{"id":4294,"date":"2022-10-15T18:42:28","date_gmt":"2022-10-15T16:42:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=4294"},"modified":"2022-10-15T18:42:29","modified_gmt":"2022-10-15T16:42:29","slug":"la-deportazione-nel-reich-dal-carcere-di-gorizia","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2022\/10\/15\/la-deportazione-nel-reich-dal-carcere-di-gorizia\/","title":{"rendered":"La deportazione nel Reich dal carcere di Gorizia"},"content":{"rendered":"\n<p>di Luciano Patat del 15\/10\/2022<\/p>\n\n\n\n<p>I registri dei detenuti del carcere di Gorizia, attualmente conservati presso la Casa circondariale di via Barzellini, sono la fonte documentaria primaria, e attualmente ancora inedita, che ha permesso di ricostruire la storia dei prigionieri politici e razziali deportati nei campi di concentramento o inviati al lavoro coatto in Germania nei venti mesi di occupazione tedesca della citt\u00e0 (settembre 1943 \u2013 aprile 1945).<\/p>\n\n\n\n<p>In questo periodo, per volont\u00e0 hitleriana, le province orientali di Gorizia, Udine, Trieste, Pola, Fiume e Lubiana vengono separate dal resto dell\u2019Italia e diventano Zona di Operazioni Litorale Adriatico, un territorio di fatto annesso al Terzo Reich tedesco e governato da un Supremo Commissario, il governatore della Carinzia Friederich Rainer, che detiene ed esercita tutti i poteri, sia politici che militari ed economici.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"728\" height=\"1024\" src=\"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/Copertina-728x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4297\" srcset=\"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/Copertina-728x1024.jpg 728w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/Copertina-213x300.jpg 213w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/Copertina-768x1081.jpg 768w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/Copertina-1092x1536.jpg 1092w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/Copertina-1455x2048.jpg 1455w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/Copertina-104x146.jpg 104w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/Copertina-36x50.jpg 36w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/Copertina-53x75.jpg 53w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/Copertina.jpg 1606w\" sizes=\"(max-width: 728px) 100vw, 728px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>In questo contesto politico generale il carcere di Gorizia assume un ruolo diverso da quello che aveva esercitato fino a quel momento, e cio\u00e8 di carcere giudiziario per detenuti comuni che scontano brevi pene detentive (ladri, truffatori, ecc.) e diventa soprattutto un carcere per detenuti politici in cui i tedeschi rinchiudono i nemici del Reich (partigiani, antifascisti, sospetti collaboratori della Resistenza, ebrei) in attesa della formazione dei convogli per la deportazione in Germania.<\/p>\n\n\n\n<h5>Infatti nel periodo settembre 1943 \u2013 aprile 1945 la polizia tedesca, coadiuvata dalle forze dell\u2019ordine e dai reparti militari collaborazionisti italiani, rinchiude nel carcere goriziano 7.041 persone, delle quali 6.600 sono i prigionieri politici arrestati per \u201cmisure di pubblica sicurezza\u201d e 300 i detenuti per reati comuni.<\/h5>\n\n\n\n<p>Con l\u2019intensificarsi della lotta partigiana e con l\u2019aumento delle operazioni di repressione e di rastrellamento tedesche cresce progressivamente la popolazione carceraria: se nel settembre del 1943 il numero dei detenuti presenti in carcere si attesta sul centinaio di unit\u00e0, in ottobre aumenta sensibilmente, in novembre raddoppia e in dicembre triplica superando abbondantemente le 300 presenze giornaliere.<\/p>\n\n\n\n<p>Il numero cresce costantemente nel corso del 1944 quando la media giornaliera dei carcerati supera le 400-500 unit\u00e0&nbsp; e raggiunge i numeri pi\u00f9 elevati negli ultimi quattro mesi di guerra quando, in seguito alla fine delle deportazioni, il numero dei detenuti presenti in carcere raggiunge le 600 unit\u00e0 giornaliere con la punta pi\u00f9 elevata che si registra l\u201911 aprile 1945 quando i carcerati sono 689.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/Rubrica-dei-detenuti-1024x576.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4296\" srcset=\"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/Rubrica-dei-detenuti-1024x576.jpg 1024w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/Rubrica-dei-detenuti-300x169.jpg 300w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/Rubrica-dei-detenuti-768x432.jpg 768w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/Rubrica-dei-detenuti-1536x864.jpg 1536w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/Rubrica-dei-detenuti-2048x1152.jpg 2048w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/Rubrica-dei-detenuti-260x146.jpg 260w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/Rubrica-dei-detenuti-50x28.jpg 50w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/Rubrica-dei-detenuti-133x75.jpg 133w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<h5>Sono 3.085 i prigionieri politici e razziali che dal carcere di Gorizia vengono internati in Germania: 1.892 sono deportati nei campi di concentramento e 1.187 sono inviati al lavoro coatto. Fra loro&nbsp; gli uomini sono 2.200, pari al 71%, e le donne 885, pari al 29%, percentuale quest\u2019ultima particolarmente elevata e che non trova confronti con nessun\u2019altra zona del Paese.<\/h5>\n\n\n\n<h5>Del resto le regioni orientali italiane pagano un prezzo molto elevato alla deportazione: sui 123 treni che partono dall\u2019Italia alla volta dei campi di concentramento tedeschi, ben 73, pari al 60% del totale) si formano a Trieste e raccolgono i prigionieri politici e razziali delle province italiane del Litorale Adriatico.<\/h5>\n\n\n\n<p>Per quanto riguarda la provenienza dei deportati partiti dal carcere di Gorizia, i tre quarti (76%) sono originari dei comuni della provincia di Gorizia, che allora comprendeva, oltre al capoluogo provinciale, i paesi friulani del Gradiscano e del Cormonese e i comuni sloveni del Carso e delle valli dell\u2019Isonzo e del Vipacco, oggi facenti parte della Repubblica di Slovenia. I rimanenti provengono dai paesi dell\u2019allora provincia di Trieste, soprattutto da Monfalcone e dai paesi del circondario, e dell\u2019Udinese, in particolare dalle valli del Torre e del Natisone e dai paesi del Manzanese.<\/p>\n\n\n\n<p>I deportati, suddivisi fra uomini e donne, vengono internati in diversi campi di concentramento. Per quanto riguarda i prigionieri maschi, oltre la met\u00e0 (717) viene deportata a Dachau, nella Baviera meridionale, mentre 208 vengono inviati a Flossenburg, nella Baviera settentrionale al confine con la Cecoslovacchia<strong>, <\/strong>195 a Buchenwald, nella regione orientale tedesca della Turingia, e 96 a Mauthausen, in Alta Austria<\/p>\n\n\n\n<p>Per quanto riguarda le donne, invece, oltre i due terzi (416) vengono inviate nel lager polacco di Auschwitz mentre le rimanenti vengono deportate nei campi di concentramento della Germania settentrionale di Ravensbruck (112)e di Bergen Belsen (69).<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"1024\" height=\"726\" src=\"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/Buchenwald-Scheda-di-Stefan-Gabrielcic-1024x726.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4295\" srcset=\"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/Buchenwald-Scheda-di-Stefan-Gabrielcic-1024x726.jpg 1024w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/Buchenwald-Scheda-di-Stefan-Gabrielcic-300x213.jpg 300w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/Buchenwald-Scheda-di-Stefan-Gabrielcic-768x544.jpg 768w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/Buchenwald-Scheda-di-Stefan-Gabrielcic-206x146.jpg 206w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/Buchenwald-Scheda-di-Stefan-Gabrielcic-50x35.jpg 50w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/Buchenwald-Scheda-di-Stefan-Gabrielcic-106x75.jpg 106w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2022\/10\/Buchenwald-Scheda-di-Stefan-Gabrielcic.jpg 1264w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Destino diverso viene riservato ai prigionieri ebrei, sia maschi che femmine, che vengono deportati nel campo di sterminio polacco di Auschwitz-Birchenau, dove quasi tutti non superano la prima selezione e vengono uccisi e cremati l\u201911 gennaio 1944, il giorno stesso dell\u2019arrivo nel lager, compresa la deportata pi\u00f9 anziana, l\u2019ottantanovenne Ester Luzzatto, madre dello scrittore e filosofo goriziano Carlo Michelstaedter, morta sul treno durante il viaggio. Dei 27 ebrei della comunit\u00e0 goriziana giunti ad Auschwitz riesce a salvarsi il solo Giacomo Iacoboni, che al momento dell\u2019ingresso nel lager non ha ancora compiuto i 15 anni.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono 718 i deportati di cui \u00e8 accertata la morte nei lager: 605 uomini e 113 donne. Il numero maggiore di deceduti maschi si registra a Dachau mentre per le donne \u00e8 il lager di Auschwitz quello in cui muore il numero maggiore di deportate. A questi numeri vanno aggiunti anche i cinque&nbsp; bambini, due maschi e tre femmine, nati e morti nei lager: solo una neonata, la goriziana Anna Maria Matiassich, riesce a sopravvivere e a rientrare in Patria con la madre alla fine della guerra.<\/p>\n\n\n\n<p>I registri dei detenuti di Gorizia permettono inoltre di dare un nome ai 55 origionieri che vengono prelevati dal carcere dagli agenti del Servizio di Sicurezza delle SS per essere fucilati<strong>,<\/strong> alcuni in seguito ad una sentenza del Tribunale speciale per la pubblica sicurezza o di un tribunale militare e altri anche in assenza di specifica condanna.<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta in larga parte di partigiani italiani della divisione <em>Garibaldi Natisone<\/em> e della brigata <em>Garibaldi Trieste<\/em> e di partigiani sloveni del IX Korpus, catturati nel corso dei combattimenti sul Carso e nella Selva di Tarnova. Fra i fucilati si contano anche alcuni soldati della Wermacht originari delle repubbliche sovietiche e di alcuni militari italiani disertori dalle formazioni collaborazioniste.<\/p>\n\n\n\n<p>Le prime fucilazioni vengono eseguite lungo le sponde dell\u2019Isonzo e al poligono di tiro del bosco del Panoviz mentre, a partire dalla fine di marzo del 1944, le fucilazioni, sia singole che di gruppo avvengono sul piazzale delle Milizie del Castello di Gorizia. Il gruppo pi\u00f9 numeroso di fucilati \u00e8 costituito dai 20 partigiani, italiani e sloveni, che il 4 aprile 1945 vengono prelevati dal carcere dalle SS, condotti a Loqua e passati per le armi. Solo un prigioniero, il sarto di Sella di Caporetto Mirko Urbancic, riesce a salvarsi.<\/p>\n\n\n\n<p>Il libro <em>I treni per i lager. La deportazione dal carcere di Gorizia (1943-1945) <\/em>descrivemese per mese la situazione interna della prigione, riporta il numero degli arrestati e quello dei rilasciati, enumera le principali operazioni di polizia e di rastrellamento, ricostruisce la storia dei convogli diretti nel Reich, riporta l\u2019elenco dei deportati e dei fucilati, l\u2019identit\u00e0 dei deceduti e le essenziali biografie dei 3.085 deportati e dei 55 fucilati.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Luciano Patat del 15\/10\/2022 I registri dei detenuti del carcere di Gorizia, attualmente conservati presso la Casa circondariale di via Barzellini, sono la fonte documentaria primaria, e attualmente ancora inedita, che ha permesso di ricostruire la storia dei prigionieri politici e razziali deportati nei campi di concentramento o inviati al lavoro coatto in Germania nei venti mesi di occupazione tedesca della citt\u00e0 (settembre 1943 \u2013 aprile 1945). 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