{"id":4463,"date":"2023-02-13T19:49:20","date_gmt":"2023-02-13T18:49:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=4463"},"modified":"2023-02-13T19:49:21","modified_gmt":"2023-02-13T18:49:21","slug":"trieste-e-bella-di-notte","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2023\/02\/13\/trieste-e-bella-di-notte\/","title":{"rendered":"Trieste \u00e8 bella di notte"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Il confine tra Italia e Slovenia, a Trieste, attraversa il Carso. Per qualcuno \u00e8 un territorio da sogno, per altri di un incubo. Intervista ai registi del documentario &#8220;Trieste \u00e8 bella di Notte&#8221;, Matteo Calore, Stefano Collizzolli, Andrea Segre, proiettatto in prima assoluta al Film Festival di Trieste<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>13\/02\/2023&nbsp;&#8211;&nbsp;&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.balcanicaucaso.org\/Autori\/Nicole-Corritore\">Nicole Corritore<\/a><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Come \u00e8 nata l&#8217;idea di realizzare questo documentario?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Matteo Calore, Stefano Collizzolli e Andrea Segre (N.Corritore)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Andrea: Abbiamo iniziato a farlo prima di sapere che sarebbe poi stato un film. Siamo stati chiamati da Antonio Cal\u00f2 (primo presidente dell&#8217;<a href=\"https:\/\/www.icsufficiorifugiati.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">ICS Ufficio rifugiati di Trieste&nbsp;&nbsp;<\/a>, ndr) che ci ha detto che secondo Gianfranco Schiavone, attuale presidente di ICS, dovevamo assolutamente fare un film su ci\u00f2 che stava accadendo al confine italiano con la Slovenia e cio\u00e8 sulle &#8220;riammissioni informali&#8221;, cio\u00e8 sui respingimenti di migranti, attuati dalla polizia italiana. All&#8217;inizio ho risposto che per mancanza di tempo, non ce l\u2019avremmo fatta. Ma poi hanno insistito, sottolineando che si trattava di fatti importanti. Cos\u00ec siamo partiti per tre giorni, a primavera 2021 in piena pandemia, e abbiamo fatto lunghe interviste a dei ragazzi migranti, in pashtun e in urdu. Una volta sbobinate e tradotte abbiamo capito che Cal\u00f2 e Schiavone avevano ragione&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Come siete entrati in contatto con questi migranti? Dove li avete intervistati?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Stefano: E\u2019 stato molto facile, grazie a ICS e alla rete&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.rivoltiaibalcani.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">RiVolti ai Balcani&nbsp;&nbsp;<\/a>che in questo ambito lavorano da anni. Quindi abbiamo ereditato un patrimonio sia di conoscenza che di fiducia costruita nel tempo, sia di mediazione con Ismail Swati che per ICS Trieste ha poi collaborato nella realizzazione del film. A questo si aggiunga che abbiamo una nostra storia pregressa, come produzione e autori, di lavoro su questi temi.<\/p>\n\n\n\n<p>Matteo: Le prime interviste le abbiamo fatte in Italia, con persone che erano gi\u00e0 arrivate a Trieste e presentato richiesta di protezione internazionale. Grazie a ICS Trieste che li seguiva, abbiamo potuto parlare con chi aveva subito in passato una riammissione, o quanto meno ne era stato testimone. Nella prima fase, le interviste ci sono servite per avere delle testimonianze fisiche di quello che era accaduto, e consegnarle poi alle realt\u00e0 della societ\u00e0 civile che fanno opera di denuncia. Poi, rileggendo la sbobinatura tradotta, abbiamo capito che aveva molto senso farne un film. Io e Stefano abbiamo deciso di andare a Biha\u0107, in Bosnia Erzegovina, dove ci hanno aiutato molto il&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.borderviolence.eu\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Border Violence Monitoring Network&nbsp;&nbsp;<\/a>e Silvia Maraone, che per Ipsia&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.balcanicaucaso.org\/aree\/Bosnia-Erzegovina\/Bosnia-Erzegovina-il-punto-sulla-rotta-balcanica-222415\">lavora l\u00ec da tempo nell&#8217;assistenza a rifugiati e transitanti<\/a>, oltre ad altri che operano sul terreno.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Era la prima volta che andavate in Bosnia o ci eravate gi\u00e0 stati in passato?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Andrea:&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.balcanicaucaso.org\/aree\/Italia\/Andrea-Segre-lo-sguardo-oltre-145883\">Tutto per noi \u00e8 iniziato nei Balcani<\/a>&nbsp;anni fa, sebbene sembri l&#8217;altro ieri, come sai [Andrea Segre si riferisce alle sue esperienze di primi laboratori di video partecipato in Albania, da volontario di ICS,&nbsp;<em>ndr<\/em>] e da allora l&#8217;abbiamo condivisa dentro&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.zalab.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Zalab&nbsp;&nbsp;<\/a>che \u00e8 nato allora proprio dentro ICS, e siamo tutti cresciuti l\u00ec dentro.<\/p>\n\n\n\n<p>Stefano: per lavorare il loco \u00e8 bastato poi molto poco, dato che le persone che dovevamo intervistare avevano gi\u00e0 una relazione costruita con le reti presenti sul terreno. Per cui quando siamo arrivati allo squat [un rudere abbandonato, usato dai migranti per ripararsi,&nbsp;<em>ndr<\/em>] \u00e8 bastato scambiare due parole con i migranti e abbiamo iniziato subito a registrare.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Matteo, tu sei anche direttore di fotografia. Quali difficolt\u00e0 hai trovato e strategie hai usato nel girare in un luogo cos\u00ec, con poca luce, condizioni disagevoli, spazi ristretti?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Matteo: In realt\u00e0 \u00e8 un luogo tipico in cui ci capita di girare negli ultimi 15 anni, per cui sappiamo come affrontare la situazione. Da un punto di vista puramente fotografico quegli spot rendono sempre molto: perch\u00e9 si cucina bruciando plastica, legna e altro, per cui tutti i muri sono anneriti e l&#8217;unica luce che entra, perch\u00e9 non c&#8217;\u00e8 corrente, arriva dalle finestre o dal fuoco. Per cui, il mio lavoro \u00e8 solo quello di mettere la macchina da presa nel punto giusto tra la persona e la luce. Abbiamo avuto un po&#8217; di difficolta di notte, abbiamo usato una ventina di luci e pannelli solari comprati l\u00ec da un rivenditore cinese, che poi abbiamo regalato agli intervistati in caso fossero serviti per il viaggio (il &#8220;<a href=\"https:\/\/www.balcanicaucaso.org\/Dossier\/The-Game-lungo-la-rotta-balcanica\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Game&nbsp;&nbsp;<\/a>\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>Fotograficamente, abbiamo giocato un po&#8217; con i grandi fal\u00f2 tutt&#8217;intorno allo squat, appiccati dai contadini per preservare il territorio dagli incendi veri nei mesi estivi. In pratica bruciano la prima fetta di erbacce di bosco, cos\u00ec in caso gli incendi non si espandono e diventano pericolosi. Per cui si \u00e8 creata un\u2019atmosfera surreale, con le fiamme e il fumo che avvolgevano tutto fuori e dentro allo squat.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Sempre dal punto di vista artistico, da dove nasce la scelta di non usare una voce fuori campo, nel montaggio del documentario?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il confine tra Italia e Slovenia \u00e8 sulle colline, sopra Trieste. Se lo attraversi a piedi di notte le luci della citt\u00e0 brillano nel mare. Pu\u00f2 sembrare l\u2019avverarsi di un sogno. O l\u2019inizio di un incubo. &#8220;Trieste \u00e8 bella di Notte&#8221; \u00e8 il nuovo film di Matteo Calore, Stefano Collizzolli, Andrea Segre che racconta le riammissioni al confine tra Italia e Slovenia presentato in anteprima mondiale il 22 gennaio al Trieste Film Festival &#8211; Alpe Adria Cinema. Gi\u00e0 molte le date delle proiezioni previste in tutta Italia, si veda l&#8217;elenco in continuo aggiornamento&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.zalab.org\/trieste-e-bella-di-notte-il-tour-al-cinema\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">sul sito di Zalab&nbsp;&nbsp;<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>Prodotto da ZaLab Film e Vulcano con il sostegno di Open Society Foundations, in collaborazione con Associazione Culturale ZaLab e Forum Per Cambiare L&#8217;ordine delle Cose, in collaborazione con ICS e Rivolti ai Balcani, con il patrocinio di Amnesty International e Medici Senza Frontiere.<\/p>\n\n\n\n<p>Si veda il&nbsp;<a href=\"https:\/\/vimeo.com\/786533770?embedded=true&amp;source=vimeo_logo&amp;owner=6116866\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">trailer&nbsp;&nbsp;<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>Andrea: non l&#8217;abbiamo quasi mai fatto se non in due lavori molto diversi da questo. In realt\u00e0 la voce off, cio\u00e8 l&#8217;autorialit\u00e0 e \u201cl&#8217;io\u201d, \u00e8 talmente tanto presente oggi che anche noi ne siamo stati un po\u2019 influenzati. Ma per \u201cTrieste \u00e8 bella di notte\u201d ci siamo ricollegati subito ad una nostra scelta di tanti anni di lavoro: cio\u00e8 provare a mettere una nostra competenza tecnica al servizio di chi ha davvero qualcosa da raccontare, cio\u00e8 i protagonisti.<\/p>\n\n\n\n<p>Matteo: Inoltre, una cosa a cui facciamo molta attenzione e che \u00e8 fondamentale, ma che purtroppo in molti documentari non capita, \u00e8 quella di lasciare le persone parlare nella propria lingua, mentre giriamo le immagini. Anche se non capisci tutto, anche se pu\u00f2 crearti difficolt\u00e0 nel momento della ripresa, in realt\u00e0 ti permette di lasciare a chi parla di gestire il racconto.<\/p>\n\n\n\n<p>Andrea: E ti costringe ad ascoltare di pi\u00f9. Perch\u00e9 se intervisti in inglese o in francese, o usi un mediatore nelle interviste, vai a cercare subito quello che ti eri prefissato. Se invece intervisti in pashtun, al momento non capisci niente ma quando torni a casa devi tradurre tutto e devi lavorare molto di pi\u00f9 su quel testo. E leggendo i testi spesso capisci molto di pi\u00f9, trovi i tratti pi\u00f9 profondi del racconto.<\/p>\n\n\n\n<p>Stefano: C\u2019\u00e8 anche un altro aspetto, secondo me. Mentre fai l\u2019intervista ascolti in una lingua che non conosci, sei in qualche modo impotente, ma percepisci molto di pi\u00f9 le emozioni. Per cui fai una prima lettura sui punti in cui avverti, anche se non capisci le parole, che \u00e8 qualcosa molto importante per chi sta parlando, e poi fai la seconda lettura sul testo tradotto. Questa doppia lettura ci ha permesso di andare in profondit\u00e0 nelle interviste, che gi\u00e0 di per s\u00e9 erano molto molto piene. Per altro, con protagonisti che si sono resi disponibili a un racconto molto libero e intimo, esprimendo emozioni, fragilit\u00e0\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Matteo: Con la fortuna, inoltre, di avere avuto Ismail Swali, che di fatto durante le riprese \u00e8 stato un aiuto regista, non solo un mediatore. Mediatore culturale di ICS, \u00e8 stato anche uno degli studenti della scuola di cinema documentario di video partecipativo di Zalab un paio d&#8217;anni fa, per cui conosce bene il nostro modo di lavorare. Ha un&#8217;enorme sensibilit\u00e0 e quindi \u00e8 stato in grado di non fare il &#8220;traduttore da tribunale&#8221; o il mediatore &#8220;classico&#8221;&#8230; questi sono dannosi, perch\u00e9 traducono magari in modo pi\u00f9 forbito ci\u00f2 che sta dicendo l&#8217;intervistato o lo interrompono, e questo distrugge la tua relazione con chi narra.<\/p>\n\n\n\n<p>Andrea: \u00c8 un po&#8217; quello che accade nelle commissioni che valutano le richieste di asilo, un disastro: diventa una narrazione in cui l&#8217;intervistato viene &#8220;schiacciato&#8221; dall&#8217;intervistatore. Invece Ismail ha avuto la capacit\u00e0 di stare lui stesso dentro la relazione. Dopodich\u00e9, durante le riprese ogni tanto ci si fermava, alcune cose le capivamo, come ha gi\u00e0 detto Stefano, altre ce le spiegava Ismail. A volte ponevamo delle domande all&#8217;intervistato per capire meglio. Ma comunque, Ismail \u00e8 stato fondamentale, ha avuto il rispetto del tempo della narrazione come dei silenzi. Oltre a lui, cruciale \u00e8 stata Chiara Russo che ha montato il tutto, in pashtun e urdu, senza capire una parola&#8230; Negli anni, lavorando con noi, ha sviluppato un&#8217;incredibile capacit\u00e0 di montare dialoghi in lingue che non conosce. L&#8217;ha fatto con il kazako, con il bengalese, con vari dialetti africani&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p><em>22 gennaio &#8211; Trieste, Ismail suona il rabab<br>a seguito della proiezione (N.Corritore)<\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Matteo: Inoltre, \u00e8 stata centrale un&#8217;intuizione di Ismail. Ha capito come creare subito, in pochi giorni, un rapporto di fiducia con quei ragazzi che vivevano nello squat. Non portando il tipico aiuto umanitario, ma qualcosa di pi\u00f9 personale, che permettesse di far sentire loro che c&#8217;era una condivisione reale di quello che avevano appena passato, perch\u00e9 anche Ismail \u00e8 un migrante. Ha portato il suo Rabab (strumento simile al liuto, usato dalle trib\u00f9 pashtun, originario dell&#8217;Afghanistan e usato anche in Pakistan e parti dell&#8217;India,&nbsp;<em>ndr<\/em>] e quindi in dono la musica pashtun. Dentro quelle mura, dove non c&#8217;\u00e8 nulla, questi momenti di musica sono diventati attimi di fortissima emozione e condivisione, quasi liberatori.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Possiamo dire che avete portato un momento di normalit\u00e0, anzi potremmo dire di &#8220;lusso&#8221;, cio\u00e8 la possibilit\u00e0 di suonare e cantare in un luogo del genere?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Stefano: Forse anche perch\u00e9 \u00e8 lo strumento di casa, di forte identit\u00e0. I loro viaggi che durano anni sono molto spogli, per necessit\u00e0 viaggiano senza niente di proprio. Non ti appartengono nemmeno i vestiti, che per esempio ti sei procurato per attraversare le montagne croate, ma che non ti appartengono. Mentre il rabab appartiene alla tua infanzia come al tuo personale futuro.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>C&#8217;\u00e8 stato dall&#8217;inizio l&#8217;intento di fare opera di denuncia rispetto al tema delle &#8220;riammissioni informali&#8221; perpetrate della polizia di frontiera italiana verso la Slovenia?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Andrea: Il lavoro nasce da l\u00ec, \u00e8 stato il punto centrale da cui siamo partiti per realizzarlo. Quindi sia per dare voce all&#8217;aspetto umano e al vissuto di queste persone, sia per dare solidit\u00e0 alla richiesta di ICS Trieste. Cio\u00e8 raccogliere interviste, materiale, da usare per campagne di denuncia delle violazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Stefano: Al di l\u00e0 di quell&#8217;obiettivo iniziale, in tanti nostri lavori tentiamo sempre di raccontare una storia per dire che \u00e8 sbagliata, che la sofferenza del viaggio \u00e8 gratuita e inutile. In questo documentario c\u2019\u00e8 soprattutto la volont\u00e0 di ascoltare quel viaggio, ma non pone una tesi, apre domande. Nel senso che rispetto alle cosiddette &#8220;riammissioni informali&#8221; non siamo solo noi, Zalab, ICS o Rivolti ai Balcani a dichiararne l&#8217;ingiustizia&#8230; c&#8217;\u00e8 una sentenza emessa da un organo dello stato italiano [vedi&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.balcanicaucaso.org\/Progetti\/TraPoCo\/News\/Un-ordinanza-storica-illegali-i-respingimenti-dell-Italia-verso-la-Slovenia-210998\">sentenza del Tribunale di Roma di gennaio 2021<\/a>,&nbsp;<em>ndr<\/em>] che ne ha decretato l\u2019illegalit\u00e0. E che, nonostante questo, di recente&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.balcanicaucaso.org\/Transeuropa\/Le-riammissioni-al-confine-italo-sloveno-volute-dal-ministro-Piantedosi-sono-illegali\">\u00e8 stato annunciato dal ministro Piantendosi<\/a>&nbsp;che ricominceranno. Quindi oltre ad essere umanamente sbagliato, porta anche alla luce forti contraddizioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Andrea: Questa, oltretutto, \u00e8 una dimensione che manca un po&#8217; troppo nella comunicazione umanitaria. Non siamo i primi e non saremo gli ultimi ad affrontare il tema, e menomale, ma la maggior parte dei film che ho visto sul &#8220;Game&#8221; raramente mette l&#8217;accento sulle responsabilit\u00e0 politiche, non si dice chiaramente da dove origina la storia che stiamo raccontando&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>A proposito di responsabilit\u00e0 politica, in &#8220;Trieste \u00e8 bella di notte&#8221; avete inserito anche delle voci istituzionali. Avete avuto difficolt\u00e0 ad ottenerle?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Andrea: Abbiamo incontrato difficolt\u00e0 enormi. Nello sviluppo del montaggio abbiamo capito che si doveva arrivare a chiarire l&#8217;enigma di cui parla Stefano, e cio\u00e8 che c&#8217;\u00e8 un pezzo dello stato &#8211; quindi il Tribunale di Roma &#8211; che elenca una quantit\u00e0 di motivi incredibile secondo cui la riammissione informale \u00e8 illegale, e un altro pezzo di stato che intende proseguire nell&#8217;illegalit\u00e0. Quando abbiamo letto a fondo il testo della sentenza, con l&#8217;aiuto dei legali di&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.asgi.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">ASGI&nbsp;&nbsp;<\/a>, abbiamo capito l&#8217;importanza di inserire nel documentario l&#8217;intervista alla giudice Silvia Albano che l&#8217;aveva emessa. Inizialmente si \u00e8 mostrata titubante, temeva di non riuscire a spiegarla in poco tempo e parole chiare. Invece \u00e8 stata fantastica: in 3 minuti e mezzo riesce a sintetizzare una sentenza di nove pagine, in maniera magistrale.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo questa intervista era necessario ottenere anche la posizione del ministero dell&#8217;Interno. Anche perch\u00e9 a seguito della sentenza aveva tenuto un pesante silenzio, non si era espresso nemmeno per criticarne il contenuto. Anzi, non solo non ha reso pubblica alcuna reazione, ma ha addirittura presentato ricorso con un&nbsp;<em>escamotage<\/em>: dice che la sentenza non \u00e8 valida perch\u00e9 non \u00e8 dimostrato che la persona che ha presentato la denuncia \u00e8 stata in Italia&#8230;! Ovvio che non \u00e8 dimostrabile con un documento, \u00e8 stata una &#8220;riammissione informale&#8221; quindi senza alcun procedimento di registrazione formale.<\/p>\n\n\n\n<p>La trattativa con il ministero \u00e8 stata molto lunga, la prima richiesta l&#8217;abbiamo fatta a marzo-aprile 2022, dopo il silenzio, per due mesi ci \u00e8 stato detto un no deciso. La risposta affermativa \u00e8 arrivata solo dopo che abbiamo informato che la giudice Albano aveva accettato di essere intervistata. Il ministero ha sentito il bisogno di rispondere e ha scelto di farci intervistare il prefetto di Trieste Annunziato Vard\u00e8, non direttamente il ministro Piantedosi. Il risultato lo vediamo nel documentario&#8230; Se non altro, siamo i primi a cui il ministero ha dato una risposta ufficiale.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Dove nasce la scelta del titolo del documentario?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Andrea: \u00c8 nato da una scena molto intensa, in cui l\u2019intervistato risponde a una domanda che abbiamo fatto a tutti, in maniera un po&#8217; provocatoria, anche vergognandocene un po&#8217;&#8230; Cio\u00e8 se durante il loro viaggio c&#8217;era mai stato un momento felice. Alcuni ci hanno risposto &#8220;Ma che domanda \u00e8?!&#8221; e abbiamo dato loro ragione&#8230; Ma in realt\u00e0 \u00e8 una domanda che cercava di dialogare con elementi di energia che ci sono nel fare un viaggio del genere. Si racconta sempre il dramma &#8211; che c\u2019\u00e8, per carit\u00e0! &#8211; ma devi anche avere una forza di carattere notevole per riuscirci.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Le risposte che emergono nel film aiutano in realt\u00e0 il transfer tra spettatore e intervistato. Perch\u00e9 emerge non solo colui che scappa, vestito di &#8220;stracci&#8221;, ma anche la persona, che vive momenti di gioia e felicit\u00e0&#8230;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Andrea: Assolutamente s\u00ec. E infatti Daniel, che \u00e8 una persona estremamente intelligente, ha risposto alla domanda. All&#8217;inizio, ascoltandolo nella sua lingua, abbiamo colto che ha nominato Trieste. Solo dopo, Ismail ci ha riferito il contenuto e abbiamo capito che poteva essere un punto cruciale del documentario.<\/p>\n\n\n\n<p>Stefano: La scelta del titolo ha subito molti passaggi, come accade sempre quando si fa un film. All&#8217;inizio era pi\u00f9 legato alla contraddizione interna allo stato italiano di cui parlavamo prima, ma anche alla dimensione europea. Perch\u00e9 qui parliamo del confine con la Slovenia, ma sono fatti che avvengono anche al confine con la Francia, la Svizzera, e cos\u00ec via. Alla fine, siamo tornati su quel passaggio di Daniel. Perch\u00e9 \u00e8 un momento di vita importante di una persona: l\u2019attimo in cui vede le luci di Trieste dall&#8217;alto di notte appena arrivato in Italia, come la potrebbe vedere un qualsiasi ventenne, in una parentesi normale della sua vita quando la sera esce a far serata.<\/p>\n\n\n\n<p><em>22 gennaio 2022 &#8211;&nbsp; Gianfranco Schiavone al centro,<br>attorniato dai protagonisti del film (N.Corritore)<\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il punto centrale di questo lavoro \u00e8 il respingimento. Dalle interviste emerge essere un forte trauma, che si aggiunge violentemente ai tanti altri vissuti durante il viaggio.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Stefano: Il respingimento \u00e8 un trauma vero per tutti, un trauma pi\u00f9 profondo di altri. Nel racconto emerge come un momento duro. I protagonisti raccontano delle&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.balcanicaucaso.org\/aree\/Croazia\/Migranti-in-Croazia-stato-di-diritto-sospeso-213362\">violenze terribili subite dalla polizia croata<\/a>&nbsp;durante il respingimento, che sono in s\u00e9 un trauma. Ma quello che emerge \u00e8 soprattutto, e lo ripetono pi\u00f9 volte, l&#8217;inspiegabilit\u00e0: &#8220;Perch\u00e9 lo fanno? Come pu\u00f2 un essere umano comportarsi cos\u00ec?&#8221;. Il respingimento viene definito nelle interviste con parole come &#8220;l&#8217;Apocalisse&#8221;, &#8220;un inferno&#8221;, &#8220;la mia vita era finita&#8221;. Oppure, &#8220;ho pensato di tornare indietro\u2026 era meglio morire&#8221;, e questi due sono sinonimi, perch\u00e9 parliamo di persone che sono fuggite dal loro paese per non morire.<\/p>\n\n\n\n<p>Qui troviamo un elemento molto grave: una violenza meno visibile delle percosse dei paramilitari sulle montagne croate, ma pi\u00f9 profonda perch\u00e9 tronca il progetto, gi\u00e0 difficile dall&#8217;inizio, e in maniera inspiegabile. Ad esempio, un protagonista racconta come dello stesso gruppo con cui viaggiava, alcuni sono stati respinti ed altri no, senza una ragione spiegabile. Per anni hai seguito una luce, l&#8217;unica certezza che hai \u00e8 che una volta che arrivi ti aspettano dei diritti che ti sono garantiti. Perch\u00e9 invece chi dovrebbe garantirti quei diritti e aiutarti, ti rimanda indietro? Psicologicamente \u00e8 devastante, ti crolla tutto.<\/p>\n\n\n\n<p>Stefano: La frase pi\u00f9 bella del film, secondo me, \u00e8 quella dello stesso protagonista che racconta del respingimento e che dice &#8220;Per me \u00e8 stata l&#8217;Apocalisse&#8221; e poi aggiunge, vista l&#8217;arbitrariet\u00e0 dell&#8217;applicazione dei diritti, &#8220;A questo punto togliete questa cosa del diritto d&#8217;asilo&#8221;. Come dire che \u00e8 meglio sapere che non c&#8217;\u00e8, almeno non partono per il viaggio con l&#8217;idea che sia possibile. Siate onesti&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Avete un programma di proiezioni gi\u00e0 molto intenso e continuano ad arrivare richieste da tutt\u2019Italia.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Andrea: S\u00ec, ed \u00e8 un segno molto bello. Il nostro invito a tutti \u00e8 di invitare, in occasione delle proiezioni, anche i protagonisti del documentario, soprattutto Ismail ma anche gli altri ragazzi, tra i quali nel frattempo alcuni sono arrivati in Italia dalla Bosnia. \u00c8 importante portare in giro e far parlare chi \u00e8 coinvolto in prima persona, chi ha vissuto quel viaggio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il confine tra Italia e Slovenia, a Trieste, attraversa il Carso. Per qualcuno \u00e8 un territorio da sogno, per altri di un incubo. Intervista ai registi del documentario &#8220;Trieste \u00e8 bella di Notte&#8221;, Matteo Calore, Stefano Collizzolli, Andrea Segre, proiettatto in prima assoluta al Film Festival di Trieste 13\/02\/2023&nbsp;&#8211;&nbsp;&nbsp;Nicole Corritore Come \u00e8 nata l&#8217;idea di realizzare questo documentario? Matteo Calore, Stefano Collizzolli e Andrea Segre (N.Corritore) Andrea: Abbiamo iniziato a farlo prima di sapere che sarebbe poi stato un film.<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":4464,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[10],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4463"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4463"}],"version-history":[{"count":1,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4463\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4465,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4463\/revisions\/4465"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/media\/4464"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4463"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4463"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4463"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}