{"id":4353,"date":"2022-11-24T10:21:11","date_gmt":"2022-11-24T09:21:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=4353"},"modified":"2022-11-24T10:21:12","modified_gmt":"2022-11-24T09:21:12","slug":"iran-un-popolo-contro-il-regime","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2022\/11\/24\/iran-un-popolo-contro-il-regime\/","title":{"rendered":"IRAN: un popolo contro il regime"},"content":{"rendered":"\n<p>di Stefano Pizzin del 24\/11\/2022<\/p>\n\n\n\n<p>La protesta contro il velo si \u00e8 trasformata in una lotta contro il regime oppressivo<br>degli Ayatollah<\/p>\n\n\n\n<p>Nella notte di gioved\u00ec 17 novembre diversi manifestanti hanno assaltato e dato alle<br>fiamme la casa museo dell\u2019ayatollah Khomeini, fondatore della Repubblica Islamica<br>iraniana e del suo sistema di governo teocratico. Alcuni giorni dopo, in Qatar, poco<br>prima della partita dei Campionati del mondo di calcio contro l\u2019Inghilterra, i giocatori<br>iraniani si sono rifiutati di cantare l\u2019inno nazionale.<br>Due azioni simboliche, una in sfregio a uno dei luoghi pi\u00f9 sacri della Repubblica<br>islamica, l\u2019altra andata sugli schermi internazionali \u00e8 fatta dalla amatissima<br>nazionale di calcio. Due gesti che mostrano di come lo scontro tra il regime e una<br>sempre pi\u00f9 grande parte della popolazione si stia inasprendo e diventando<br>difficilmente ricomponibile. Gi\u00e0 negli scorsi decenni il Paese \u00e8 stato pervaso da<br>proteste contro il sistema illiberale che lo governa della caduta dello Sci\u00e0 e<br>l\u2019instaurazione del regime islamico nel 1979, ma questa volta la repressione,<br>sempre violenta e feroce, non riesce a sedare una rivolta che dilaga in tutti i settori<br>della societ\u00e0.<br>Come spesso accade, c\u2019era bisogno di una scintilla che appiccasse il fuoco del<br>profondo scontento che serpeggia nella societ\u00e0 iraniana, in particolare tra i giovani<br>e le donne. A incendiare la situazione \u00e8 stata la vicenda di Masha Amini, una<br>ragazza curdo-iraniana di 22 anni che, agli inizi di settembre, mentre si trovava con<br>la famiglia a Teheran in visita ai parenti, viene arrestata dalla polizia morale perch\u00e9<br>il velo non le copre completamente i capelli. Tre giorni dopo il suo arresto Masha<br>entra in coma e muore in ospedale. La polizia parla di problemi cardiaci della<br>ragazza che si sarebbero verificati durante la detenzione, il capo della polizia<br>definisce l\u2019accaduto uno \u201csfortunato incidente\u201d, in quanto Masha sarebbe morta per<br>un infarto. Ma \u00e8 subito evidente che una ragazza di poco pi\u00f9 di vent\u2019anni, in buona<br>salute, non pu\u00f2 essere colta da infarto, mentre, invece, \u00e8 certo che, come spesso<br>accade, la ragazza \u00e8 stata vittima delle percosse della polizia.<br>La polizia morale non \u00e8 nuova ad atti violenti. Essa agisce con avvisi, multe,<br>detenzione in strutture di correzione: le donne possono essere rilasciate da queste<br>strutture solo quando un parente uomo fornisce assicurazioni e garanzie sul<br>rispetto delle regole. Basta poco per finire nelle grinfie della polizia morale, anche<br>una ciocca di capelli fuori posto. Il clima intimidatorio nei confronti delle donne \u00e8<br>costante da decenni e si \u00e8 inasprito con l\u2019elezione a presidente del conservatore<br>Ebrahim Raisi che nell\u2019agosto scorso ha proposto l\u2019emanazione di un decreto per<br>far rispettare ancora pi\u00f9 severamente la legge sull\u2019hijab, cio\u00e8 il velo che copre i<br>capelli delle donne.<\/p>\n\n\n\n<p>Dall\u2019 instaurazione della Repubblica islamica la vita delle donne iraniane \u00e8<br>diventata sempre pi\u00f9 difficile. Non solo hanno una condizione giuridica inferiore agli<br>uomini e la loro partecipazione alla vita pubblica \u00e8 fortemente limitata ma la stessa<br>vita privata viene rigidamente regolata e controllata. Dal 1979 per le donne \u00e8<br>obbligatorio coprire praticamente tutto il corpo tranne le mani, il viso e il collo, e<br>devono nascondere il pi\u00f9 possibile le forme del corpo. I capi di abbigliamento pi\u00f9<\/p>\n\n\n\n<p>comunemente usati oltre all\u2019hijab, il velo che \u00e8 obbligatorio nei luoghi pubblici,<br>sono il Manteau, una sorta di cardigan lungo utile per coprire le forme del corpo, e<br>lo Chador, un velo che copre dalla testa ai piedi, solitamente utilizzato per<br>l\u2019ingresso nei luoghi religiosi. Le donne sono obbligate a indossare l\u2019hijab nel posto<br>di lavoro e in luoghi pubblici. Dal 1983 per le donne che non si coprono in pubblico<br>vengono previste 74 frustate e, recentemente, sono stati previsti fino a 60 giorni di<br>carcere. Negli anni non si contano le intimidazioni e le violenze contro le donne che<br>hanno cercato di ribellarsi a questi obblighi. Basti pensare che durante la<br>presidenza di Hassan Rouhani, considerato un \u201criformatore\u201d e che tenne l\u2019incarico<br>dal 2013 al 2021, 106 donne sono state impiccate per i pi\u00f9 diversi reati.<\/p>\n\n\n\n<p>La vicenda di Masha Amini ha scosso profondamente un Paese dove i giovani<br>sono in numero straordinario (il 38% degli iraniani sono sotto i 25 anni, mentre in<br>Italia sono il 23%) e che, grazie ai mezzi di comunicazione pi\u00f9 moderni, sebbene<br>spesso censurati dal regime, conoscono le condizioni di vita all\u2019estero e non<br>sopportano pi\u00f9 il sistema bigotto e reazionari al quale sono costretti. Le proteste<br>che da settembre hanno coinvolto scuole e universit\u00e0, sono state represse con<br>inaudita violenza dai Basij, corpi paramilitari nati durante la guerra tra Iran e Iraq e<br>oggi destinati alla repressione delle proteste interne. In questi quasi due mesi sono<br>state registrate, secondo l\u2019organizzazione Human Right Watch, almeno 326<br>uccisioni. Tra le vittime si segnalano anche anche 43 bambini, come Kian Pirfalak,<br>di dieci anni, colpito a morte mentre si trovava in auto con il padre. Secondo le<br>autorit\u00e0, si \u00e8 trattato di un attacco da parte di un \u201cgruppo terrorista\u201d ma la famiglia di<br>Pirfalak ha puntato il dito contro le forze di sicurezza iraniane. Kian \u201cstava tornando<br>a casa con suo padre ed \u00e8 stato colpito da proiettili sparati dal regime corrotto della<br>Repubblica islamica. La macchina \u00e8 stata attaccata da tutti e quattro i lati\u00bb, ha<br>riferito un familiare in un audio trasmesso da Radio Farda, un\u2019emittente<br>dell\u2019opposizione che si trova a Praga. Oltre ai morti sono migliaia i feriti, gli<br>imprigionati e cinque le condanne a morte fino a ora comminate a chi protesta.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre le proteste si allargano, tenendo in linea di massima un atteggiamento non<br>violento, la repressione non accenna a diminuire e il regime non intende in alcun<br>modo indietreggiare o aprirsi a un confronto. La guida suprema, Al\u00ec Khamenei, che<br>nella struttura istituzionale della Repubblica islamica detiene i maggiori poteri ha<br>dichiarato che coloro che protestano \u201csono troppo deboli e troppo piccoli per<br>danneggiare il sistema. Falliranno e il male sar\u00e0 sconfitto\u201d. Intanto si moltiplicano gli<br>scioperi in diverse aziende a anche nei bazar cittadini che hanno da sempre un<br>importante ruolo sociale e di orientamento dell\u2019opinione pubblica. Quella che era<br>una protesta partita dalle donne ora coinvolge gran parte della societ\u00e0, compresi gli<br>uomini; padri, mariti, fratelli, amici, sono in prima linea per una protesta che mette<br>in discussione l\u2019intero impianto del regime teocratico.<\/p>\n\n\n\n<p>Come gi\u00e0 accaduto, la risposta del potere \u00e8 quello di spostare il centro<br>dell\u2019attenzione dal tema dei diritti civili a quello dell\u2019integrit\u00e0 della nazione: cos\u00ec la<br>repressione si \u00e8 scatenata in modo particolare nel Kurdistan iraniano, nel tentativo<br>di dimostrare che le proteste sono organizzate da gruppi separatisti finanziati da<\/p>\n\n\n\n<p>potenze straniere. Negli ultimi giorni le milizie governative, in particolare i Pasdaran<br>della Rivoluzione equipaggiati con armamenti pesanti, hanno attaccato nelle<br>localit\u00e0 curde, uccidendo almeno 11 persone tra Sanandaj , Bukan, Sarvabad e<br>Kamiyaran. Altrettanto violenta la repressione si \u00e8 accanita in Belucistan,<br>evidenziando la strategia di colpire le aree dove sono presenti delle minoranze e<br>quelle anche le pi\u00f9 depresse dal punto di vista economico e sociale. Inoltre,<br>attacchi con morti e feriti sono stati lanciati anche nel Kurdistan iracheno pi\u00f9 vicino<br>al confine con l\u2019Iran. In questo quadro pare rinsaldarsi l\u2019alleanza tra l\u2019Iran e la<br>Russia di Putin con uno scambio, come evidenziato dai servizi occidentali, di droni<br>iraniani per missili russi.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre le vicende iraniane riempiono le prime pagine della stampa internazionale,<br>quella italiana, seppure con lodevoli eccezioni come il Manifesto, Radio Radicale,<br>con il suo corrispondente dalla Turchia Mariano Giustino, e Huffington Post, danno<br>poco spazio alle vicende \u00e8 altrettanto poco \u00e8 l\u2019interesse delle forze politiche, in<br>particolare quelle di destra, sempre pronte a occuparsi di diritti umani a corrente<br>alternata.<\/p>\n\n\n\n<p>Difficile prevedere come si svilupper\u00e0 la situazione e se l\u2019ottusa repressione del<br>regime \u00e8 identica a quella delle passate proteste, questa volta il moto di ribellione<br>appare ben pi\u00f9 diffuso e radicato e, seppure non si distingua ancora una vera<br>leadership rivoluzionaria, questa volta i manifestanti stanno mettendo in<br>discussione l\u2019identit\u00e0 stessa della Repubblica islamica.<\/p>\n\n\n\n<p>Come Apertamente, ci impegniamo ad aggiornarvi su una situazione che in Italia<br>non si dovrebbe in alcun modo sottovalutare o, peggio ancora, ignorare del tutto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Stefano Pizzin del 24\/11\/2022 La protesta contro il velo si \u00e8 trasformata in una lotta contro il regime oppressivodegli Ayatollah Nella notte di gioved\u00ec 17 novembre diversi manifestanti hanno assaltato e dato allefiamme la casa museo dell\u2019ayatollah Khomeini, fondatore della Repubblica Islamicairaniana e del suo sistema di governo teocratico. 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