{"id":4216,"date":"2022-08-16T18:19:01","date_gmt":"2022-08-16T16:19:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=4216"},"modified":"2022-08-16T18:19:02","modified_gmt":"2022-08-16T16:19:02","slug":"la-lingua-di-mia-mamma","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2022\/08\/16\/la-lingua-di-mia-mamma\/","title":{"rendered":"La lingua di mia mamma"},"content":{"rendered":"\n<p>di <strong>Federica Marzi<\/strong> &#8211; <strong>La lingua di mia mamma<a href=\"#_ftn1\"><strong>[1]<\/strong><\/a><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>La lingua di mia mamma \u00e8 un rettangolo con la punta. Domenica siamo andate a mangiare un gelato. Lei l\u2019ha preso al cioccolato senza panna. Io al cioccolato con panna. Era biologico.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Mamma dice biologico con la bocca piena di gelato e la faccia contenta. La sua lingua \u00e8 pi\u00f9 grande della mia, per questo lei finisce il gelato prima e sa tutte le lingue. Fa la traduttrice. Vuol dire che la stessa cosa si pu\u00f2 dire uguale ma con parole diverse. Quando sar\u00f2 grande e avr\u00f2 trent\u2019anni parler\u00f2 anch\u2019io tante lingue.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Col suo rettangolo con la punta, mamma, a casa, mi parla in italiano. Mi legge sempre belle storie. Quando ero piccola, ma molto pi\u00f9 piccola e avevo quattro anni, dicevo se fusti. Lei diceva se fossi. Mamma mi ha insegnato a parlare bene l\u2019italiano. Per questo mi piace.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>A scuola mamma parla in sloveno con le maestre. Diventa rossa se sbaglia, ma lo stesso le piace questa lingua. Quando mi domanda <\/em>sme\u0161no<em> che vuol dire, sorridente?, e io le rispondo noooo!, divertente, lei mi chiede come dicono le maestre. Loro dicono come dico io. Allora vuol dire che \u00e8 giusto. Anche a me piace lo sloveno perch\u00e9 ha tanti significati e le parole sono molto belle.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Quando torna dalla Germania dove va a fare le traduzioni, mamma mi porta sempre una storia. Quella che mi piace di pi\u00f9 \u00e8 <\/em>Bitte aufmahen<em>, la storia di un lupo che ha paura di un mostro che per\u00f2 \u00e8 un aquilone. Ma il tedesco \u00e8 noioso. Mamma vorrebbe andare in Germania, io lo so. Allora \u00e8 meglio se mi racconta le favole in tedesco, che poi magari parla di qua e non va a vivere di l\u00e0.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>La lingua di mia mamma \u00e8 anche il triestin. Ma a me non piace. A me mi non si dice. Quando dico cos\u00ec, mamma dice che questa \u00e8 la lingua della nonna. E che posso parlarla se voglio, perch\u00e9 \u00e8 bello avere tante lingue e non solo quella che c\u2019\u00e8 nella bocca. Quando parlo in triestin la faccio ridere. Meglio cos\u00ec. Cos\u00ec ride e non piange.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Quando mamma e pap\u00e0 non vogliono che capisco, parlano in inglese. Ma io so poco di lui. So solo di Cat Cookie. E che lui non litiga come fanno loro. E allora \u00e8 normale che non capisco.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il tema si intitolava <em>Materni jezik<\/em>. Lingua madre, materna. La lingua della mamma.<\/p>\n\n\n\n<p>Maia l\u2019aveva scritto in italiano anche se era un compito di sloveno. Riportava qualche correzione in rosso e nessun commento finale della maestra. C\u2019era invece una comunicazione sul diario che mi invitava a un nuovo colloquio. Motivo: lo scarso rendimento scolastico di Maia.<\/p>\n\n\n\n<p>Maia aveva travisato a modo suo il titolo, andando fuori tema e, soprattutto, fuori lingua. Eppure era riuscita a mettere a fuoco con una precisione quasi angosciante tutta la nostra complicata storia di famiglia. Storia di gente che \u00e8 di una razza a parte perch\u00e9 \u00e8 di confine. E alla quale i guai certo non mancano, n\u00e9 sono mai mancati.<\/p>\n\n\n\n<p>Proprio quella mattina Maia mi aveva chiesto in bagno: \u2013 Aindovina come si dice piatto in sloveno?<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Piatto piano e liscio, oppure la cosa che si mette in tavola?<\/p>\n\n\n\n<p>Facciamo questi giochi di equilibrismo ogni tanto. Senza riuscire a equilibrare niente.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho cercato di \u201caindovinare\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>La prima parola che mi \u00e8 venuta in mente \u00e8 \u2013 come sempre \u2013 <em>tanjur<\/em>, in croato, che per un po\u2019 si \u00e8 aggrappato al tedesco <em>Teller<\/em>. Volevo scovarlo per assonanza lo sloveno <em>kro\u017enik<\/em>, ma lui vagava in un angolo del mio cervello cercando inutilmente di insinuarsi fra tutte le altre parole e rimanendomi sulla punta della lingua. La mia lingua a rettangolo con la punta.<\/p>\n\n\n\n<p>Tempo scaduto.<\/p>\n\n\n\n<p>Ero stata battuta un\u2019altra a volta due a uno. Del resto lo sloveno non \u00e8 la mia lingua madre. Semmai quella di mio nonno e di mia figlia.<\/p>\n\n\n\n<p>Maia si \u00e8 messa a ridere invece di finire di lavarsi i denti. Marco stava sbuffando con le chiavi della macchina in mano. Lui non sopporta arrivare a scuola in ritardo, soprattutto per colpa mia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Io, invece, non sopporto che il croato, dopo tanti anni, batta ancora sul tempo lo sloveno.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo succede perch\u00e9 ho amato prima Nenad e poi Marco. Arrivato in Germania come me, portato dalla guerra scoppiata nell\u2019ex Jugoslavia, anche Nenad mi ha amata. Per un periodo.<\/p>\n\n\n\n<p>Nenad mi ha portato le sue storie di paesi crollati e poi risorti nella stessa lingua di prima solo con un nome diverso. Sono nata dall\u2019altra parte dei suoi confini e le sue storie non sono poi tanto dissimili dalle mie. Facevamo a gara a chi ne avesse di pi\u00f9 e, naturalmente, a chi il tedesco ce l\u2019avesse migliore. Anche qua mi batteva sempre lui, diciamo pure quattro a due. Ma era lui a provenire dal croato e non io, e questo, per il tedesco, \u00e8 un vantaggio non da poco.<\/p>\n\n\n\n<p>Insieme parlavamo una lingua perfetta. Avevamo la concretezza cristallina del tedesco punteggiato dalle labiali italiane che ci scambiavamo in punta di labbra, pi\u00f9 tutti gli sciabordii e ciangottii del croato che avevano il sapore della lingua di Nenad. Con lui sono crollate d\u2019un colpo le mie barriere linguistiche, liberando le cateratte del mio corpo.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando la nostra storia \u00e8 finita, sono dovuta tornare indietro e riunificarmi all\u2019Italia. Intanto Nenad mi aveva restituita alle mie lingue slave.<\/p>\n\n\n\n<p>Non c\u2019era riuscito il mio nonno paterno che pur parlava perfettamente tre lingue. Ma il suo sloveno e il suo croato non contavano. Anche se erano due, si infrangevano contro il fulgore unico della lingua del s\u00ec. Lui, per\u00f2, a causa loro era stato torturato al Coroneo. A dir il vero non sono pi\u00f9 sicura che \u2018torturato\u2019 sia la parola giusta. Ma io, da piccola, devo averlo capito in questo modo, perch\u00e9 cos\u00ec mi arriva la storia del nonno sloveno rinchiuso in una prigione fascista di Trieste.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La lingua di mia madre, quella che mi ha raccontato tutto, \u00e8 sempre stata fuori misura. Tragica, teatrale, onomatopeica.<\/p>\n\n\n\n<p>Ogni tanto la tirava fuori e me la mostrava. Bianca, cadaverica e porosa. Rettangolare ma senza punta. Significava che non andava di corpo da giorni.<\/p>\n\n\n\n<p>La lingua di mia madre aveva un gusto per i particolari corporali, fisici, terreni. Mescolava i concetti agli impasti, le idee ai pruriti, i sentimenti alle evacuazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>La lingua di mia madre \u00e8 il triestino. Con questa lingua ha detto un giorno: \u2013 Qua semo in Italia e se parla italian.<\/p>\n\n\n\n<p>Al che pap\u00e0, che parlava un dialetto sloveno, non ha potuto che rispondere: \u2013 <em>Taku je<\/em>, <em>cuss\u00ec xe<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>E cos\u00ec sia.<\/p>\n\n\n\n<p>Con un colpo secco gli aveva reciso la lingua, rendendo per met\u00e0 muta anche me. Mi avevano scomposta, separata in casa, lasciandomi il triestino come unica ciambella di salvataggio e tanta confusione sul perch\u00e9 il nonno e il pap\u00e0 parlassero una lingua diversa che io non dovevo imparare.<\/p>\n\n\n\n<p>Col tempo, per\u00f2, la lingua di mia madre l\u2019ho abbandonata.<\/p>\n\n\n\n<p>Marco mi ha chiesto una volta: \u2013 Ma com\u2019\u00e8 che noi due parliamo in lingua e mai in dialetto?<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 Per scelta \u2013 gli ho risposto io secca.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec come un giorno abbiamo deciso di amarci e rispettarci per tutta la vita, inerpicandoci mano nella mano fin sulle vette dell\u2019astrazione ultima, traduttrice io, filosofo lui. Soggetti deboli, intertestuali, dialogici. Figli, per scelta, di una lingua minore.<\/p>\n\n\n\n<p>Solo adesso non sappiamo pi\u00f9 dirci una cosa tanto semplice e concreta come per esempio che il nostro matrimonio \u00e8 finito. Per questo dovremmo inventare un\u2019altra lingua che ci soffi sulle ferite, come faccio con Maia quando si sbuccia un ginocchio, o che bisbigli appena, perch\u00e9 il terremoto arrivi con passo di piuma.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Le lingue di mia mamma sono tre. L\u2019italiano di casa mia, il triestin della nonna e lo sloveno della mia scuola. Sono contenta di parlare tre lingue anche se loro non vanno sempre d\u2019accordo. Certe volte fanno come mamma e pap\u00e0, e allora io non so proprio pi\u00f9 cosa fare con loro.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Quando ho immaginato Maia, volevo che fosse di queste terre, come mio nonno, come mia madre e mio padre, come Nenad, come me e Marco. Volevo che fosse come tutti noi, ma tutti noi messi insieme. Una Maia frontaliera, che \u00e8 una razza a parte e di nessuna razza. Abitante di un confine-porta dal quale poter entrare e uscire con un senso di dolce familiarit\u00e0 per le cose e le persone. Volevo che avesse un\u2019infanzia felice e che questo non smettesse mai, neanche nella vita futura.<\/p>\n\n\n\n<p>Adesso, invece, la stiamo separando. Ci saranno due nuove case con la porta chiusa quando lei star\u00e0 nell\u2019una o nell\u2019altra e le lingue non si mescoleranno pi\u00f9 come prima. La Germania rimarr\u00e0 lontana, anche se torna spesso a farmi visita nei miei sogni. Perch\u00e9 ho bisogno di una lingua-sponda, una, unica e indivisibile.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Io, Marco e Maia volevamo essere una famiglia felice declinata per tre. Ora dovremo trovare parole nuove per riuscire a fare i conti con il retro della nostra felicit\u00e0 o con un suo surrogato, per separarci da noi e da lei, a giorni alterni.<\/p>\n\n\n\n<p>La felicit\u00e0 \u00e8 una parola grossa. Volevamo che Maia fosse felice, ma non ci siamo accorti che le stavamo ritagliando una felicit\u00e0 su misura per appiccicargliela addosso, dimenticando quanto ci si possa sentire stretti in una cosa cos\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>E ora, che ci piaccia o meno, e in qualsiasi lingua vorremo dircelo, dovremo fare comunque senza e imparare l\u2019arte dell\u2019arrangiarsi. All\u2019italiana.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 cos\u00ec \u00e8, direbbe ancora una volta mio padre scuotendo la testa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>Taku je<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Cuss\u00ec xe<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>[1]\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Il presente racconto \u00e8 stato pubblicato nell\u2019ottobre 2017 nella traduzione croata di Lorena Monica Kmet sulla rivista letteraria bosniaca \u00abStrane\u00bb (<a href=\"https:\/\/strane.ba\/federica-marzi-mamin-jezik\/\">https:\/\/strane.ba\/federica-marzi-mamin-jezik\/<\/a>) con il titolo <em>Mamin jezik<\/em>. Viene qui proposto nella sua versione originale italiana per la prima volta (F.M.).<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Federica Marzi \u00e8 nata e vive a Trieste. Lavora a Gorizia, \u00e8 docente di lingue straniere. Gi\u00e0 autrice di saggi e racconti in varie lingue, ha pubblicato nel 2021 il suo primo romanzo <em>La mia casa altrove<\/em> (Bottega Errante Edizioni), menzione speciale al Premio FiuggiStoria 2021.\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Federica Marzi &#8211; La lingua di mia mamma[1] La lingua di mia mamma \u00e8 un rettangolo con la punta. Domenica siamo andate a mangiare un gelato. Lei l\u2019ha preso al cioccolato senza panna. Io al cioccolato con panna. Era biologico. Mamma dice biologico con la bocca piena di gelato e la faccia contenta. La sua lingua \u00e8 pi\u00f9 grande della mia, per questo lei finisce il gelato prima e sa tutte le lingue. Fa la traduttrice. Vuol dire che<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":4217,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[13],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4216"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4216"}],"version-history":[{"count":1,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4216\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4218,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4216\/revisions\/4218"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/media\/4217"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4216"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4216"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4216"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}