{"id":4563,"date":"2023-05-13T18:46:06","date_gmt":"2023-05-13T16:46:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=4563"},"modified":"2023-05-15T19:24:07","modified_gmt":"2023-05-15T17:24:07","slug":"don-milani","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2023\/05\/13\/don-milani\/","title":{"rendered":"Don Milani"},"content":{"rendered":"\n<p>di Andrea Bellavite del 14\/5\/2023<\/p>\n\n\n\n<p>Don Lorenzo Milani nasce a Firenze il 27 maggio 1923 e muore, sempre a Firenze, il 26 giugno 1967.<\/p>\n\n\n\n<p>Pochi anni di vita, pochi chilometri percorsi, eppure il suo messaggio ha i connotati dell\u2019avvenimento storico e ha raggiunto tutti i confini della terra.<\/p>\n\n\n\n<p>Cresciuto in una ricca famiglia fiorentina, portatrice di diverse culture e valori, improvvisamente e con grande sorpresa dei suoi amici e parenti, decide di lasciare ogni forma di comodit\u00e0 e carriera per entrare in Seminario e diventare prete. Forse ha compiuto questa scelta per un sottile senso di colpa derivato dalla consapevolezza di essere nato privilegiato, forse \u00e8 rimasto colpito \u2013 come lui stesso ha raccontato \u2013 dal rimbrotto di un mendicante che gli aveva detto \u201cnon si mangia il pane bianco nelle strade dei poveri\u201d. Fatto sta che tutta la sua esistenza \u00e8 stata dedicata a innalzare la cultura delle persone con le quali ha condiviso la sua missione.<\/p>\n\n\n\n<p>Don Lorenzo inizia la sua missione In un\u2019Italia lacerata dalle divisioni politiche tra la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista. Viene inviato come aiuto parroco a san Donato a Calenzano, nella periferia industriale del capoluogo toscano. La sua prima \u201cimpresa\u201d \u00e8 la realizzazione della scuola popolare, una sorta di universit\u00e0 degli illetterati. Per mesi si alternano sulla \u201ccattedra\u201d alcuni tra i personaggi pi\u00f9 noti e influenti della politica, della cultura, del giornalismo e dell\u2019economia, suscitando accesi dibattiti e appassionati momenti di confronto e di dialogo. E\u2019 il tempo dell\u2019elaborazione del primo libro, le famose \u201cEsperienze pastorali\u201d, un testo che ancora oggi \u2013 o forse a maggior ragione oggi \u2013 dimostra una straordinaria attualit\u00e0. Ovviamente l\u2019impegno del cappellano non piace a tutti e ben presto le lamentele dei benpensanti occupano la scrivania del vescovo, l\u2019ottuso cardinale friulano Ermenegildo Florit. Ben distante dalla tempra spirituale del suo predecessore \u2013 il cardinale Elia Della Costa che aveva fatto chiudere ostentatamente i balconi della sua residenza al passaggio del corteo di Hitler e Mussolini nel 1938 \u2013 il presule non trova altra soluzione che quella di inviare lo scomodo giovane prete a Barbiana, nell\u2019alto Mugello.<\/p>\n\n\n\n<p>Per capire cosa sia Barbiana, basta andarci, tenendo presente che negli ultimi ottanta anni le strade sono totalmente cambiate, ovviamente in meglio. Da Firenze si sale a Borgo san Lorenzo, da l\u00ec un percorso asfaltato tortuoso conduce a Vicchio (il paese di Giotto!). Si imbocca una stradina che attraversa uno stretto ponte a schiena d\u2019asino e si trova l\u2019indicazione \u2013 forse l\u2019unica esistente \u2013 per Barbiana. Ci si inerpica per un viottolo, fino a non molto tempo fa un vero e proprio tratturo, sugli spalti del Monte Giovi. Si intravvedono, lontano, qua e l\u00e0, caseggiati contadini oggi rimaneggiati, ma a quei tempi quasi diroccati. Si arriva a un bivio, dal quale si scende, in circa un chilometro su terreno franoso, al \u201ccentro\u201d di Barbiana. Una canonica incollata a una chiesetta, qualche albero e, un centinaio di metri pi\u00f9 in basso, un piccolo cimitero di montagna. Ci si volta di qua e di l\u00e0, niente, sembra di essere arrivati nel Deserto dei Tartari di buzzatiana memoria.<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma, una delle menti pi\u00f9 fervide e dei cuori pi\u00f9 appassionati dell\u2019Italia del tempo, viene relegato in una parrocchia sostanzialmente inesistente, successore di nessuno, dal momento che dall\u2019inizio del secolo la sede parrocchiale era vacante. Chi non si sarebbe ribellato? Chi non avrebbe mandato a quel paese l\u2019obbedienza al vescovo? Chi non avrebbe invocato l\u2019appoggio di amici potenti, che peraltro a lui non mancavano? Don Milani no, non si rifiuta, prova tutta la sofferenza del mondo, lascia san Donato e si trasferisce a Barbiana, talmente deciso a restarvi per tutta la vita da acquistare immediatamente lo spazio in cimitero dove oggi si trova la sua tomba.<\/p>\n\n\n\n<p>Non si perde d\u2019animo e immediatamente crea la scuola che avrebbe reso celebre il minuscolo borgo del Mugello. Reclutati uno a uno nelle case coloniche, i bambini venivano a scuola 365 giorni l\u2019anno, a volte camminando oltre due ore per andare e tornare. Imparavano dal priore a leggere, a scrivere, a conoscere il mondo. Diventavano un po\u2019 alla volta padroni della \u201cparola\u201d, il formidabile strumento che, solo, consente agli uomini di essere liberi, entravano nei meccanismi della politica e dell\u2019economia, diventavano capaci di viaggiare, di incontrare altri mondi, perfino di nuotare, imparando in una rudimentale fossa chiamata pomposamente piscina a salvare altri esseri umani nel caso ci si fosse trovati testimoni di un naufragio. Tutto era finalizzato a conoscere e ad amare e rispettare tutti gli esseri viventi e a non lasciarsi schiavizzare mai da nessuno. Il motto \u2013 divenuto molto noto \u2013 \u201cI care\u201d campeggia ancora oggi sulla porta dell\u2019aula scolastica, accanto ai grafici delle elezioni politiche del 1966, ai sestanti per lo studio dell\u2019astronomia e alla ricca biblioteca. Significa \u201cmi sta a cuore, mi interessa\u201d, come scriveva lo stesso don Milani \u201cil contrario del motto fascista me ne frego\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Negli interessi della scuola c\u2019era soprattutto la storia e l\u2019educazione civica. Una riflessione sul ruolo dei cappellani militari che avevano criticato l\u2019obiezione di coscienza e sulla necessit\u00e0 di contestare la disciplina militare, aveva suscitato uno scandalo e don Milani fu portato in tribunale. Il suo memoriale difensivo si trasform\u00f2 in un capolavoro, anch\u2019esso tuttora attualissimi, \u201cL\u2019obbedienza non \u00e8 pi\u00f9 una virt\u00f9, ma la pi\u00f9 subdola delle tentazioni\u201d. Nella spietata analisi, si rileva come nessuna guerra alla quale l\u2019Italia ha partecipato negli ultimi duecento anni \u00e8 stata difensiva, se non la Resistenza che ha consentito di scacciare i sostenitori del razzismo, della violenza sistematica e dell\u2019aggressione imperialistica al mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>A difesa dei suoi scolari, sistematicamente bocciati nelle scuole statali del tempo, don Milani inventa la scrittura collettiva, costruendo insieme a tutti i ragazzi di Barbiana la \u201cLettera a una professoressa\u201d. E\u2019 un inno all\u2019importanza dell\u2019istruzione come fondamento della libert\u00e0, una traccia definitiva per la strada di ogni persona che abbia l\u2019onore di svolgere questa, che non pu\u00f2 essere definita professione ma vocazione e missione. Sono cambiati i tempi e la situazione sociale del Mugello e dell\u2019Italia non \u00e8 certo quella di quegli anni. Ma il contenuto della \u201cLettera\u201d \u00e8 quanto mai attuale anche oggi, non tanto forse per la denuncia di un&nbsp; analfabetismo letteralmente inteso, quanto per quello culturale, pi\u00f9 sottile e difficile da riconoscere. Il testo richiama le suggestioni latino americane del rapporto Faure e la scrittura rivoluzionaria del \u201cDescolarizzare la societ\u00e0\u201d di Ivan Ilich, collegandosi di fatto con le pi\u00f9 importanti istanze mondiali relative alla necessit\u00e0 di una riforma strutturale del sistema dei percorsi didattici ed educativi.<\/p>\n\n\n\n<p>Grazie alla collaboratrice Eda Pelagatti, la scuola di Barbiana \u00e8 stata anche luogo di amicizia, di costruzione di rapporti, di incontri incredibili con personalit\u00e0 di ogni genere. Gli \u201camici\u201d di don Lorenzo affrontavano volentieri le curve del viottolo per raggiungere le panche sulle quali venivano trattati come imputati a un processo, bersagliati da migliaia di domande che gli scolari avevano preparato per poter conoscere meglio i misteri della societ\u00e0, attraverso il racconto di qualificati testimoni. Per conoscere la vivacit\u00e0 di tali momenti di incontro, i percorsi intellettuali del priore e anche le sue intime preoccupazioni, basta leggere i due meravigliosi epistolari, pubblicati gi\u00e0 pochi anni dopo la morte, le \u201cLettere di don Milani\u201d e le meravigliose \u201cLettere alla mamma\u201d, un tributo d\u2019affetto alla figura di gran lunga pi\u00f9 influente nella sua vita, ma anche un vero e proprio trattato esperienziale di psicologia e di filosofia.<\/p>\n\n\n\n<p>I pochi anni di vita di don Lorenzo Milani hanno rivoluzionato la scuola, la societ\u00e0 e la chiesa cattolica, che ha trovato in lui un testimone credibile e affidabile della necessit\u00e0 prima e dell\u2019attuazione poi, del Concilio Vaticano II (1962-1965). Le incomprensioni con la gerarchia fanno parte del passato, del suo passato. Barbiana ha ricevuto negli scorsi anni addirittura la visita di papa Francesco e il 27 maggio \u00e8 atteso il presidente della Repubblica Mattarella. Le strade sono state risistemate e gli eredi degli antichi scolari vivono in caseggiati ristrutturati e moderni, la situazione precedente \u00e8 soltanto un ricordo. Barbiana \u00e8 meta di pellegrinaggi continui e forse tra un po\u2019 quello che era considerato un prete ribelle sar\u00e0 canonizzato e innalzato agli onori degli altari.<\/p>\n\n\n\n<p>Sarebbe un bel segno per la Chiesa, ma forse anche un pericolo. Molte volte la proclamazione della santit\u00e0 \u00e8 un formidabile modo per disinnescare la potenza dei messaggi che vogliono inquietare e trasformare il mondo. Anche la memoria di don Milani seguir\u00e0 questa strada? La sua profezia sar\u00e0 inglobata in una nuova stagione nella quale il suo pungolo verr\u00e0 arrotondato e non ferir\u00e0 pi\u00f9 le coscienze?<\/p>\n\n\n\n<p>Pu\u00f2 darsi. In effetti, al di l\u00e0 della potenza trascinante del fondatore, i messaggi trasmessi hanno aleggiato come spirito creativo e hanno portato a qualche modifica e a qualche timida riforma. Tuttavia oggi \u2013 nonostante gli sforzi di una classe insegnante in generale molto consapevole e cresciuta proprio sul seme degli insegnamenti milaniani, nella societ\u00e0 sembrano tornati di moda le differenze di classe, il razzismo fattuale di chi chiude la porta ai migranti, perfino la distinzione tra scuole umanistiche e tecniche, la condanna per la moltitudine dei poveri a una povert\u00e0 sempre pi\u00f9 accentuata e il percorso dei pochissimi ricchi verso una ricchezza sempre maggiore.<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma, c\u2019\u00e8 bisogno pi\u00f9 che mai di un nuovo \u201cdon Milani\u201d, magari anche senza il \u201cdon\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Andrea Bellavite del 14\/5\/2023 Don Lorenzo Milani nasce a Firenze il 27 maggio 1923 e muore, sempre a Firenze, il 26 giugno 1967. Pochi anni di vita, pochi chilometri percorsi, eppure il suo messaggio ha i connotati dell\u2019avvenimento storico e ha raggiunto tutti i confini della terra. 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