{"id":4412,"date":"2023-01-15T15:24:08","date_gmt":"2023-01-15T14:24:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=4412"},"modified":"2023-01-15T15:24:09","modified_gmt":"2023-01-15T14:24:09","slug":"il-consenso-nel-xxi-secolo-venuto-da-molto-prima","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2023\/01\/15\/il-consenso-nel-xxi-secolo-venuto-da-molto-prima\/","title":{"rendered":"Il consenso nel XXI secolo (venuto da molto prima)"},"content":{"rendered":"\n<p>di Davide Strukelj del 15\/01\/2023<br><br>Sono passati quasi cento anni da quando Edward Bernays rivel\u00f2 al mondo intero che una &#8220;minoranza (aveva) scoperto di poter influenzare la maggioranza in funzione dei suoi interessi&#8221; poich\u00e9 &#8220;ormai (era) possibile plasmare l&#8217;opinione delle masse per convincerle a orientare nella direzione voluta la forza che (avevano) da poco acquisito&#8221; (E. Bernay, Propaganda, 1928).<br>Diciamolo francamente, a leggerla cos\u00ec oggi ci pare una cosa davvero scontata. Eppure, se ci soffermiamo a ragionare, \u00e8 tutt&#8217;altro che banale. Anche perch\u00e9 Bernays ci spiega nel dettaglio che &#8220;adattata con cura alla mentalit\u00e0 delle masse, la propaganda diventa uno strumento indispensabile della politica, sia per essere eletto a una carica, spiegando e rendendo popolari nuove problematiche, sia nell&#8217;amministrazione quotidiana degli affari pubblici&#8221;. Esatto: sia per rendere popolari nuove problematiche da utilizzare ai fini del consenso personale, sia per gli &#8220;affari correnti&#8221;.<br>Insomma, la propaganda serve a introdurre nel dibattito pubblico specifici temi che sono funzionali al risultato elettorale, e serve ottimamente anche a gestire quel consenso ormai acquisito nella pratica quotidiana, determinando l&#8217;agenda degli argomenti e definendo i centri di attrazione dell&#8217;interesse pubblico.<br>In fondo, &#8220;la manipolazione consapevole e intelligente delle opinioni e delle abitudini delle masse svolge un ruolo importante in una societ\u00e0 democratica, coloro i quali padroneggiano questo dispositivo sociale costituiscono un potere invisibile che dirige veramente il paese&#8221;.<br>Chiaro, no? Leggendo queste righe vi viene in mente qualcuno in particolare? Se s\u00ec, credo che abbiate indovinato: in questi casi l&#8217;intuito funziona decisamente meglio del ragionamento&#8230;<br><br>Ottant&#8217;anni dopo la pubblicazione di &#8220;Propaganda&#8221;, Chris Anderson, in pieno stile Fukuyama, decret\u00f2 &#8220;la fine della teoria&#8221; intesa come la non necessit\u00e0 di utilizzo dei potenti modelli matematici teorici ai fini della comprensione delle dinamiche sociali (C. Anderson, Wired Magazine, 2008). In altre parole, &#8220;l&#8217;analisi dei big data permette di conoscere modelli di comportamento che rendono possibili anche delle previsioni: al posto dei modelli basati su ipotesi subentra il confronto diretto dei dati. La correlazione sostituisce la causalit\u00e0. La domanda sul com&#8217;\u00e8 diventa inutile, rispetto al cos\u00ec \u00e8&#8221;. (Byung-Chul Han, &#8220;Nello sciame&#8221;, 2013).<br>Tutto chiaro, vero?<br>In buona sostanza, chi oggi gestisce i dati, cio\u00e8 le informazioni, si pu\u00f2 permettere di trascurare la teoria, ivi incluso il suo costitutivo margine di incertezza: basta interpellare la &#8220;verit\u00e0&#8221; per capire il mondo, e questo lo si pu\u00f2 fare in tempo reale. Facile!<br><br>Ma a cosa serve tutto ci\u00f2? Serve a Bernays, ovviamente. Eh s\u00ec, perch\u00e9 se puoi sapere cosa interessa, ovvero quali sono le preoccupazioni che attraversano la massa, e sai anche quale soluzione la stessa massa gradirebbe di pi\u00f9, ecco che d&#8217;un tratto hai costruito il post perfetto, quello da centomila like.<br>Insomma, i big data e l&#8217;intelligenza artificiale ti possono servire su un vassoio tutti gli strumenti di propaganda che il vecchio Edward avrebbe desiderato avere per poter soddisfare i desideri dei suoi clienti: l&#8217;argomento perfetto e la risposta pi\u00f9 adeguata. Un gioco da ragazzi e un consenso garantito.<br><br>Qual \u00e8 il rischio che corrono intelligenze (umane) poco attrezzate che si cimentano in questa pratica?<br>Beh, facile: cadere vittima di una immagine di s\u00e9 che non corrisponde al vero e che desidera (necessita) di essere continuamente alimentata: una belva assetata di sangue (consenso) e bisognosa di nutrirsi della sua stessa essenza (autoreferenzialit\u00e0).<br>\u00c8 la patologia del nostro presente, perch\u00e9 oggi &#8220;persone, imprese, nazioni, movimenti politici e perfino i supermercati devono possedere un&#8217;immagine che dovr\u00e0 essere elaborata, amministrata e governata, raggiungendo in tal modo il culmine dell&#8217;onnipotenza&#8221;. Una prassi quotidiana, una forma di narcisismo virtuale compulsivo (e posticcio) che induce ad agire di conseguenza, tanto che &#8220;le azioni pubbliche sembrano motivate solo dal desiderio di ogni individuo di servire la propria immagine&#8221; perch\u00e9 &#8220;l&#8217;uomo pubblico agisce (definitivamente) di comune accordo con la propria immagine&#8221;. Cos\u00ec ci raccontava Miguel Benasayag in un famoso saggio, criticando, in realt\u00e0, l&#8217;onnipresenza dell&#8217;immagini del Che, tristemente e completamente sradicato dalla sua storia e dalla sua valenza simbolica originaria.<br>Insomma, sempre secondo Byung-Chul Han, noto filosofo coreano, il &#8220;viscerale desiderio di apparire, la rincorsa al consenso &#8220;social&#8221; misurato col numero di like e condivisioni, cio\u00e8 le manifestazioni informatiche di apprezzamento, (&#8230;) spesso producono una spirale di gradimento acquistato con la speranza che queste inducano un gradimento guadagnato&#8221;. Come dire: una sovrastima dell&#8217;importanza conferita alla spirale della popolarit\u00e0 &#8220;social&#8221; induce a confondere il virtuale col reale&#8230; E riserva l&#8217;amaro finale di un risveglio traumatico: finisce il sogno (che per molti \u00e8 un incubo) e ci si ritrova in un mondo nel quale gli altri umani, quelli reali, ti pongono una domanda, anche semplice. E tu non puoi pi\u00f9 rispondere, perch\u00e9 ti verrebbe da dire quello che pensi, in modo imperfetto e sincero, ma sai che quelle frasi non corrisponderebbero al tuo profilo &#8220;social&#8221;, ovvero a quella immagine pubblica che domina la tua propaganda. Cos\u00ec decidi che al posto tuo risponder\u00e0 la tua immagine: serve alla propaganda; serve al consenso; serve al potere.<br><br>\u00c8 un incubo? Beh, ci assomiglia.<br>E allora non resta che svegliarci per tempo: che le macchine facciano i loro calcoli precisissimi, noi umani ci teniamo stretta la nostra bellissima imperfezione, spesso fallace ma ancor pi\u00f9 spesso decisamente empatica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Davide Strukelj del 15\/01\/2023 Sono passati quasi cento anni da quando Edward Bernays rivel\u00f2 al mondo intero che una &#8220;minoranza (aveva) scoperto di poter influenzare la maggioranza in funzione dei suoi interessi&#8221; poich\u00e9 &#8220;ormai (era) possibile plasmare l&#8217;opinione delle masse per convincerle a orientare nella direzione voluta la forza che (avevano) da poco acquisito&#8221; (E. Bernay, Propaganda, 1928).Diciamolo francamente, a leggerla cos\u00ec oggi ci pare una cosa davvero scontata. 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