{"id":4404,"date":"2023-01-14T16:32:22","date_gmt":"2023-01-14T15:32:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=4404"},"modified":"2023-01-14T16:32:23","modified_gmt":"2023-01-14T15:32:23","slug":"di-vini-vitigni-e-confini","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2023\/01\/14\/di-vini-vitigni-e-confini\/","title":{"rendered":"Di vini, vitigni e confini"},"content":{"rendered":"\n<p><em>di Enos Costantini*<\/em> <em>da Meridiano 13<\/em> del\u00a013\/01\/2023<\/p>\n\n\n\n<p>Nelle carte medievali (censi, statuti, transazioni commerciali) il vino compare assai di frequente, mentre i vitigni non sono mai menzionati. Dobbiamo attendere il 1699, ad esempio, per la prima attestazione di quel vitigno cos\u00ec particolare che \u00e8 il Picolit. In effetti gli affitti si pagavano in vino, i dazi si imponevano sul vino, i regolamenti comunali riguardavano le misure per il vino e vi era un florido commercio di vino per mare e per terra.<\/p>\n\n\n\n<p>Poeti e scrittori innalzavano canti e intessevano lodi al vino, mai ai vitigni che lo originavano. Chi sapeva scrivere, quindi, non era interessato all\u2019ampelografia e i coltivatori erano analfabeti ma, anche se fossero stati alfabetizzati, non avrebbero avuto bisogno dell\u2019inchiostro per comunicare le loro conoscenze nel ristretto ambito in cui vivevano. Una delle poche eccezioni a questa regola sembra riguardare proprio la nostra Ribolla perch\u00e9 in un documento del 1328 possiamo leggere:&nbsp;<em>Nullus ante tempum vendemiarum accipiat et apportet ad vendendum uvas Rabiole de Collibus\u2026<\/em>&nbsp;Si tratta di una delle tante regolamentazioni che riguardavano le uve con lo scopo di prevenire furti, ma a noi interessa la dicitura&nbsp;<em>uvas Rabiole<\/em>&nbsp;perch\u00e9 in questo caso non si tratta del diffusissimo vino Ribolla, ma della materia prima che lo avrebbe formato. Non \u00e8 sicuro che si tratti del nome di uno specifico vitigno, anzi \u00e8 pi\u00f9 probabile che con&nbsp;<em>uvas Rabiole<\/em>&nbsp;si intendessero semplicemente le uve, di pi\u00f9 variet\u00e0, destinate a formare quel vino; si tratterebbe, quindi, di un nome collettivo. In fin dei conti nomi come&nbsp;<em>Ribuele zale, Ribuele verde<\/em>&nbsp;e&nbsp;<em>Ribuelat&nbsp;<\/em>sono giunti fino ai giorni nostri, senza contare le sinonimie con&nbsp;<em>Garganie<\/em>&nbsp;e altre.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Troviamo questa dicitura al plurale anche in altri documenti, ma qui ci piace citare un passo della&nbsp;<em>Descrizione della Patria del Friuli<\/em>&nbsp;che Girolamo da Porcia stil\u00f2 nel 1567: \u201c\u2026&nbsp;<em>ha li colli, e specialmente quelli che son chiamati&nbsp;<\/em>i Coi<em>, fertilissimi di frutti delicati, massime Uve Ribolle, dalle quali ha il nome di Vino Ribolla, fichi, ed altri<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Da quelle&nbsp;<em>uvas Rabiole<\/em>&nbsp;documentate nel 1328 ad oggi, di acqua ne \u00e8 passata nell\u2019Isonzo e di vento, anche di guerra, ne \u00e8 spirato sul monte Corada. Gli abitanti del Collio hanno zappato, potato, raccolto e penato come tutti i contadini del mondo. Hanno visto passare decine di vitigni, alcuni documentati, altri probabilmente consegnati per sempre all\u2019oblio del tempo senza neppure una effimera lapide cartacea. Quando i cosiddetti Cogliani erano cittadini austriaci hanno avuto almeno due fortune:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 erano regione privilegiata di un grande impero che chiedeva vino e frutta;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 hanno potuto contare, almeno nell\u2019ultimo periodo dell\u2019amministrazione austriaca, sul glorioso imperial regio Istituto chimico-agrario sperimentale di Gorizia, guidato da quel Giovanni Bolle che \u00e8 stato \u201cil pi\u00f9 importante scienziato che l\u2019impero asburgico ha espresso nel campo dell\u2019agricoltura\u201d (cos\u00ec Del Zan, \u201cGiovanni Bolle. Un grande scienziato al servizio dell\u2019agricoltura goriziana\u201d, in&nbsp;<em>Tiere furlane<\/em>, n. 5, 2010, p. 88).<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo la bachicoltura quell\u2019istituto rivolse il suo interesse, accanto alla fondamentale frutticoltura, soprattutto alla viticoltura e all\u2019enologia. Ci\u00f2 non fu senza conseguenze sulla scelta dei vitigni, anche perch\u00e9, qui come altrove, le crittogame americane e la fillossera, col vivaismo che ne deriv\u00f2, imposero una scrematura delle vecchie variet\u00e0 e delle scelte precise.<\/p>\n\n\n\n<p>Il primo conflitto mondiale azzer\u00f2 tutto anche fisicamente e il periodo successivo si svolse all\u2019insegna dello smarrimento di una regione che diventa marginale nello stato che \u00e8 subentrato. Fu la viticoltura a tenere duro, pur tra mille difficolt\u00e0 economiche, ma la vocazione del territorio ne fece una scelta obbligata.<\/p>\n\n\n\n<p>La \u201cscuola\u201d di Conegliano, anche qui presente, dapprima con Giovanni Dalmasso poi con Italo Cosmo, fece opera di pulizia etnica nei confronti di tanti vitigni che, comunque, sarebbero stati consegnati alla storia.<\/p>\n\n\n\n<p>Il secondo conflitto mondiale ebbe come nefasta conseguenza la formazione di un confine che non era mai esistito, innaturale e surreale. L\u2019evoluzione della piattaforma ampelografica di qua e di l\u00e0 di quella kafkiana divisione non fu molto diversa, se si eccettua che la Ribolla tenne ben salde le sue posizioni in epoca titina, mentre decadde nella democrazia occidentale, tanto da essere snobbata anche dalla DOC Collio nella sua prima impostazione ideologica tutta improntata a quella scelta qualitativa che i tempi sembravano pretendere. Ma erano i tempi di un nuovo Rinascimento per i vini del Collio italiano, la prima seria riscossa dopo l\u2019annichilimento provocato dalla prima guerra mondiale.<\/p>\n\n\n\n<p>La presenza di due grosse entit\u00e0 cooperative da entrambe le parti della barriera politica pu\u00f2 avere influenzato la scelta dei vitigni e la rispettiva incidenza nella produzione vinicola complessiva. Sicuramente la spumantizzazione si \u00e8 rivelata per la Ribolla una intuizione vincente e sta assicurando il futuro, anche fuori patria, a un vitigno che ha solide radici storiche nell\u2019intero Collio \/ Brda, un piccolo mondo con paesaggi da fiaba modellati dalle viti che non conoscono la barbarie delle frontiere umane.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli altri vitigni&nbsp;<em>requiescant in pace<\/em>: una delle motivazioni di questo scritto era quella di ricordarli con gratitudine, per il bene che hanno fatto ai Cogliani e a tutti quelli che hanno potuto goderne da boccali, tazze e bicchieri.<\/p>\n\n\n\n<p>Si chiude con una nota di rammarico ormai banale in questo genere di scritti: se la conservazione di un patrimonio genetico chiamato Ribolla gialla ha consentito nuove soddisfazioni economiche e gratificazioni per il lavoro del viticoltore, con ogni probabilit\u00e0 anche altri vitigni, qualora conservati, avrebbero potuto trovare un campo d\u2019azione diverso rispetto al passato, forse tanto inaspettato quanto proficuo.<\/p>\n\n\n\n<h3><strong>Vini di oggi, vini di ieri. Ovvero di come la Ribolla \u00e8 viva e lotta insieme a noi<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>I vitigni attualmente coltivati sul Collio italiano sono: Chardonnay, Malvasia istriana, M\u00fcller Thurgau, Picolit, Pinot bianco, Pinot grigio, Ribolla gialla, Riesling renano, Riesling italico, Sauvignon, Tocai friulano, Traminer, Cabernet franc (Carmen\u00e8re), Cabernet sauvignon, Merlot, Pinot nero. Sono, sostanzialmente, quelli consigliati dalla \u201cscuola\u201d di Conegliano, ma presenti in loco gi\u00e0 dalla seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento e, quindi, sperimentati e acclimatati.<\/p>\n\n\n\n<p>Soltanto la Ribolla \u00e8 documentata sul Collio prima della crisi oidica che ebbe inizio nel 1850 e che sconvolse il patrimonio ampelografico aprendo la strada alla massiccia introduzione di vitigni provenienti da altre regioni europee. Fra questi, come si pu\u00f2 desumere dall\u2019elenco, si imposero quelli di origine francese, tanto della Borgogna che del Bordolese (anche il Tocai friulano, alias Sauvignonasse, viene dal Sud-Ovest della Francia).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La Ribolla, quindi, ha saputo sfidare i secoli. Ci\u00f2 \u00e8 stato possibile grazie all\u2019adattamento all\u2019ambiente, alla adattabilit\u00e0 alle forme di allevamento moderne e alle attuali tecniche di potatura, ma soprattutto alla plasticit\u00e0 di cui ha dato prova nella produzione di vini diversissimi, dai filtrati dolci, al bianco secco fermo, allo spumante ora di attualit\u00e0. Non ha avuto vita facile: tecnici, esperti, soloni della legislazione vitivinicola non le hanno risparmiato critiche ma, ci\u00f2 vale per tutti i tempi, il&nbsp;<em>contadin<\/em>&nbsp;sa quello che fa ed elimina una variet\u00e0, oppure ne adotta un\u2019altra, soltanto se ha dei validi motivi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h3><strong>E di l\u00e0 del confine? Un tuffo tra le variet\u00e0 ottocentesche&nbsp;<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Nel 1844 usciva&nbsp;<em>Vinoreja sa slovenze<\/em>, il testo di Matija Vertovz che si pu\u00f2 ritenere la base storica della viticoltura nell\u2019attuale Slovenia occidentale. Il Vertovz fece una buona disamina dei vitigni all\u2019epoca coltivati e noi qui accenneremo a quelli che vengono menzionati come presenti sul Collio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco le variet\u00e0 bianche di maggior pregio:<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 la&nbsp;Reb\u00f3la&nbsp;che \u00e8 descritta in sei tipi;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 la&nbsp;Mushkat\u00e9ljka, o&nbsp;Mushk\u00e0t&nbsp;che \u00e8 nota dappertutto, ma poco coltivata per paura che i vendemmiatori la mangino!;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 la&nbsp;Malvashija&nbsp;che \u00e8 descritta in sette tipi, il pi\u00f9 apprezzato dei quali sarebbe quello con acini di media grandezza;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 la&nbsp;\u015ehterj\u00e1na&nbsp;che sarebbe la&nbsp;Gerg\u00e1nija, o&nbsp;Tershashka&nbsp;(= triestina)&nbsp;Gerg\u00e1nija&nbsp;del Vipacco;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 la&nbsp;Gerg\u00e1nija&nbsp;del Collio, che \u00e8 chiamata&nbsp;Rebola&nbsp;a Gorizia, \u00e8 ferace quanto la&nbsp;Tershashka Gerg\u00e1nija&nbsp;ed \u00e8 descritta in due tipi;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 il&nbsp;Zhedajz&nbsp;(Cividin), di cui sono descritti cinque tipi, \u00e8 conosciuto ovunque e pi\u00f9 o meno coltivato a seconda della zona;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 il&nbsp;Pikolit, di cui sono citati due tipi, \u00e8 conosciuto da tutti i viticoltori, con esso si \u00e8 iniziato a imitare il Tokaji e si rammenta che 50-60 addietro i feudatari del Collio ne avevano piantato molto;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\u2013 lo&nbsp;Sel\u00e9n&nbsp;del Collio, detto&nbsp;\u015eipa&nbsp;altrove, che \u00e8 diverso dallo&nbsp;Sel\u00e9n&nbsp;del Vipacco (ne vengono descritti otto tipi).<\/p>\n\n\n\n<p>Seguono le variet\u00e0 bianche di minor pregio:<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 la&nbsp;Gljera&nbsp;o&nbsp;Gl\u00e9ra&nbsp;\u00e8 molto diffusa e tanto il Prosecco che la Ribolla sono per la maggior parte fatti con questa uva (sono descritti cinque tipi);&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 la&nbsp;Vol\u00f3vna&nbsp;\u00e8 detta&nbsp;Dr\u00e9nik&nbsp;sul Collio e ne vengono descritte 2 varianti;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 la&nbsp;Dishezhka&nbsp;che \u00e8 detta&nbsp;\u015eevshiza&nbsp;sul Collio (ne vengono descritte 4 varianti);<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 la&nbsp;Dishezhka&nbsp;lashka&nbsp;di cui si ricorda un tipo con un odore fortissimo, tanto che quando in una localit\u00e0 del Collio ne hanno fatto un uso eccessivo non sono riusciti a vendere la Ribolla (in effetti c\u2019\u00e8 una variante detta&nbsp;\u015emerdod\u00fashka&nbsp;che si potrebbe tradurre con \u2018puzzolente\u2019);&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 la&nbsp;Rezhigla&nbsp;\u00e8 ricordata solo per il Vipacco, dove sarebbe sempre meno coltivata;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 il&nbsp;Rumenj\u00e1k, nome che sul Collio si d\u00e0 alla variet\u00e0 nota come&nbsp;Marvinj&nbsp;nel Vipacco,&nbsp;Glavazhiza&nbsp;a Prosecco e&nbsp;J\u00e1vornik&nbsp;altrove;<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 del&nbsp;Meskljer&nbsp;non si dice dove \u00e8 coltivato e sono note tre \u201crazze\u201d del medesimo che non sono per nulla parenti (lo citiamo anche perch\u00e9 si trova nell\u2019elenco del 1763 come&nbsp;Mascler);<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 la&nbsp;P\u00e9rgola&nbsp;\u00e8 nota dovunque, ma non molto coltivata e sarebbe pi\u00f9 adatta come uva da tavola che da vino;<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 della&nbsp;Augushtana&nbsp;si dice solo che \u00e8 l\u2019unica coltivata in modo specifico come uva da tavola, ma non si fa alcun riferimento geografico.<\/p>\n\n\n\n<p>Per nessuno dei vitigni a bacca nera o rossa viene fatto un esplicito riferimento al Collio, ma facciamo seguire quelli che non hanno precise indicazioni geografiche di coltivazione:&nbsp;<em>Refoshk&nbsp;<\/em>(variet\u00e0 di origine italiana assai adatta per i terrani),&nbsp;<em>Refoshk\u00e1t<\/em>&nbsp;o&nbsp;<em>Sh\u00fashovna<\/em>,&nbsp;<em>Bersamin<\/em>&nbsp;o&nbsp;<em>Mersamin<\/em>,&nbsp;<em>Rashpiza<\/em>,&nbsp;<em>Penjel<\/em>,&nbsp;<em>Penj\u00e9lz<\/em>,&nbsp;<em>Gnjet \/ Gnjetiza<\/em>&nbsp;detta&nbsp;<em>Kordovat<\/em>&nbsp;in Friuli (la pi\u00f9 coltivata, vero dono divino per le classi lavoratrici),&nbsp;<em>Kifilz<\/em>&nbsp;detto anche&nbsp;<em>Kurbin<\/em>&nbsp;e&nbsp;<em>Zhernina<\/em>&nbsp;(\u00e8 di origine italiana e se ne conoscono tre tipi),&nbsp;<em>Pergola zherna<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Non ci possiamo soffermare su ognuno di questi vitigni; ci limitiamo ad osservare che siamo in presenza della prima attestazione della Malvasia (e, per giunta, in sette tipi). Nel quindicinale&nbsp;<em>Kmetovalec&nbsp;<\/em>(stampato a Gorizia)del 28 ottobre 1875, n. 19, troviamo una Erme\u017eija (= Malvasia) tra le viti commercializzate dalla Scuola regionale per la viticoltura e la frutticoltura di Slap pri Vipavi (Vipacco) che viene definita ottima sia da vino che da tavola. Nell\u2019anno successivo si dice che questo vitigno \u00e8 originario dell\u2019Italia (<em>Kmetovalec<\/em>, n. 19, 1876).<\/p>\n\n\n\n<p><em>*Enos Costantini \u00e8 stato insegnante presso l\u2019Istituto tecnico agrario di Cividale del Friuli. Si dedica allo studio storico-linguistico delle piante coltivate in regione.&nbsp;Per&nbsp;<a href=\"https:\/\/forumeditrice.it\/ricerca?portal_type=Libro&amp;sort_on=clean_title&amp;Title=&amp;autori_curatori=enos+costantini&amp;anno=&amp;ISBN=\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Forum<\/a>&nbsp;editrice \u00e8 stato autore, co-autore e curatore di diversi volumi, tra cui&nbsp;<\/em>Ribolla story. Viti e vitigni che hanno sfidato i secoli<em>&nbsp;(2017),&nbsp;<\/em>Storia della vite e del vino in Friuli e a Trieste<em>&nbsp;(2017),&nbsp;<\/em>Tocai e Friulano<em>&nbsp;(2013),&nbsp;<\/em>La vite nella storia e nella cultura del Friuli<em>&nbsp;(2007).<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Enos Costantini* da Meridiano 13 del\u00a013\/01\/2023 Nelle carte medievali (censi, statuti, transazioni commerciali) il vino compare assai di frequente, mentre i vitigni non sono mai menzionati. Dobbiamo attendere il 1699, ad esempio, per la prima attestazione di quel vitigno cos\u00ec particolare che \u00e8 il Picolit. 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