{"id":4410,"date":"2023-01-14T16:39:55","date_gmt":"2023-01-14T15:39:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=4410"},"modified":"2023-01-14T16:39:56","modified_gmt":"2023-01-14T15:39:56","slug":"mai-piu","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2023\/01\/14\/mai-piu\/","title":{"rendered":"Mai pi\u00f9"},"content":{"rendered":"\n<p>di Andrea Bellavite del 14\/1\/2023<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cMai pi\u00f9\u201d. E\u2019 l\u2019espressione che ricorre nel corso delle celebrazioni legate alla Giornata della Memoria del 27 gennaio. Come tutti sanno, la data ricorda la liberazione del campo di Auschwitz, il 27 gennaio 1945 e, con essa, l\u2019orrore di tutte le tragedie perpetuate dal nazismo e dal fascismo nel folle disegno di sterminio di milioni di ebrei, come pure degli appartenenti alle comunit\u00e0 rom, dei portatori di particolari disabilit\u00e0, degli omosessuali, dei testimoni di Geova e di tante altre categorie di persone. Non sempre si \u00e8 elevato questo grido unanime, \u201cmai pi\u00f9\u201d, la Giornata della Memoria \u00e8 stata istituita soltanto nel mese di novembre del 2005, in occasione del sessantesimo anniversario dell\u2019avvenimento.<\/p>\n\n\n\n<p>Sessanta anni sono tanti e la \u201cGiornata\u201d, caratterizzata da lodevoli iniziative finalizzate a rinfocolare l\u2019orrore e l\u2019impegno a contrastarlo, rischia di trasformarsi, di anno in anno, in un rito. Innumerevoli dibattiti, trasmissioni televisive e film, consentono di portare al centro dell\u2019attenzione quello che pu\u00f2 essere definito il male assoluto. A volte c\u2019\u00e8 la possibilit\u00e0 di cadere in una retorica \u201cvirtuale\u201d. Ci\u00f2 che scorre sui teleschermi o nei milioni di post sui social, pu\u00f2 creare una sorta di barriera tra la realt\u00e0 e la sua rappresentazione. Si assiste a una specie di fiction, dove ci si trova proiettati in un\u2019altra dimensione, diversa da quella ordinaria, nella quale ci si sente compartecipi, si provano emozioni e sentimenti suscitati soprattutto dai sensi della vista e dell\u2019udito (attenzione, non del tatto dell\u2019olfatto e del gusto). Quando si spengono gli schermi o termina la musica, tutto torna come prima, proprio come accade quando si guarda un film o si legge un romanzo avvincente. In questo modo ci\u00f2 che dovrebbe essere un monito all\u2019umanit\u00e0, si riduce alla condanna radicale di mostri malvagi e crudeli che, naturalmente, sono esistiti ma ormai non esistono pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>Come rendere efficace la Giornata della Memoria? Come far s\u00ec che il grido \u201cmai pi\u00f9\u201d non sia mera espressione di una retorica che scaturisce da un consenso talmente unanime da non mobilitare pi\u00f9 le coscienze? Forse occorre iniziare prendendo atto che quegli esseri immondi non sono estranei, ma fanno parte della nostra stessa famiglia umana. E\u2019 necessario ricordare che la maggior parte dei tedeschi e degli italiani, nonostante la loro storia, il loro straordinario contributo all\u2019arte e alla filosofia di tutti i tempi e le spesso acclamate \u201cradici cristiane\u201d, hanno esaltato con convinzione Mussolini e Hitler, soltanto pochi si sono opposti alla loro criminosa ascesa al potere. Solo riconoscendo che ciascuno di noi, oggi, potrebbe cadere nella stessa forma di assoluta cecit\u00e0 e non accorgersi di ci\u00f2 che accade \u201cnel quartiere accanto\u201d, ci si pu\u00f2 difendere dalla tentazione della dimenticanza e della complicit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>La Shoah non \u00e8 stata un meteorite o uno spaventoso evento naturale. E\u2019 stata il frutto di scelte concrete e quotidiane, l\u2019ultima goccia del vaso del razzismo, strumento formidabile di potere gestito da due ideologie perverse che hanno nomi precisi, il nazismo e il fascismo. S\u00ec, anche il fascismo, basti pensare a ci\u00f2 che Mussolini aveva detto a Pola nel 1920, ben prima della promulgazione delle leggi razziste del 1938: <em>Di fronte ad una razza inferiore e barbara come la slava\u2026non si deve seguire la politica che d\u00e0 lo zuccherino, ma quella del bastone. I confini dell\u2019Italia devono essere il Brennero, il Nevoso e le Dinariche: io credo che si possano sacrificare 500.000 slavi barbari a 50.000 italiani\u201d<\/em> oppure al trattamento riservato alle popolazioni autoctone dell\u2019Etiopia o della Libia durante le sciagurate imprese coloniali.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 vale anche per il presente. E\u2018 difficile urlare il proprio ottimismo, sapendo che dal 1945 a oggi le stesse dinamiche si sono ripetute spesso, in Africa, in America, in Asia, perfino nel cuore dell\u2019Europa durante le guerre balcaniche. La strage dei migranti nel mare Mediterraneo o nei boschi dei Balcani \u00e8 un esempio eclatante, accompagnata dai crescenti rigurgiti di xenofobia che caratterizzano il redivivo fascismo del nostro tempo. Tra sessanta anni forse la \u201cGiornata della memoria delle vittime nei percorsi dei migranti\u201d, che gi\u00e0 si celebra ogni 3 ottobre, diventer\u00e0 legge degli Stati e tante persone urleranno di nuovo \u201cmai pi\u00f9\u201d e si domanderanno dove eravamo noi, mentre si ripetevano simili tragedie quasi sotto i nostri occhi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Andrea Bellavite del 14\/1\/2023 \u201cMai pi\u00f9\u201d. E\u2019 l\u2019espressione che ricorre nel corso delle celebrazioni legate alla Giornata della Memoria del 27 gennaio. 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