{"id":4677,"date":"2023-07-18T18:05:01","date_gmt":"2023-07-18T16:05:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=4677"},"modified":"2023-07-18T18:05:02","modified_gmt":"2023-07-18T16:05:02","slug":"25-luglio-1943-il-crollo-del-regime-gli-scioperi-in-cantiere-e-la-scelta-della-montagna","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2023\/07\/18\/25-luglio-1943-il-crollo-del-regime-gli-scioperi-in-cantiere-e-la-scelta-della-montagna\/","title":{"rendered":"25 luglio 1943: il crollo del regime, gli scioperi in Cantiere e la scelta della montagna"},"content":{"rendered":"\n<p>di Luciano Patat\u00a0del 18\/7\/2023<\/p>\n\n\n\n<p>Nell\u2019Isontino la notizia delle dimissioni e dell&#8217;arresto di Mussolini e della nomina del generale Pietro Badoglio alla guida del Governo viene accolta con sorpresa e con gioia dalla gente, che pensa che la guerra sia finita e che con essa siano terminate le sofferenze e le privazioni subite nel corso del conflitto. Nei paesi, per\u00f2, la situazione si mantiene tranquilla e solo in alcuni centri si segnalano manifestazioni di piazza che assumono carattere antifascista ma che vengono prontamente represse dall\u2019intervento dei militari e delle forze dell\u2019ordine.<\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 quanto succede a Cormons dove il 26 luglio, poche ore dopo il comunicato radiofonico che dava notizia del crollo del regime, alcune decine di persone, guidate dai militanti dell\u2019organizzazione clandestina comunista, si riuniscono in piazza e danno vita ad un corteo diretto alla sede municipale, che per\u00f2 viene affrontato e disperso da un gruppo di ufficiali della locale caserma.<\/p>\n\n\n\n<p>Due giorni dopo, il 28 luglio, sono gli operai delle due principali fabbriche goriziane, il Cotonificio Triestino e le officine SAFOG, che scendono in sciopero chiedendo aumenti salariali e l\u2019allontanamento dei fascisti dagli stabilimenti. Ma anche questa protesta \u00e8 di breve durata in quanto intervengono le forze dell\u2019ordine che impongono ai lavoratori il rientro nelle fabbriche e la ripresa regolare del lavoro.<\/p>\n\n\n\n<p>I fatti pi\u00f9 rilevanti si registrano invece a Monfalcone dove il 26 luglio 1943 i lavoratori dei Cantieri Riuniti dell\u2019Adriatico sospendono il lavoro e nello stabilimento provvedono a rimuovere i fasci littori, le insegne fasciste e tutto ci\u00f2 che ricorda il regime mussoliniano. Una parte delle maestranze raggiunge in corteo il centro della citt\u00e0, dove alcuni operai prendono la parola in improvvisati comizi volanti inneggiando alla pace ed al ripristino delle libert\u00e0 democratiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella tarda mattinata un gruppo di lavoratori penetra nei locali della casa della Giovent\u00f9 Italiana del Littorio e li devasta. Successivamente le maestranze si dirigono alla sede del Fascio di Combattimento con l\u2019intenzione di fare altrettanto: l&#8217;edificio \u00e8 per\u00f2 presidiato all&#8217;interno da alcuni fascisti armati e all&#8217;esterno dalle forze dell&#8217;ordine. I carabinieri di guardia intervengono infatti in modo deciso e, facendo anche uso delle armi, disperdono i manifestanti: durante gli scontri un militare lancia contro i lavoratori una bomba, che provoca diversi feriti, fra cui l&#8217;operaio Remigio Visintin di Ronchi dei Legionari, deceduto nell\u2019ospedale di Monfalcone l\u201911 settembre successivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il giorno dopo gli operai rientrano in fabbrica ma si rifiutano di riprendere la produzione: girano per i reparti alla ricerca dei fascisti che si sono presentati al lavoro e si scagliano contro gli squadristi noti per le azioni violente compiute nel passato e contro quei lavoratori che percepiscono la doppia paga per la loro attivit\u00e0 spionistica all\u2019interno dello stabilimento: diversi fascisti vengono malmenati, altri sono imbrattati di minio rosso, accompagnati ai cancelli e cacciati dalla fabbrica, altri ancora vengono percossi all\u2019esterno del cantiere.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla testa della protesta si pongono alcuni militanti dell\u2019organizzazione clandestina comunista che tengono comizi nei reparti, procedono alla costituzione della Commissione Interna e avanzano alla direzione la richiesta di smilitarizzare lo stabilimento e di licenziare i fascisti.<\/p>\n\n\n\n<p>Per il secondo giorno consecutivo i lavoratori escono dallo stabilimento e raggiungono la piazza del Municipio, dove alcuni prendono la parola nei comizi volanti e, su pressione dei manifestanti, vengono liberati dalle carceri cittadine anche alcuni detenuti politici.<\/p>\n\n\n\n<p>La direzione del cantiere cerca di tenere sotto controllo gli eventi e lo stesso Augusto Cosulich gira per i reparti invitando gli operai alla calma e paventando il rischio di un possibile intervento repressivo in fabbrica da parte dell\u2019esercito e delle forze dell\u2019ordine. La dirigenza aziendale non prende alcun provvedimento contro gli scioperanti ma anzi decide di considerare come festivo il giorno 26 luglio e consiglia i fascisti pi\u00f9 compromessi con il regime a non presentarsi in fabbrica per alcuni giorni per non provocare incidenti pi\u00f9 gravi.<\/p>\n\n\n\n<p>Quello stesso giorno, per\u00f2, la direzione chiede al Comando piazza l\u2019intervento dei militari per presidiare lo stabilimento e per ristabilire la normalit\u00e0 lavorativa. Un reparto militare viene cos\u00ec dislocato a guardia degli ingressi ma i soldati finiscono per fraternizzare con gli scioperanti e di conseguenza l\u2019attivit\u00e0 produttiva di fatto non viene ripresa.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 28 luglio, invece, la situazione precipita dopo l&#8217;ingresso in fabbrica di un distaccamento della odiata Polizia Metropolitana. I militi fascisti, chiamati \u201cbacoli\u201d per la loro divisa nera, cercano con la forza di costringere le maestranze a riprendere il lavoro: si verificano scontri nelle officine e sugli scali, nel corso dei quali i metropolitani fanno uso delle armi provocando contusi e feriti fra gli operai.<\/p>\n\n\n\n<p>Per protesta i lavoratori formano un corteo interno che, dopo aver superato senza incidenti il presidio militare di guardia agli ingressi, esce dallo stabilimento e si congiunge ai numerosi amici e parenti che, al rumore degli spari, erano accorsi ai cancelli.<\/p>\n\n\n\n<p>Per evitare incidenti pi\u00f9 gravi, i metropolitani vengono allontanati dal Cantiere e lentamente gli operai riprendono il lavoro anche sotto il ricatto dell&#8217;ammiraglio Luigi Rizzo, presidente dei CRDA, che ottiene dal Comando del XXIII Corpo d&#8217;Armata la sospensione della fucilazione di due operai del cantiere San Marco di Trieste estratti a sorte e colpevoli di aver partecipato alle locali manifestazioni antifasciste, in cambio del ritorno alla normalit\u00e0 produttiva in tutti i cantieri giuliani.<\/p>\n\n\n\n<p>Con il passare dei giorni la protesta operaia progressivamente si spegne e le forze dell&#8217;ordine riprendono il pieno controllo della situazione. Ristabilita la calma, si abbatte sui lavoratori la reazione delle nuove autorit\u00e0 badogliane: alcuni militanti comunisti, noti alla polizia per la loro precedente attivit\u00e0 \u201csovversiva\u201d, e diversi operai, individuati fra i dimostranti pi\u00f9 attivi durante gli scioperi, vengono arrestati mentre altri, per evitare l\u2019arresto o dopo qualche giorno di reclusione nelle carceri locali, si danno alla macchia e qualcuno, come Vinicio Fontanot, Romano Grillo, Luigi Floreani, Luigi Quinto, Lucio Andrian e Mario Valcovich, sale sul Carso e si aggrega alle formazioni combattenti slovene o raggiunge i partigiani del Distaccamento Garibaldi nella Selva di Tarnova, in cui gi\u00e0 combattono alcuni lavoratori dello stabilimento.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Luciano Patat\u00a0del 18\/7\/2023 Nell\u2019Isontino la notizia delle dimissioni e dell&#8217;arresto di Mussolini e della nomina del generale Pietro Badoglio alla guida del Governo viene accolta con sorpresa e con gioia dalla gente, che pensa che la guerra sia finita e che con essa siano terminate le sofferenze e le privazioni subite nel corso del conflitto. 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