fascisti e nazisti, di coloro che sono passati per il carcere di via Barzellini a Gorizia. 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