{"id":4671,"date":"2023-07-15T18:39:20","date_gmt":"2023-07-15T16:39:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=4671"},"modified":"2023-07-15T18:43:15","modified_gmt":"2023-07-15T16:43:15","slug":"ricordiamo-srebrenica","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2023\/07\/15\/ricordiamo-srebrenica\/","title":{"rendered":"Ricordiamo Srebrenica"},"content":{"rendered":"\n<p>L\u2019 11 e il 12 luglio 1995 Srebrenica, in Bosnia, fu teatro di un&nbsp;atroce massacro&nbsp;di 8372 uomini e ragazzi compiuto dalle truppe del generale serbo&nbsp;Ratko&nbsp;Mladic.<\/p>\n\n\n\n<p>Una sentenza della corte internazionale di Giustizia&nbsp;del 2007 e altre del Tribunale Penale&nbsp;Internazionale per l\u2019ex Jugoslavia hanno stabilito che il massacro, essendo stato commesso per distruggere il gruppo etnico&nbsp;bosgnacco,&nbsp;costituisce un&nbsp;<strong>Genocidio<\/strong>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ancora una volta l\u2019anniversario di queste tragiche vicende ricorre tra dimenticanze, imbarazzi, tentativi negazionisti e pericolosi rigurgiti di nazionalismo e razzismo. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi la situazione in quelle terre a noi cos\u00ec vicine e a quasi trent\u2019anni da quella data, \u00e8 sempre molto precaria: la Bosnia Erzegovina \u00e8 un mosaico&nbsp;di territori divisi per etnie e confessioni&nbsp;religiose, si regge ancora sul precario equilibrio stabilito con gli accordi di Dayton del 1995 ed \u00e8 circondata da nazioni pronte a ingerire nei suoi affari interni per i loro interessi. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/R-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4673\" srcset=\"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/R-1024x683.jpg 1024w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/R-300x200.jpg 300w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/R-768x512.jpg 768w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/R-219x146.jpg 219w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/R-50x33.jpg 50w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/R-112x75.jpg 112w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/R.jpg 1180w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Una polveriera al centro dell\u2019Europa di cui si parla poco e che molti non conoscono.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Sono cos\u00ec importanti tutti i contributi come libri, dibattiti, film che ci servano a conoscere e a non dimenticare quanto accaduto. Apertamente, lo scorso anno, ha fatto dialogare due &nbsp;giovani donne, scrittrici, giornaliste e insegnanti, una di Sarajevo e una di Belgrado, a parlare delle loro terre, dei loro problemi e delle loro aspettative: anche&nbsp;in quella occasione si \u00e8 visto come&nbsp;solamente con il dialogo si possono affrontare e risolvere anche i conflitti.<\/p>\n\n\n\n<p>In questi giorni ci piace ricordare un film,\u00a0<strong>Quo\u00a0vadis\u00a0Aida?<\/strong>,\u00a0che \u00e8 una perfetta radiografia di quella guerra e una recensione di\u00a0<strong>Francesco\u00a0Boille<\/strong>\u00a0apparsa su Internazionale quasi due anni fa.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Redazione<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"474\" height=\"670\" src=\"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/quo-vadis-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4674\" srcset=\"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/quo-vadis-1.jpg 474w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/quo-vadis-1-212x300.jpg 212w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/quo-vadis-1-103x146.jpg 103w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/quo-vadis-1-35x50.jpg 35w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/quo-vadis-1-53x75.jpg 53w\" sizes=\"(max-width: 474px) 100vw, 474px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><em>Un lento movimento di camera da destra verso sinistra riprende una famiglia seduta in salotto, come a trasmettere una sensazione di sospensione, poi la camera si arresta. E compare il volto di un donna seduta in poltrona. \u00c8 Aida, la protagonista di questo film, e ne (pre)annuncia l\u2019essenza insieme al finale. Aida porta una croce di sofferenza personale e collettiva, ed \u00e8 al contempo la nostra testimone, colei che vede per tutti noi, a proprio danno.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Presentato in concorso a Venezia nel 2020 (che avevamo&nbsp;<\/em><a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/opinione\/francesco-boille\/2020\/09\/08\/quo-vadis-aida-venezia-77\"><em>recensito molto positivamente<\/em><\/a><em>), candidato agli Oscar e ai Golden globe come miglior film straniero, il lungometraggio della bosniaca Jasmila \u017dbani\u0107 \u00e8 un capolavoro e una lezione di cinema che ci immerge fin da subito nei tragici fatti avvenuti a Srebrenica nel luglio 1995, quando gli uomini al comando di colui che fu definito il \u201cmacellaio dei Balcani\u201d \u2013 il&nbsp;<\/em><a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/opinione\/jacopo-zanchini\/2017\/11\/23\/ratko-mladic-condanna-europa\"><em>generale serbo Ratko Mladi\u0107<\/em><\/a><em>&nbsp;che nel giugno scorso, dopo un processo durato anni, ha avuto confermata la condanna all\u2019ergastolo per genocidio (ma non solo) \u2013 ingannarono le Nazioni Unite e la comunit\u00e0 internazionale riuscendo a conquistare la&nbsp;<\/em><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Massacro_di_Srebrenica\"><em>citt\u00e0 bosniaca di Srebrenica<\/em><\/a><em>&nbsp;dove causarono la morte di 8.372 uomini e ragazzi, vittime alle quali il film \u00e8 dedicato insieme alle donne rimaste: \u201cI nostri figli, padri, mariti, fratelli, cugini e vicini\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Realt\u00e0 e finezza della scrittura<\/em><\/strong><em><br>A quella sequenza iniziale, segue lo stacco sul movimento dei carri armati nell\u2019erba con uomini al passo che si avvicinano alla citt\u00e0. \u00c8 come se fosse arrivato il terremoto, e tutti fuggono da casa abbandonando tutto. Presto, seguono voci e frasi concitate dai mezzi d\u2019informazione: \u201cSrebrenica sta diventando un massacro a cielo aperto, ogni secondo, tre proiettili vanno a segno\u201d; \u201cin ospedale sono arrivate altre 17 vittime insieme a 57 feriti\u201d; \u201cil mondo riuscir\u00e0 mai a vedere la tragedia che si sta consumando a Srebrenica?\u201d. Per poi ritrovarci velocemente nella base Onu vicino alla citt\u00e0 dove si svolge gran parte del dramma e dove ritroviamo la protagonista del film, Aida, interprete per le forze dell\u2019Onu che potremmo definire una \u201cmadre coraggio\u201d se non fosse retorico.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>E in questo film non \u00e8 mai il tempo della retorica. La regista con l\u2019incalzare dei brevi flash appena descritti riesce a restituire il clima, a dare le informazioni essenziali, a descrivere gli ambienti e le principali situazioni, senza che questo sminuisca la portata degli eventi, senza che diventi un film di videoclip e sensazionalistico, sul tipo di&nbsp;Benvenuti a Sarajevo&nbsp;(1997) di Michael Winterbottom sull\u2019assedio di Sarajevo visto da una troupe britannica, e questo anche grazie all\u2019inserimento di elementi drammaturgici (a cui rimanda in modo evidente il nome della protagonista) sempre perfettamente calibrati che non impediscono l\u2019emergere di una reale finezza malgrado la necessit\u00e0 di essere anche chiari, espliciti.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Un altro momento molto forte \u00e8 l\u2019inquadratura all\u2019esterno della base Onu dove si \u00e8 rifugiata una parte della popolazione della citt\u00e0 che i i caschi blu non vogliono far entrare: uomini, donne, bambini e anziani, restano l\u00ec, addossati ai cancelli. \u00c8 una moltitudine che si perde nell\u2019orizzonte e ci si chiede come la regista sia riuscita a compiere anche solo questa microimpresa all\u2019interno dell\u2019impresa pi\u00f9 grande, quella di produrre e realizzare il film. Se lo spettatore osserva con attenzione i dettagli di ogni sequenza si accorger\u00e0 che tutto sembra vero, le singole situazioni cos\u00ec come ogni singolo interprete, anche nella parte pi\u00f9 piccola, i comandanti serbi come quelli delle Nazioni Unite.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Ma soprattutto, Jasmila \u017dbani\u0107 ha una capacit\u00e0 pi\u00f9 unica che rara di saper far emergere il dramma dal fuori campo e isolando piccoli dettagli, invece che da situazioni di guerra ricostruite con modalit\u00e0 spettacolari o rappresentando le carneficine con la cura per ogni dettaglio. Per esempio, pi\u00f9 eloquente di tante immagini truculente, il cadavere di una donna uccisa mentre cucinava nel cortile di casa e il successivo primo piano sul forno rimasto aperto, con all\u2019interno ben visibile il piatto che stava cucinando, \u00e8 un dettaglio che gioca sull\u2019assenza: l\u2019assenza della vita nella persona e l\u2019assenza dell\u2019assassinio che viene lasciato implicito mediante la presenza di una vestigia della vita quotidiana (il piatto cucinato). E Aida che nel gigantesco hangar della base Onu aiuta il parto di una donna a cui si sono rotte le acque, esprime al meglio una situazione di non vita, e al contempo costruisce con efficacia un esempio di quello che pativano le circa 25mila persone rinchiuse senza cibo, acqua e servizi igienici.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Senza interlocutori<\/em><\/strong><em><br>Nel frattempo, mentre si susseguono domande pressanti \u2013 \u201cperch\u00e9 renderla zona sicura se i serbi entrano a Srebrenica quando vogliono?\u201d \u2013 si sottolinea che \u201cstanno bombardando la citt\u00e0 e i loro soldati sono ovunque ormai\u201d e che ci sono altri feriti nascosti nei seminterrati della citt\u00e0, Mladi\u0107, arrivato a Srebrenica, rilascia un video di propaganda dove dichiara: \u201c\u00c8 l\u201911 luglio 1995 nella citt\u00e0 serba di Srebrenica. Alla vigilia di un\u2019altra grande festa serba facciamo dono della citt\u00e0 al popolo serbo\u201d. Raramente una pulizia etnica \u00e8 stata presentata in modo cos\u00ec elegante.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Ma in primo luogo vediamo l\u2019impasse nella quale improvvisamente si ritrova il contingente olandese dell\u2019Onu. La popolazione della citt\u00e0 era stata rassicurata che sarebbe seguito un bombardamento Nato se i serbi avessero provato a entrare in citt\u00e0. Vediamo il comandante sgolarsi con il comando sulla richiesta di un attacco aereo: \u201cA che serve un ultimatum se non viene trasmesso?\u201d. La verit\u00e0 \u00e8 che siamo a luglio e il comandante non trova interlocutori. Non trova i superiori come il generale Rupert Smith, il segretario generale e l\u2019intera gerarchia di comando delle Nazioni Unite sono in ferie per le vacanze. Oppure spariscono con questa scusa perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 unit\u00e0 politica. I militari sembrano pi\u00f9 preoccupati dalle loro questioni e dalla loro stessa incolumit\u00e0, dagli ufficiali ai comandanti: \u201cFanno tutti finta di nulla e io ora devo andare a negoziare con quella bestia\u201d, dice il colonnello in auto ai suoi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Un momento chiave<\/em><\/strong><em><br>Il montaggio alternato tra la penetrazione dei militari serbi nella base Onu, che approfittano dell\u2019assenza del comandante andato da Ratko Mladi\u0107 per negoziare, e il luogo dove si svolge la trattativa con Mladi\u0107 \u00e8 in questo senso un momento chiave. La situazione in cui il comandante olandese si trova sembra situarsi al confine tra la persona intimorita e il potenziale ostaggio, e nella sua brevit\u00e0 il montaggio alternato delinea con efficacia un altro confine labile: quello tra dramma e (triste) paradosso insito nella situazione ricostruita.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Tutto \u00e8 nell\u2019impasse. La politica delle potenze occidentali e la popolazione che attende nel silenzio all\u2019esterno. Perfino l\u2019aria sembra ferma. Due stasi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Mentre la regista lavora sul contrasto tra la bellezza della natura e la follia umana, l\u2019hangar-prigione e la stanza della \u201ctrattativa\u201d (le virgolette sono pi\u00f9 che mai d\u2019obbligo) fanno del film un dramma claustrofobico dell\u2019oscurit\u00e0 anche se fuori c\u2019\u00e8 la luce calda del sole estivo, ci sono gli spazi ampi della campagna. Un dramma che parla del particolare per meglio parlarci del generale, dove il dramma intimo assurge all\u2019universale. Il dramma intimo \u00e8 quello di Aida, che vuole salvare la sua famiglia, almeno i suoi due figli e il marito, insegnante come Aida. Ma solo lei \u00e8 dipendente effettiva delle Nazioni Unite.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Per la regista Jasmila \u017dbani\u0107, pur avendo gi\u00e0 all\u2019attivo diversi cortometraggi, documentari e lungometraggi di finzione, tra cui&nbsp;<\/em><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Il_segreto_di_Esma\"><em>Il segreto di Esma<\/em><\/a><em>&nbsp;(vincitore dell\u2019Orso d\u2019oro a Berlino nel 2006), scrivere, dirigere e coprodurre il film \u00e8 stata una dura prova a pi\u00f9 livelli anche per la sensazione di isolamento provata. In un dialogo tra \u017dbani\u0107 e il regista britannico Mike Leigh pubblicato dalla prestigiosa&nbsp;<\/em><a href=\"https:\/\/revue-positif.com\/numeros-recents\/61-positif-727-septembre-2021.html\"><em>rivista di cinema francese Positif<\/em><\/a><em>, la regista afferma che l\u2019aiuto le \u00e8 stato negato non solo dalle autorit\u00e0 militari serbe o dal sindaco serbo di Srebrenica, ma anche in ambito bosniaco. La rimozione della memoria \u00e8 una delle questioni messe fuori campo dal film ma per metterla al centro della storia: sono ancora tante le madri che ricercano i corpi dei figli.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Il passato come sogno, il presente come incubo<\/em><\/strong><em><br>Nello&nbsp;<\/em><a href=\"https:\/\/revue-positif.com\/img\/cms\/sommaire.pdf\"><em>stesso numero di Positif<\/em><\/a><em>&nbsp;\u00e8 ospitato un dossier su Rossellini, maestro del cinema neorealista, in cui ci vengono ricordati alcuni elementi essenziali sulla rappresentazione cinematografica della guerra e della morte. Soprattutto nella parte su&nbsp;<\/em><a href=\"http:\/\/intern.az\/1DB2\"><em>Pais\u00e0<\/em><\/a><em>&nbsp;(1946), il film a episodi sull\u2019avanzata delle truppe alleate dal sud al nord dell\u2019Italia, dove si ricorda che nel quarto e sesto episodio la forma prossima al documentario viene meno e si lascia il posto alla trasfigurazione metafisica, e che nel sesto episodio pare sia stato determinante Federico Fellini, all\u2019epoca aiuto regista e successivamente maestro del cinema che trasfigura la realt\u00e0. Ma soprattutto non s\u2019indulge nel mettere in campo la morte, la gente trucidata: nel primo episodio non vediamo morire Carmela e il militare nero americano, ma vediamo solo il risultato dell\u2019azione e i loro due corpi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Ora, in&nbsp;Aida&nbsp;vediamo improvvisamente una sequenza musicata e gioiosa sulla vincitrice per la migliore acconciatura della Bosnia orientale 1991-92. \u00c8 un flashback ma pare un sogno. L\u2019onirismo \u00e8 qui sinonimo di trasfigurazione del reale o \u00e8 la realt\u00e0 che si fa passato e sembra ormai un sogno impossibile? Le urla nella notte su un gas che starebbe penetrando nell\u2019hangar riportano al mondo reale. Il passato come sogno, il presente come incubo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Appassionante e trascinante senza furberie, il film interroga le nostre bugie e i nostri silenzi, non solo quelli serbi e bosniaci, ma anche quelli dell\u2019opinione pubblica, della comunit\u00e0 internazionale. In altre parole, tutto \u00e8 in campo perch\u00e9 tutto \u00e8 fuori campo. Fino al finale nell\u2019oggi dove alcuni bambini, in una rappresentazione teatrale seguendo i fili dell\u2019invisibile, mimano la necessit\u00e0 di saper volare con la mente e di aprire gli occhi dopo averli chiusi. Come dopo una violenta litigata per una sbronza, nessuno sembra pi\u00f9 capire il perch\u00e9 di quell\u2019odio, di quella crudelt\u00e0 insensata e tutti sembrano vergognarsi e voler rimuovere i fatti.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00c8 evidente il desiderio dell\u2019autrice di ravvivare la memoria di quanto \u00e8 accaduto e al contempo di evitare che accada di nuovo, visto il proliferare di populismi dai messaggi velenosi che pervadono le nostre societ\u00e0 ormai da decenni. Per quanto dietro il voto a essi ci sia spesso un profondo malessere sociale, bisogna essere consapevoli che ogni qualvolta si consegna il voto a formazioni politiche che veicolano l\u2019odio e la paura verso il diverso o verso l\u2019altro, noi creiamo il potenziale affinch\u00e9 si producano prima o poi nuovi orrori, magari nella maniera e nel momento pi\u00f9 inatteso, una circolarit\u00e0 insensata della storia che qui si vuole simbolicamente arrestare. A ricordarcelo, in questo film di volti, \u00e8 il volto marcato, vissuto, di una donna, Aida. Un\u2019interprete. Ma un\u2019interprete<\/em> <em>di tutti noi.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019 11 e il 12 luglio 1995 Srebrenica, in Bosnia, fu teatro di un&nbsp;atroce massacro&nbsp;di 8372 uomini e ragazzi compiuto dalle truppe del generale serbo&nbsp;Ratko&nbsp;Mladic. Una sentenza della corte internazionale di Giustizia&nbsp;del 2007 e altre del Tribunale Penale&nbsp;Internazionale per l\u2019ex Jugoslavia hanno stabilito che il massacro, essendo stato commesso per distruggere il gruppo etnico&nbsp;bosgnacco,&nbsp;costituisce un&nbsp;Genocidio.&nbsp; Ancora una volta l\u2019anniversario di queste tragiche vicende ricorre tra dimenticanze, imbarazzi, tentativi negazionisti e pericolosi rigurgiti di nazionalismo e razzismo. &nbsp; Oggi la situazione<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":4672,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[16],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4671"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4671"}],"version-history":[{"count":2,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4671\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4676,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4671\/revisions\/4676"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/media\/4672"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4671"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4671"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4671"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}