{"id":4250,"date":"2022-09-06T19:35:48","date_gmt":"2022-09-06T17:35:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=4250"},"modified":"2022-09-06T19:35:49","modified_gmt":"2022-09-06T17:35:49","slug":"ricordi-di-mikhail-sergeyevich-gorbachev","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2022\/09\/06\/ricordi-di-mikhail-sergeyevich-gorbachev\/","title":{"rendered":"Ricordi di Mikhail Sergeyevich Gorbachev."},"content":{"rendered":"\n<p>di Cosimo Risi del 6\/9\/2022<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Era il 1984, prestavo servizio a Bruxelles, quando Mikhail Sergeyevich apparve sulla scena italiana per le esequie di Enrico Berlinguer. Si sapeva che era un predestinato, avrebbe dovuto diventare Segretario Generale del PCUS dopo Yuri Andropov, gli fu preferito Konstantin Chernenko che di fatto non assolse mai l\u2019incarico perch\u00e9 gravemente malato. A Bruxelles si parlava di quell\u2019astro nascente della nomenklatura sovietica, cos\u00ec insolito per essere appena cinquantenne in un Politburo che premiava la vecchiaia fino alla decrepitezza.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Era il 1985 quando &nbsp;Gorbachev, o Gorby come presero a chiamarlo i media occidentali per ingentilirlo e un po\u2019 involgarirlo, fu eletto Segretario Generale e var\u00f2 le parole d\u2019ordine di <em>glasnost<\/em> e <em>perestrojka<\/em>. Ci affrettammo a tradurle con trasparenza e ristrutturazione, qualcuno azzard\u00f2 riforma ma sembr\u00f2 appunto un azzardo che tradiva la linea di continuit\u00e0 nel percorso del comunismo sovietico.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Gorbachev ci mise tutti alla stanga nella provinciale Bruxelles, pi\u00f9 capitale del Belgio che dell\u2019Europa. Soltanto nei Duemila infatti, Rue de la Loi sarebbe divenuta la sede definitiva delle istituzioni europee. Prima, nella carta intestata, era definita sede provvisoria.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Mosca voleva il reciproco riconoscimento fra CEE e COMECON, prima gabellava la Comunit\u00e0 da appendice economico-commerciale dell\u2019imperialismo americano, da evitarne persino il nome. Noi ricambiavamo nel ritenere il COMECON l\u2019appendice dello strapotere sovietico sulle Repubbliche satelliti dell\u2019Europa centrale.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Mosca acconsent\u00ec al reciproco riconoscimento fra la Repubblica Federale di Germania e la Repubblica Democratica Tedesca ed al conseguente accordo. Fu il temporaneo trionfo della&nbsp; Ostpolitik avviata da Willi Brandt a Bonn. L\u2019accordo sarebbe stato effimero, nessuno prevedeva che la RDT si sarebbe presto sciolta nella RFG.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; A Bruxelles qualsiasi iniziativa politica si traduceva, e tuttora si traduce, nella creazione di gruppi di lavoro. Qualsiasi tema va multilateralizzato, il luogo elettivo \u00e8 la riunione &nbsp;degli stati membri, con la Commissione, in seno al Consiglio. La procedura sempre e comunque: il gruppo riferisce al Coreper (Comitato dei Rappresentanti Permanenti, gli Ambasciatori), che a sua volta riferisce al Consiglio Esteri ed eventualmente al Consiglio europeo. All\u2019epoca il Consiglio europeo, non ancora istituzionalizzato, &nbsp;si riuniva una volta a semestre nel paese della presidenza di turno del Consiglio.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; I lavori nei gruppi procedevano ad una rapidit\u00e0 inusuale. Dopo anni di blocco negoziale e di mutuo disconoscimento, avevamo fretta di svoltare pagina.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Deflagr\u00f2 l\u2019idea di Gorbachev della Casa Comune Europea. Fece da pendant all\u2019idea di Mitterrand, in qualche misura riecheggiata da Jacques Delors, di combinare Confederazione e Federazione. Alla Confederazione avrebbero partecipato tutti i paesi europei, da Ovest a Est: il cerchio largo. Alla Federazione gli stati membri della Comunit\u00e0: il cerchio stretto.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Le due organizzazioni avrebbero interagito pacificamente e con spirito costruttivo. La guerra non era pi\u00f9 una prospettiva, ma il triste retaggio del passato, del Secolo Breve che entrava nella fase finale.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Fu altro lavoro per i brussellesi, stavolta di ordine politico generale e perci\u00f2 di maggiore fascino. Nessun tema quanto l\u2019istituzionale eccita le intelligenze dei diplomatici e degli addetti ai lavori nel circolo ristretto dei \u201ccomunitari\u201d. Mettevamo finalmente a frutto gli studi sulle sacre scritture di Altiero Spinelli e Jean Monnet, sul dilemma fra il federalismo del primo &nbsp;e il funzionalismo del secondo, ora da assortire con vodka e caviale, i simboli russi nel mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Da allora agli studenti universitari ho consigliato fra i testi <em>La Casa Russia<\/em> di John Le Carr\u00e8, il cantore britannico della Guerra Fredda e della sua incerta fine. Le Carr\u00e8 infatti non dava eccessivo credito all\u2019evoluzione socialdemocratica del comunismo. Era un conservatore, dicevamo, non ancora il progressista dei Duemila.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Nell\u2019agosto 1991, mentre le istituzioni comunitarie erano &nbsp;in vacanza, di turno &nbsp;sempre a Bruxelles, con i primi incerti cellulari non ancora <em>smart<\/em>, lavorai con i colleghi delle altre Rappresentanze a diramare alle capitali &nbsp;la notizia del tentato golpe ai danni di Gorbachev, divenuto nel frattempo anche Presidente dell\u2019URSS. Ci voleva una risposta europea al colpo di mano. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Solo il Consiglio europeo poteva darla ad adeguato livello. Andava convocato in via straordinaria a Bruxelles, la sola sede accessibile in estate. I messaggi si intrecciarono&nbsp; convulsi, non tutte le delegazioni erano convinte dell\u2019opportunit\u00e0 di fare convergere i Capi a Bruxelles per un affare interno sovietico.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il golpe si sgonfi\u00f2 per l\u2019insipienza dei golpisti e la resistenza di Gorbachev. Questi &nbsp;rientr\u00f2 a Mosca: non trionfante ma visibilmente colpito. Non dalla malattia che maliziosamente gli oppositori gli imputavano per dichiararlo incapace di comandare, ma per la concorrenza di Boris Eltsin, il Presidente di Russia. Di l\u00ec a poco, complici i Presidenti di Bielorussia e Ucraina, Eltsin dichiar\u00f2 la dissoluzione dell\u2019URSS e la creazione della Comunit\u00e0 Stati Indipendenti.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; La parabola politica di Mikhail Sergeyevich Gorbachev si chiuse il Natale 1991. La bandiera rossa fu ammainata, al suo posto fu issata quella di Russia. Nel 2022 il suo indiretto successore al Cremlino ne ha liquidato l\u2019eredit\u00e0 morale: la rinuncia alla guerra nelle relazioni internazionali. Gorbachev, dal ricovero in ospedale, non ha potuto commentare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Cosimo Risi del 6\/9\/2022 &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Era il 1984, prestavo servizio a Bruxelles, quando Mikhail Sergeyevich apparve sulla scena italiana per le esequie di Enrico Berlinguer. Si sapeva che era un predestinato, avrebbe dovuto diventare Segretario Generale del PCUS dopo Yuri Andropov, gli fu preferito Konstantin Chernenko che di fatto non assolse mai l\u2019incarico perch\u00e9 gravemente malato. 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