{"id":4278,"date":"2022-10-04T19:13:00","date_gmt":"2022-10-04T17:13:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=4278"},"modified":"2022-10-04T19:13:02","modified_gmt":"2022-10-04T17:13:02","slug":"generazione-settanta","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2022\/10\/04\/generazione-settanta\/","title":{"rendered":"Generazione Settanta"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>di\u00a0Miguel Gotor<\/strong>, settembre 2022<\/p>\n\n\n\n<p>Questo brano \u00e8 tratto dal libro di&nbsp;Miguel Gotor<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<strong>Generazione Settanta. Storia del decennio pi\u00f9 lungo del secolo breve 1966-1982<\/strong>\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>(Einaudi)<\/p>\n\n\n\n<p>Il 20 giugno 1976 le elezioni politiche anticipate, le prime alle quali parteciparono al voto anche i diciottenni, fecero registrare una inaspettata tenuta della Dc, del Psi e del Pri, un robusto aumento di consensi per il Pci e un netto calo per Pli, Psdi e Msi. Nonostante i socialisti fossero rimasti sostanzialmente stabili rispetto al voto del 1972, aprirono un dibattito interno che li port\u00f2 nel luglio 1976 a cambiare il loro segretario Francesco De Martino con il pi\u00fa giovane e dinamico Bettino Craxi con la cosiddetta \u00absvolta del Midas\u00bb. Il politico milanese, considerato il pupillo di Pietro Nenni, impresse un nuovo corso alla direzione politica del Psi che schier\u00f2 in una posizione autonomista, ostile al compromesso storico tra Dc e Pci, ma anche contro l\u2019alternativa di sinistra tra comunisti e socialisti propugnata dal suo predecessore. Gli occhiuti diplomatici inglesi individuarono prontamente in questa dinamica personalit\u00e0 la figura migliore per rimettere l\u2019Italia sui giusti binari e farla uscire fuori dal tunnel.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019esito elettorale rese pi\u00f9 complessa la formazione di un nuovo governo anche perch\u00e9 il precedente di centrosinistra, guidato anch\u2019esso da Moro, era caduto perch\u00e9 i socialisti avevano deciso di levargli l\u2019astensione, determinandone la fine e le elezioni anticipate.<\/p>\n\n\n\n<p>La crisi del quinto governo Moro era iniziata nell\u2019aprile 1976, quando il presidente del Consiglio aveva riconosciuto di non avere pi\u00f9 una maggioranza e di essere impossibilitato a formarne un\u2019altra. Le sinistre si erano astenute dal presentare una mozione di sfiducia in cambio dell\u2019assicurazione che Moro avrebbe presentato le dimissioni al capo dello Stato, cosa che avvenne il 10 maggio 1976, quando Leone comunic\u00f2 lo scioglimento delle Camere e il voto anticipato per il 20 giugno 1976. Questo passaggio concordato consent\u00ec al governo dimissionario di gestire le elezioni sulla scia di quanto aveva gi\u00e0 fatto Andreotti nel 1972 rimanendo in carica \u201cper gli affari correnti\u201d e non \u201cper l\u2019ordinaria amministrazione\u201d, come avvert\u00ec il bisogno di precisare il segretario generale del Quirinale Nicola Picella.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo le elezioni di giugno si apr\u00ec una lunga e complicata fase in cui le difficolt\u00e0 interne di arrivare a un accordo per formare una nuova maggioranza si intrecciarono con la crescente diffidenza delle cancellerie estere. In quelle settimane, infatti, sui principali quotidiani nazionali e internazionali and\u00f2 crescendo la preoccupazione per la formazione di un nuovo esecutivo, giacch\u00e9 l\u2019ottimo risultato del Pci e l\u2019indisponibilit\u00e0 dei socialisti a entrare al governo senza i comunisti avevano consegnato al partito di Berlinguer un potere di interdizione oggettivo, che impediva il varo di un esecutivo privo del loro sostegno e, dunque, avevano aperto una situazione di preoccupante stallo politico e istituzionale lungo la faglia pi\u00f9 insidiosa, quella nazionale\/internazionale.<\/p>\n\n\n\n<p>Infine, fu varato il primo governo di solidariet\u00e0 nazionale: un monocolore Dc, con l\u2019astensione del Pci, il quale, per la prima volta dal 1947, abbandonava l\u2019opposizione. L\u2019esecutivo, noto anche come \u201cgoverno della non sfiducia\u201d, pot\u00e9 contare sull\u2019astensione anche dei socialisti, dei socialdemocratici, dei liberali e dei repubblicani. Su indicazione di Moro ascese alla carica di presidente del Consiglio Andreotti, nella convinzione che il suo profilo pi\u00f9 moderato, collegato agli ambienti del Vaticano e con buone relazioni sia con il mondo atlantico sia con le forze armate e i servizi segreti militari, potesse garantire meglio non soltanto il fronte internazionale, ma anche quello interno, dove conservatori e reazionari avversavano l\u2019apertura al Pci in nome di un radicale anticomunismo.<\/p>\n\n\n\n<p>Sia chiaro: nell\u2019incontro tra Moro e Berlinguer si escluse a priori una partecipazione dei comunisti al governo, anche nella forma di un sostegno esterno alla maggioranza, ma secondo Andreotti il segretario del Pci sostenne che se gli \u201cfosse stata loro chiesta esplicitamente l\u2019astensione non era impossibile che ci arrivassero\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Nonostante queste rassicurazioni, il Paese rimaneva un osservato speciale presso l\u2019opinione pubblica occidentale, a rischio di commissariamento. Una settimana dopo le elezioni del 20 giugno, al G7 di Porto Rico, riservato alle sette potenze pi\u00f9 industrializzate del mondo, l\u2019Italia arriv\u00f2 senza un governo in carica con pienezza di poteri, quindi nelle condizioni politiche peggiori. I suoi rappresentanti, Moro e Rumor, dovettero subire l\u2019umiliazione di essere esclusi dalla colazione di lavoro del 27 giugno 1976 tra il presidente degli Stati Uniti, il repubblicano Gerald Ford, il presidente della Repubblica francese, il conservatore Val\u00e9ry Giscard d\u2019Estaing, il cancelliere tedesco, il socialdemocratico Helmut Schmidt e il premier britannico, il laburista James Callaghan. Il verbale della riunione riservata, che affront\u00f2 la \u201cquestione Italia\u201d, vide i quattro capi di Stato concordare sulla necessit\u00e0 di fare il possibile per tenere il Pci fuori dal potere, e Giscard d\u2019Estaing propose di definire, in un prossimo incontro, una bozza di programma di governo da sottoporre agli italiani in cambio di un considerevole aiuto finanziario. Le quattro potenze stabilirono che avrebbero concesso aiuti economici all\u2019Italia a condizione che i comunisti fossero rimasti fuori dal governo e che si approntasse una rigida politica di risanamento economico (il rapporto tra debito pubblico e Pil superava il 55 per cento).<\/p>\n\n\n\n<p>L\u20198 luglio 1976, in una riunione a Parigi, le quattro potenze giocarono una sorta di partita a \u201cRisiko\u201d con l\u2019Italia come obiettivo e con uno sguardo rivolto alla politica interna dei rispettivi Paesi: Giscard d\u2019Estaing auspic\u00f2 la nascita di un \u201ccentrodestra riformista\u201d per evitare che un nuovo successo comunista rafforzasse il suo avversario, il socialista Fran\u00e7ois Mitterrand; il rappresentante tedesco si espresse in favore della rinascita del centrosinistra cos\u00ec da contenere lo spavento che avrebbe potuto pervadere l\u2019elettorato conservatore tedesco, favorendo i cristiano-democratici guidati da Helmut Kohl; gli Stati Uniti, invece, espressero il loro favore per un deciso rinnovamento della Dc in senso tecnocratico e anglofilo (le \u201cfresh faces\u201d auspicate da Kissinger che un mordace Andreotti consigli\u00f2 nei suoi diari di tradurre con \u00abvolti nuovi\u00bb per evitare<br>il romanesco \u00abfresconi\u00bb).<\/p>\n\n\n\n<p>In quella circostanza le delegazioni produssero un documento segreto, intitolato Democracy in Italy, in cui auspicarono la fine della deriva italiana (\u201cslide\u201d, pi\u00fa propriamente uno scivolamento che porta a una caduta) con il varo di un governo centrista, a guida democristiana, senza comunisti n\u00e9 fascisti, di cui si spinsero ad abbozzare un programma di massima, improntato a radicali politiche di austerit\u00e0 economica: il contenimento della spesa pubblica, la riduzione dell\u2019evasione fiscale, la lotta alla corruzione e al nepotismo, l\u2019obiettivo di raggiungere una concertazione tra imprenditori e sindacati e la necessit\u00e0 di cambiare dall\u2019interno la Dc che avrebbe dovuto \u201cliberarsi delle pecore nere\u201d, \u201cmettere ordine a casa sua\u201d e contestare al Pci la sua egemonia culturale \u201criconquistando l\u2019intellighenzia, le universit\u00e0 e i media\u201d. Tutto ci\u00f2, naturalmente, sarebbe dovuto rimanere riservatissimo perch\u00e9, se si fosse realizzata una fuga di notizie, come notava il premier britannico, \u201cfinirebbe per essere un regalo ai comunisti italiani\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Da l\u00ed a pochi giorni i fatti dimostrarono che il Pci rimase fuori dalla porta del governo, come richiesto dall\u2019establishment economico, finanziario e politico internazionale, ma le trattative politiche che seguirono per assegnare le cariche istituzionali lo coinvolsero direttamente: Pietro Ingrao divenne il primo esponente comunista a presiedere la Camera dei deputati, ossia la terza carica dello Stato. Questo risultato scaturiva da una esplicita richiesta del Pci, formulata in una riunione del Comitato centrale del 2 luglio 1976, ove Gerardo Chiaromonte aveva tenuto la relazione introduttiva chiedendo \u201cla fine di ogni preclusione anticomunista\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di\u00a0Miguel Gotor, settembre 2022 Questo brano \u00e8 tratto dal libro di&nbsp;Miguel Gotor \u201cGenerazione Settanta. Storia del decennio pi\u00f9 lungo del secolo breve 1966-1982\u201d (Einaudi) Il 20 giugno 1976 le elezioni politiche anticipate, le prime alle quali parteciparono al voto anche i diciottenni, fecero registrare una inaspettata tenuta della Dc, del Psi e del Pri, un robusto aumento di consensi per il Pci e un netto calo per Pli, Psdi e Msi. 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