{"id":4388,"date":"2023-01-01T12:00:16","date_gmt":"2023-01-01T11:00:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=4388"},"modified":"2023-01-01T12:00:17","modified_gmt":"2023-01-01T11:00:17","slug":"olesja-jaremcuk-mosaico-ucraina","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2023\/01\/01\/olesja-jaremcuk-mosaico-ucraina\/","title":{"rendered":"Olesja Jarem\u010duk: Mosaico Ucraina"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Mosaico Ucraina<\/em><em>&nbsp;&#8211; edito da Bottega Errante &#8211; \u00e8 una raccolta di reportage che esplora le storie di persone appartenenti a quattordici minoranze etniche che vivono entro i confini dell\u2019attuale Ucraina. Un&#8217;intervista<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>30\/12\/2022&nbsp;&#8211;&nbsp;&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.balcanicaucaso.org\/Autori\/(author)\/Claudia%20Bettiol\">Claudia Bettiol<\/a>&nbsp; da Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa<\/p>\n\n\n\n<p>(Questo pezzo \u00e8 realizzato in collaborazione con&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.meridiano13.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Meridiano 13&nbsp;&nbsp;<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p>Olesja Jarem\u010duk \u00e8 una giovane giornalista ucraina che si occupa di frontiere, di identit\u00e0 culturali e nazionali. \u00c8 stata direttrice editoriale della casa editrice \u010coven di Leopoli &#8211; specializzata in reportage e letteratura documentaria &#8211; e ha contribuito come giornalista a varie pubblicazioni, sia in Ucraina che all\u2019estero, per diverse testate e riviste online.&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.google.com\/url?sa=t&amp;rct=j&amp;q=&amp;esrc=s&amp;source=web&amp;cd=&amp;ved=2ahUKEwi3hbC_9PP7AhVj9LsIHShdAaYQFnoECA0QAQ&amp;url=https%3A%2F%2Fbottegaerranteedizioni.it%2Fproduct%2Fmosaico-ucraina%2F&amp;usg=AOvVaw2kjLNVd1_SmFQd8ml3uceb\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>Mosaico Ucraina<\/em>&nbsp;&nbsp;<\/a>&#8211; edito da Bottega Errante &#8211; \u00e8 una raccolta di reportage che esplora le storie di persone appartenenti a quattordici minoranze etniche che vivono entro i confini dell\u2019attuale Ucraina: cechi, slovacchi, turchi mescheti, svedesi, rumeni, ungheresi, rom, ebrei, liptak, gagauzi, tedeschi, valacchi, polacchi, tatari di Crimea e armeni. \u00c8 la cronaca della miriade di migrazioni volontarie e forzate che hanno attraversato l\u2019Ucraina per secoli, e che l\u2019hanno resa il paese dalle molteplici sfaccettature che \u00e8 oggi. Allo stesso tempo, \u00e8 un racconto commovente e lucido delle diversit\u00e0 che sono sopravvissute (o meno) al rullo compressore sovietico dell\u2019unificazione linguistica, culturale e religiosa.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Olesja, come sei stata accolta in Italia? Come ti trovi qui?&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Vorrei innanzitutto ringraziarti per aver dato una voce italiana a questo volume [Claudia Bettiol, autrice dell&#8217;intervista, \u00e8 anche traduttrice in italiano di Mosaico Ucraina, ndr]. Ritengo particolarmente prezioso il momento in cui un traduttore si immerge in un libro cercando il modo migliore per trasmettere i vari codici culturali nella propria lingua madre. Per quanto riguarda l\u2019Italia, direi che sono rimasta positivamente colpita dal livello di organizzazione e professionalit\u00e0 che ho trovato. Ripensando alla presentazione del libro in occasione del Pisa Book Festival, sono rimasta molto sorpresa dal grande interesse dimostrato all\u2019Ucraina e agli ucraini. Almeno questo \u00e8 ci\u00f2 che ho notato nel pubblico che sedeva di fronte a me durante la presentazione. Sono molto contenta e penso che questo dialogo sia di particolare importanza data la mancanza di informazione e conoscenza generale. Nei prossimi anni credo che dovremmo stabilire e mantenere questo dialogo tra Italia e Ucraina, conoscerci di pi\u00f9.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Sulle mie impressioni personali, invece, posso dire che ero gi\u00e0 stata in Italia, ma solo per pochissimo tempo: Venezia, Milano, ora non ricordo bene, nella zona di Napoli. Ma sono solo frammenti. Solo ora sto scoprendo un vivo interesse per l\u2019Italia, un paese incantevole, con una bellissima lingua, cucina, natura, dove ci sono sia le montagne che il mare, una cosa che attira naturalmente. Mi piacerebbe approfondirne la storia, magari non la storia in s\u00e9, ma quella della diversit\u00e0 regionale: ho notato che ogni regione italiana \u00e8 molto autentica, ha codici culturali diversi e le proprie peculiarit\u00e0. Traccio quindi un parallelo con quello che ho scritto nel mio libro, perch\u00e9 l\u2019Italia \u00e8 molto varia e \u201ccolorata\u201d. E vorrei saperne di pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>L\u2019Italia in un certo senso assomiglia all\u2019Ucraina. L\u2019Ucraina anche \u00e8 un paese multiculturale ed \u00e8 ci\u00f2 che racconti nel tuo libro, dove ci parli delle minoranze etniche. Un tema molto importante, soprattutto oggi: perch\u00e9? Perch\u00e9 le minoranze sono cos\u00ec importanti?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ho deciso di approfondire questo argomento prima di tutto perch\u00e9 dopo l\u2019Euromaidan, a cui ho partecipato io stessa, mi sembrava che dovessimo ripensare il nostro paese e provare a capire meglio chi siamo. Un giorno mi ha contattata il caporedattore della rivista&nbsp;<a href=\"https:\/\/theukrainians.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">The Ukrainians&nbsp;&nbsp;<\/a>, Taras Prokopy\u0161yn, per propormi di scrivere per loro. Ci ho riflettuto e mi \u00e8 venuto in mente questo tema. Volevo approfondire le storie dei vari popoli che compongono il paese perch\u00e9 tutto ci\u00f2 si collega anche alla mia storia personale. Un esperimento interessante perch\u00e9 in Ucraina, anche se non posso dire che non siano state pubblicate ricerche sul tema, il materiale scarseggia. Inoltre, il problema del giornalismo \u00e8 che si parla delle minoranze solo quando c\u2019\u00e8 un conflitto in corso, ma si parla poco della loro vita in tempi di pace.<\/p>\n\n\n\n<p>Dal 2016 ho viaggiato in diverse regioni dell\u2019Ucraina. Il primo viaggio l\u2019ho fatto con la mia collega Marta Barny\u010d documentando le storie di armeni, tedeschi e valacchi. Mi \u00e8 piaciuto tantissimo il processo di lavoro: quando arrivi in un piccolo paesino, entri in contatto con la gente, perlopi\u00f9 molto ospitale, pronta ad aprirti le porte di casa e a raccontarti la loro storia. Ero cos\u00ec presa che non potevo fermarmi. Per tre anni, dal 2016 al 2018, ho viaggiato in diverse regioni, tra cui anche il Donbas. Per esempio, ho scritto degli svedesi della regione di Cherson, dei polacchi della regione di \u017dytomyr, molto della Transcarpazia, degli ungheresi, dei tedeschi, dei valacchi. Mi sono recata spesso nella regione di Odessa per scrivere del popolo gagauzo, cos\u00ec come degli albanesi e dei bulgari. Alcune storie non fanno parte di questo libro, ma forse un giorno verranno pubblicate. Per me \u00e8 stata un\u2019esperienza molto interessante, la scoperta in primo luogo di me stessa. Sono rimasta positivamente colpita dall\u2019interesse sincero della societ\u00e0 ucraina, \u00e8 la cosa che mi ha spinta di pi\u00f9 a continuare questo lavoro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Come \u00e8 nato il titolo del libro? In italiano \u00e8&nbsp;Mosaico Ucraina. Mosaico mi sembra una parola bellissima per descrivere le minoranze. Per\u00f2, il nome originale ucraino \u00e8 &#8220;I nostri altri&#8221;, come mai questo nome?&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Abbiamo concepito questo titolo insieme alla mia collega Marta Barny\u010d, compagna dei primi viaggi. Pensavamo allora di parlare degli \u201caltri\u201d, ma non gli \u201caltri\u201d in senso negativo, non \u201cestranei\u201d, ma gente che pur essendo di religione, lingua o identit\u00e0 culturale diversa, \u00e8 \u201cnostra\u201d, fa parte della nostra societ\u00e0. E volevo dimostrare a queste persone che siamo una cosa sola, che vogliamo saperne di pi\u00f9 sui nostri gagauzi, i nostri tedeschi, i nostri polacchi ed ebrei, ecc. A volte mi dicono che etichetto questa gente come \u201caltri\u201d, come degli estranei. Ma per me loro, s\u00ec, sono altri ma non estranei. Nell\u2019aggettivo \u201caltro\u201d non c\u2019\u00e8 niente di negativo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Come vivono ora questi \u201caltri\u201d popoli in Ucraina? Nel libro si parla anche di guerra. La realt\u00e0 di oggi \u00e8 difficile, eppure \u00e8 importante parlare della situazione attuale. Secondo te, come vivono le minoranze in Ucraina adesso? Sei per caso in contatto con loro?&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Le mie storie sono state scritte tra il 2016 e il 2018, mentre documentavo la vita&nbsp; di questi popoli in tempi di pace. I protagonisti mi hanno raccontato la storia degli insediamenti, di come sono arrivati in Ucraina e di come, a volte, fossero popolazioni indigene, da sempre presenti in quei territori. Mi hanno fatto provare la loro cucina nazionale intonando canti tradizionali. Sono entrata in contatto con un\u2019altra cultura e con la vita quotidiana di queste minoranze nelle diverse regioni dell\u2019Ucraina. La cosa migliore \u00e8 stata raccontare la storia di un popolo tramite quella di una persona o di una famiglia. Non sempre ci sono riuscita, a volte i miei testi risultano molto frammentari, altri dimostrano una certa continuit\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Una piacevole scoperta \u00e8 che ognuno dei popoli di cui ho scritto aveva e ha piena libert\u00e0 in termini di lingua e religione. Siamo stati ospiti dai tatari di Crimea che frequentavano la moschea, dagli ungheresi che parlavano pi\u00f9 ungherese che ucraino, e questo era normale. Ho scritto dei rumeni che vivono vicino nel distretto di Herca, dove tutte le scritte sono bilingui, in rumeno e ucraino. E non \u00e8 sorto nessun conflitto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Naturalmente, dovrebbero esserci pi\u00f9 iniziative per il supporto delle diaspore. E lo sottolineer\u00f2 sempre. A mio avviso, quello che manca alle nostre minoranze &#8211; o meglio, comunit\u00e0 nazionali (perch\u00e9 di recente abbiamo discusso sull\u2019uso del termine minoranze) &#8211; quello che manca \u00e8 un sostegno finanziario. Cosa fanno altri paesi, per esempio la Turchia o la Grecia? La Grecia sostiene i greci di Mariupol\u2019, la Turchia i turchi mescheti. Anche l\u2019Ucraina dovrebbe sostenere questi popoli per aiutarli ad affrontare le sfide esistenti. Ma \u00e8 un tema che riguarda l\u2019Ucraina in senso pi\u00f9 ampio: se il livello economico del paese fosse pi\u00f9 alto, anche le minoranze avrebbero meno problemi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Una seconda riflessione riguarda come \u00e8 cambiata la vita delle minoranze dall\u2019inizio della guerra totale. Come dicevi tu, nel libro ci sono storie di guerra perch\u00e9 la guerra \u00e8 iniziata molto prima e tanti popoli vivevano vicino alla linea del fronte, e questa vita era particolare. La storia di tre minoranze \u00e8 eloquente per me adesso. La prima \u00e8 quella dei greci di Mariupol\u2019. Negli anni Duemila in questa zona della regione di Donec\u2019k circa 75mila persone si consideravano greci. Esistono due gruppi diversi &#8211; urum e rumei. Parlano greco, hanno una loro cultura, \u00e8 materiale prezioso ed \u00e8 stata un\u2019esperienza molto significativa per me. E sono molto dispiaciuta. Anzi, non \u00e8 che sono dispiaciuta, sono le parole sbagliate. Non riesco a trovare le parole giuste per descrivere le mie emozioni, per spiegare quanto fa male, quanto \u00e8 orribile che quei greci che sono sopravvissuti siano dovuti scappare dalle proprie case.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Proprio ci\u00f2 che \u00e8 accaduto alle protagoniste di un altro dei miei reportage, non incluso in questo libro, che hanno trascorso tre settimane nel rifugio anti bombe. Per fortuna sono riuscite a scappare, ma ogni giorno, ogni minuto mi chiedevo se fossero ancora vive dato che non avevo notizie. E pensavo a come il governo sovietico aveva represso i greci con \u201cl\u2019operazione greca\u201d ancora nel 1937 perch\u00e9 li consideravano nemici del popolo sovietico: nello stesso modo il popolo greco sta soffrendo a causa dell\u2019aggressione russa di oggi, le biblioteche greche sono andate distrutte. La stessa cosa accade con i turchi mescheti della regione di Donec\u2019k, un popolo che ha dovuto emigrare diverse volte. Prima dalla Meschezia georgiana in Uzbekistan, poi dall\u2019Uzbekistan in Ucraina, e tutto questo nell\u2019arco di una generazione. Ora sono costretti a scappare di nuovo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ho parlato diverse volte con il leader della comunit\u00e0 turco-mescheta, Jasim Iskondarov, mi chiamava spesso. L\u2019ultima volta l\u2019ho sentito in aprile e mi ha detto che purtroppo avrebbero dovuto andarsene. Nella regione di Cherson, dove vivono gli svedesi, c\u2019\u00e8 una storia esemplificativa del villaggio di Zmiivka. Il sindaco del villaggio, da cui ero ospite mentre facevo il reportage, \u00e8 stato catturato. \u00c8 stato chiamato \u201cnazista\u201d perch\u00e9 parlava ucraino, \u00e8 stato torturato e ha patito fame e freddo. Fortunatamente \u00e8 stato liberato, ma ha problemi seri di salute. Sono queste le storie che sento, ma ce ne sono tante altre, semplicemente non ho abbastanza informazioni o non ho la possibilit\u00e0 di contattare questa gente. Non oso immaginare cosa stia succedendo ora nei territori occupati. Ripeto, dobbiamo fare di tutto per salvare questa gente. Non importa la nazionalit\u00e0, dobbiamo salvare questa gente, leggiamo ogni giorno notizie simili\u2026 Per esempio oggi ho letto che nel villaggio liberato di Lyman hanno trovato una fossa comune di civili, tra cui bambini nati nel 2019, 2021\u2026 dei neonati. \u00c8 dura, ed \u00e8 inaccettabile. Posso solo fare appello alla comunit\u00e0 mondiale e alle persone affinch\u00e9 si faccia qualcosa per fermare questo incubo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>E qual \u00e8 il loro desiderio sull\u2019integrit\u00e0 dell\u2019Ucraina? Si considerano ucraini?&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 una domanda che ho sempre posto ai miei protagonisti: \u201cCome ti identifichi?\u201d. Mi rispondevano sempre cos\u00ec: \u201cSono ucraino ma di origine gagauza, sono ucraino ma di origine tedesca\u201d. Possiamo parlare qui di formazione della nazione politica, di uno Stato politico che unisce diversi popoli. E che persone di nazionalit\u00e0 diverse possono parlare sia l\u2019ucraino che il russo. Credo che ora la questione della lingua si sia aggravata e la quantit\u00e0 di gente che parla ucraino stia aumentando perch\u00e9 non vuole parlare la lingua dell\u2019aggressore. Allo stesso tempo ritengo importante preservare queste piccole identit\u00e0 nazionali e prendersi cura della lingua gagauza, turco-mescheta, svedese, svedese antica ecc. Mi hanno sempre detto che si sentono ucraini, cittadini ucraini ma di altra origine. Mi sembra importante sottolineare il fatto che ora tante nazionalit\u00e0 diverse stanno combattendo nelle forze armate dell\u2019Ucraina, come i tatari di Crimea, i georgiani. Il protagonista della storia sugli slovacchi presente nel libro, Volodymyr Mycha\u013e\u010dyn, che ha costruito il paesino dove un tempo abitavano cechi e slovacchi, ora \u00e8 nelle forze armate ucraine. Ci\u00f2 dimostra che diverse nazionalit\u00e0 combattono per un\u2019Ucraina unita.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Nel libro non hai parlato del popolo russo che possiamo considerare una minoranza, una grande minoranza, dell\u2019Ucraina. Qual \u00e8 il futuro del popolo russo, della cultura russa in Ucraina?&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Prima della guerra avevo in mente di scrivere dei lipovani che vivono nella regione di Odessa, vecchi credenti di cultura russa. Purtroppo, per\u00f2, non sono riuscita a occuparmene perch\u00e9 \u00e8 nata la mia bambina e sono andata in maternit\u00e0, durata pi\u00f9 di quello che pensassi. Mi dispiace di non averne avuto il tempo. L\u2019inizio di questa guerra mi sembra che stia cambiando l\u2019identit\u00e0 della gente che vive in Ucraina. Conosco molte persone di origine russa, che hanno genitori in Russia e che prima parlavano russo. Ora si rifiutano di parlare russo, n\u00e9 sentono di appartenere a questo paese. A causa di quello che sta facendo la Russia, la stanno allontanando.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Parlando della cultura e della letteratura russe, quello che ha fatto Putin \u00e8 un&nbsp;<em>nonsense&nbsp;<\/em>perch\u00e9 in realt\u00e0, fino al 24 febbraio, credo che una parte della popolazione fosse molto fedele alla Russia e anche alla lingua russa; avevamo monumenti dedicati a Caterina II, a Nicola I. Nelle biblioteche, nei programmi scolastici si leggevano opere di Pu\u0161kin, ecc. Una buona parte della popolazione era abbastanza fedele alla Russia, ma questa aggressione ha cambiato l\u2019atteggiamento di molti a tal punto da mostrare il \u201cmondo russo\u201d, che \u00e8 stupro, morte e omicidio di civili. Mi sembra che la gente abbia visto com\u2019\u00e8 e ora semplicemente lo rifiuta. E, a dire il vero, su questo si potranno scrivere tanti libri a guerra finita. Raccontare di come questa identit\u00e0 sia cambiata, di come \u00e8 cambiato l\u2019atteggiamento nei confronti della Russia della gente che aveva un legame con questa cultura.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ad ogni modo, quando mi si chiede della cultura russa, con tutto il rispetto, devo dire che secondo me ora non \u00e8 il momento migliore per parlarne. Dopo la guerra ce ne occuperemo, parleremo di Pu\u0161kin, di Dostojevskij ecc. Sono pi\u00f9 preoccupata per la cultura ucraina e le culture di tutti gli altri popoli che la compongono perch\u00e9, come dicevo prima, nei territori occupati vengono distrutte le biblioteche, vengono bruciati i libri ucraini, i professori di lingua ucraina devono scappare perch\u00e9 viene vietato loro di insegnare l\u2019ucraino. Questo mi preoccupa, la questione della cultura russa la affronteremo poi. Ci sar\u00e0 tempo dopo. Ed \u00e8 anche importante capire la posizione dei portatori della cultura russa: avete visto centinaia di dimostrazioni contro la guerra dove artisti e letterati russi manifestavano contro la guerra per difendere l\u2019Ucraina? Credo di no. Gli intellettuali russi non hanno preso una posizione precisa, e nemmeno l\u2019opposizione. E questo mi fa pensare: perch\u00e9 devo interessarmi a una cultura che porta con s\u00e9 delle idee imperialiste e scioviniste? Purtroppo, al momento \u00e8 cos\u00ec.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Quali sono i tuoi progetti futuri?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>A dire il vero, avrei voluto scrivere la seconda parte del libro sulle minoranze, sui diversi popoli in Ucraina. Ma non posso sapere adesso quale sar\u00e0 la composizione nazionale dopo la fine della guerra, chi rimarr\u00e0, chi lascer\u00e0 il paese, chi sopravvivr\u00e0, chi morir\u00e0. \u00c8 una domanda complicata, ma spero di avere l\u2019opportunit\u00e0 di continuare il mio progetto. Ho ripreso il tema della deportazione perch\u00e9 nel mio libro \u00e8 un filo conduttore. In diversi reportage ho parlato delle deportazioni, per esempio di come il governo sovietico ha deportato i polacchi in Kazakhstan, della deportazione dei tatari di Crimea nel 1944. Non parlo di questo nel libro, ma anche mia nonna \u00e8 stata deportata in Siberia ed \u00e8 riuscita a ritornare. Questo tema, molto personale, mi fa soffrire.<\/p>\n\n\n\n<p>Negli ultimi tempi ho iniziato a intervistare le persone che sono state deportate con la forza in Russia dai territori occupati, e che hanno vissuto in questi \u201ccampi di filtraggio\u201d, rimasti senza soldi e senza risorse. La cosa che mi \u00e8 pi\u00f9 difficile capire \u00e8 che queste storie sulla Seconda guerra mondiale e quelle che sento oggi, purtroppo, sono molto simili. Non mi entra in testa. Le storie sui metodi staliniani, sulla crudelt\u00e0, sulla violenza. \u00c8 dura, non posso accettare il fatto che nel Ventunesimo secolo si ripeta tutto questo. Quando si scoprono camere di tortura, dove le persone sono state torturate, mutilate: come \u00e8 possibile? Che livello pu\u00f2 raggiungere questa crudelt\u00e0, questa violenza, questo odio per l\u2019Ucraina? \u00c8 assurdo, e non ho idea di come potremmo continuare a vivere e scrivere dopo quello che \u00e8 successo. Come scrivere dopo Auschwitz? Come scrivere dopo Bu\u010da, Izjum e ora Lyman? Dopo tutte queste morti insensate e lo sterminio di un popolo, come possiamo vivere dopo questo? Non lo so.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mosaico Ucraina&nbsp;&#8211; edito da Bottega Errante &#8211; \u00e8 una raccolta di reportage che esplora le storie di persone appartenenti a quattordici minoranze etniche che vivono entro i confini dell\u2019attuale Ucraina. Un&#8217;intervista 30\/12\/2022&nbsp;&#8211;&nbsp;&nbsp;Claudia Bettiol&nbsp; da Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa (Questo pezzo \u00e8 realizzato in collaborazione con&nbsp;Meridiano 13&nbsp;&nbsp;) Olesja Jarem\u010duk \u00e8 una giovane giornalista ucraina che si occupa di frontiere, di identit\u00e0 culturali e nazionali. \u00c8 stata direttrice editoriale della casa editrice \u010coven di Leopoli &#8211; specializzata in reportage e letteratura<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":4389,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[11],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4388"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4388"}],"version-history":[{"count":1,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4388\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4390,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4388\/revisions\/4390"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/media\/4389"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4388"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4388"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4388"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}