{"id":4946,"date":"2023-12-16T19:17:46","date_gmt":"2023-12-16T18:17:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=4946"},"modified":"2023-12-16T19:17:46","modified_gmt":"2023-12-16T18:17:46","slug":"la-riforma-che-scardina-la-costituzione","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2023\/12\/16\/la-riforma-che-scardina-la-costituzione\/","title":{"rendered":"La riforma che scardina la Costituzione"},"content":{"rendered":"\n<p>di Franco Belci del 16\/12\/2023<\/p>\n\n\n\n<p>La proposta di riforma costituzionale targata Meloni \u00e8 diversa dai tentativi (peraltro tutti falliti) che l\u2019hanno preceduta: da Berlusconi a Renzi, per restare ai pi\u00f9 recenti. Stavolta\u00a0 per\u00f2 si tratta dell\u2019intenzione di cambiare la natura del nostro sistema di governo, fondato sulla centralit\u00e0 del Parlamento come primo interprete della sovranit\u00e0 popolare, dal quale discendono tutti gli altri organi previsti dalla Costituzione. L\u2019elezione diretta e contemporanea del premier e delle Camere legherebbe indissolubilmente la sorte dell\u2019uno\/a e delle altre e porrebbe in posizione subalterna il Presidente della Repubblica. L\u2019argomentazione di chi sostiene che le sue prerogative non sarebbero toccate \u00e8 speciosa:\u00a0 non solo perch\u00e9 non \u00e8 formalmente vero (verrebbero comunque tolti i poteri di conferire l\u2019incarico e di sciogliere le Camere), ma soprattutto perch\u00e9 \u00e8 evidente che la figura istituzionale che passa per il suffragio universale assume un peso preponderante. Lo conferma anche la macchinosa procedura per l\u2019attribuzione dell\u2019incarico: nel caso di mancato conseguimento della fiducia, viene prevista (per una sola volta) una seconda votazione in Parlamento. Qualora la situazione si ripetesse, verrebbe candidato (sempre per una volta sola) un altro parlamentare indicato dalla maggioranza, creando una situazione \u00a0confusa e contraddittoria: il neo eletto non avrebbe la legittimazione popolare chiesta al primo e sarebbe comunque vincolato al programma del premier al quale sarebbe stata negata due volte la fiducia. Ed \u00e8 immaginabile che il motivo per negargliela sarebbe costituita proprio dalla bocciatura, da parte del Parlamento, di quel programma. Nel caso di fallimento del \u201csecondo premier\u201d si andrebbe, in modo automatico, a elezioni anticipate. Dunque, si tratta di un sistema rigido e privo di qualsiasi criterio di ragionevolezza. che mette in discussione anche il ruolo di garanzia ed equilibrio istituzionale del Presidente della Repubblica, egregiamente svolto da Mattarella in molte occasioni. Secondo la premier, l\u2019elezione diretta consegnerebbe al \u201cpopolo\u201d la scelta del primo ministro, sottraendola al potere dei partiti. Una dichiarazione singolare per di chi guida un partito e ne ha fatto una macchina per l\u2019occupazione del potere: evidentemente l\u2019obiettivo \u00e8 di concentrarlo ulteriormente nelle mani di una sola persona e, come si \u00e8 gi\u00e0 sperimentato, del suo \u201ccerchio magico\u201d. Qualcuno ha sostenuto che questo carattere accentratore e personalistico della riforma sarebbe mitigato dalla parallela legge sull\u2019autonomia differenziata. A me pare che si tratti soltanto di un mercanteggiamento istituzionale tra FdI e Lega: da un lato caratterizzato dall\u2019insofferenza per un sistema che si fonda sulla separazione dei poteri e sul loro bilanciamento, confermata dai continui scontri con la magistratura; dall\u2019altro rispolverando la bandiera dell\u2019autonomia differenziata, da conseguire peraltro senza aumenti di spesa e in assenza della definizione dei Livelli essenziali delle prestazioni: presupposto, questo, per allargare, e non ridurre, le differenze tra i cittadini delle singole Regioni. L\u2019ultimo aspetto, forse quello pi\u00f9 pericoloso, \u00e8 l\u2019inserimento nell\u2019architettura costituzionale della norma che attribuisce un premio di maggioranza corrispondente\u00a0 al 55% dei seggi in ciascuna delle due Camere alle liste e ai candidati collegati al premier, senza peraltro individuare una soglia minima sotto la quale il premio non scatta. Una scelta tanto pi\u00f9 grave perch\u00e8 la Corte Costituzionale ha gi\u00e0 bocciato una norma simile contenuta in una legge elettorale e si cerca dunque di sottrarla alla giurisdizione estrapolandola dalla sua sede naturale: appunto la legge elettorale. E perch\u00e9 configurerebbe un sistema maggioritario praticamente immodificabile, con una soluzione estranea ai principali sistemi costituzionali europei. Si svela soprattutto in questo punto il carattere \u201ctotalitario\u201d della proposta. Una maggioranza cos\u00ec ampia potrebbe infatti eleggersi da sola il Presidente delle Repubblica, modificare la Costituzione e nominare tutti i giudici costituzionali di competenza parlamentare: toglierebbe, insomma, ogni spazio alla funzione di controllo dell\u2019opposizione. Si potrebbe perfino verificare il caso che un partito o una coalizione possa governare per 5 anni, senza possibili alternative, in nome del 25% degli italiani. Il referendum confermativo dovr\u00e0 essere l\u2019occasione per aprire un grande dibattito sulla qualit\u00e0 della democrazia nel Paese e per spiegare agli italiani che la semplificazione dell\u2019elezione \u201cpopolare\u201d del premier comporta uno scambio davvero oneroso: da una parte il cittadino potrebbe, s\u00ec,\u00a0 eleggere direttamente la donna (o l\u2019uomo) sola al comando, dall\u2019altra perderebbe per\u00f2 ogni possibilit\u00e0 di influire, attraverso partiti, associazioni e organizzazioni che lo rappresentano, sulle scelte della politica durante il quinquennio del mandato, lasciando nelle mani del\/la premier una cambiale in bianco.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Franco Belci del 16\/12\/2023 La proposta di riforma costituzionale targata Meloni \u00e8 diversa dai tentativi (peraltro tutti falliti) che l\u2019hanno preceduta: da Berlusconi a Renzi, per restare ai pi\u00f9 recenti. 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