{"id":4891,"date":"2023-11-19T18:56:31","date_gmt":"2023-11-19T17:56:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=4891"},"modified":"2023-11-19T18:56:32","modified_gmt":"2023-11-19T17:56:32","slug":"per-una-nuova-figura-di-intellettuale","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2023\/11\/19\/per-una-nuova-figura-di-intellettuale\/","title":{"rendered":"Per una nuova figura di &#8220;intellettuale&#8221;"},"content":{"rendered":"\n<p>di Franco Belci\u00a0 del 19\/11\/2023<\/p>\n\n\n\n<p>Siamo travolti, quotidianamente, dalle terribili immagini della guerra tra Israele e Hamas, cui corrispondono innumerevoli prese di posizione sulla stampa e nel web. Tra di esse, mi ha colpito l\u2019invito agli intellettuali a \u201cschierarsi\u201d e l\u2019accusa di \u201cignavia\u201d rivolta a chi non si esprime pro o contro le parti in causa. Il riferimento sembra legato, consapevolmente o meno, a una concezione di ispirazione gramsciana: cio\u00e8 a chi, in un\u2019area politica definita ideologicamente, dovrebbe costituire un riferimento culturale. Un\u2019 accezione in realt\u00e0 sbiadita con il venir meno delle ideologie e la trasformazione, quando non il tramonto, delle forze politiche che le hanno interpretate. In questo spazio, povero di orizzonti collettivi, si \u00e8 fatta strada la modalit\u00e0 del pensiero binario: giusto o sbagliato, vero o falso. E, appunto, di qua o di l\u00e0. Le convinzioni sono incrollabili e le definizioni irrevocabili. Posizioni articolate, che tengano presente punti di vista diversi o alternativi, vengono liquidate come opportunistiche. E\u2019 una modalit\u00e0 che prescinde dai crinali politici, anzi, talvolta intende configurarsi come \u201coppositiva\u201d rispetto alla tradizionale bussola destra\/sinistra. <\/p>\n\n\n\n<p>Mi pare una strada a fondo cieco. Non intendo teorizzare un\u2019astratta neutralit\u00e0: ognuno di noi si orienta con le proprie coordinate politiche e culturali. Si tratta piuttosto di costruire un approccio e un linguaggio che si muovano dentro la cornice inedita dei tempi che viviamo, con la cifra della violenza, delle contraddizioni e delle incognite che portano con s\u00e9. Dunque, occorre partire dai fatti: l\u2019azione di Hamas, di cui \u00e8 chiara la natura terroristica, non pu\u00f2 essere considerata una \u201crisposta\u201d alle gravi e innegabili prevaricazioni del regime di occupazione radicalizzato dai governi di Nethanyau. Ma, a loro volta, i tragici effetti dei bombardamenti sulla popolazione civile di Gaza non possono essere giustificati con lo stesso metro. Imboccando la strada dei rapporti causa\/effetto nel succedersi degli avvenimenti, ci si impiglia in una catena infinita che finisce per cementare i rispettivi punti di partenza. Naturalmente, non vanno messe da parte le ragioni della Storia e della geopolitica, ma occorre prendere atto che la natura e l\u2019intensit\u00e0 degli eventi ci hanno precipitato in una condizione che rende insufficienti i consueti strumenti di analisi e di giudizio. La grande partecipazione alla manifestazione promossa dieci giorni fa a Trieste dal vescovo, dal rabbino capo e dal presidente della comunit\u00e0 islamica, mi pare legata anche a una diffusa volont\u00e0 di uscire dalle contrapposizioni. La maggioranza dei partecipanti erano credenti che hanno affidato il proprio appello per la pace al silenzio della preghiera. Ma vi erano anche<br>molti non credenti, che, stanchi della logica delle appartenenze, chiedono risposte concrete e immediate alla tragica situazione delle popolazioni. Certo, la pace, e una soluzione equa e stabile per il dopoguerra, sono prospettive da alimentare in ogni caso. Nel frattempo per\u00f2 occorrerebbe insistere sul terreno umanitario, a cominciare dalla richiesta di fermare gli attacchi agli ospedali di Gaza, bombardati, privati di luce e acqua e impossibilitati a curare feriti e malati o garantire parti e assistenza alle madri e ai neonati.<\/p>\n\n\n\n<p><br>Il sospetto che negli edifici possano nascondersi dirigenti di Hamas non pu\u00f2 costituire una variabile indipendente rispetto alla vita di chi in quei luoghi cerca salvezza. Le energie andrebbero concentrate su questi temi, piuttosto che dedicate a blindare posizioni pro o contro, che finiscono per esaurire i loro effetti nel dibattito politico. I segni, sempre pi\u00f9 inquietanti, dei tempi, dovrebbero indurci, come scrisse Claudio Magris vent\u2019anni fa, \u201cad accettare l\u2019umilt\u00e0 di mescolarci alla promiscua confusione quotidiana\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><br>E\u2019 possibile farlo solo liberando dagli assiomi i percorsi di ricerca e individuando modalit\u00e0 di confronto e di sintesi tra idee e opinioni. Forse, in questo modo, il sostantivo \u201cintellettuale\u201d potrebbe acquistare un senso nuovo, non pi\u00f9 generico e non solo di parte.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Franco Belci\u00a0 del 19\/11\/2023 Siamo travolti, quotidianamente, dalle terribili immagini della guerra tra Israele e Hamas, cui corrispondono innumerevoli prese di posizione sulla stampa e nel web. Tra di esse, mi ha colpito l\u2019invito agli intellettuali a \u201cschierarsi\u201d e l\u2019accusa di \u201cignavia\u201d rivolta a chi non si esprime pro o contro le parti in causa. 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