{"id":4229,"date":"2022-08-27T08:32:27","date_gmt":"2022-08-27T06:32:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=4229"},"modified":"2022-08-27T08:57:04","modified_gmt":"2022-08-27T06:57:04","slug":"viabilita-depoca-romana-nel-monfalconese-il-grande-ponte-zochet-villa-hinke-e-la-via-consolare-postumia","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2022\/08\/27\/viabilita-depoca-romana-nel-monfalconese-il-grande-ponte-zochet-villa-hinke-e-la-via-consolare-postumia\/","title":{"rendered":"Viabilit\u00e0 d\u2019epoca romana nel monfalconese. Il grande ponte (Zochet-Villa Hinke) e la via consolare Postumia"},"content":{"rendered":"\n<p>di Fabio DelBello<\/p>\n\n\n\n<p>Uno tra i pi\u00f9 importanti reperti archeologici di epoca romana tra quelli rinvenuti negli ultimi secoli nel Monfalconese &#8211; come si legge sia nel ponderoso volume di Katharina Zanier: <strong><em>Tra Aquileia e Lacus Timavi. Il contesto del \u2018Ponte\u2019 romano di Ronchi dei Legionari <\/em><\/strong>e nell\u2019agile volumetto di Diego Cencig e Giuseppe Franceschin intitolato <strong><em>Idrografia e viabilit\u00e0 sul territorio centro orientale di Aquileia romana. Conferme, nuove osservazioni, aggiunte e correzioni<\/em> &#8211;<\/strong>&nbsp; \u00e8 sicuramente il grande ponte che superava il ramo orientale dell\u2019apparato deltizio isontino (<strong><em>Aesontius<\/em><\/strong>).<\/p>\n\n\n\n<p>Era il ramo, corrispondente grosso modo all\u2019attuale canale de Dottori, che poi sboccava nel <strong><em>Lacus Timavi<\/em><\/strong> (oggi Lisert): il ponte si estendeva dai ruderi dell\u2019attuale villa Hinke alla propaggine occidentale dello Zochet (il passaggio a livello di Selz).<\/p>\n\n\n\n<p>Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 controversia sul tema: le tesi del Kandler, del Del Ben, del Gregorutti, del Brumatti, sostenute con convinzione a fine novecento da Silvio Domini (si tratta di un ponte non di un acquedotto), sono definitivamente accettate.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"542\" height=\"396\" src=\"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/archivio.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-4234\" srcset=\"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/archivio.png 542w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/archivio-300x219.png 300w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/archivio-200x146.png 200w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/archivio-50x37.png 50w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/archivio-103x75.png 103w\" sizes=\"(max-width: 542px) 100vw, 542px\" \/><figcaption>Archivio di Stato di Venezia, &#8220;Provveditori Camera Confini&#8221;, b. 141, data: 1635, 415x560mm<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Il ponte era imponente: cinque arcate e ciascuna aveva una luce di 50-60 metri, era lungo 150 metri e serviva a far transitare la via consolare <strong><em>Postumia<\/em><\/strong> che attraversava longitudinalmente tutto il Nord Italia (ovvero la <strong><em>IX Regio Liguria<\/em><\/strong>, la <strong><em>XI Regio Transpadana<\/em><\/strong>, la <strong><em>VIII Aemilia<\/em><\/strong><em>&nbsp; <\/em>e la <strong><em>X Regio<\/em><\/strong> <strong><em>Venetia et Histria<\/em><\/strong>): partendo &nbsp;da Genova (<strong><em>Genua<\/em><\/strong>) si dirigeva a Tortona (<strong><em>Dertona<\/em><\/strong>), poi a Piacenza (<strong><em>Placentia<\/em><\/strong>), poi a Cremona, a Verona, a Vicenza (<strong><em>Vicetia<\/em><\/strong>), ad Oderzo (<strong><em>Opitergium<\/em><\/strong>), a Concordia Sagittaria (<strong><em>Julia Concordia<\/em><\/strong>), ad <strong><em>Aquileia<\/em><\/strong> &#8211; nord (Sevegliano), a S.Giovanni di Duino (<strong><em>Fons Timavi<\/em><\/strong>) e infine a Trieste (<strong><em>Tergeste<\/em><\/strong>). Costruita dal console <strong><em>Spurius Postumius<\/em><\/strong><em> <strong>Albinus<\/strong> <\/em>&nbsp;nel 149\/148 a.c., definita <strong><em>regina viarum<\/em><\/strong> della <strong><em>Venetia et Histria<\/em><\/strong>,&nbsp; univa i due grandi golfi (ligure e venetico); la sua finalit\u00e0 strategica (strada di arroccamento) era quella di congiungere i due capisaldi marittimi dell\u2019occupazione romana delle regioni subalpine. Correva ai piedi delle alture e controllava gli sbocchi in pianura delle vallate. Storicamente si ritiene che la grande via <strong><em>Postumia<\/em><\/strong>(che non ha nulla a che vedere con la cittadina slovena di Postojna il cui etimo sloveno significa aquila) terminasse ad Aquileia, ma secondo alcune recenti ipotesi si prospetta un suo prolungamento ad est in direzione delle province danubiane ed illiriche. In tal caso possiamo ammettere che, come prolungamento, arrivasse a <strong><em>Tergeste<\/em><\/strong>allora piccolo villaggio costiero (<strong><em>villaggio carnico<\/em><\/strong> lo definisce il geografo greco Strabone), <strong><em>municipium<\/em><\/strong> e poi <strong><em>colonia<\/em> <\/strong>romana. &nbsp;Quindi oltre il Ponte (Zochet-Hinke) la consolare (Postumia o comunque il suo prolungamento)&nbsp; continuava lungo il margine orientale dello Zochet (grosso modo lungo l\u2019attuale via dei Laghi) e, oltre la quota 13 tra le Mucille e Pietrarossa, proseguiva in tre direzioni: nel vallone di Doberd\u00f2 verso l\u2019attuale Brestovizza (e poi in <strong><em>Pannonia<\/em><\/strong>), verso <strong><em>Tergeste<\/em><\/strong>&nbsp;e poi in <strong><em>Histria<\/em><\/strong> con la via <strong><em>Flavia<\/em><\/strong> e un ulteriore ramo a <strong><em>Tarsatica<\/em><\/strong>(Fiume) e in Dalmazia, passando per S.Giovanni di Duino (la celebre <strong><em>Fonte Timavi<\/em><\/strong> della <strong><em>Tabula Peutingeriana<\/em><\/strong>). Si trattava di un luogo di grande importanza protostorica e storica come <strong><em>locus<\/em><\/strong>di culto fluviale legato al Dio Timavo e ad altre divinit\u00e0 e miti del Pantheon venetico, greco\/romano&nbsp; ed anche mediorientale iranico (<strong><em>Mitra<\/em><\/strong>).<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"474\" height=\"266\" src=\"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/Villa-Hinke.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4231\" srcset=\"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/Villa-Hinke.jpg 474w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/Villa-Hinke-300x168.jpg 300w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/Villa-Hinke-260x146.jpg 260w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/Villa-Hinke-50x28.jpg 50w, http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/Villa-Hinke-134x75.jpg 134w\" sizes=\"(max-width: 474px) 100vw, 474px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><strong><em>Fonte<\/em><\/strong><em> <strong>Timavi<\/strong> <\/em>(ablativo di luogo pi\u00f9 genitivo, significa dunque&nbsp; <strong><em>alle fonti del Timavo<\/em><\/strong>) ospitava la grande <strong><em>Mansio<\/em><\/strong>(albergo) parte delle cui fondamenta sono visitabili dentro l\u2019Acquedotto Randaccio, da l\u00ec partivano le imbarcazioni per le rinomate <strong><em>Thermae<\/em><\/strong> collocate sull\u2019isola che chiudeva il <strong><em>Lacus Timavi<\/em><\/strong>&nbsp;sulle cui rive si erano sviluppate delle imprese dedite alla pesca e all\u2019agricoltura (le ville di via delle Mandrie e Colombo le cui fondamenta sono state scoperte negli anni novanta; un bel mosaico e lacerti di pittura al Palaveneto).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La via \u201cGemina\u201d, il Lacus Timavi, le Terme, il Timavo, la Mansio Timavi&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nella met\u00e0 del primo secolo a.c. part\u00ec da Aquileia un nuovo impulso allo sviluppo logistico: da Aquileia a San Canzian e poi lungo le attuali vie Dobbia a Staranzano, XXIV maggio, S.Giusto (4 Venti a San Polo), Galvani, Galilei, San Francesco, il Corso, via Toti e quindi lungo via Romana a Monfalcone si svilupp\u00f2 la via che sar\u00e0 chiamata dagli storici <strong><em>Gemina<\/em><\/strong>. Essa superava il Locovaz su un nuovo ponte (che avrebbe sostituito per&nbsp; importanza quello del Zochet) edificato dalla <strong><em>XIII Legio Gemina<\/em><\/strong>appunto. All\u2019altezza del cimitero di Monfalcone di via XXIV maggio, la cosiddetta <strong><em>Gemina<\/em><\/strong>si incrociava con un&#8217;altra via proveniente da Villesse-Cassegliano e diretta alla Marcelliana (<strong><em>Insula Pansiana<\/em><\/strong>), luogo di produzione di laterizi: su questo tracciato in epoca moderna si sarebbe sviluppata la <strong><em>Strada Granda.<\/em><\/strong>Vicino a questo bivio, in via De Amicis a duecento metri dal cimitero vecchio di Staranzano, sono visitabili e molto ben valorizzate parte delle fondamenta della villa detta della <strong><em>Liberta Peticia<\/em><\/strong>, fonte di ispirazione pittorica per il pittore monfalconese Armando Depetris.<\/p>\n\n\n\n<p>Se il grande asse orizzontale&nbsp; della consolare Postumia (da <strong><em>Genua<\/em><\/strong> ad <strong><em>Aquileia<\/em><\/strong> e <strong><em>Tergeste<\/em><\/strong>) \u00e8 il precursore dell\u2019attuale Corridoio paneuropeo mediterraneo (Corridoio ex5, ora 3), l\u2019altro grande asse verticale <strong><em>Aquileia<\/em>, <em>ad Tricensimum<\/em><\/strong>(Tricesimo), <strong><em>Virunum<\/em><\/strong>(Zollfeld), <strong><em>Lauriacum<\/em><\/strong> (verso il Danubio) e <strong><em>Aquileia<\/em><\/strong><em>, <strong>ad Tricensimum,<\/strong> <strong>Julium Carnicum<\/strong> <\/em>(Zuglio), <em>&nbsp;<strong>Aguntum<\/strong>, <strong>Vipitenum<\/strong><\/em>&nbsp; sulla via protostorica dell\u2019ambra (dal mare <strong><em>Suebicum<\/em><\/strong>oggi Baltico) e del ferro (del <strong><em>Noricum<\/em><\/strong>oggi Austria), \u00e8 la porzione meridionale del Corridoio Adriatico Baltico.<\/p>\n\n\n\n<p>La preziosa gemma perveniva nel <strong><em>Caput Adriae<\/em><\/strong><em>, <\/em>cio\u00e8 nel limite settentrionale dell\u2019Adriatico. Come sottolineano Cencig e Franceschin nel volumetto citato che riporta conferme, nuove osservazioni, aggiunte e correzioni,&nbsp; il Territorio di Monfalcone ci appare duemila anni fa come un nodo logistico strutturato in modo strategico tra la costa ed importanti assi viari, cerniera collocata nel <strong><em>Caput Adriae<\/em><\/strong> tra l\u2019estremit\u00e0 orientale del <strong><em>Venetorum<\/em><\/strong><em> <strong>angulus<\/strong> <\/em>ed i <strong><em>Claustra Alpium Iuliarum<\/em><\/strong>(Aidussina-Fiume): erano presenti un ponte in uscita ad est (sul Locovaz) ed uno in entrata e due passi sull\u2019Isonzo ad ovest. Prospera periferia orientale della Metropoli aquileiese (quarta citt\u00e0 d\u2019Italia dopo Roma, Mediolanum\/Milano e Capua), era un territorio florido, sviluppato, civilizzato e abitato da uno strato sociale acculturato, logisticamente ben attrezzato. Questa \u00e8 l\u2019immagine restituita dalla memoria delle vie consolari, del preordinato disegno stradale, degli <strong><em>agri centuriati<\/em><\/strong>, delle ville e delle attivit\u00e0 produttive legate alla terra e al mare, dei ponti, della mansio, delle terme, del paesaggio pregevole (simile all\u2019Istria) del Lacus Timavi e del Timavo celebrato da poeti, scrittori e naturalisti&nbsp; del calibro di Tito Livio, Virgilio, Plinio Il Vecchio. I catastrofici eventi politici (invasioni) e climatici (esondazioni) a partire dai secoli V e VI fino a tutto l\u2019alto medio evo cancellarono tutto: dissolta la grande struttura amministrativa imperiale, venuti meno l\u2019inquadramento istituzionale e gli orizzonti culturali di ampio respiro, in pieno disordine idraulico (impaludamento del Lacus per gravi esondazioni) il <strong><em>Caput Adriae<\/em><\/strong>divenne un\u2019area marginale che non ebbe, per lo meno fino in epoca patriarcale infrastrutturazioni degne di rilievo. La regressione fu tale che per una ripresa dello sviluppo di pari livello si dovette attendere 1500 anni, cio\u00e8 l\u2019epoca contemporanea (XIX secolo), quando impulsi e capitali arrivarono da un\u2019altra metropoli europea: Vienna (tramite Trieste). Del resto in epoca asburgica, come in quella romana, non c\u2019erano confini ad Est che sono quelli che hanno (in epoca veneziana prima e italiana poi) compresso a lungo le possibilit\u00e0 di uno sviluppo endogeno che non fosse assistito (nel Novecento dalle Partecipazioni statali).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Nota bibliografica<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Katharina Zanier: <em>Tra Aquileia e Lacus Timavi. Il contesto del \u2018Ponte\u2019 romano di Ronchi dei Legionari. <\/em>Studi e Ricerche sulla Gallia Cisalpina 22. Edizioni Quasar<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Diego Cencig e Giuseppe Franceschin: <em>Idrografia e viabilit\u00e0 sul territorio centro orientale di Aquileia romana. Conferme, nuove osservazioni, aggiunte e correzioni. <\/em>Edizioni della Laguna, 2012&nbsp;&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Luciano Bosio: <em>Le strade romane della Venetia e dell\u2019Histria. <\/em>Editoriale Programma, 1991 (volume completo e sistematico: un grande manuale della materia viabilistica d\u2019epoca romana nell\u2019attuale Triveneto con l\u2019Istria)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Donata Degrassi: <em>Le strade di Aquileia. Nuovi itinerari tra Friuli e golfo Adriatico<\/em>. Leg 2000<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>(Le testimonianze storico-archeologiche si accompagnano ad accattivanti percorsi escursionistici)<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Fabio DelBello Uno tra i pi\u00f9 importanti reperti archeologici di epoca romana tra quelli rinvenuti negli ultimi secoli nel Monfalconese &#8211; come si legge sia nel ponderoso volume di Katharina Zanier: Tra Aquileia e Lacus Timavi. 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