{"id":4961,"date":"2023-12-24T16:30:40","date_gmt":"2023-12-24T15:30:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=4961"},"modified":"2023-12-24T16:30:41","modified_gmt":"2023-12-24T15:30:41","slug":"il-futuro-dellenergia","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2023\/12\/24\/il-futuro-dellenergia\/","title":{"rendered":"Il futuro dell\u2019energia"},"content":{"rendered":"\n<p>di Riccardo Graziano del 13\/11\/2023<\/p>\n\n\n\n<p>In Italia si sta dibattendo molto sul futuro dell\u2019approvvigionamento energetico e della mobilit\u00e0 elettrica, argomenti strettamente correlati e sui quali le opinioni divergono sensibilmente nelle varie formazioni che compongono il panorama politico.<\/p>\n\n\n\n<p>In particolare, la Destra al Governo frena sulla transizione alle rinnovabili e alla mobilit\u00e0 elettrica, adducendo motivazioni relative a possibili problemi occupazionali per quanto riguarda le aziende impegnate nei settori \u201ctradizionali\u201d. L\u2019attuale esecutivo \u00e8 addirittura entrato in rotta di collisione con l\u2019Unione europea sullo stop imposto alla produzione di veicoli con motore a scoppio entro il 2035, termine che secondo il nostro Governo andrebbe prorogato perch\u00e9 i tempi \u2013 12 anni, pari a quattro Olimpiadi \u2026 &#8211; sarebbero troppo ristretti per consentire all\u2019industria automobilistica italiana di convertirsi, cosa che invece non sembra preoccupare la Germania, maggior produttore europeo di veicoli. Naturalmente, la posizione governativa ha riscosso ampi consensi fra imprenditori, lavoratori e cittadini, preoccupati dalla prospettiva di ulteriori &nbsp;cali occupazionali.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma \u00e8 tempo di evidenziare che su questi argomenti esistono due linee di pensiero, o meglio due realt\u00e0 parallele: quella prospettata dall\u2019attuale Governo italiano e quella che sta gi\u00e0 avvenendo nel resto del mondo. Attenzione, non si tratta di un\u2019affermazione politicizzata, ma della semplice presa d\u2019atto delle tendenze mondiali attualmente in corso, che a loro volta consentono proiezioni piuttosto precise sugli sviluppi a venire nei prossimi sette anni, quelli che ci separano dal fatidico 2030, anno entro il quale l\u2019Unione europea prevede l\u2019obbligo di ridurre le proprie emissioni del 55%.<\/p>\n\n\n\n<p>I dati relativi al procedere della transizione energetica sono stati recentemente pubblicati nel World Energy Outlook (WEO), il rapporto dell\u2019Agenzia Internazionale dell\u2019Energia (International Energy Agency &#8211; IEA) che analizza i dati a livello mondiale. In esso vediamo per esempio che la potenza installata di fotovoltaico ed eolico \u00e8 pi\u00f9 che quadruplicata fra il 2019 e il 2023, arrivando a sfiorare i 5.000 GW. Un risultato superiore alle stesse previsioni delle precedenti edizioni del WEO, dovuto all\u2019aumento del sostegno politico e alla progressiva diminuzione dei costi che contraddistingue tutte le tecnologie man mano che progrediscono e implementano processi industriali ed economie di scala. Tuttavia, l\u2019incremento non \u00e8 sufficiente per raggiungere i traguardi previsti dall\u2019Accordo di Parigi e che la stessa UE si \u00e8 imposta, dunque occorre fare ancora di pi\u00f9. <em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La crescita esponenziale delle rinnovabili appena descritta rientra in uno scenario pi\u00f9 ampio che lascia intravedere un rivolgimento profondo dell\u2019intero sistema energetico nei prossimi sette anni, da qui al 2030. Motivo per cui il rapporto WEO quest\u2019anno \u00e8 stato pubblicato in anticipo, in modo da fornire per tempo elementi utili ai decisori politici impegnati nella COP 28 di Dubai, la conferenza sul clima che dovrebbe portare a decisioni cruciali sulla transizione ecologica, ma che parte gi\u00e0 sotto pessimi auspici, visto che quest\u2019anno viene ospitata in uno dei Paesi meno \u201csostenibili\u201d al mondo, nonch\u00e9 settimo produttore di petrolio a livello globale e che ha gi\u00e0 in previsione di aumentare le estrazioni. Tra l\u2019altro, il rapporto esce nel 50* anniversario dalla fondazione dell\u2019IEA, in un momento nel quale, esattamente come allora, il mondo vive una grave crisi legata al mondo mediorientale, all\u2019epoca relativa alla produzione petrolifera, oggi segnata dalla feroce carneficina fra Israele e Palestina, evento destinato a incidere sugli scenari geopolitici ed economici del futuro prossimo. In pi\u00f9, adesso stiamo vivendo gli effetti del cambiamento climatico indotto proprio dal consumo di combustibili fossili e dalle relative emissioni, scenario gi\u00e0 previsto all\u2019epoca da alcuni esperti che iniziavano a lanciare i primi allarmi, assolutamente inascoltati.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, mentre i petrolieri ancora oggi proseguono imperterriti sulla propria strada e la politica latita o addirittura rema contro la transizione, come nel caso dell\u2019attuale Governo italiano, una considerevole parte del mondo procede spedita verso la riconversione energetica. Ne \u00e8 un chiaro esempio quanto sta avvenendo nel settore automobilistico: soltanto due anni fa, si vendeva un\u2019auto elettrica ogni 25 col motore a scoppio, oggi siamo gi\u00e0 a una su cinque. Un aumento percentuale di cinque volte in due anni, che porta a prevedere che nel 2030 il rapporto sar\u00e0 di uno a uno, come gi\u00e0 avviene oggi in Norvegia, mentre sul promettente mercato cinese le elettriche sfiorano un terzo delle vendite (in Italia, meno del 4%, fra gli ultimi in Europa).<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 evidente che un aumento esponenziale di questo nuovo paradigma della mobilit\u00e0, dove attualmente l\u2019Italia \u00e8 fanalino di coda, avr\u00e0 importanti ripercussioni sull\u2019intero sistema energetico, a sua volta proiettato verso le rinnovabili. I dati ci dicono che 10 anni fa il 70% dell\u2019elettricit\u00e0 era prodotta da fonti fossili, oggi siamo scesi al 60% e le previsioni indicano che nel 2030 si arriver\u00e0 al 40%, dal momento che l\u201980% dei nuovi impianti installati funzioner\u00e0 con energie rinnovabili.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche nel settore del riscaldamento domestico, che in Europa incide per il 40% delle emissioni di anidride carbonica, si sta andando verso una rapida riconversione, con la sostituzione delle attuali caldaie a gas con pompe di calore, che nel 2030 saranno gi\u00e0 in maggioranza, riducendo quindi la domanda di metano. Naturalmente, anche qui l\u2019Italia resta fanalino di coda, anche grazie al fatto che continuiamo a incentivare gli impianti a gas.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma il dato forse pi\u00f9 significativo \u00e8 quello relativo agli investimenti, ormai sempre pi\u00f9 orientati verso le rinnovabili nella maggior parte dei Paesi (non in Italia, ovviamente, dove destiniamo milionate di euro per costruire rigassificatori \u2026). Dal 2020, in soli tre anni, gli investimenti in rinnovabili sono aumentati del 40%, raggiungendo la cifra iperbolica di un miliardo di dollari al giorno. La previsione \u00e8 che entro il 2030 il solo settore dell\u2019eolico <em>offshore<\/em>, con le pale ancorate in mare aperto, attirer\u00e0 finanziamenti tripli rispetto alle centrali a gas e carbone.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto questo, solo proiettando in avanti le tendenze gi\u00e0 attualmente in corso, senza tenere conto di ulteriori implementazioni eventualmente disposte dai governi impegnati nella transizione. Uno scenario che porta a ipotizzare il raggiungimento a breve termine del cosiddetto \u201cpicco\u201d della domanda di combustibili fossili, dopo il quale il consumo inizier\u00e0 a scendere progressivamente e con esso anche le relative emissioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Purtroppo, ci\u00f2 non avverr\u00e0 abbastanza in fretta per rispettare i termini prudenziali del gi\u00e0 citato Accordo di Parigi, che punta a contenere l\u2019aumento delle temperature globali a fine secolo al di sotto dei 2\u00b0C, meglio ancora se entro 1,5\u00b0C, per contenere gli effetti gi\u00e0 critici dei mutamenti climatici in corso. Con le tendenze sopra descritte, in s\u00e9 positive, l\u2019aumento \u00e8 comunque previsto dell\u2019ordine dei 2,4\u00b0C, incremento che ci porterebbe verso uno scenario che da critico rischia di diventare catastrofico.<\/p>\n\n\n\n<p>Per evitare o perlomeno mitigare questa eventualit\u00e0, la IEA ammonisce che in tempi brevi i decisori politici dovrebbero impegnarsi per raggiungere 5 obiettivi strategici entro il 2030: raddoppiare l\u2019efficienza energetica; triplicare l\u2019apporto delle rinnovabili; ridurre di tre quarti le emissioni di metano; finanziare la transizione dei Paesi poveri e, soprattutto, ridurre drasticamente il consumo di combustibili fossili.<\/p>\n\n\n\n<p>Una serie di impegni al momento disattesi o portati avanti in modo insufficiente, nonostante l\u2019accelerazione descritta in precedenza, con un\u2019Italia che, occorre ribadirlo, si muove addirittura in direzione contraria, con una visione miope e distorta, che penalizza le nostre stesse imprese, a volte all\u2019avanguardia nel campo delle rinnovabili, nonostante tutto. Non si tratta solo di essere ecologisti: la transizione sarebbe vincente anche dal punto di vista economico, con la creazione di un numero di posti di lavoro superiore a quelli destinati a essere cancellati nei settori destinati all\u2019obsolescenza. Investendo nelle rinnovabili, in particolare nel fotovoltaico, potremmo azzerare la nostra dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili, risanando il divario negativo della nostra bilancia economica import\/export. Invece, a pochi anni dal raggiungimento del picco della domanda di fonti fossili, con i consumi destinati in prospettiva a calare, sentiamo ancora vaneggiamenti che vorrebbero trasformare l\u2019Italia \u201cnell\u2019hub del gas destinato all\u2019Europa\u201d, col rischio di sperperare cifre faraoniche per cercare di vendere metano a chi presto non sapr\u00e0 pi\u00f9 cosa farsene \u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Una follia dal punto di vista economico prima ancora che ecologico, che rischia di relegare l\u2019Italia ai margini delle tendenze produttive ed economiche proprio nel momento decisivo per la transizione necessaria e ineludibile che dobbiamo mettere in atto per scongiurare il peggioramento delle conseguenze dei cambiamenti climatici.<\/p>\n\n\n\n<p>Uno scenario che, nonostante i progressi degli ultimi anni, resta ancora il pi\u00f9 probabile, con l\u2019aumento dei fenomeni climatici estremi che gi\u00e0 oggi provocano vittime e danni ingenti anche nel nostro Paese. Eppure, una parte della politica si ostina a negare l\u2019evidenza. Per questo, tra l\u2019altro, saranno cruciali le prossime elezioni europee del 2024. Se prevarranno le forze reazionarie, le timide politiche intraprese ultimamente dall\u2019UE per la transizione verranno stoppate del tutto, come gi\u00e0 successo in Italia, dove l\u2019attuale Governo ha mostrato chiaramente il proprio atteggiamento negazionista nei confronti dei mutamenti climatici. Se anche il futuro Parlamento europeo sar\u00e0 composto in maggioranza da forze politiche reazionarie e negazioniste, l\u2019UE innester\u00e0 una fatale retromarcia verso le fonti fossili, portandoci inesorabilmente verso uno scenario climatico catastrofico. Un rischio pi\u00f9 concreto di quanto si possa pensare.<\/p>\n\n\n\n<p>Riccardo Graziano 13\/11\/2023<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Riccardo Graziano del 13\/11\/2023 In Italia si sta dibattendo molto sul futuro dell\u2019approvvigionamento energetico e della mobilit\u00e0 elettrica, argomenti strettamente correlati e sui quali le opinioni divergono sensibilmente nelle varie formazioni che compongono il panorama politico. In particolare, la Destra al Governo frena sulla transizione alle rinnovabili e alla mobilit\u00e0 elettrica, adducendo motivazioni relative a possibili problemi occupazionali per quanto riguarda le aziende impegnate nei settori \u201ctradizionali\u201d. 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