{"id":4382,"date":"2022-12-26T21:47:24","date_gmt":"2022-12-26T20:47:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=4382"},"modified":"2022-12-26T21:48:04","modified_gmt":"2022-12-26T20:48:04","slug":"milite-ignoto","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2022\/12\/26\/milite-ignoto\/","title":{"rendered":"Milite ignoto"},"content":{"rendered":"\n<p>di <strong>Nordio Zorzenon<\/strong> <em>Recensione di<\/em> <strong><em>Davide Strukelj<\/em><\/strong><br><br>Come aveva gi\u00e0 fatto ne &#8220;La tuta gialla&#8221;, Zorzenon guarda ai fatti della storia con gli occhi dei protagonisti, quelli veri, cercati tra la gente comune. E cos\u00ec, dopo aver parlato del cantiere monfalconese del secondo dopoguerra, in &#8220;Milite ignoto&#8221; si occupa di uno scorcio del primo conflitto mondiale visto con gli occhi di un fante, uno dei tanti ragazzi mandati al fronte. Un io narrante che \u00e8 anche un eroe a modo suo, ma forse non solo a &#8220;modo suo&#8221;.<br><br>Romanzo (di impianto) storico dunque, nel quale fanno capolino fatti, luoghi e personaggi reali.<br>Compare cos\u00ec il Re d\u2019Italia, che sale sul campanile nelle retrovie del fronte, &#8220;tira fuori il binocolo e si mette a guardare la guerra&#8221; e &#8220;poi la fotografa&#8221;. Lo stesso Re che ricompare nelle ultime pagine, diventato ormai &#8220;vecchio, patito, come se avesse fatto la guerra per davvero&#8221;.<br>Compare il vate poeta, &#8220;seghetta striminzita&#8221;, che gira in macchina e inventa azioni spettacolari per una guerra autopromozionale, salvo poi fallire miseramente ma sempre al costo della vita altrui. Come gli era gi\u00e0 accaduto in passato, anche in queste pagine il &#8220;mezzo rachitico&#8221; con &#8220;l&#8217;andatura da marionetta&#8221; prima elabora un piano e grida &#8220;all&#8217;assalto&#8221;, poi scrive &#8220;una poesia per quelli che erano morti per la patria&#8221;.<br>Insomma eroi di altra foggia. Eroi delle retrovie, appunto.<br><br>Compaiono anche i luoghi di quelle vicende, come il monte Ermada, il cui colore &#8220;era quello della cenere&#8221;, e &#8220;gli alberi erano carbone&#8221;, e &#8220;i fiori erano le croci disseminate lungo tutto il pendio&#8221;.<br>Un finto monte che secondo alcuni meritava sacrifici altissimi, tanto che per conquistarne la vetta si poteva anche &#8220;crepare per la patria&#8221;, come diceva il capitano; ma secondo gli altri, i militari della truppa, se la patria erano quegli odiati &#8220;grembani&#8221; dell&#8217;Ermada allora no: quella &#8220;patria&#8221; non era davvero un motivo sufficiente per morire.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"536\" height=\"912\" src=\"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/IL-MILITE-IGNOTO-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4384\" srcset=\"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/IL-MILITE-IGNOTO-1.jpg 536w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/IL-MILITE-IGNOTO-1-176x300.jpg 176w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/IL-MILITE-IGNOTO-1-86x146.jpg 86w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/IL-MILITE-IGNOTO-1-29x50.jpg 29w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/IL-MILITE-IGNOTO-1-44x75.jpg 44w\" sizes=\"(max-width: 536px) 100vw, 536px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Naturalmente compaiono anche loro: i militi della truppa, che disegnano la vicenda umana del romanzo. &#8220;Umana&#8221; si fa per dire, perch\u00e9 spesso vivono e sono trattati davvero come bestie. Zorzenon non manca di ricordarcelo.<br>E cos\u00ec i feriti urlano &#8220;come i maiali tra novembre e dicembre&#8221;.<br>E i morti vengono portati via e rimpiazzati dai vivi &#8220;uno dopo l&#8217;altro che era la sorte dei manzi quando li portavamo al macello&#8221;.<br>Tanto pesanti sono le condizioni di vita di quei poveretti che, trascorso qualche mese in trincea, ai militi va bene tutto: &#8220;il fango, la piova, la bora, i pidocchi e finanche il fetore dei vivi e quello dei morti&#8221;&#8230; alla fine va bene anche morire. Proprio come &#8220;le bestie del cortivo del fattore, che anche a loro va bene tutto&#8221;, &#8220;piova, fango, neve, piscio e merda&#8221;, &#8220;forse per questo si lasciavano ammazzare come niente&#8221;.<br>I militi nelle trincee del Carso proprio come le bestie nel &#8220;cortivo del fattore&#8221;. Anche morire pu\u00f2 andare bene.<\/p>\n\n\n\n<p>Per il giovane protagonista, voce narrante della vicenda anche al di l\u00e0 della sua stessa vita terrena, si avvicina l&#8217;epilogo. Il ragazzo lo accetta con franca consapevolezza e ironica rassegnazione, perch\u00e9 &#8220;all&#8217;ultimo assalto c&#8217;era voglia di morire&#8221;, &#8220;che poi sarei diventato un eroe e mi avrebbero dato una medaglia&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma sappiamo che il destino sa essere cinico. Dopo dieci attacchi scalando il costone, stremati nel corpo dalle fatiche e dalle ferite e svuotati dai compagni visti morire, i superstiti vivono l&#8217;onta del disonore venendo definiti &#8220;vigliacchi sovversivi&#8221; da un colonnello che non aveva mai visto il fronte. Uno di loro viene freddato dall\u2019ufficiale con un colpo di pistola: estrema punizione individuale ed esempio per tutti gli altri.<\/p>\n\n\n\n<p>I giorni da dedicare alla patria finiscono in quel preciso momento: i militi sanno soltanto che si &#8220;va a crepare&#8221; ma non sanno pi\u00f9 &#8220;n\u00e9 perch\u00e9 n\u00e9 perch\u00ec&#8221;.<br>E allora conta di pi\u00f9 sacrificarsi per altri valori, meno altisonanti, pi\u00f9 umani. \u00c8 la ribellione contro l\u2019ingiustizia subita.<br>Il protagonista sa che cos\u00ec non potr\u00e0 mai diventare un eroe agli occhi del Re e del vate &#8220;rachitico&#8221;, ma lo sar\u00e0 di certo agli occhi dei suoi compagni di sventura e davanti alla sua stessa coscienza.<br>Il tempo di un pensiero velocissimo e la decisione estrema si compie. Le conseguenze sono scontate.<\/p>\n\n\n\n<p>Termina cos\u00ec la vicenda umana, e comincia la storia.<br>Come in una nemesi mai affiorata, i fatti della cronaca rimettono i tasselli nella loro posizione e chi narra di s\u00e9 dopo la sua stessa morte si pu\u00f2 prendere gioco della prosopopea post-bellica, rincuorato dal fatto che una ulteriore punizione non potr\u00e0 mai arrivare, perch\u00e9 in fondo &#8220;a morire due volte non ce la fa nessuno&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Il giovane fante, divenuto inconsapevole \u201cignoto\u201d, riceve solenni onorificenze dai pi\u00f9 altri rappresentanti delle istituzioni.<br>Ma tutto sommato, letta alla luce delle vicende narrate, la motivazione della decorazione calza a pennello, anche se chi la scrisse fu mosso da tutt&#8217;altro ragionamento&#8230; Il nostro eroe &#8220;prodig\u00f2 il suo coraggio&#8221;, &#8220;cadendo combattendo&#8221;, &#8220;figlio di una stirpe nobile e di una millenaria civilt\u00e0&#8221;. Probabilmente la stessa civilt\u00e0 che, proprio per coraggio, lo indusse a negare la guerra a costo della sua stessa vita.<\/p>\n\n\n\n<p><br><br><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Nordio Zorzenon Recensione di Davide Strukelj Come aveva gi\u00e0 fatto ne &#8220;La tuta gialla&#8221;, Zorzenon guarda ai fatti della storia con gli occhi dei protagonisti, quelli veri, cercati tra la gente comune. E cos\u00ec, dopo aver parlato del cantiere monfalconese del secondo dopoguerra, in &#8220;Milite ignoto&#8221; si occupa di uno scorcio del primo conflitto mondiale visto con gli occhi di un fante, uno dei tanti ragazzi mandati al fronte. 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