{"id":4260,"date":"2022-09-22T15:24:17","date_gmt":"2022-09-22T13:24:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=4260"},"modified":"2022-09-22T15:24:19","modified_gmt":"2022-09-22T13:24:19","slug":"luomo-che-raccontava-il-basket-2","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2022\/09\/22\/luomo-che-raccontava-il-basket-2\/","title":{"rendered":"L&#8217;uomo che raccontava il basket"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Sergio Tav\u010dar per TV Capodistria commentava le partite di pallacanestro del sabato dai pittoreschi palazzetti disseminati in tutta la Jugosavia. \u00c8 ora nelle librerie il suo &#8220;L&#8217;uomo che raccontava il basket&#8221;, edito da Bottega Errante Edizioni<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>22\/09\/2022\u00a0&#8211;\u00a0\u00a0<a href=\"https:\/\/www.balcanicaucaso.org\/Autori\/(author)\/Stefano%20Lusa\">Stefano Lusa<\/a> da OBCT<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 stata la fame a fare grande la nazionale di basket jugoslava, \u201cpensare che un montenegrino (o affine) sgobbi di sua spontanea volont\u00e0 \u00e8 semplicemente improponibile\u201d. Sergio Tav\u010dar, voce storica di TV Capodistria, racconta un paese che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 attraverso quella che lui considera probabilmente la sua pi\u00f9 sublime espressione: la pallacanestro. Lo fa con l&#8217;ironia che lo contraddistingue e con un piglio che non ha nulla a che vedere con il politicamente corretto. Il libro \u00e8 una riproposizione riveduta, corretta e ampliata di \u201cLa Jugoslavia, il basket e un telecronista\u201d, pubblicato e distribuito in proprio nel 2015. Ora esce per\u00a0<a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/bottegaerranteedizioni.it\/\" target=\"_blank\">Bottega Errante Edizioni\u00a0\u00a0<\/a>con il significativo titolo de \u201cL\u2019uomo che raccontava il basket\u201d. Un libro che ripercorre le vicende del campionato jugoslavo di pallacanestro e dei suoi tanti campioni, conosciuto anche tra gli appassionati di basket italiani, proprio grazie alle telecronache di Sergio Tav\u010dar, che per TV Capodistria commentava le partite del sabato dai pittoreschi palazzetti dello sport disseminati nella federazione. Storie di squadre e soprattutto di campioni, per raccontare una scuola unica che ha rivoluzionato il gioco.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"670\" height=\"1024\" src=\"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/TAVCAR-Jugobasket_cop-def-840x1283-1-670x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4241\" srcset=\"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/TAVCAR-Jugobasket_cop-def-840x1283-1-670x1024.jpg 670w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/TAVCAR-Jugobasket_cop-def-840x1283-1-196x300.jpg 196w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/TAVCAR-Jugobasket_cop-def-840x1283-1-768x1173.jpg 768w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/TAVCAR-Jugobasket_cop-def-840x1283-1-96x146.jpg 96w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/TAVCAR-Jugobasket_cop-def-840x1283-1-33x50.jpg 33w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/TAVCAR-Jugobasket_cop-def-840x1283-1-49x75.jpg 49w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/TAVCAR-Jugobasket_cop-def-840x1283-1.jpg 840w\" sizes=\"(max-width: 670px) 100vw, 670px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Per Tav\u010dar i motivi del successo di quella nazionale stavano nel \u201cfisico\u201d, ovvero nei geni che regalano a quelle terre persone alte e coordinate; nel fatto che, soprattutto inizialmente, erano le \u00e9lite intellettuali a praticarlo; nella propensione a far fare ai bambini, sin dalla scuola elementare, tanto sport e tanti sport diversi e nella fortuna che fosse gestito dai cestisti stessi. A spingere quella nazionale verso vette inimmaginabili non sarebbe stata quindi la fame e tanto meno la voglia di far fatica, ma il gusto di \u201cnadmudrivati\u201d (parola intraducibile in italiano) l\u2019avversario, ovvero di imporsi dimostrando di essere pi\u00f9 saggi e pi\u00f9 astuti. Un mix vincente nato dalla mentalit\u00e0 balcanica e dalla passione per tutti i tipi di gioco, ma anche dall\u2019amalgama di popoli con caratteristiche e propensioni tanto diverse tra loro. Una nazionale fatta di sloveni \u201ctirchi, introversi, musoni, pessimisti\u201d, ma che non si stancano mai di lavorare; di croati cosmopoliti, con una grande dignit\u00e0 nazionale \u201cal limite del patriottismo da macchietta\u201d e di serbi \u201coppressi da uno straordinario complesso di superiorit\u00e0\u201d che li porta \u201ca non sentire alcun tipo di pressione psicologica nei momenti chiave\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Una nazionale che diede medaglie europee, mondiali ed olimpiche al suo paese e che port\u00f2 quella squadra ad un passo dal battere (o almeno dal giocarsela) il&nbsp;<em>Dream team<\/em>&nbsp;americano alle Olimpiadi di Barcellona. A quella partita la Jugoslavia non ci arriv\u00f2 mai. Tutta la regione era precipitata nell\u2019ennesima stagione di sanguinose guerre balcaniche. Le avvisaglie di quanto sarebbe accaduto cominciarono ad emergere anche nella pallacanestro gi\u00e0 alcuni anni prima. Era il 1986 quando in Spagna, ai campionati del mondo, Tav\u010dar si accorse che nella federazione stava succedendo qualcosa. Era appena arrivato a Madrid per seguire le fasi finali della manifestazione e con gli altri giornalisti jugoslavi si trasfer\u00ec in autobus da Oviedo: \u201cI serbi erano tutti seduti verso il fondo e chiacchieravano fra loro, i croati erano a destra, sloveni, bosniaci e macedoni a sinistra, io ed il collega del Kosovo, davanti, subito dietro al guidatore. E cos\u00ec per tutto il viaggio, con incomunicabilit\u00e0 totale fra i vari gruppi, incomunicabilit\u00e0 che non riuscivo a capire, visto che l\u2019anno prima erano tutti grandi amici\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Fu un mondiale disgraziato per la Jugoslavia, con l\u2019accusa insabbiata di una hostess di essere stata violentata da tre giocatori jugoslavi e con la squadra che riusc\u00ec a perdere una semifinale dominata con l\u2019Unione Sovietica dopo essere stata in vantaggio di nove punti a quarantasette secondi dalla fine. Quando Zoran \u010cutura segn\u00f2 dall\u2019angolo il canestro dell\u201985 a 76, Tav\u010dar scatt\u00f2 in piedi e rivolse il tipico gesto ad ombrello al pubblico che stava facendo un tifo sfegatato per i sovietici. Venne ripagato alla fine della partita da una raffica di contro gestacci e grasse risate che continuano ad essere ancor oggi uno dei suoi incubi pi\u00f9 ricorrenti.<\/p>\n\n\n\n<p>In ogni modo rientrato da quei mondiali dalla Spagna a Zagabria, una volta passato il confine tra Croazia e Slovenia i due colleghi di Radio e TV Lubiana, che erano con lui \u201ccominciarono a intonare a squarciagola un valzer del pi\u00f9 famoso complesso pop-folk sloveno, quello dei fratelli Avsenik (\u2026)&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=V8mrWXvGTAE\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><em>Slovenija od kot lepote tvoje<\/em>&nbsp;&nbsp;<\/a>(O Slovenia da dove provengono le tue bellezze), una specie di inno ufficioso che veniva obbligatoriamente intonato in ogni sagra di paese. Non contenti, alla fine cominciarono a discutere fra loro sull\u2019altezza del muro che avrebbe dovuto essere costruito al confine per essere al riparo da brutte sorprese\u201d. Tutto questo, dice Tav\u010dar, tra due giornalisti, dove all\u2019epoca difficilmente avrebbe potuto esserci posto per dei dissidenti. \u201cSe loro due la pensavano cos\u00ec, immaginarsi gli altri\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Quattro anni pi\u00f9 tardi in Argentina, la Jugoslavia vinse, ma durante i festeggiamenti nel post-partita Vlade Divac strapp\u00f2 dalle mani dei tifosi una bandiera con la scacchiera croata. La Jugoslavia oramai stava andando a pezzi. L\u2019ultimo campionato di basket jugoslavo si concluse con la vittoria spalatina della Jugoplastika che si impose sui belgradesi del Partizan. L\u2019azione conclusiva della partita fu uno spettacolare contropiede di Toni Kuko\u010d che and\u00f2 a schiacciare dopo un giro di 360 gradi su se stesso. La spettacolare metaforica fine di un grande campionato che aveva insegnato il basket all\u2019Europa e che aveva sviluppato una sua variante autarchica del gioco senza piegarsi alla scuola americana. Per Tav\u010dar del resto \u201ctutto il progresso tecnico, nel senso della reinterpretazione del basket secondo schemi mentali pi\u00f9 consoni alle nostre genti, si svolse in Jugoslavia\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>La storia della pallacanestro jugoslava si concluse nel giugno del 1991, quando in Italia si disputarono gli europei. La squadra si impose senza troppi patemi, ma lo sloveno Jure Zdovc abbandon\u00f2 la nazionale poco prima delle semifinali. Il suo paese aveva proclamato l\u2019indipendenza ed i carri armati di Belgrado avevano cominciato a sferragliare per il paese. Troppo per difendere i colori della federazione in una competizione internazionale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sergio Tav\u010dar per TV Capodistria commentava le partite di pallacanestro del sabato dai pittoreschi palazzetti disseminati in tutta la Jugosavia. \u00c8 ora nelle librerie il suo &#8220;L&#8217;uomo che raccontava il basket&#8221;, edito da Bottega Errante Edizioni 22\/09\/2022\u00a0&#8211;\u00a0\u00a0Stefano Lusa da OBCT Non \u00e8 stata la fame a fare grande la nazionale di basket jugoslava, \u201cpensare che un montenegrino (o affine) sgobbi di sua spontanea volont\u00e0 \u00e8 semplicemente improponibile\u201d. 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