{"id":4460,"date":"2023-02-13T19:48:20","date_gmt":"2023-02-13T18:48:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=4460"},"modified":"2023-02-13T19:48:21","modified_gmt":"2023-02-13T18:48:21","slug":"confine-orientale-il-ricordo-a-meta","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2023\/02\/13\/confine-orientale-il-ricordo-a-meta\/","title":{"rendered":"Confine orientale, il ricordo a met\u00e0"},"content":{"rendered":"\n<p>di Nicola Zordan Febbraio 2023 da Meridiano 13<\/p>\n\n\n\n<p><em>Nel 2004 in Italia venne istituito il Giorno del ricordo delle vittime delle foibe e dell\u2019esodo giuliano dalmata, in riferimento ai tragici eventi che accompagnarono e seguirono la caduta del regime fascista e la Seconda guerra mondiale sul confine orientale. La solennit\u00e0 ha sollevato sin da subito aspre polemiche, dividendo l\u2019opinione pubblica italiana riguardo al significato di questa decisione. In questo pezzo abbiamo indagato un aspetto che rimane colpevolmente fuori dal cono di luce sprigionato dal Giorno del ricordo, purtuttavia ricoprendo una parte fondamentale per una piena comprensione del fenomeno delle foibe e del successivo esodo: il ruolo criminale dell\u2019Italia fascista lungo il confine orientale.<\/em><\/p>\n\n\n\n<h2>Fascismo di confine<\/h2>\n\n\n\n<p>Il 6 aprile 1941 le forze dell\u2019Asse invadono la Jugoslavia, sbaragliandone l\u2019esercito in una decina di giorni appena. Le forze occupanti si spartiscono il territorio. All\u2019Italia spetta un\u2019ampia fetta del litorale croato, la Slovenia e la provincia di Lubiana (istituita con l\u2019occasione), parte dell\u2019odierno Montenegro e del Kosovo, che viene annesso all\u2019Albania (gi\u00e0 parte dell\u2019impero coloniale italiano) assieme alla Macedonia occidentale. Il neo-costituito Stato indipendente di Croazia non rappresenta altro che uno stato fantoccio all\u2019interno del quale tanto le forze tedesche quanto quelle italiane sono libere di scorrazzare, nel vano tentativo di schiacciare le montanti forze partigiane.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019annessione non \u00e8 un avvenimento casuale: si tratta del punto culminante di una politica espansionista connaturata all\u2019ideologia fascista stessa, nata dalle ceneri della Prima guerra mondiale, dai rancori per la \u201cvittoria mutilata\u201d e per le terre irredente. Ci\u00f2 che si prospetta per il confine orientale \u00e8 una replica in scala maggiore del grande banco di prova costituito dai territori annessi al Regno d\u2019Italia dopo il 1918,&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.meridiano13.it\/trieste-ebraica-passeggiata\/\">Trieste<\/a>&nbsp;in testa. Qui il punto di svolta fu determinato dal vero e proprio pogrom antislavo avvenuto il 13 luglio del 1919, nel corso del quale le attivit\u00e0 gestite dalla minoranza vengono prese d\u2019assalto e devastate, e l\u2019iconico Narodni dom, luogo di riferimento della comunit\u00e0 slovena a Trieste, viene dato alle fiamme. Nella sua miopia reazionaria il fascismo non ammette differenze, non tollera minoranze interne: \u00e8 l\u2019inizio dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.irsml.eu\/vademecum_giorno_ricordo\/Vademecum_10_febbraio_IrsrecFVG_2019.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">italianizzazione<\/a>&nbsp;forzata dei cognomi, della toponomastica lungo il confine orientale. Del razzismo di stato.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img src=\"\" alt=\"https:\/\/www.meridiano13.it\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/Incendio-hotel-Balkan_narodni-dom.jpg\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p><em>Incendio del Narodni dom<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cPer realizzare il sogno mediterraneo\u201d, afferma Benito Mussolini a Pola il 21 settembre 1920, \u201cbisogna che l\u2019Adriatico, che \u00e8 un nostro golfo, sia in mani nostre; di fronte ad una razza come la slava, inferiore e barbara, io credo che si possano sacrificare 500mila slavi barbari a 50mila italiani\u201d (<em>Ventennio di sangue. Dallo squadrismo alla Repubblica sociale,&nbsp;<\/em>CR edizioni, 2022). Questi messaggi, parte integrante dell\u2019ideologia fascista e non mera appendice, non resteranno lettera morta: l\u2019intera gerarchia ne fu pregna e si prodigher\u00e0 attivamente per renderli realt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<h2>Annessioni e squadrismo<\/h2>\n\n\n\n<p>Nei territori del confine orientale annessi dopo il 1941 la violenza fascista si abbatte con rinnovato vigore. L\u2019italiano diventa l\u2019unica lingua ammessa, viene fatto divieto di esprimersi in sloveno e croato. Nelle scuole gli insegnanti autoctoni sono licenziati e sostituiti da italiani.<\/p>\n\n\n\n<p>Lojze Bratu\u017e, italianizzato in Luigi Bertossi, era un maestro di Gorizia. Insegnava sloveno e canti religiosi in lingua. Subito dopo la messa del 27 dicembre 1936, fu vittima di una brutale aggressione squadrista: dopo il terribile pestaggio, gli squadristi lo costrinsero a ingurgitare una miscela di olio di ricino e olio motore. Morir\u00e0 tra atroci sofferenze meno di due mesi dopo, alla vigilia del suo trentacinquesimo compleanno. La sua colpa: utilizzare nei suoi insegnamenti una lingua non tollerata dal regime. Storie come queste marcano l\u2019ascesa del fascismo in Italia e sono all\u2019ordine del giorno nei territori occupati del confine orientale.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma diversamente che a Trieste e a Gorizia, gli italiani dei territori annessi sono una netta minoranza. Prendiamo ad esempio la provincia di Fiume, istituita nel 1924. Tra l\u20191 e il 6 giugno 1940 \u2013 dopo pi\u00f9 di 15 anni di italianizzazione forzata \u2013 la Prefettura conduce un censimento riservato, i cui risultati sono incontrovertibili: su una popolazione complessiva di 116.062 abitanti, gli \u201callogeni\u201d (termine con il quale ci si riferiva a sloveni e croati) erano 55.811 e gli italiani 50.014 (i restanti sono inclusi tra le voci \u201caltri stranieri\u201d, \u201capolidi\u201d e \u201ccittadinanza dubbia\u201d). Meno della met\u00e0 della popolazione (<em>I massacri di luglio. La storia censurata dei crimini fascisti in Jugoslavia<\/em>, Giacomo Scotti, 2017). Dopo il 1941 alla Provincia di Fiume furono annesse ampie porzioni di territorio dell\u2019entroterra, da Su\u0161ak alla Kupa, all\u2019interno delle quali la popolazione italiana non raggiungeva il 10% del totale.<\/p>\n\n\n\n<p>La situazione preoccupa le autorit\u00e0 fasciste, primo tra tutti il prefetto di Fiume, Temistocle Testa, che gi\u00e0 prima delle annessioni del 1941 chiedeva a Mussolini mano libera per \u201cliberare almeno la citt\u00e0 capoluogo da 5.452 slavi\u201d, per stabilire un rapporto pi\u00f9 favorevole agli occupanti. In risposta a questo sentimento di accerchiamento, il prefetto ricorre al pugno di ferro: intimidazioni, arresti e uccisioni sono all\u2019ordine del giorno. Il podest\u00e0 del comune di Jelenje, Kre\u0161imir Jureti\u0107, viene considerato troppo indulgente nei confronti dei suoi connazionali. Arrestato per \u201cattivit\u00e0 antitaliana\u201d, il potest\u00e0 subir\u00e0 le torture dei suoi aguzzini per due mesi, al termine dei quali verr\u00e0 prelevato e portato in un bosco, dove la sua testa verr\u00e0 fracassata e decapitata. La relazione dei carabinieri afferma invece che morir\u00e0 \u201craggiunto da scarica di mitraglia\u201d tentando la fuga durante un trasferimento. Una dinamica molto diffusa all\u2019epoca per riferirsi alle uccisioni sommarie compiute dai nostri uomini in divisa. Il paradosso \u00e8 che tanta brutalit\u00e0 non fa altro che fomentare la ribellione: al momento dell\u2019annessione, i comunisti operanti nel territorio del Grobniciano erano appena 17. A fine anno saranno gi\u00e0 in 70.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img src=\"\" alt=\"https:\/\/www.meridiano13.it\/wp-content\/uploads\/2023\/02\/Primi-ostaggi-fucilati-villaggio-Radoh.jpg\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p><em>Ostaggi fucilati nel villaggio di Radoh, Slovenia (foto tratta dal libro&nbsp;<a href=\"http:\/\/muceniskapot.nuovaalabarda.org\/galleria-ita-1.php\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Mu\u010deni\u0161ka pot k svobodi<\/a>)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Le richieste del ligio prefetto Testa, ad ogni modo, non tarderanno ad essere esaudite. Il 23 maggio Mussolini incontra nei pressi di Fiume il generale Mario Roatta, comandante della II armata operante in Slovenia e Dalmazia. \u201cLa situazione migliore si ha quando il nemico \u00e8 morto\u201d, gli confida il suo duce. \u201cOccorre quindi poter disporre di numerosi ostaggi e applicare la fucilazione tutte le volte che ci\u00f2 sia necessario\u201d. Roatta espone il suo piano: chiudere la frontiera con la Croazia, sgomberare tutta la regione fino a 3-4 chilometri dal vecchio confine. Il capo del fascismo concorda. Bisogna \u201cinternare molta gente, anche 20-30mila persone\u201d; si deve reprimere la popolazione \u201ccon il ferro e con il fuoco. Deve cessare il luogo comune che dipinge gli italiani come sentimentali incapaci di essere duri\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Roatta, dal canto suo, aveva gi\u00e0 ampiamente dimostrato di aver appreso la lezione del suo superiore, quando nel marzo del 1942 eman\u00f2 la tristemente nota circolare 3-C, nella quale, tra le altre cose, si sostiene la necessit\u00e0 di non ricorrere alla formula \u201cdente per dente\u201d, ma \u201ctesta per dente\u201d. La circolare prevede l\u2019internamento di tutti gli uomini tra i 16 e i 60 anni che vivono nelle zone delle operazioni anti-partigiane. Il suo sottoposto, generale Mario Robotti, sostenne a sua volta che \u201csi ammazza troppo poco\u201d.<\/p>\n\n\n\n<h2><strong>Dalle parole ai fatti: i crimini di guerra italiani lungo il confine orientale<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>I risultati di queste politiche non tardano ad arrivare: nel 1942 il confine orientale \u00e8 in fiamme. Nella sola \u201cgrande offensiva italiana\u201d contro i partigiani nelle zone annesse \u2013 in realt\u00e0 azioni di vero e proprio terrorismo contro la popolazione civile \u2013 dal 12 luglio al 22 agosto furono uccisi (almeno) 245 ostaggi, deportati 4.300 civili, bruciate 1.842 case (da qui l\u2019epiteto con cui nell\u2019ex Jugoslavia ci si riferisce ancora agli italiani:&nbsp;<em>paliku\u0107e<\/em>, incendiari di case). In uno dei tanti manifesti dello stesso tenore firmati dal prefetto Testa, si legge:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSi informano le popolazioni dei Territori annessi che con provvedimento odierno sono stati internati i componenti delle suddette famiglie [di sospetti partigiani, irreperibili], sono state rase al suolo le loro case, confiscati i beni e fucilati 20 componenti di dette famiglie estratti a sorte, per rappresaglia contro gli atti criminali da parte dei ribelli che turbano le laboriose popolazioni di questi territori.\u201d Fiume, 30 maggio 1942 &nbsp;Temistocle Testa (citazione tratta dal libro \u201cI massacri di luglio. La storia censurata dei crimini fascisti in Jugoslavia\u201d, Giacomo Scotti).<\/p>\n\n\n\n<p>Se si volesse circoscrivere un avvenimento specifico ad esemplificazione della brutalit\u00e0 fascista nei territori occupati, un buon candidato sarebbe sicuramente l\u2019eccidio di Podhum, ordinato direttamente dal prefetto Testa per rappresaglia. Il 12 luglio 1942 i soldati italiani circondano l\u2019abitato di Podhum e rastrellano il paese di 1329 anime casa per casa, prelevando tutti i maschi dai 15 ai 65 anni. Li condurranno fuori dall\u2019abitato, dove saranno fucilati a piccoli gruppi nel corso di tutta la mattinata. Terminato il massacro, gli italiani razziarono le abitazioni e diedero alle fiamme l\u2019intero villaggio, senza lesinarsi dal firmare le proprie malefatte con slogan fascisti scritti sui muri esterni delle case. I familiari delle vittime, circa 900 persone, verranno deportati nei campi di concentramento italiani. In circa due ore di incursione gli italiani avevano cos\u00ec fucilato un centinaio di civili, dato alle fiamme 370 abitazioni e 124 altri edifici, razziato 1300 capi di bestiame. La vittima pi\u00f9 giovane di tanta follia omicida aveva 15 anni appena.<\/p>\n\n\n\n<p>Dal giugno del 1942 il disegno di pulizia etnica degli sloveni dalla provincia di Lubiana, che prevede la deportazione e sostituzione degli stessi con cittadini di nazionalit\u00e0 italiana, procede incessantemente: circa 35mila \u201callogeni\u201d subiscono questo destino, che si interrompe solo con l\u2019armistizio italiano.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019obiettivo di Roatta \u00e8 lo \u201cSgombero di intere regioni, come ad esempio la Slovenia. In questo caso si tratterebbe di trasferire, al completo, masse ragguardevoli di popolazione, di insediarle all\u2019interno del Regno, e di sostituirle in loco con popolazioni italiane\u201d. Dalla Slovenia gli fa eco il generale Robotti: \u201cNoi abbiamo provveduto a deportare tutti gli uomini adulti (\u2026). Non ha importanza se, nel corso degli interrogatori, risulti che si ha a che fare con persone inoffensive. Ricordate che per varie ragioni, anche questi elementi possono diventare dei nemici. Di conseguenza, deportazione totale. E non ci si limiti al solo internamento. Io non mi opporr\u00f2 a che tutti gli sloveni siano internati e sostituiti da italiani. In altri termini, fare in modo che le frontiere etniche e politiche coincidano\u201d. L\u2019ideazione e l\u2019esecuzione di simili progetti oggi ha un nome preciso: pulizia etnica.<\/p>\n\n\n\n<h2>Campi di concentramento italiani<\/h2>\n\n\n\n<p>Per fare fronte a tutti questi trasferimenti forzati di popolazione il regime fascista allestisce diversi campi di concentramento: Chiesanuova, Gonars, Monigo, Renicci, Visco e ovviamente Arbe sono solo alcuni tra questi. Non c\u2019\u00e8 da stupirsi: la pratica di privare gli individui, italiani e non, delle proprie libert\u00e0 fondamentali \u00e8 intrinseca al fascismo, che nell\u2019arco di un ventennio ricorrer\u00e0 a una ramificazione capillare di campi, dalle funzioni pi\u00f9 svariate. Se si sommano tutti, dai campi di concentramento a quelli di internamento, lavoro, per prigionieri di guerra eccetera, si contano 1.142&nbsp;<a href=\"https:\/\/campifascisti.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">campi fascisti<\/a>&nbsp;complessivi. Di questi, 45 furono allestiti in Croazia, 16 in Slovenia, uno in Montenegro e uno in Kosovo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il campo di Kampor \u00e8 sicuramente una delle macchie peggiori dell\u2019occupazione italiana nell\u2019ex-Jugoslavia. Inaugurato nell\u2019isola di Arbe il 26 giugno 1942, il campo verr\u00e0 costruito nell\u2019unica zona paludosa del territorio, soggetta a frequenti mareggiate. Diviso in tre settori rispettivamente per donne e bambini, uomini ed ebrei, sar\u00e0 costituito prevalentemente da tende militari, poco adatte alle rigide temperature invernali e alle perturbazioni che spesso si abbattono sull\u2019isola. Nelle giornate di pioggia gli escrementi fuoriuscivano dalle fosse appositamente scavate e invadevano il campo, entrando anche nelle tende degli internati. Fame, malattie, freddo falcidiavano la popolazione: come riportato da Scotti, il tasso di mortalit\u00e0 del campo super\u00f2 il 19%. Per fare un paragone, nel lager nazista di Buchenwald il tasso di mortalit\u00e0 degli internati fu del 15%.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 17 dicembre 1942 Emilio Grazioli, commissario civile della provincia di Lubiana, informa il generale Gastone Gambara di aver ricevuto dal medico competente un rapporto allarmante sullo stato di salute di tutti gli internati dell\u2019isola di Arbe. Si parla di \u201csegni della pi\u00f9 grave inazione da fame\u201d, \u201cdimagrimento patologico con assoluta scomparsa dell\u2019adipene anche orbitario\u201d, \u201cipotonia e ipotrofia grave dei muscoli\u201d, \u201cedemi da fame degli arti inferiori\u201d e cos\u00ec via. La risposta, scritta direttamente dal destinatario, \u00e8 lapidaria: \u201cLogico e opportuno che campo di concentramento non significhi campo di ingrassamento. Individuo malato = individuo che sta tranquillo\u201d. Si\u00a0<a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.balcanicaucaso.org\/aree\/Croazia\/Croazia-campo-di-concentramento-di-Arbe-una-storia-poco-conosciuta-209944#:~:text=Secondo%20alcune%20stime%2C%20nel%20campo%20di%20concentramento%20di%20Arbe%20morirono,principalmente%20per%20fame%20e%20malattie.\" target=\"_blank\">stima<\/a>\u00a0che a Kampor trovarono la morte circa 1.400 persone, ivi inclusi un centinaio bambini.<\/p>\n\n\n\n<h2>Per un ricordo imparziale<\/h2>\n\n\n\n<p>Gli eventi fin qui descritti precedono cronologicamente e fungono da concausa alle violenze che, in particolare in seguito all\u2019armistizio italiano dell\u20198 settembre 1943 e dopo la liberazione dei territori occupati nel 1945, si sono rovesciate sulla comunit\u00e0 italiana dell\u2019Istria, della Dalmazia e lungo tutto il cosiddetto confine orientale. Violenze che non hanno bersagliato gli italiani in quanto tali, ma in quanto fascisti: d\u2019altronde, per un ventennio intero il regime stesso si era impegnato con tutte le sue forze a veicolare l\u2019equazione italiano = fascista. Con la caduta del regime gli italiani sono stati vittime della sua stessa propaganda.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo approfondimento non vuole sminuire la sofferenza provata dai circa 300mila esuli istriani e dalmati che dal 1945 al 1956 hanno dovuto abbandonare le loro case, n\u00e9 negare l\u2019esecuzione dei&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/notizie\/nicoletta-bourbaki\/2017\/02\/10\/foibe\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">circa 3mila<\/a>&nbsp;cittadini di nazionalit\u00e0 italiana o mista nel 1943 e nel 1945, molti dei quali collusi a vario titolo con il regime fascista. Si prefigge, invece, di inquadrare il contesto storico di riferimento di simili avvenimenti, le loro premesse e concause. L\u2019esplosione di violenza anti-italiana nei territori annessi \u00e8 stata la naturale risposta ad anni di italianizzazione forzata e crimini di guerra compiuti dal regio esercito. Crimini di guerra per i quali, per inciso, nessuno verr\u00e0 punito dall\u2019Italia repubblicana: dei 1.857 criminali di guerra perseguiti dalla giustizia alleata, jugoslava, albanese, greca, sovietica nel dopoguerra, nessuno verr\u00e0 estradato. Per di pi\u00f9, il primo governo De Gasperi nel 1946 promulgher\u00e0 la cosiddetta \u201camnistia Togliatti\u201d, lasciando di fatto a piede libero o scarcerando l\u2019intero apparato fascista e collaborazionista, che transiter\u00e0 senza soluzione di continuit\u00e0 dal regime alla Repubblica.<\/p>\n\n\n\n<p>Se si istituisce il Giorno del ricordo, quindi, oltre agli eventi luttuosi del 1943 e del post-1945 sarebbe bene ricordare anche il ventennio precedente, l\u2019italianizzazione forzata delle nazionalit\u00e0 \u201callogene\u201d lungo il confine orientale, la violenza squadrista esercitata in quei stessi territori e i crimini di guerra ivi perpetrati. Altrimenti si rischia di istituzionalizzare un ricordo a met\u00e0, dove si commemora la violenza subita ma si tace omertosamente su quella inferta. E si fanno passare gli aggressori per aggrediti.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Vogliamo concludere ricordando le carriere dei fautori dei crimini di guerra citati nel presente articolo:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<ul><li>Il prefetto Temistocle Testa, responsabile delle stragi sopra descritte, si distingue come fascista della prima ora, partecipando alla marcia su Roma. Dopo l\u2019armistizio aderisce alla Repubblica sociale italiana e alla fine del conflitto viene arrestato. Dopo appena 3 anni di carcere viene definitivamente scarcerato. Muore suicida il 17 luglio 1949.<\/li><li>Comandante della II armata operante in Slovenia e Dalmazia, il generale Mario Roatta sar\u00e0 accusato sia dei crimini di guerra nell\u2019ex-Jugoslavia che della mancata difesa di Roma dopo l\u2019armistizio. Il 4 marzo 1945 evade dall\u2019ospedale militare ove era in custodia, raggiungendo il Vaticano prima e la Spagna di Francisco Franco poi. Assolto da ogni accusa, rientra in Italia con la fedina penale pulita nel 1966. Morir\u00e0 a Roma nel 1968.<\/li><li>Il generale Mario Robotti, comandante dell\u2019XI corpo d\u2019armata sul confine orientale e sostituto di Roatta dal 1943, dopo l\u2019armistizio si sottrae all\u2019arresto e vivr\u00e0 in libert\u00e0 a Rapallo fino alla sua morte, nel 1955.<\/li><li>Il generale Gastone Gambara, incaricato dei campi di concentramento per gli slavi lungo il confine orientale, dopo l\u2019armistizio aderisce alla Repubblica sociale italiana, ricoprendo per qualche tempo anche la carica di capo di stato maggiore. Alla fine della guerra si stabilisce a Madrid su invito di Francisco Franco. Assolto da ogni accusa, nel 1952 viene reintegrato a pieno titolo nell\u2019esercito italiano.<\/li><li><\/li><\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Nicola Zordan Febbraio 2023 da Meridiano 13 Nel 2004 in Italia venne istituito il Giorno del ricordo delle vittime delle foibe e dell\u2019esodo giuliano dalmata, in riferimento ai tragici eventi che accompagnarono e seguirono la caduta del regime fascista e la Seconda guerra mondiale sul confine orientale. La solennit\u00e0 ha sollevato sin da subito aspre polemiche, dividendo l\u2019opinione pubblica italiana riguardo al significato di questa decisione. 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