{"id":4615,"date":"2023-06-12T19:44:42","date_gmt":"2023-06-12T17:44:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=4615"},"modified":"2023-06-12T19:44:43","modified_gmt":"2023-06-12T17:44:43","slug":"10-giugno-1924","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2023\/06\/12\/10-giugno-1924\/","title":{"rendered":"10 giugno 1924"},"content":{"rendered":"\n<p>Il 10 giugno 1924, fu rapito Giacomo Matteotti, deputato e segretario del Partito socialista unitario, sorto dopo l\u2019espulsione dal Psi dell\u2019ala riformista del partito.<\/p>\n\n\n\n<p>Convinto antifascista, Matteotti fu una delle voci di spicco dell\u2019opposizione, denunciando ripetutamente&nbsp;<strong>brogli elettoral<\/strong><strong>i<\/strong> e le&nbsp;<strong>violenze<\/strong>&nbsp;perpetrate dai &nbsp;fascisti per stroncare ogni forma di protesta al nuovo regime.<\/p>\n\n\n\n<p>Celebre il suo discorso tenuto alla Camera il&nbsp;<strong>30 maggio 1924<\/strong>&nbsp;che firm\u00f2 il suo destino:<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abVoi volete rigettare il paese indietro, verso l\u2019assolutismo &#8211; disse &#8211; Noi difendiamo la libera sovranit\u00e0 del popolo italiano\u00bb. E, consapevole della pericolosit\u00e0 delle sue parole, concluse: \u00abIo, il mio discorso l&#8217;ho fatto. Ora&nbsp;<strong>preparate il discorso funebre<\/strong>&nbsp;per me\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Riportiamo, qui sotto, la ricostruzione ( &nbsp;<strong>da Casa-Museo Giacomo Matteotti<\/strong><strong> ) <\/strong>del rapimento, dell\u2019assassinio e degli atti processuali a carico di coloro che, materialmente, uccisero Matteotti. Quanto alla responsabilit\u00e0 morale non c\u2019\u00e8 alcun dubbio\u201d: \u2026<em>ebbene, io dichiaro qui, al cospetto di questa assemblea, ed al cospetto di tutto il popolo italiano, che assumo (io solo!) la responsabilit\u00e0 (politica! morale! storica!) di tutto quanto \u00e8 avvenuto. Se le frasi pi\u00f9 o meno storpiate bastano per impiccare un uomo, fuori il palo e fuori la corda! Se il Fascismo non \u00e8 stato che olio di ricino e manganello e non invece una superba passione della migliore giovent\u00f9 italiana, a me la colpa! Se il Fascismo \u00e8 stato un\u2019associazione a delinquere (omissis), a me la responsabilit\u00e0 di questo, perch\u00e9 questo clima storico, politico e morale io l\u2019ho creato \u201c<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Il delitto e i processi<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img src=\"\" alt=\"\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/www.casamuseogiacomomatteotti.it\/wp-content\/uploads\/giacomo-matteotti-cartolina.jpg\"><\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Al centro dell\u2019azione omicida ai danni di Giacomo Matteotti appare un gruppo di ex-arditi di guerra milanesi che, nel pomeriggio del 10 giugno 1924, rapisce e assassina a Roma il segretario del Partito socialista unitario. \u00c8 composto da Amerigo Dumini, Albino Volpi, Giuseppe Viola, Augusto Malacria e Amleto Poveromo. Non accertate le responsabilit\u00e0 di Filippo Panzeri e Aldo Putato, quasi certamente presenti sul luogo del sequestro; del gruppo fa parte con funzioni di basista anche l\u2019austriaco Otto Thierschald. Questi uomini costituiscono la cosiddetta Ceka, un corpo speciale agli ordini del vertice fascista e diretto contro avversari che si dimostrino particolarmente ostili. \u00c8 gi\u00e0 stato utilizzato per le azioni nei confronti di alcuni fascisti dissidenti e di deputati liberali e repubblicani.<\/p>\n\n\n\n<p>A organizzare e far funzionare la Ceka sono il capo ufficio stampa della Presidenza del consiglio Cesare Rossi e il segretario amministrativo del Partito nazionale fascista Giovanni Marinelli. L\u2019attivit\u00e0 della Ceka, tuttavia, non pu\u00f2 avere luogo senza l\u2019ausilio di uomini di vertice, quali il capo della polizia Emilio De Bono, il quale fornisce documenti falsi, garantendo coperture e impunit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019 arresto degli uomini della Ceka, determinato da una serie di testimonianze, suscita un\u2019ondata di stupore e di sdegno in tutto il Paese, tanto da mettere in crisi il governo fascista: vengono organizzati cortei e dimostrazioni di protesta; i giornali escono con ripetute edizioni straordinarie che vanno rapidamente a ruba. Mussolini, per allentare la crescente pressione, impone a Rossi, Marinelli, De Bono di dimettersi dalle cariche ricoperte; Aldo Finzi, chiacchierato anche per il suo coinvolgimento nella questione delle case da gioco, viene sostituito come sottosegretario del ministero degli Interni.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019istruttoria per il rapimento e l\u2019assassinio \u00e8 avocata dalla Procura Generale di Roma che l\u2019affida al presidente della Sezione d\u2019Accusa, Mauro Del Giudice, al quale viene affiancato il sostituto procuratore Guglielmo Tancredi. Le indagini subiscono un\u2019ulteriore accelerazione dopo il ritrovamento della giacca di Matteotti, avvenuto il 13 agosto 1924 e che precede di pochi giorni quello del cadavere, rinvenuto nella macchia della Quartarella, una fitta boscaglia a poche centinaia di metri dalla via Flaminia. Le perizie necroscopiche permettono di accertare che la morte del deputato \u00e8 avvenuta nella stessa auto del rapimento e, quasi certamente, provocata da un colpo di coltello inferto nella zona del cuore.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel discorso del 30 maggio 1924, con il quale Matteotti contesta in tronco la validit\u00e0 delle elezioni del 6 aprile precedente e della maggioranza che ne \u00e8 scaturita, molti studiosi vedono la causa dell\u2019aggressione fascista che lo conduce a morte. Matteotti denuncia le bastonature ai candidati avversari, i seggi elettorali composti di soli fascisti, i rappresentanti di lista impediti di entrare nei seggi stessi. Dimostra, inoltre, come in sei circoscrizioni elettorali su quindici le firme da apporre davanti ai notai siano avvenute senza alcun controllo legale.<\/p>\n\n\n\n<p>La causale dell\u2019omicidio alla luce del solo movente politico lascia comunque insoluti alcuni interrogativi: primo fra tutti l\u2019attenzione per i documenti \u2013 mai pi\u00f9 ritrovati \u2013 che Matteotti porta con s\u00e9 al momento dell\u2019aggressione. Mussolini e i suoi collaboratori sanno che il deputato socialista, dopo il discorso del 30 maggio, interverr\u00e0 nuovamente sul bilancio dello Stato e che si tratter\u00e0 di un discorso fortemente critico contro le incapacit\u00e0 e le manipolazioni del governo.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/www.casamuseogiacomomatteotti.it\/wp-content\/uploads\/oil-sinclair.jpg\"><\/a>Altrettanto probabile che Mussolini tema un attacco sulla vicenda legata alla stipulazione della convenzione con la Sinclair Oil, una societ\u00e0 petrolifera americana che, nel maggio 1924, mette le mani su oltre 100 mila ettari di terreni italiani. Nel corso della trattativa viene accertato come la compagnia mantenga vere e proprie cointeressenze con altre societ\u00e0 e che negli Stati Uniti abbia corrotto funzionari del governo: \u00e8 lo scandalo di Teapot Dome. Matteotti \u00e8 interessato alla questione, tanto da scrivere un lungo articolo (\u201cMachiavelli, Mussolini e il fascismo\u201d) che la rivista britannica \u201cEnglish Life\u201d pubblica solamente a luglio, dopo il suo assassinio. Nell\u2019articolo egli si dichiara certo che la convenzione tra il governo italiano e la Sinclair nasconda pratiche di corruttela a favore di alcuni alti funzionari fascisti e che queste servano al fascismo per finanziare i propri giornali.<\/p>\n\n\n\n<p>Le responsabilit\u00e0 addebitate a Rossi e Marinelli per l\u2019organizzazione del delitto, a De Bono e Finzi per intralcio alle indagini e occultamento di prove vanno estese anche a Mussolini che di tutti \u00e8 referente e superiore. Dopo la chiusura del caso, il leader riserva ostilit\u00e0 a coloro (Rossi e Finzi) che hanno scaricato le responsabilit\u00e0 sul fascismo, benevolenza a chi si \u00e8 adeguato agli eventi aspettando il suo intervento risolutore: Marinelli e De Bono. Nel periodo della detenzione, della latitanza e soprattutto negli anni successivi Mussolini fa versare consistenti somme, evidentemente per comprare il loro silenzio, agli assassini di Matteotti. Alcune lettere scritte da Dumini al suo avvocato non lasciano dubbi sul suo coinvolgimento: lo squadrista toscano si considera un esecutore di ordini pervenutigli dal leader tramite Rossi e Marinelli. Scrive: \u00abun delitto da noi commesso \u2013 certamente \u2013 ma che ci fu imposto e che noi eseguimmo \u2013 come tanti altri prima di quello \u2013 con cieca disciplina e dopo che ci fu garantita in modo assoluto qualsiasi immunit\u00e0 penale\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Due le istruttorie che, tra il 1924 e il 1925, si occupano del delitto Matteotti: quella della Sezione d\u2019Accusa della Corte d\u2019Appello di Roma, e quella della Commissione istruttoria del Senato, costituitasi in Alta Corte per giudicare Emilio De Bono. La prima \u00e8 costretta a interrompere i propri lavori nel dicembre 1924, dopo la denuncia di Giuseppe Donati, direttore del periodico cattolico \u201cIl Popolo\u201d, presentata contro il capo della polizia, per il quale viene comunque chiesto il non luogo a procedere per tutti i sedici capi d\u2019accusa.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli atti tornano quindi alla magistratura ordinaria, anche se nel frattempo il presidente Del Giudice \u00e8 stato rimpiazzato e Tancredi sostituito da Nicodemo Del Vasto, cognato del segretario politico del Pnf Roberto Farinacci. Il 9 ottobre 1925 il procuratore generale della Sezione d\u2019Accusa chiede il rinvio a giudizio per Dumini, Volpi, Viola, Poveromo, Malacria con l\u2019accusa di omicidio aggravato. Per motivi di ordine pubblico il governo ritiene opportuno far celebrare il processo nell\u2019appartata cittadina abruzzese di Chieti. Il 18 gennaio 1926, tuttavia, la parte civile, cio\u00e8 la famiglia Matteotti, attraverso i suoi avvocati, comunica il suo ritiro dal procedimento giudiziario. La presenza di Farinacci quale avvocato di Dumini ha un unico e inequivocabile significato: il fascismo si candida direttamente a difesa degli assassini. La corte considera il delitto Matteotti come preterintenzionale, ammettendo persino la concausa della debole costituzione fisica della vittima; del tutto escluso il movente affaristico. Dumini, Poveromo e Volpi vengono condannati a 5 anni, 11 mesi e 20 giorni. Con l\u2019applicazione dell\u2019amnistia, entrata in vigore il 31 luglio 1925, Malacria e Viola sono liberi, gli altri rimangono in carcere ancora due mesi.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 27 luglio 1944, il decreto luogotenenziale n.159 riapre il processo Matteotti dal momento in cui considera inesistenti le sentenze della Sezione d\u2019Accusa di Roma del 1 dicembre 1925 e quella di Chieti del 24 marzo 1926. Gli imputati dell\u2019esecuzione materiale di Matteotti sopravvissuti e presenti sono solo Dumini e Poveromo; Viola e Malacria (deceduto nel marzo 1934) risultano latitanti. A Mussolini viene imputata la correit\u00e0 nel sequestro e nell\u2019omicidio aggravato e qualificato di Matteotti, cui si aggiungono la costituzione della Ceka e le numerose spedizioni punitive compiute dal gruppo omicida, di cui viene riconosciuto come mandante. Cesare Rossi se la cava con l\u2019amnistia. Dumini, Viola, Poveromo sono condannati all\u2019ergastolo, con pena commutata in trent\u2019anni di reclusione. Poveromo muore in carcere a Parma nel 1952; Dumini ottiene la grazia e viene definitivamente liberato il 23 marzo 1956.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 10 giugno 1924, fu rapito Giacomo Matteotti, deputato e segretario del Partito socialista unitario, sorto dopo l\u2019espulsione dal Psi dell\u2019ala riformista del partito. 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