{"id":4626,"date":"2023-06-26T19:35:40","date_gmt":"2023-06-26T17:35:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=4626"},"modified":"2023-06-28T19:57:33","modified_gmt":"2023-06-28T17:57:33","slug":"un-protagonista-della-cultura-di-confine","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2023\/06\/26\/un-protagonista-della-cultura-di-confine\/","title":{"rendered":"Un protagonista della cultura di confine"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Un interessante percorso di liberazione da 150 anni di nazionalismo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Intervista di Jernej \u0160\u010dek a <strong>Livio Isaak Sirovich<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>(pubblicata sul supplemento Sobotna Priloga del 10\/6\/2023 del quotidiano di Lubiana Delo) Testo integrale in italiano per Apertamente<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Livio Isaak Sirovich, nato nel 1949 nella citt\u00e0 contesa tra l\u2019appena formata repubblica italiana e la federazione socialista jugoslava da madre ebrea tedesco-lituana e da padre di antica origine dalmata. Geologo ed esperto di rischio sismico per il prestigioso Istituto nazionale di Oceanografia e Geofisica di Trieste. Curioso per natura, \u00e8 arrivato districandosi tra i labirinti della sua storia familiare ad intercettare i grandi quesiti della storia locale, che sulla frontiera adriatica sempre ha dimensioni mondiali, affermandosi con alcune opere fondamentali per ricchezza documentaria, rigore storiografico e un linguaggio fresco e brioso, perfino spumeggiante. In pace con le proprie radici miste, si firma con i cognomi materno e paterno, cambiato in \u00bbSiro\u00ab durante il fascismo. Uno di quei vicini di casa che tanto di buono fanno per noi, con cui intendo per tutti quanti ci adoperiamo in direzione di una matura e serena convivenza sull\u2019Alto Adriatico.<\/p>\n\n\n\n<p>Invece dell\u2019introduzione una frase dello scrittore sloveno triestino Alojz Rebula che d\u00e0 il la al romanzo <em>Informbiro a Zabrinje <\/em>(ancora non tradotto): \u00bbIn cento passi varchi la soglia dalla tua piccola propriet\u00e0 per entrare nella politica mondiale.\u00ab<\/p>\n\n\n\n<p><strong>\u00bb<em>Quando si sta da un lato della barricata \u00e8 impossibile farsi un quadro completo della situazione<\/em>\u00ab lei mi ha scritto nella dedica di un suo libro, e ha aggiunto \u00bb<em>io stesso ci ho messo molti anni per cercare di farmi un quadro obiettivo del rapporto tra italiani e sloveni a Trieste<\/em>\u00ab. Per me sono state parole importanti e penso che il suo percorso \u2013 di liberazione dal nazionalismo, se capisco bene &#8211; possa interessare ai lettori. Tanto che sento quasi il dovere di chiederle di approfondire la questione. E quali sono secondo lei gli scogli maggiori che hanno ostacolato la pacifica navigazione delle due comunit\u00e0 di questa citt\u00e0?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Le racconto un aneddoto. Mia moglie e io abbiamo un\u2019amica di famiglia, di una dozzina d\u2019anni pi\u00f9 di noi, discendente da famosi imprenditori ebrei dell\u2019Austria-Ungheria, un cui rampollo era morto in guerra da irredentista, medaglia d\u2019oro (i discendenti avevano abbandonato l\u2019ebraismo). C\u2019era fra noi un grande affiatamento. Quando per\u00f2, nel 1985, mi pronunciai pubblicamente contro il fatto che il mio circolo alpinistico, assieme ad altri, aveva fondato il \u201cComitato di Difesa dell\u2019Identit\u00e0 Italiana di Trieste\u201d per opporsi alle proposte di legge di tutela della minoranza slovena, questa nostra amica sent\u00ec il bisogno di fare una precisazione per lei importante: \u201cNoi daremo il bilinguismo agli sloveni solo quando anche loro lo daranno a noi a Capodistria\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Le spiegammo che a Capodistria-Koper c\u2019era gi\u00e0, ma lei assolutamente si rifiut\u00f2 di crederci. Tempo dopo, trovandomi appunto a Capodistria-Koper, feci il giro di negozi, uffici pubblici, del tribunale, delle Poste etc. prendendo i moduli bilingui e scattando delle foto, e le portai le prove che c\u2019era. Problema superato, pensai. Anni dopo, venne a trovarmi a Trieste un carissimo amico mio e di mia moglie, lo storico della Shoah Marcello Pezzetti del Centro di Documentazione Ebraica di Milano (assieme, nel 1991, avevamo viaggiato in Lituania quando stavo preparando il libro sulla famiglia di mia madre; all\u2019epoca, causa il crollo del sistema economico sovietico, era anche pericoloso). Lo invitai a pranzo e pensai di fargli conoscere un paio di amici interessanti, fra i quali la signora in questione. Tutto bene (eravamo a Contovello-Kontovel, in comune di Trieste), finch\u00e9 Pezzetti chiese degli sloveni della zona. E \u2013 inaspettatamente &#8211; la mia amica se ne usc\u00ec tal quale con l\u2019obiezione cui pensavo di avere risposto con il pacchetto di moduli e foto presi a Capodistria-Koper: daremo a loro solo dopo che loro avranno dato a noi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSai che con questa frase hai diminuito la mia fiducia nell\u2019umanit\u00e0?\u201d le dissi. \u201cPerch\u00e9?\u201d fece lei stupefatta. E allora raccontai a Pezzetti che tempo prima ero andato a Capodistria a prendere prove di bilinguismo, ma, evidentemente, invano.<\/p>\n\n\n\n<p>In altre parole, il nazionalismo e la paura degli altri si annidano molto in profondit\u00e0 nel nostro cervello.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Lei ha cercato di <\/strong><strong>fare qualcosa per far riflettere a proposito della convivenza italiani-sloveni e <\/strong><strong>sciogliere certi nodi (vedi foto ripulitura cartelli Bri<\/strong><strong>\u0161\u010diki\/Borgo Grotta). Cosa potremmo o dovremmo fare noi e cosa potrebbero o dovrebbero fare gli italiani a questo punto per una pi\u00f9 completa comprensione e accettazione reciproca?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ah la foto! S\u00ec, assieme ad altri ricercatori e impiegati del mio istituto di ricerca (l&#8217;OGS, che ha sede sull&#8217;altipiano, a Borgo Grotta Gigante-Bri\u0161\u010diki) abbiamo ripulito tre volte da scritte antislovene la tabella toponomastica del borgo. Dopo decenni di polemiche, questo tipo di targhe bilingui era stato finalmente collocato nel 1995 dal sindaco Riccardo Illy per iniziativa del suo vicesindaco Roberto Damiani. Recentemente, il comune ha anche sostituito quella della foto perch\u00e8 la precedente era stata in seguito danneggiata con una grossa accetta. Adesso \u00e8 di nuovo sporca (comunque, questo genere di gesti di intolleranza \u00e8 per fortuna in netto calo). Ma naturalmente il problema non si risolve solo ripulendo le tabelle. Un illuminato intellettuale altoatesino-sudtirolese, Alexander Langer, che ho molto stimato, diceva sempre che la misura della qualit\u00e0 dei rapporti tra maggioranze e minoranze linguistico-nazionali di solito sta nel grado di conoscenza delle rispettive lingue. Dopo una trasmissione televisiva di Gad Lerner sulle polemiche triestine a proposito di tutela della minoranza (Profondo Nord, RAI 3) Alex mi chiese com&#8217;era la nostra situazione; gli spiegai che quasi tutti i nostri sloveni sono bilingui, mentre la stragrande maggioranza degli taliani (me compreso, purtroppo) non parla sloveno. Ed egli rispose: \u00bbcapisco\u00ab.<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma, la mia idea \u00e8 che si dovrebbe inserire lo sloveno come seconda lingua fin dalle scuole materne. Del resto, sempre secondo me, l&#8217;Europa non fa passi avanti anche perch\u00e9 non abbiamo una lingua comune.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Chi e quanti hanno fatto tesoro della lezione del Narodni dom sulla violenza del nazionalismo? In questo caso, italiano?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Posso sbagliare, ma la mia sensazione \u00e8 che la restituzione dell\u2019edificio alla comunit\u00e0 slovena sia stata digerita dalla maggioranza degli italiani che partecipano alla vita sociale-politica della citt\u00e0. Ma \u00e8 stato un percorso difficile, anche perch\u00e9 c\u2019erano resistenze e alcuni esponenti politici e intellettuali temevano la reazione dei circoli nazionalistici, gli stessi che nel 1985 avevano fondato il comitato di difesa italiana. Dopo la bomba piazzata nel 1974 alla scuola slovena di San Giovanni, la violenza fisica tipo 1920 mi sembra per fortuna del tutto accantonata.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Per\u00f2 si legge anche di proteste, di qualche manifestazione pubblica contraria alla cessione\u2026<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, alcuni leader nazionalistici non si sono mai rassegnati. Mi riferisco in particolare all\u2019ex deputato dell\u2019MSI De Vidovich, all\u2019avv. Sardos Albertini storico presidente della \u201cLega Nazionale\u201d, a circoli dell\u2019estrema destra (ultimamente, anche Casa Pound) e a loro simpatizzanti. La loro versione dei fatti del 1920, ripetuta in varie occasioni, \u00e8 che \u201ci terroristi jugoslavisti\u201d avevano nel Narodni dom un deposito di armi ed esplosivi e che l\u2019incendio fu causato da loro incaute operazioni con materiali infiammabili. Pare impossibile, ma dicono proprio cos\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Fatto sta che siamo arrivati a un episodio, che non so se definire grottesco o pericoloso.<\/p>\n\n\n\n<p>La mattina del 13 luglio 2019, era programmata la deposizione di una corona d\u2019alloro al Narodni dom da parte del presidente Pahor. Un paio di associazioni nazionaliste italiane decisero allora di anticiparlo, deponendo nello stesso luogo una loro corona (a sostegno della tesi dell\u2019 \u201cautoincendio\u201d). Il questore di Trieste viet\u00f2 loro di farlo alle 9 del mattino, concedendo per\u00f2 di farlo dopo le 14:30, ossia dopo la visita del presidente Pahor (prescrizione Cat. A4\/GAB.\/2019, 11\/7\/2019). E il De Vidovich, i due fratelli avv. Sardos Albertini, accompagnati da una trentina di persone, collocarono ugualmente la corona prima dell\u2019arrivo del presidente Pahor, corona che si dovette asportare prima dell\u2019inizio della manifestazione autorizzata.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Qual\u2019\u00e8 a suo avviso il significato della visita dei presidenti Mattarella e Pahor, nel centenario dell\u2019incendio del Narodni dom di Trieste il 13 luglio 1920, alla foiba di Basovizza e al monumento dei quattro antifascisti fucilati nel 1930?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019era bisogno di questi due gesti simbolici, che facessero capire come entrambe le popolazioni hanno patito sofferenze a causa del Nazionalismo e dello scontro tra ideologie contrapposte, e che occorre andare avanti insieme. Tuttavia, secondo me, si \u00e8 trattato di due omaggi asimmetrici. Ed \u00e8 l\u2019omaggio al pozzo della miniera di Basovizza a lasciarmi in parte l\u2019amaro in bocca. Mi spiego. I fatti del 1930 sono chiari: dopo che da anni il regime fascista stava perseguitando violentemente gli sloveni e i croati compresi nei confini del dopo 1918, un gruppo di giovani riuniti nella organizzazione TIGR decise di ribellarsi, e contro chi voleva a tutti i costi cancellare la loro lingua e la loro identit\u00e0 ricorse anche alla violenza. Che le memorie di sloveni e italiani di Trieste siano divise \u00e8 testimoniato dal fatto che quasi tutti gli sloveni chiamano \u201ceroi\u201d i quattro fucilati del 1930, mentre moltissimi italiani nemmeno conoscono l\u2019episodio e parecchi li giudicano terroristi perch\u00e9 pur sempre condannati da un tribunale (sia pure da quel mostro che fu il Tribunale speciale fascista). Nel ribellarsi, per\u00f2, questi giovani commisero anche eccessi, errori e perfino stupidaggini. Ad esempio, nel marzo del 1929 il TIGR cerc\u00f2 di boicottare le elezioni-farsa in cui si poteva votare solo S\u00ec o No alla lista di 400 parlamentari compilata dal Gran Consiglio del Fascismo. A Beram (Pazin, Istria), per evitare che andassero a votare, i giovani del TIGR non trovarono di meglio che sparare a terra davanti ai contadini condotti ai seggi dai militi fascisti. Col risultato che i proiettili di rimbalzo ferirono alcune persone e addirittura uccisero uno degli stessi attivisti del TIGR. Il 10 febbraio 1930 misero invece una bomba nella tipografia del giornale fascista di Trieste, che conduceva una spietata campagna di stampa contro \u201cgli slavi\u201d. L\u2019ordigno avrebbe dovuto scoppiare dopo che le maestranze erano tornate a casa, e invece perse la vita un tipografo trattenutosi in ufficio. Per altro, mi sembra che nessuno dei 4 fucilati fosse direttamente responsabile dei due fatti di sangue. Durante la fucilazione ci furono poi terribili manifestazioni di odio anche da parte di civili italiani.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Mi sembra che lei ne ha scritto in Cime Irredente\u2026<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, alcuni civili usarono addirittura il sangue dei fucilati per farsi una specie di trofeo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Diceva dell\u2019amaro per l\u2019omaggio al pozzo-foiba di Basovizza.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Sul posto, c\u2019\u00e8 un bassorilievo in pietra che segnala la (presunta) presenza nel pozzo di 500 metri cubi di cadaveri, corrispondenti a \u201c2500 italiani uccisi\u201d, \u201csolo perch\u00e9 italiani\u201d viene detto assai spesso. C\u2019\u00e8 anche un blocco di roccia su cui il Comando della Guardia di Finanza di Trieste ricorda \u201ci 97 finanzieri trucidati nella Foiba di Basovizza\u201d. Ovviamente, i visitatori pensano che un\u2019informazione scolpita nella roccia sia certa. E invece la storiografia ha dimostrato che sono falsi sia quel numero sia che gli italiani venissero uccisi solo a causa della loro appartenenza nazionale.<\/p>\n\n\n\n<p>Non si deve mai dimenticare il contesto. La seconda guerra mondiale fu atroce e si concluse quasi dappertutto anche con vendette e giustizia sommaria, che coinvolsero colpevoli e innocenti, italiani e non. Secondo la migliore sintesi disponibile (Vademecum per il Giorno del Ricordo; <a href=\"http:\/\/www.irsrecfvg.eu\/\">http:\/\/www.irsrecfvg.eu\/<\/a>) nei territori di Gorizia, Trieste, Istria e Fiume, dall\u2019autunno del \u201943 a tutto il 1945, le vittime di parte italiana furono circa 3-4000; numeri purtroppo in linea con la resa dei conti tra italiani, che avvenne nell\u2019Italia settentrionale. (In Italia, in base a una legge del 2004, nel \u201cGiorno del Ricordo\u201d si celebrano le tragedie delle foibe, dell&#8217;esodo degli esuli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra, e in generale del \u201cconfine orientale\u201d; ndr).<\/p>\n\n\n\n<p>Al pozzo della miniera di Basovizza avvennero quasi sicuramente alcune esecuzioni di massa. Viene riportata in particolare la testimonianza di un sacerdote sloveno su \u201cprocessi\u201d sommari, il 2 maggio 1945, contro circa 150 membri della Polizia fascista di Trieste, poi certamente uccisi, e sul trasporto in loco il giorno dopo di altre 250-300 persone. Per\u00f2 quando, nel dopoguerra, gli angloamericani condussero una campagna di recuperi con una benna, riuscirono ad estrarre soltanto una decina di cadaveri, alcuni in divisa tedesca (presumibilmente corpi recuperati dopo la battaglia di Opicina, o magari prigionieri passati per le armi).<\/p>\n\n\n\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 purtroppo che i fatti avvenuti alla cosiddetta \u201cfoiba\u201d di Basovizza sono stati presentati come azioni puramente anti-italiane, e ingigantiti, allo scopo di tenere vivo negli italiani il risentimento contro gli \u201cslavo-comunisti\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Mi ha anche raccontato che in famiglia avete notizie sulla cattura dei finanzieri triestini\u2026<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019unico sopravvissuto della caserma di Campo Marzio, l\u2019ex tenente Luciano Segulin, era molto amico dei miei genitori, e mi trattava come un figlio. \u201cZio\u201d Luciano, scomparso qualche anno fa, me l\u2019ha raccontato varie volte. Durante la guerra la Guardia di Finanza svolgeva ovviamente anche attivit\u00e0 militari. Egli stesso era rimasto vittima di un\u2019imboscata nella Selva di Tarnova ed era stato ferito molto gravemente. Era invalido di guerra. Ma nel 1945 aveva comunque ripreso servizio e il primo maggio 1945 si ritrov\u00f2 ufficiale di picchetto della caserma. Nel pomeriggio, si presentarono in caserma due individui in impermeabile beige e chiesero appunto dell\u2019ufficiale in servizio. Gli dissero di avvertire tutti i commilitoni perch\u00e9 il giorno dopo sarebbero venuti in forze a prenderli tutti e avrebbero fatto una brutta fine. \u201cZio\u201d Luciano avvert\u00ec immediatamente il comandante della caserma, che tuttavia non diede sufficiente peso alla minaccia. L\u2019indomani, era incerto se andare in caserma o meno; la parola definitiva l\u2019ebbe sua madre e cos\u00ec si salv\u00f2. Ma la verit\u00e0 \u00e8 che non si \u00e8 mai saputo dove i 97 finanzieri venissero uccisi. Qualche ricerca fu fatta, anche con il coinvolgimento di parenti; alcuni indizi portavano a Rodik-Roditi, altri al campo di concentramento di Borovnica, ma non si arriv\u00f2 mai a una individuazione certa.<\/p>\n\n\n\n<p>Purtroppo, secondo me, i due presidenti hanno insomma compiuto un opportuno gesto simbolico di fratellanza, ma con la loro muta presenza alla \u201cfoiba\u201d di Basovizza &#8211; senza distinguo &#8211; hanno finito per avallare la strumentalizzazione nazionalistica del triste luogo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Lei conosce bene questa terra mista, cos\u00ec bella e fragile, cos\u00ec difficile da capire \u201cda fuori\u201d, <\/strong><strong>c<\/strong><strong>onfine orientale per gli uni, occidentale per gli altri, territorio ad alta densit\u00e0 letteraria, diviso tra Venezia e Vienna, tra il mondo latino e quello slavo. Stiamo superando i conflitti Novecenteschi, o ci stiamo rintanando nuovamente dietro una specie di cortina di ferro virtuale?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Credo che stiamo andando verso l\u2019accettazione reciproca, ma lentamente e con intoppi. Non conosco a sufficienza la situazione interna slovena. Per quanto riguarda il campo italiano, purtroppo vi sono ancora troppe associazioni \u2013 come ad esempio la Lega Nazionale e l\u2019Unione degli Istriani &#8211;&nbsp; impegnate a tener viva una memoria&nbsp; molto di parte (costruita anche su fatti storici volutamente distorti) e ad alimentare il nazionalismo. E purtroppo queste associazioni riescono ad esercitare qualche influenza anche presso il Governo centrale.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Pu\u00f2 farmi qualche esempio?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Attraverso la ricorrenza ufficiale del \u201cGiorno del Ricordo\u201d, noi in Italia continuiamo a voler dimenticare le nostre \u201cimprese\u201d durante il fascismo, e in parte strumentalizziamo in senso nazionalista le vicende del 1943-1947. Tanto che il nostro presidente Napolitano (ex comunista) nel suo discorso ufficiale del 2007 arriv\u00f2 in pratica a parafrasare le tesi dell\u2019estrema destra, con queste parole: \u00bbVi fu dunque un moto di odio e di furia sanguinaria, e un disegno annessionistico slavo [\u2026] che assunse i sinistri contorni di una \u201cpulizia etnica&#8221;\u00ab<a href=\"#_ftn1\">[1]<\/a>. Il disegno annessionistico jugoslavo di Trieste c\u2019era, ma non si deve dimenticare che per anni noi avevamo perseguito l\u2019annessione di tutti i Balcani, e non solo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Qualcuno parla del nazionalismo slavo come di un provincialismo senza cultura di chi si chiude a riccio rispetto all\u2019altro. Quindi, le chiedo provocatamente, vale il vecchio paradosso della sinistra internazionalista: per non incappare nel nazionalismo, bisogna fondersi <\/strong><strong>nella maggioranza<\/strong><strong>? Nel caso nostro, assimilandosi nell\u2019italianit\u00e0? Un <\/strong><strong>cancellamento culturale<\/strong><strong> autoinflitto, come <\/strong><strong>ai <\/strong><strong>tempi <\/strong><strong>scisma<\/strong><strong>tici<\/strong><strong> tra titini e stalinisti nel 1948?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>No, naturalmente. Tutte le culture umane &#8211; che rispettino la Persona e le sue libert\u00e0 fondamentali &#8211; hanno pari dignit\u00e0. Purtroppo, gli sloveni di Trieste hanno subito tante pressioni di snazionalizzazione. Veda ad esempio il bellissimo libro di Nino Di Giacomo \u00bbGli Jurcev ex a.u.\u00ab. A proposito, sa se sia tradotto in sloveno?<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Purtroppo non in forma di libro: Martina Gorela ci ha scritto un\u2019interessante tesi di laurea, proponendo una prima traduzione <\/strong><strong>con la <\/strong><strong>relatrice Marija Pirjevec \u2013 la sorella dello storico \u2013 alla Scuola superiore interpreti e traduttori, <\/strong><strong>ma sono <\/strong><strong>oramai passati 25 anni.<\/strong><strong> La conoscenza evidentemente non basta mai in una citt\u00e0 che <\/strong><strong>chiama il suo <\/strong><strong>pi\u00f9 rappresentativo buffet<\/strong><strong> \u00bbDa Pepi\u00ab di Via Cassa di Risparmio \u00bb<em>Pepi s\u2019ciavo\u00ab<\/em> \u2026<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, e c&#8217;\u00e8 anche la variante autoironica politicamente corretta \u00bbGiuseppe lo Sloveno\u00ab&#8230; Temo che domini un certo torpore civile e civico.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>\u2026 la famiglia Toma\u017ei\u010d ha patito le tragiche vicende di Danica Toma\u017ei\u010d e Stanko Vuk &#8211; descritta da Tomizza ne <em>Gli sposi di via Rossetti<\/em> \u2013 nonch\u00e9 la fucilazione di Pinko-Pino Toma\u017ei\u010d nel dicembre 1941, eppure il locale continua a essere un\u2019attrazione <\/strong><strong>turistica per cos\u00ec dire \u201csenza memoria\u201d. <\/strong><strong>Come si spiega?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u2026 e il giorno della fucilazione il locale pat\u00ec anche un&#8217;atroce profanazione da parte degli squadristi, che avevano appena fucilato il figlio dei suoi titolari. Come me lo spiego? Con la superficialit\u00e0, con il desiderio di dimenticare il passato brutto sia da parte slovena che da parte italiana, e in particolare, da parte italiana, con la rimozione delle atrocit\u00e0 di un regime (quello fascista) che negli Anni \u201930 aveva goduto, soprattutto a Trieste, di largo consenso.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Pare anche a lei che nell\u2019estrema Sinistra alberghi<\/strong><strong> una certa<\/strong><strong> pulsione scissionista<\/strong><strong>? Quest\u2019anno, <\/strong><strong>di fronte alla Risiera <\/strong><strong>per il 25 aprile, un gruppetto <\/strong><strong>di comunis<\/strong><strong>ti <\/strong><strong>internazionalist<\/strong><strong>i<\/strong><strong> e no-vax<\/strong><strong> gridava \u00bbfascisti!\u00ab a <\/strong><strong>quelli di +Europa<\/strong><strong>.<\/strong><strong> <\/strong><strong>La Risiera sta diventando quasi un pretesto per polemiche <\/strong><strong>nella sinistra? <\/strong><strong>Perch\u00e9<\/strong><strong>?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Effettivamente, da alcuni anni una piccola minoranza tenta di strumentalizzare le maggiori celebrazioni in Risiera (il 27 gennaio Giorno della Memoria per la Shoa e per tutti i deportati, e la Festa della Liberazione il 25 Aprile). Quest\u2019anno, c\u2019\u00e8 stata una strana saldatura fra alcuni esponenti di estrema sinistra e oppositori dei lasciapassare vaccinali (green pass), e no-vax, i quali non sono voluti entrare nell\u2019ex lager e hanno invece approfittato del 25 aprile per reclamare l\u2019uscita dell\u2019Italia dalla Nato e l\u2019abolizione dell\u2019obbligo vaccinale. E non sono mancate alcune bandiere palestinesi. Un\u2019altra strumentalizzazione ricorrente da parte di (pochi) estremisti di sinistra, \u00e8 infatti che gli israeliani si comporterebbero coi palestinesi come i nazisti con gli ebrei. E quindi sti tizi non celebrano i morti ebrei perch\u00e9 accusano \u201ci sionisti\u201d (essi fanno di israeliani ed ebrei tutto un fascio) di voler sterminare i palestinesi; da cui (in alcune ricorrenze del 27 gennaio) anche singole scritte \u201cIsraele=SS\u201d o \u201cSionismo=Nazismo\u201d. Secondo me, questo 25 aprile i contestatori erano persone in parte accecate dall\u2019ideologia e in parte affette da fobia nei confronti dei vaccini. (Per colmo di ironia, parecchi no-vax esibivano tatuaggi, che comportano l\u2019assunzione attraverso la pelle di sostanze dannose). Alcuni ultra-sinistri invece scadono in uno strano antisemitismo \u201cdi sinistra\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Da sinistra, in Italia qualcuno critica il modo in cui \u2013 nel Giorno del Ricordo (10 febbraio) \u2013 vengono celebrate le tragedie del \u201943-\u201954 di quello che, per gli italiani, \u00e8 il confine orientale. Si nota inoltre che a Trieste molti sentono di dover celebrare, pi\u00f9 che la liberazione dal nazifascismo, il ritiro dell\u2019esercito jugoslavo il 12 giugno 1945, che sarebbe stata \u201cla vera liberazione\u201d. Siccome poi la \u201cMilizia Volontaria Sicurezza Nazionale\u201d (MVSN, l\u2019esercito del partito fascista) e la \u201cX Mas\u201d del principe Borghese, avevano combattuto cercando di fermare \u201cgli slavi\u201d, i loro labari partecipano a molte manifestazioni ufficiali della \u201cRepubblica nata dalla Resistenza\u201d. Pare passare nel dimenticatoio che l\u2019esercito jugoslavo era fra gli Alleati contro il nazifascismo.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Per me, che sono italiano, questo \u00e8 un argomento assai doloroso. E aggiungo che purtroppo quest\u2019anno il nostro Parlamento ha approvato all\u2019unanimit\u00e0 (con una sola astensione) anche la \u201cGiornata nazionale della memoria e del sacrificio degli Alpini\u201d il 26 gennaio di ogni anno. Su proposta ovviamente delle Destre, hanno scelto il giorno di una famosa battaglia in Russia, che avevamo invaso assieme ai nazisti. Sicch\u00e9 adesso il ricordo dei lager nazisti (27 gennaio) si trova circondato appunto dall\u2019eroismo alpino a fianco dei nazisti (26 gennaio) e dalla celebrazione delle foibe e dell\u2019esodo (10 febbraio). Da noi, pare che nessuno si sia accorto che i neofascisti contestavano da sempre la data del 10 febbraio (1947) perch\u00e9 aveva segnato la firma a Parigi del Trattato di Pace. Non per niente, la data del 10 febbraio \u00e8 stata scelta e proposta da un neofascista, Roberto Menia, noto anche per violenze contro la minoranza slovena di Trieste. Ma c\u2019\u00e8 una cosa che lei non mi chiede e che allora io chiedo a lei: come mai a Roma molti si bevono tutte queste proposte in arrivo dalla Destra anche estrema? Secondo me, perch\u00e9 la nostra cultura storica media \u00e8 di basso livello e pervasa da un nazionalismo di fondo, che parte dallo splendore dell\u2019Impero romano per approdare al \u201cbuono italiano\u201d nelle colonie e nella civilizzazione dei Balcani, che, non a caso, nel \u201941-\u201942 molti di noi italiani speravano-credevano di poter conquistare. E poi, come ad esempio l\u2019Austria, non abbiamo mai preso davvero coscienza delle nostre responsabilit\u00e0 negli orrori del nazifascismo. Il nostro nazionalismo \u2013 spesso addirittura inconsapevole \u2013 ci fa stracapire e travisare il passato.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Durante i gravissimi incendi di questa estate, da Monfalcone a San Michele del Carso-Brestovec e Lipa, il quotidiano della famiglia Berlusconi (Il Giornale) ha sparato un titolo su una scritta comparsa proprio nella zona dell\u2019incendio e che costituirebbe offesa ai \u201cmartiri delle foibe\u201d. Qui se ne \u00e8 capito poco. Lei ne sa qualcosa?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il giornale si riferiva alla grande scritta \u201cTITO\u201d, fatta a suo tempo allineando pietre sull\u2019erba, che si trova sul versante sopra il Grad Rihemberk &#8211; Schloss Reifenberg, nella Brani\u0161ka.<\/p>\n\n\n\n<p>Ce ne sono ancora parecchie cos\u00ec in Slovenia. Difficile capire se coloro, che ogni tanto le ripuliscono, intendano celebrare il Tito delle spietate esecuzioni del 1945 contro usta\u0161a, belogardisti etc. oppure il Tito interessante leader dei Paesi non allineati. Fatto sta che nel luglio 2022 vigili del fuoco dell\u2019Italia e della Slovenia stavano aiutandosi reciprocamente in modo ammirevole per cercare di domare gli incendi, che dalla parte italiana del confine si stavano estendendo in Slovenia. Un bell\u2019esempio di convivenza, direi. E a questo punto, il 20 luglio l\u2019Unione degli Istriani e il 21 \u201cIl Giornale\u201d denunciano che nella zona degli incendi, sopra Grad Rihemberk appunto \u00e8 comparso uno &lt;&lt;Sfregio sloveno ai martiri delle foibe, sulla collina appare la scritta \u201cTITO\u201d&gt;&gt;. E Il Giornale aggiunge: \u201call\u2019ombra di quella fortezza una colonna italo-tedesca venne attaccata e neutralizzata dopo ore di combattimenti feroci. Rimasero un pugno di superstiti che vennero derubati ed arsi vivi dai partigiani slavi. Solo un milite italiano riusc\u00ec miracolosamente a scampare alla mattanza\u201d. Non dicono perch\u00e9 \u201citalo-tedesca\u201d, quando, in che contesto. Unione e Giornale si riferiscono a un episodio avvenuto il 2 febbraio 1944, quando i partigiani combattevano gli aggressori tedeschi e italiani che avevano invaso il Regno di Jugoslavia per annettersi i Balcani. Pare sia vero che i partigiani uccisero tutti i componenti della colonna, se non sbaglio 70 militi fascisti e 12 tedeschi. Ma omettono di dire che si era in una guerra feroce scatenata dall\u2019\u201dAsse\u201d e che il 15 febbraio tedeschi e italiani effettuarono una durissima rappresaglia in cui 1200 abitanti dei villaggi vicini (Komen, Tomacevica, Dovce, Mali Dol e Branik) vennero deportati in Germania, le case bruciate e fatte saltare in aria.<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma, nel momento in cui i vigili del fuoco dei due paesi fraternizzavano, \u201coccorreva\u201d riattizzare l\u2019odio italiano contro \u201cgli slavi\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Non crede che il bilinguismo <\/strong><strong>funzioni davvero solo se anche la maggioranza parla la lingua della minoranza? Che altrimenti esso diventi una gabbia e alimenti lo slittamento della minoranza verso la lingua della maggioranza?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Sono d\u2019accordo, \u00e8 quello che \u2013 con altre parole \u2013 diceva anche Alex Langer.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Mi sembra che <\/strong><strong>nell\u2019Istria slovena<\/strong><strong> le iniziative a favore del bilinguismo &#8211; p. es. l<\/strong><strong>e <\/strong><strong>tabelle<\/strong><strong> con i toponimi italiani e veneziani <\/strong><strong>storici nelle citt\u00e0 del Litorale \u2013 incontrino il consenso de<\/strong><strong>lla maggioranza slovena. Mentre in tutta la provincia di TS parlano lo sloveno solo 3 dipendenti delle Poste. Quanto ai moduli bilingui, siamo-siete in alto mare. Farsi mettere le <em>pipete<\/em> giuste dei cognomi sul Passaporto rimane un problema, si incontra<\/strong><strong> uno sfiancante <\/strong><strong><em>no se pol<\/em><\/strong><strong>, <\/strong><strong>da decenni<\/strong><strong>&#8230;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il caso del mio amico Miran Ko\u0161uta (docente di lingua e letteratura slovena all&#8217;Universit\u00e0 di Trieste) sar\u00e0 forse estremo, ma fa capire le difficolt\u00e0 incontrate dagli sloveni in uno Stato, l&#8217;Italia, in cui c&#8217;\u00e8 poca consapevolezza della esistenza di una componente slovena.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1899, un impiegato italiano dell&#8217;anagrafe si sogn\u00f2 di registrare suo nonno alla nascita come Cossutta, mentre qualche anno prima la sorella era stata registrata correttamente come Ko\u0161uta. Cento anni dopo, Miran decide di riacquistare il cognome originario. Dopo un lungo iter, riceve il decreto che lo riconosce come Miran Ko\u0161uta. Tutto a posto. Ma sulla Gazzetta Ufficiale si ritrova stampato \u00bbMirian Ko\u0161uta\u00ab. La Gazzetta gli ha storpiato il nome, e purtroppo \u00e8 quella che conta. Gli tocca quindi chiedere rettifica, e la ottiene: dopo alcuni mesi stavolta si ritrova come \u00bbMiaran Ko\u0161uta\u00ab. Semplice disattenzione? O ripicca di un impiegato, come un secolo prima? Chiss\u00e0. Finalmente, alla terza pubblicazione \u00e8 Miran Ko\u0161uta.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma non \u00e8 finita. Pare che l&#8217;Italia non riesca a usare i segni diacritici su passaporti, tessere sanitarie, carta nazionale dei servizi, codice fiscale, registri dei vaccinati Covid etc., per i quali lui risulta sempre e solo \u00bbKosuta\u00ab. E quindi per scaricare dal sito del Ministero della salute la certificazione del vaccino anticovid ha dovuto falsificare il proprio cognome in \u00bbKosuta\u00ab. Cosa che deve fare anche ogni volta che dichiara il proprio codice fiscale, perch\u00e9 le \u00bbpipette\u00ab non sono accettate, mentre deve esserci esatta corrispondenza ad esempio tra la \u00bbS\u00ab del codice fiscale e quella del cognome.<\/p>\n\n\n\n<p>A proposito; chiss\u00e0 come se la cava lei che di pipette ne ha due!<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Un bel rompicapo, in effetti. <\/strong><strong>Per\u00f2 a Trieste c\u2019\u00e8 ancora chi sostiene che la minoranza slovena sia <\/strong><strong>(si noti) <\/strong><strong>\u00bbla pi\u00f9 protetta d\u2019Europa\u00ab (sottinteso: troppo protetta). E continuano petizioni ed articoli contro il bilinguismo, dei vari Cecovini e Camber, anche se per fortuna non siamo pi\u00f9 \u2013 mi pare \u2013 a livello dell\u2019allora sindaco di Trieste Staffieri, arrabbiato perch\u00e9 chiamiamo i <\/strong><strong>\u010d<\/strong><strong>evap<\/strong><strong>\u010d<\/strong><strong>i<\/strong><strong>\u010d<\/strong><strong>i cevapcici e non \u2013 come lui pretendeva si facesse &#8211; \u201crotolini di carne allo spiedo\u201d.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Gli sloveni pi\u00f9 tutelati dei sudtirolesi dell\u2019Alto Adige? O dei valloni in Belgio e dei catalani in Spagna? Non ci voleva molto a sospettare che fosse una bufala. E invece molti ci credettero e tuttora ci credono, semplicemente perch\u00e9 la frase gratifica il loro pregiudizio. Quella che il Parlamento europeo avesse detto che la minoranza slovena era \u201cla pi\u00f9 protetta d\u2019Europa\u00ab \u00e8 stata semplicemente una bugia di un personaggio assai importante a Trieste: Manlio Cecovini, sindaco, leader del partito \u201cLista per Trieste\u201d e contemporaneamente capo del Rito Scozzese della massoneria italiana, poi parlamentare europeo. La questione venne verificata a Bruxelles e salt\u00f2 fuori che non era stato il Parlamento a fare quella affermazione, ma lo stesso Cecovini, a titolo personale. Cecovini, il cui nonno poi era un \u010cehovin, dell\u2019omonimo villaggio della Vipava. <em>C\u2019est la vie<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Nel 1991 lei scopr\u00ec per caso la corrispondenza tra sua madre Ruth, scappata a Trieste nel 1936, e i suoi parenti vissuti in Lituania fino all\u2019estate del 1941, gli Isaak, una famiglia in trappola tra Hitler e Stalin come si intitola un suo libro. Ci faccia ripercorrere brevemente la storia familiare materna e il suo viaggio in Lituania alla ricerca delle sue radici ebraiche.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Mia madre era ancora viva. La lettura della corrispondenza \u00e8 stata un\u2019avventura dello spirito. Dalle lettere i miei parenti uscivano vivi, erano finalmente presenti. \u00c8 finita che \u2013 per la prima volta dopo 55 anni &#8211; mia madre pot\u00e8 celebrare Hannuka in famiglia. La festa di cui non mi aveva mai raccontato nulla. Ruth aveva sempre detto che il suo villaggio nell\u2019estrema Prussia Orientale, passato alla Lituania, non esisteva pi\u00f9 perch\u00e9 la zona era stata arata dai cingoli dei carri armati tedeschi e sovietici. E invece ho ritrovato il villaggio (Pr\u00f6kuls) e casa nostra intatti, e a Panev\u0117\u017eys la fossa comune in cui finirono i miei nonni, due sorelle di Ruth coi loro mariti e neonati. Sopra c\u2019era questa lapide: \u00abLuogo di sepoltura di 4000 uomini di varie nazionalit\u00e0 uccisi dai fascisti lituani\u00bb. Perch\u00e9 ai sovietici interessava passare sotto silenzio che quei morti erano tutti ebrei e \u2013 pur di screditare i nazionalisti lituani \u2013 erano disposti a mettere in ombra perfino le responsabilit\u00e0 degli Einsatzkommando nazisti. Nella zona delle trincee era cresciuto un bosco, sento ancora il freddo che ti entrava nelle ossa. Le trincee parallele in cui avevano buttato i corpi si distinguevano benissimo perch\u00e9 il terreno si era assestato, le potevi seguire per 50\u2026 80 metri, non so.<\/p>\n\n\n\n<p>Tornato a Trieste, non ho avuto il coraggio di raccontare tutto alla mamma. Le ho fatto vedere le foto della casa, ma non altro. Senza volerlo, mi sono comportato come la sua sorella minore Nora (\u201cPutti\u201d) che dalla Lituania le scriveva prima a Haifa, dove Ruth era fuggita nel \u201935, dopo le leggi antisemite di Norimberga, e poi a Trieste, dov\u2019era andata per sposarsi con pap\u00e0. Anche Putti nelle lettere risparmiava a Ruth le cose pi\u00f9 brutte che accadevano da loro, anche quando dovettero fuggire di notte nella Lituania interna, perch\u00e9 Hitler si era preso il distretto di Memel, dove vivevano.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ruth era fuggita da sola, a 19 anni, a Haifa. Come aveva fatto, nel loro paesino a prendere consapevolezza <\/strong><strong>del pericolo<\/strong><strong>? Gli ebrei italiani al tempo ebbero pochi sentori.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Suo padre, mio nonno, era uno stimato commerciante, si sentiva tedesco, aveva combattuto per il II Reich nella Grande Guerra e faceva parte di un\u2019associazione di combattenti ebrei tedeschi di prima linea. Da un giorno all\u2019altro, dopo l\u2019entrata in vigore delle Leggi di Norimberga nella vicina Germania, molti notabili tedeschi improvvisamente presero a evitarlo. Capit\u00f2 che al suo passaggio qualcuno sputasse per terra, ma lui continuava a sentirsi sicuro, un vero tedesco. Ruth invece non poteva accettare il nuovo clima e se ne and\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>C<\/strong><strong>osa la port<\/strong><strong>\u00f2 a Trieste? Tatiana Bucci descrive come la famiglia materna, i Parlow, scelse la Fiume asburgica di inizio secolo perch\u00e8 citt\u00e0 di mare, via di uscita in caso di nuovi pogrom.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Sa? Siamo molto amici di \u201cTati\u201d. No, la mamma approfitt\u00f2 delle \u201cMaccabiadi\u201d, le gare di ginnastica organizzate a Haifa dal movimento sionista, e si ferm\u00f2 la. Dove conobbe mio padre, che era stato mandato a Haifa dal Lloyd Triestino per fare un controllo contabile nell\u2019ufficio locale. A un certo punto, pap\u00e0 dovette tornare in sede, ma avevano deciso di sposarsi e cos\u00ec lei lo raggiunse a Trieste, in tempo per celebrare le nozze prima dell\u2019avvento della legislazione antisemita anche in Italia. Dalle lettere si capisce che Ruth non ebbe cuore di dire ai suoi che il fidanzato era cattolico, ma essi lo compresero ugualmente. Intanto, a casa, Putti ascoltava la musica italiana sulle onde corte e la pensava \u201claggi\u00f9 sulle rive dell\u2019Adriatico\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ha ricevuto <\/strong><strong>un\u2019<\/strong><strong>educazione religiosa, da sua madre ebrea e\/o da suo padre cattolico?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Mamma era orgogliosa di essere ebrea e io l\u2019ho sempre saputo, ma non mi ha trasmesso nessun insegnamento religioso. Mi raccontava spesso delle tragedie occorse alla sua famiglia per mano dei nazisti e anche degli antisemiti lituani. Pensi che le avevano ucciso una cinquantina di parenti entro il quarto grado di parentela (primi cugini), compresi , come dicevo, madre, padre, due sorelle coi loro neonati e i mariti. Penso che abbia rinunciato a farmi ebreo perch\u00e9 stimava che da cattolico sarei stato pi\u00f9 al sicuro e anche perch\u00e9 la famiglia di mio padre preferiva cos\u00ec. Quando mio padre, italiano, nel 1937 a Trieste, disse ai suoi che voleva sposare una ragazza ebrea, sua madre rest\u00f2 alquanto interdetta. Pensi che mia nonna ingenuamente scrisse al Prefetto di Trieste di essere in ansia perch\u00e9 suo figlio voleva sposare \u201cuna ragazza di altra razza\u201d, e lo preg\u00f2 di informarsi in Lituania sul conto della sua famiglia.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>E pap\u00e0?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Era un mangia-preti, non li poteva soffrire. Era vicino al movimento Giustizia e Libert\u00e0. Io nacqui dopo molti anni dal matrimonio e mi fecero battezzare. Per la Prima Comunione e la Cresima, a soli 8 anni, fui mandato a scuola di catechismo dalle Ancelle della Carit\u00e0 di Santa Maria Crocifissa (mai capito perch\u00e9 \u201ccrocifissa\u201d). E furono forse proprio queste suore a seminare nel mio animo quel qualcosa che 30 anni dopo mi spinse ad abbandonare il Cristianesimo (senza aderire ad altre religioni). Preparavano noi bambini a prendere in bocca la particola e a inghiottirla, ma senza farle toccare i denti. \u201cSe toccherete coi denti quella consacrata, commetterete sacrilegio!\u201d. La cialda di farina mi si appiccicava sul palato; non capivo come potessi, io, cos\u00ec piccolo, commettere un peccato cos\u00ec grande pur senza volerlo. Dopo averci dato la cresima, il vescovo (Santin) ci disse che cos\u00ec eravamo diventati soldati di Cristo. Altro colpo alla mia piccola fede.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Anche i Sirovich ebbero il cognome italianizzato nel \u201928, e divennero \u201cSiro\u201d. E fu con quel cognome che nel 1985 lei &#8211; assieme a parecchi altri soci del Club Alpino Italiano, CAI &#8211; protestava perch\u00e9 il vostro club (l\u2019Alpina delle Giulie) aveva contribuito a fondare il Comitato di Difesa dell\u2019Identit\u00e0 Italiana di Trieste, contro la tutela della minoranza slovena. Come lei scrive in <\/strong><strong><em>Cime irredente<\/em><\/strong><strong>, il Vicepresidente dell\u2019Alpina non credeva alle sue orecchie, e le chiese se era di padre e madre italiani.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nonno era la terza generazione dei Sirovich che lavorava per il Lloyd di navigazione; si rassegn\u00f2 al cambio di cognome perch\u00e9 temeva il licenziamento. Nel 1985 non lo sapevo, ma i maggiorenti del CAI di Trieste erano molto nazionalisti e per loro era ovvio che i triestini italiani si dovevano schierare contro i triestini sloveni. E cos\u00ec il vicepresidente mi sottopose a una specie di interrogatorio e \u2013 dal suo punto di vista \u2013 trov\u00f2 la spiegazione della mia \u201cinfedelt\u00e0 nazionale\u201d: da parte di padre avevo una lontana ascendenza dalmata (\u201cquindi slava\u201d, sentenzi\u00f2) e da parte di madre ero addirittura ebreo (quindi \u201capolide\u201d, concluse). Tutto chiaro, poveruomo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Parlando del suo libro,<\/strong><strong> Gilberto Finzi <\/strong><strong>scrisse sul Corriere della Sera<\/strong><strong>: \u00bbE l\u2019Alpe mormor\u00f2: non passa lo sloveno.\u00ab <\/strong><strong>La sua ricerca sul tempestoso caso storico-alpinistico del comitato italianissimo di difesa<\/strong><strong>ha fatto scuola. Tra perle di rara bassezza storica, falsificazioni<\/strong><strong> e <\/strong><strong>witz che fanno pi\u00f9 piangere che ridere c\u2019\u00e8 anche una telefonata che le fecero: \u00bb<em>Ebreo, porco s\u2019ciavo, l\u2019italianit\u00e0 no se toca, te spareremo<\/em>.\u00ab Non dev\u2019essere stato semplice, a met\u00e0 anni 80, scavare negli scheletri dell\u2019armadio dell\u2019<em>Alpina<\/em>.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Quella sera, mia madre era venuta a tenerci i bambini per permetterci di uscire. Mi ero molto raccomandato che non rispondesse al telefono, e cos\u00ec per fortuna fece. I \u201cpatrioti\u201d registrarono le minacce nella segreteria telefonica. Venne poi fuori che erano tre esponenti del Fronte della Giovent\u00f9 (i giovani del Movimento Sociale Italiano di Almirante). Uno ha percorso una brillante carriera politica nell&#8217;Msi, in Alleanza Nazionale e nel Partito delle Libert\u00e0 di Berlusconi come consigliere e assessore comunale, provinciale e regionale, nonch\u00e9 candidato sindaco nel 2001, fino a due condanne (Corte dei Conti e Tribunale penale) per rimborsi di spese di rappresentanza in Regione.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Quale fu il nodo della protesta contro la strumentalizzazione politica delle vs. tessere CAI? Ci chiarisca la diatriba riguardo la partecipazione della vs. sezione CAI al Comitato di difesa di stampo nazionalista. Nel frattempo, il libro ha avuto sei edizioni. Com\u2019\u00e8, se \u00e8, cambiato il clima politico nell\u2019ambiente alpinistico triestino?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Per fortuna, \u00e8 radicalmente cambiato. Pensi che all\u2019epoca il direttivo dell\u2019Alpina discusse pi\u00f9 volte come espellermi. La sesta edizione, rinnovata, \u00e8 stata invece presentata al pubblico proprio dall\u2019ultimo presidente del club, e mi hanno festeggiato.<\/p>\n\n\n\n<p>Il comitato di difesa protestava contro una proposta di legge nazionale per la tutela degli sloveni del Friuli Venezia Giulia, ed effettivamente nel 1985 la legge non venne approvata dal Parlamento. Ne venne varata un&#8217;altra, parziale, solo nel 2001. Dal 2009 sarebbe possibile attivare nelle scuole italiane l&#8217;insegnamento dello sloveno come seconda lingua straniera a titolo di sperimentazione (chiss\u00e0 cosa ci sar\u00e0 da sperimentare). Ma si \u00e8 riusciti ad attivare questi corsi solo in due scuole: in un quartiere molto periferico (Melara) e a Muggia. Il centrodestra continua ad essere fieramente contrario. A proposito, forse avr\u00e0 notato che la attuale presidente Meloni non parla mai dell\u2019Italia come Stato o Paese, ma sempre come \u201cNazione\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Cosa c\u2019entra la Massoneria in questa storia? Felice Venezian e Costantino Doria, iniziatori dell\u2019Alpina 1883, Giuseppe Caprin, Teodoro Mayer, fondatore del Piccolo, e poi Giorgio Pitacco, \u00bbnazionalista e conservatore\u00ab. Nazionalismo e massoneria, un binomio esplosivo tutto triestino.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019entra molto. La massoneria italiana ha sempre cercato un ruolo nazionale nella storia d\u2019Italia: prima in funzione risorgimentale contro il potere temporale del Papato, poi a favore dell\u2019irredentismo, dell\u2019espansione coloniale-imperiale e infine, in parte, anche appoggiando Mussolini (che poi per\u00f2 fece presto a sbarazzarsi dell\u2019ingombrante compagnia). Tanto per dire, subito dopo il 1918, Arturo Ziffer fu Maestro Venerabile della Loggia massonica Alpi Giulie, presidente della Societ\u00e0 Alpina delle Giulie, e del gruppo paramilitare Sursum Corda, che voleva indurre gli sloveni a italianizzarsi anche a suon di bastonate. Anni fa, quando Cecovini era contemporaneamente sindaco e \u201cSovrano Gran Commendatore etc.\u201d, ad assumere il ruolo di presidente del mio club venne il suo vicesindaco. Ma penso che sia acqua quasi passata. O quasi.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a> https:\/\/archivio.quirinale.it\/discorsi-bookreader\/\/discorsi\/Viaggio_in_Italia_discorsi_interventi_Napolitano_2006_2007.html#page\/144\/mode\/2up<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un interessante percorso di liberazione da 150 anni di nazionalismo Intervista di Jernej \u0160\u010dek a Livio Isaak Sirovich (pubblicata sul supplemento Sobotna Priloga del 10\/6\/2023 del quotidiano di Lubiana Delo) Testo integrale in italiano per Apertamente Livio Isaak Sirovich, nato nel 1949 nella citt\u00e0 contesa tra l\u2019appena formata repubblica italiana e la federazione socialista jugoslava da madre ebrea tedesco-lituana e da padre di antica origine dalmata. 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