{"id":4680,"date":"2023-07-18T18:06:04","date_gmt":"2023-07-18T16:06:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=4680"},"modified":"2023-07-18T18:06:05","modified_gmt":"2023-07-18T16:06:05","slug":"lungo-il-confine-orientale-la-mia-casa-altrove-una-recensione","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2023\/07\/18\/lungo-il-confine-orientale-la-mia-casa-altrove-una-recensione\/","title":{"rendered":"Lungo il confine orientale. \u201cLa mia casa altrove\u201d, una recensione"},"content":{"rendered":"\n<p>di Claudia Bettiol\u00a0da Meridiano 13<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;<em>Il luogo ideale per me \u00e8 quello in cui \u00e8 pi\u00f9 naturale vivere da straniero.<\/em>&nbsp;[I. Calvino]<\/p>\n\n\n\n<p>Sono le parole di Italo Calvino le prime che mi sono venute in mente quando mi sono imbattuta nella lettura de&nbsp;<em>La mia casa altrove<\/em>, romanzo d\u2019esordio di Federica Marzi, edito da&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.bottegaerranteedizioni.it\/product\/la-mia-casa-altrove\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Bottega Errante<\/a>. Forse perch\u00e9 questa massima di Calvino mi accompagna ormai da anni, risuona nella mia testa ogni volta che mi chiedo dove sto bene, dove mi sento a mio agio, dove voglio vivere; o perch\u00e9 rispecchia perfettamente la sensazione che mi ha lasciato il romanzo di Marzi, tra le cui pagine la citazione acquista un nuovo significato: dove, quando e per quanto ci si sente stranieri? E per quale ragione uno dovrebbe trovare naturale vivere da straniero?<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00abMa come? Non dicevi sempre che Trieste \u00e8 casa tua?\u00bb.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00abInfatti. Lascio casa mia\u00bb<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00abE non ti mancher\u00e0?\u00bb.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00abCerto. Ma da una casa, se \u00e8 casa tua, puoi anche andartene\u00bb.<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"500\" height=\"764\" src=\"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/lamiacasa_cover.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4682\" srcset=\"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/lamiacasa_cover.jpg 500w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/lamiacasa_cover-196x300.jpg 196w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/lamiacasa_cover-96x146.jpg 96w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/lamiacasa_cover-33x50.jpg 33w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/lamiacasa_cover-49x75.jpg 49w\" sizes=\"(max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Due destini che si incrociano in un\u2019emblematica citt\u00e0 di confine: Trieste. Due generazioni, due momenti storici, due storie diverse ma con tanti piccoli denominatori comuni: la fuga, l\u2019emigrazione, la nostalgia, il sentimento di estraneit\u00e0 in un luogo altro, il peso del passato, la voglia di scegliere e rifarsi una vita, il silenzio forzato; e un\u2019emblematica citt\u00e0 di confine.<\/p>\n\n\n\n<p>Amila \u00e8 una giovane bosniaca di Zvornik, una profuga che giunge a Trieste da adolescente per scappare dalle guerre che infuriano nei Balcani negli anni Novanta; Norina \u00e8 un\u2019esule istriana di Buie\/Buje arrivata a Bristie\/Bri\u0161\u010de, nei pressi di Trieste, durante l\u2019<a href=\"https:\/\/www.meridiano13.it\/confine-orientale-ricordo-a-meta\/\">esodo giuliano dalmata<\/a>&nbsp;degli anni Cinquanta. Il loro incontro avviene sul confine orientale, un confine che ancora oggi ha un peso e che, nella storia narrata da Marzi, spinge le due donne a fare i conti con la Storia e con la Geografia che interferisce nelle loro vite.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Che fate? Rimanete per stare attaccati a una tomba? Che fate? Rimanete per poi rimpiangere di non essere andati come gli altri? Che fate? Volete vivere da stranieri in un nuovo paese? O volete vivere da stranieri in un paese che ora immaginate di avere il diritto di chiamare vostro? No, non vostro. Siete voi che ora appartenete a lui. Di diritto. Vi lasciano entrare. Vi lasciano passare. Andate in Italia. Ora o mai pi\u00f9.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Trieste non \u00e8 per\u00f2 solo il punto d\u2019incontro dei personaggi di&nbsp;<em>La mia casa altrove<\/em>, bens\u00ec una delle protagoniste di questa storia. Si tratta di un luogo italiano periferico, citato spesso e volentieri solo per additare a quel confine orientale che se ne sta l\u00ec a guardare qualcosa che forse non esiste pi\u00f9, almeno in superficie, ma che \u00e8 ancora vivo e sentito soprattutto per chi l\u2019ha vissuto sulla propria pelle o attraverso i racconti dei propri familiari.<\/p>\n\n\n\n<p>Quell\u2019angolino a punta che ogni italiano conosce grazie a una&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=eK9NTaKIPJ0\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">canzone di Raffaella Carr\u00e0<\/a>&nbsp;del 1978 e che si trova nel bel mezzo del meridiano 13, \u00e8 un punto d\u2019incontro di culture \u2013 latina, slava e germanica \u2013 nonch\u00e9 luogo ideale per soffermarsi a riflettere sulla Storia italiana ed europea. Marzi lo fa attraverso i pensieri dolorosi di Norina, i ricordi di un amore perduto e di una famiglia divisa a causa di quella che viene chiamata ancora oggi \u201cquestione triestina\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>La Trieste degli anni Duemila che ci accompagna silenziosa nella lettura di&nbsp;<em>La mia casa altrove<\/em>&nbsp;\u00e8 un territorio che, diventato porto libero nel lontano 1719, fece parte dell\u2019Impero austro-ungarico, del Regno d\u2019Italia, della Germania nazista e \u2013 prima di ritornare definitivamente italiano nel 1954 \u2013 venne amministrato dalle potenze militari alleate e dalla Jugoslavia sotto quello indicato dall\u2019articolo 21 del&nbsp;<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Trattato_di_Parigi_fra_l%27Italia_e_le_potenze_alleate\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Trattato di Parigi del 1947<\/a>&nbsp;come \u201cTerritorio Libero di Trieste\u201d (TLT). Di fatto, un territorio indipendente mai costituitosi.<\/p>\n\n\n\n<p>Nell\u2019attesa, infatti, della creazione degli organi costituzionali, il territorio fu provvisoriamente diviso in due da un confine passante al sud del comune di Muggia: la zona A, amministrata dalle forze militari alleate (Stati Uniti, Regno Unito), comprendeva i comuni di Duino-Aurisina, Sgonico, Monrupino, Muggia, San Dorligo della Valle, nonch\u00e9 la citt\u00e0 e il porto libero internazionale di Trieste; la zona B, amministrata dall\u2019esercito jugoslavo, includeva invece la parte nord-occidentale dell\u2019Istria ed era a sua volta divisa fra i distretti di Capodistria e Buie\/Buje (il cui torrente Dragogna\/Dragonja ne segnava il confine fra le repubbliche jugoslave di Croazia e Slovenia).<\/p>\n\n\n\n<p>Nell\u2019ottobre del 1954, a seguito di alcuni&nbsp;<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Rivolta_di_Trieste\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">violenti scontri<\/a>&nbsp;avvenuti l\u2019anno prima di cittadini che reclamavano la riunificazione di Trieste all\u2019Italia, venne firmato il&nbsp;<a href=\"http:\/\/xn--memorandum%20dintesa%20di%20londra-oe5u\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">memorandum d\u2019intesa di Londra<\/a>. Il documento, i cui confini tra Italia e Jugoslava vennero consolidati ufficialmente con il trattato bilaterale di Osimo nel 1975, prevedeva la spartizione del TLT tra i due paesi con il passaggio dell\u2019intera zona A all\u2019amministrazione civile italiana.<\/p>\n\n\n\n<p>La storia di Norina si inserisce proprio in questo contesto burrascoso, quando ebbe luogo l\u2019esodo di massa giuliano dalmata e migliaia di italiani dovettero lasciare la loro terra natia nella zona B, passata sotto il controllo jugoslavo. Una migrazione che vide diverse centinaia di persone varcare un confine cos\u00ec vicino, quanto ignoto. Abbandonando la propria vita e la propria casa per cercare di sbarcare il lunario in un campo profughi (quello di Padriciano), questa gente perse inevitabilmente il contatto con la realt\u00e0, faticando a trovare quella \u2018naturalezza\u2019 nel vivere come uno straniero.<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00abVolar\u00eca andar v\u00eca anca mi\u00bb rivel\u00f2 alla zia con un filo di voce. Perch\u00e9 era questo che voleva. Partire anche lei. \u00abMa co i veci come fasso?\u00bb. \u00abAndar, andar!\u00bb tuon\u00f2 Antonia. \u00abPerch\u00e9, no semo andati duti quanti? Fichitelo ben in testa\u00bb. Norina spalanc\u00f2 gli occhi. \u00abEl punto no xe andar; xe restar\u00bb. Restare per fare cosa?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Norina non trova pace nemmeno dopo essersi costruita una vita col marito a Bristie: il passato, i rimorsi, le cose non dette la turbano all\u2019infinito.<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00abMa si pu\u00f2 sapere perch\u00e9 le interessano tanto i serbi?\u00bb le chiese con un ghigno. \u00abLei non \u00e8 una di loro\u00bb<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Amila si sent\u00ec incastrata alla sua appartenenza etnica come una farfalla al chiodo. \u00abLe vittime non sono pi\u00f9 serbe, croate o musulmane. Sono solo vittime\u00bb.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Quella di Amila \u00e8 una storia di appartenenza, di identit\u00e0. La ragazza respira la Bosnia natale giorno dopo giorno all\u2019interno della sua famiglia, che si ostina a tornare ogni estate nella patria di nascita, a Zvornik (localit\u00e0 assimilata alla Repubblica serba di Bosnia durante la guerra degli anni Novanta) nonostante la decisione del padre di intraprendere una nuova vita a Trieste, lontano da quella guerra fratricida insensata. Due patrie, quindi, convivono e si scontrano in Amila: quella di nascita e quella che l\u2019ha accolta. Luoghi che non ha avuto il privilegio di scegliere.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Perch\u00e9 non era pi\u00f9 questione di affermare un diritto di scelta, ma di scegliere. Non era volere, ma sapere. Sapere che cosa stesse sempre nel mezzo. Le sembrava che ci\u00f2 si potesse chiamare stranezza. O, meglio, stranieritudine, che nel suo caso si sarebbe dovuta scrivere con due \u201ct\u201d. Un misto di stranieraggine e rettitudine. Quella era lei. C\u2019era tutto l\u00ec dentro, di s\u00e9, della sua famiglia, della sua storia. Voleva sapere che cosa fosse l\u2019inquietudine dell\u2019indecisione, del volere ma non riuscire mai a prendere una direzione netta. Eppure non si poteva vivere andando contemporaneamente in due direzioni, questo era chiaro<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>E mentre i genitori comunicano ancora in quella lingua oltreconfine che in lei si mescola all\u2019italiano e ai dialetti della zona, in una realt\u00e0 caratterizzata da identit\u00e0 molteplici e plurilinguismo, Amila lotta con tutta se stessa per sentirsi legata a un unico luogo e vivere \u2013 anche da straniera \u2013 in un posto che pu\u00f2 chiamare \u201ccasa\u201d. Ma per farlo, dovr\u00e0 fare un tuffo nel passato.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019occasione le si presenta con Norina. Ormai anziana, la donna \u00e8 alla ricerca di un aiutante che possa fare compagnia al marito malato, Mariano, e occuparsi delle faccende domestiche della sua casa nel Carso. Amila trova cos\u00ec la scusa perfetta per rimanere a Trieste durante l\u2019estate, (s)fuggendo al suo dovere di figlia bosniaca che segue la famiglia a Zvornik, ma non sapendo che il fantasma del confine orientale \u00e8 lo stesso che si aggira nella casa sul Carso di Norina e Mariano: un uomo chiamato Franjo Radoni\u0107, una sorella partita per l\u2019Australia e un giovane nipote in arrivo da Melbourne alla ricerca delle propri origini legheranno per sempre i destini di Norina e Amila.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Claudia Bettiol\u00a0da Meridiano 13 &nbsp;Il luogo ideale per me \u00e8 quello in cui \u00e8 pi\u00f9 naturale vivere da straniero.&nbsp;[I. Calvino] Sono le parole di Italo Calvino le prime che mi sono venute in mente quando mi sono imbattuta nella lettura de&nbsp;La mia casa altrove, romanzo d\u2019esordio di Federica Marzi, edito da&nbsp;Bottega Errante. 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