{"id":4848,"date":"2023-10-25T16:21:45","date_gmt":"2023-10-25T14:21:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=4848"},"modified":"2023-10-24T16:24:05","modified_gmt":"2023-10-24T14:24:05","slug":"il-grande-vuoto-del-riformismo","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2023\/10\/25\/il-grande-vuoto-del-riformismo\/","title":{"rendered":"Il grande vuoto del riformismo"},"content":{"rendered":"\n<p>di Franco Belci del 25\/10\/2023<\/p>\n\n\n\n<p>Nel dibattito politico italiano, definirsi \u201criformisti\u201d \u00e8 diventata quasi una moda. Il termine \u00e8 usato con grande frequenza e vi si rifanno, fin dal loro logo, riviste, quotidiani, correnti di partito, associazioni. In nome del \u201criformismo\u201d si promuovono scissioni e si annunciano traslochi politici. Ma se ci si guarda dentro, ci si accorge che il riferimento \u00e8 quasi sempre al contenitore, cui viene attribuito un trascendente valore positivo, ricavato per differenza: la contrapposizione implicita sarebbe quella con \u201cmassimalismo\u201d, concetto del quale rimangono altrettanto vaghi i contorni. Insomma, da molti anni il termine ha perso senso, senza peraltro acquistarne uno nuovo: anzi, spesso ha finito per sovrapporsi e confondersi col suo opposto. Quanti \u201cconservatori\u201d sono stati anche \u201criformisti\u201d, e viceversa? Se si vuole discuterne seriamente, occorre dunque partire da un punto fermo: il termine non assume valore in s\u00e9, ma solo con riferimento ad un contesto costruito su idee, programmi, orientamenti. Cio\u00e8 proprio quello che oggi manca. L\u2019estinguersi delle ideologie Novecentesche non \u00e8 mai stato sostituito da un rinnovamento degli strumenti di analisi della societ\u00e0, da un\u2019adeguata ricerca culturale, da una rielaborazione politica. In questo vuoto, una nuova ideologia si \u00e8 fatta strada senza che molti tra gli attori politici lo avvertissero con sufficiente attenzione: quella neoliberista. Cos\u00ec, una dottrina economica con robuste radici nel secolo scorso, che insisteva sulla valorizzazione delle dinamiche del mercato, sulla libera circolazione dei capitali, sul ritiro dello Stato, sulla finanziarizzazione dell\u2019 economia, \u00e8 diventata col tempo pensiero egemone. Le leggi del mercato si sono trasformate in diritto naturale, prevalente su tutti gli altri, e il perimetro di questi ultimi, a cominciare dal welfare, si \u00e8 progressivamente rattrappito. <\/p>\n\n\n\n<p>La diffusione del pensiero neoliberista \u00e8 stata pervasiva e fortemente sostenuta dalla potenza comunicativa dei settori economici e finanziari che l\u2019hanno promossa. Alla fine, tutto il pensiero politico ha finito per muoversi in quel perimetro, pur cercando, a sinistra, di ridurre gli aspetti pi\u00f9 smaccatamente antisociali. Eppure, quel diritto naturale autoproclamato appare inemendabile nei suoi fondamenti, perch\u00e9 \u00e8 basato su distopie e squilibri strettamente associati gli uni agli altri: togliere un solo mattone potrebbe far crollare il muro. Si pensi ad esempio al binomio diseguaglianze\/ambiente, evidenziato in un intervento da Roberto Weber un mese fa: l\u201911% pi\u00f9 ricco del pianeta ha la responsabilit\u00e0 dei 2\/3 delle emissioni nocive, non solo perch\u00e9 \u201cproduce\u201d di pi\u00f9, ma perch\u00e9 \u201cpossiede\u201d di pi\u00f9, a cominciare dalle industrie inquinanti o da quelle degli armamenti. <\/p>\n\n\n\n<p>Se il pensiero critico espresso in Italia dalle opposizioni finisce per rimbalzare da un aspetto all\u2019altro, senza trovare per ora momenti di aggregazione e strade veramente incisive, la destra si adegua invece pienamente allo spartito, attraverso una visione ideologica \u201cantimoderna\u201d, sfasata rispetto all\u2019evoluzione della societ\u00e0, ma buona per tenere aperte quelle faglie sociali che ne hanno consentito la vittoria. Non mi pare che qualcuno sappia (posto che lo voglia) come uscire da questa situazione di blocco che porta con s\u00e9 rischi sociali altissimi. Non si scorgono all\u2019orizzonte, n\u00e8 a livello nazionale, n\u00e9 a quello globale, forze e movimenti politici capaci di interpretare in maniera stabile esigenze profonde di cambiamento che pure sono diffuse. Non tutti i cambiamenti attendono per\u00f2, per realizzarsi, una loro dottrina. Alexander Langer sosteneva, quasi 50 anni fa, che per cambiare la societ\u00e0 in senso solidale e ambientalista erano necessarie \u201cutopie concrete\u201d, cio\u00e8 \u201cassaggi\u201d degli ideali che si perseguono, capaci di suscitare una visione del futuro a mezzo di progetti e iniziative da praticare sul territorio. Forse, \u00e8 questa la strada che abbiamo a portata di mano. Qualche volta, dalle cose piccole pu\u00f2 nascerne una pi\u00f9 grande.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Franco Belci del 25\/10\/2023 Nel dibattito politico italiano, definirsi \u201criformisti\u201d \u00e8 diventata quasi una moda. 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