{"id":4196,"date":"2022-08-09T21:44:37","date_gmt":"2022-08-09T19:44:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=4196"},"modified":"2022-08-09T21:44:38","modified_gmt":"2022-08-09T19:44:38","slug":"parco-basaglia-a-gorizia-un-patrimonio-rigenerante-da-rigenerare","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2022\/08\/09\/parco-basaglia-a-gorizia-un-patrimonio-rigenerante-da-rigenerare\/","title":{"rendered":"Parco Basaglia a Gorizia, un patrimonio rigenerante da rigenerare"},"content":{"rendered":"\n<p>di Sonia Kucler del 9\/8\/2022<\/p>\n\n\n\n<p>Se oggi entriamo nel parco Basaglia ci accorgiamo immediatamente che questo luogo ha visto tempi migliori. Mostra molti segni dell\u2019epoca in cui fu costruito: nell\u2019ingresso principale un portone arrugginito, un ampio fabbricato ancora dignitoso, un imponente cedro dell\u2019Himalaya. Al centro un\u2019aiola disadorna, forse minimalista, negli spazi verdi laterali alcuni stenti ligustri ad alberello ed una paulonia capitozzata. E\u2019 il biglietto da visita di quel che resta dell\u2019ex manicomio provinciale di Gorizia (gi\u00e0 irrenanstalt \u201cFranz Joseph I.\u201d) da circa vent\u2019anni ribattezzato \u201cparco Basaglia\u201d. Andare a caccia dei segni pi\u00f9 significativi dell\u2019impianto originario \u00e8 un esercizio stimolante che apre molteplici finestre, dalla storia della citt\u00e0 a quella dell\u2019ospedalizzazione e dell\u2019architettura manicomiale, dalla storia della psichiatria a quella dell\u2019ambiente. Superato l\u2019ingresso, penetriamo piacevolmente nei giardini ornamentali, corredo irrinunciabile dei manicomi novecenteschi, il cui punto di forza era il parco centrale dove la Dieta provinciale austro-ungarica fece allestire, tra il 1905 e il 1908, un compiuto esempio di giardino di rappresentanza con un arabesco di aiole in cui si alternavano piante ornamentali e da fiore ed i tappeti erbosi erano intersecati da vialetti in ghiaia. I giardini goriziani avevano all\u2019epoca caratteristiche molto omogenee, ispirate al giardino romantico all\u2019inglese che era dilagato dal \u2018700 in tutta Europa e nel mondo. In citt\u00e0 vennero allora inserite piante sempreverdi tipiche del clima mediterraneo e di quello alpino: boschetti di abeti, tuie, lecci e tassi con esemplari solitari di magnolia, palma, cedro, ginko. La cura con cui si allestivano e curavano i giardini dimostra ancora oggi come la citt\u00e0 affidasse al patrimonio verde un\u2019importante funzione sociale, economica e culturale, simbolo della longevit\u00e0 del potere.<\/p>\n\n\n\n<p>Un rilievo agronomico stilato per conto dell\u2019ERPAC nel 2019 ha contato nel parco Basaglia 37 esemplari tra conifere e latifoglie risalenti al primo impianto su 595 piante censite, superiori ai due metri e mezzo di altezza, sentenziando l\u2019ormai raggiunta maturit\u00e0 del suo patrimonio arboreo e la necessit\u00e0 di radicali interventi.<\/p>\n\n\n\n<p>Se poi ci addentriamo ai lati dell\u2019ingresso principale troviamo altre suggestive e tranquille zone verdi punteggiate di alberi storici ormai centenari, tra cui cedri e ippocastani, dove han trovato spazio e libert\u00e0 di crescere allori e ligustri in quantit\u00e0, ma anche laurocerasi, gelsi, bagolari, noci. Visto che gli ampi spazi di prato sono da qualche anno periodicamente falciati l\u2019impressione \u00e8 di stare dentro un giardino di sicura suggestione, forse un po\u2019 disordinato privo com\u2019\u00e8 degli originari sentieri inghiottiti dall\u2019azione naturale che le foglie e intere popolazioni di attivi lombrichi hanno prodotto in quarant\u2019anni di obsolescenza. A pochi metri corre la strada che va al confine, eppure riusciamo a trovare angoli appartati e silenziosi e a camminare in continuum sull\u2019erba rasata. Se poi superiamo i vari padiglioni ospedalieri, rimasti per lo pi\u00f9 fedeli allo schema originario, penetriamo nella zona chiave della cittadella, la ex colonia agricola. Va detto che il manicomio provinciale <em>Francesco Giuseppe I<\/em> fu realizzato in un settore esclusivamente agricolo della citt\u00e0 (borgo San Rocco), progettato in base al modello a colonia con padiglioni disseminati e circondati da ampi spazi di verde, in cui gli ammalati \u201ctranquilli\u201d potessero svolgere attivit\u00e0 lavorative nei campi, ritenute valide per il recupero della loro salute mentale secondo la terapia ergonomica, gi\u00e0 sperimentata in Europa e tendente ad eliminare i sistemi costrittivi e di isolamento pur mantenendo, apparente contraddizione, una netta separazione con la citt\u00e0 dei \u201csani\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci imbattiamo qui nel primo elemento di continuit\u00e0 storica: dove per secoli l\u2019uso dei suoli era stato agricolo si attiv\u00f2 un complesso ospedaliero che aveva come perno il lavoro agricolo, anzi dove gi\u00e0 a partire dal 1904 venne istituito il Vivaio provinciale, in cui le prime piantagioni furono le barbatelle di vite, non filosserate, punto di forza dell\u2019agricoltura sperimentale goriziana diretta dall\u2019agronomo Carlo Hugues. All\u2019inaugurazione del 1911 il capitano della Dieta provinciale, Luigi Pajer de Monriva, defin\u00ec l\u2019irrenanstalt un\u2019opera monumentale innovativa, costruita con la migliore tecnologia allora disponibile, dedicata ai mentecatti poveri e senza diritti. Va ricordato che l\u2019opera fu tenacemente voluta a Gorizia con aspre lotte politiche ed enormi spese. Dopo altre diatribe venne scelta per l\u2019edificazione un\u2019area posta a sud-est della citt\u00e0 idonea per la fertilit\u00e0 del terreno, la posizione al riparo dai venti e la disponibilit\u00e0 d\u2019acqua, condizioni favorevoli affinch\u00e9 la colonia agricola potesse contribuire all\u2019autosufficienza alimentare dell\u2019intero complesso sanitario. La finalit\u00e0 ergoterapica verr\u00e0 ripresa con vigore dalla Giunta provinciale italiana nella nuova inaugurazione del 1933 che riedific\u00f2 la struttura dopo i danneggiamenti della 1<sup>a<\/sup> guerra mondiale.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi, superando i numerosi parcheggi posti a ridosso dei padiglioni e alcune serre abbandonate, incontriamo il secondo elemento di continuit\u00e0 storica: quello del lavoro contadino come farmaco e cura che trova concreta applicazione in un\u2019area agricola di 7 ettari gestita dalla \u201cComunit\u00e0 terapeutica La tempesta\u201d a cui sono affidati una decina di pazienti, che realizza coltivazioni orticole e floricole biologiche, anche di variet\u00e0 locali come i radicchi goriziani.<\/p>\n\n\n\n<p>Diversi ettari di fertile terreno agricolo sono stati invece erosi nel tempo da lottizzazioni e impieghi diversi.&nbsp; Ci\u00f2 si spiega con le modifiche avvenute in campo sanitario, sociale, architettonico e urbanistico alla chiusura dei manicomi italiani sancita dalla Legge 180 del 1978, in cui ad una prima fase di svuotamento e abbandono delle strutture, a cui non si sottrasse nemmeno quello di Gorizia, segu\u00ec la fase di recupero di cui il nostro non fece parte. E\u2019 sotto gli occhi di tutti come l\u2019incuria e l\u2019abbandono che hanno caratterizzato l\u2019intero complesso negli ultimi quarant\u2019anni, in particolare le parti a verde, siano dipesi dalla frammentazione della propriet\u00e0 iniziata con la cessione da parte della Provincia di Gorizia, a partire da fine anni \u201870, della maggior parte degli edifici e dei terreni al Sistema sanitario nazionale. Iniziarono allora nuove destinazioni d\u2019uso dei terreni: ad ovest si apr\u00ec una strada e si costruirono numerose ville a schiera, nella campagna a sud si edific\u00f2 una palestra scolastica con annesse aree sportive e parcheggi; successivamente&nbsp; a est si edific\u00f2 una seconda palestra con pedana esterna per il basket; da ultimo un vasto parcheggio privo di alberature e scarsamente utilizzato venne allestito a fianco delle serre. Tutto ci\u00f2 ha decisamente sottratto carattere, continuit\u00e0 e organicit\u00e0 alla struttura.<\/p>\n\n\n\n<p>ASUGI, Regione FVG, ERPAC, assieme al Comune di Gorizia e all\u2019UTI Collio-Alto Isonzo come eredi dell\u2019ex Provincia di Gorizia sono oggi i decisori dei destini del parco Basaglia, senza trascurare il ruolo svolto dalla cooperazione sociale qui presente e operante. Oggi \u00e8 concreta l\u2019ipotesi di una ristrutturazione dell\u2019intero parco attraverso un \u201cProgetto di rigenerazione urbana in chiave storico\/culturale del parco Basaglia (BAS)\u201d che gi\u00e0 nel 2017 la Regione FVG aveva deliberato di sostenere e che recentemente \u00e8 stato sottoscritto da tutti i proprietari e che dovrebbe migliorare soprattutto le parti a verde e la viabilit\u00e0. Vista la valenza culturale dell\u2019operazione la regia \u00e8 stata affidata all\u2019ERPAC.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma cosa succede quando un bene pubblico viene abbandonato per anni e poi lo si vuole ristrutturare e rilanciare? Di solito si innesca un dibattito cittadino, sempre che il bene sia nel cuore e nella storia dei suoi abitanti. Del progetto si sente parlare ormai da anni ma manca il sentire dei cittadini. Si noti che la voce \u201cparco Basaglia\u201d non esisteva fino al 1999 quando venne citato per la prima volta nel PRGC come Ambito di trasformazione strategica, ma&nbsp; solo nel 2010 part\u00ec il primo censimento arboreo svolto dal Sirpac (ente regionale di catalogazione) e nel 2012 venne inserito nella lista dei giardini storici regionali. Ben venga quindi, dopo quarant\u2019anni, trovare una soluzione soddisfacente che ridia valore a questo \u201cluogo dimenticato\u201d ma senza alterarne gli storici punti di forza e le valenze paesaggistico-ambientali.<\/p>\n\n\n\n<p>Il BAS \u00e8 senza dubbio uno strumento importante per risollevare le sorti dell\u2019ex manicomio, se ridar\u00e0 valore e nuove funzioni agli edifici a tutt\u2019oggi non utilizzati, se generer\u00e0 divulgazione della storia dell\u2019ex psichiatrico e dei suoi preziosi archivi, se sapr\u00e0 creare punti di aggregazione e di&nbsp; ristoro che valorizzino la fruizione del parco e diano opportunit\u00e0 lavorative alle persone con disturbo mentale. Ma tutto questo bel pensare deve trovare la sua cornice nelle aree verdi e di campagna che sapientemente andranno&nbsp; recuperate e riprogettate e per cui ERPAC andr\u00e0 a spendere circa cinque milioni di euro.<\/p>\n\n\n\n<p>Per il masterplan del progetto&nbsp; \u201cil parco va considerato come il succedersi caotico ed estemporaneo di scelte fatte da chi, a vario titolo e nel corso di decenni, ha gestito il verde del ex manicomio di Gorizia: all\u2019iniziale rigore e schematismo asburgico di inizio \u2018900 sono seguiti piantumazioni, abbattimenti e interventi che hanno modificato e reso estremamente disomogeneo il linguaggio di quest\u2019area\u201d. Si terr\u00e0 poi conto degli impianti arborei succedutisi nel tempo, privilegiando la ricostruzione degli anni \u201830, facendo anche riemergere l\u2019uso aperto che del luogo ne volle fare Franco Basaglia negli anni della sua direzione (1961-1969). Gli interventi di progetto \u201c garantiranno un aumento del livello di sicurezza all\u2019interno del parco e dovrebbero riportare ad uno stadio pre-crisi il popolamento arboreo, garantendo energia e volumi alle piante di pregio, in armonia con l\u2019edificato e le piante che si andranno a mettere a dimora\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Ad un\u2019attenta osservazione lo stato attuale delle aree verdi mostra, nonostante tutto, alcuni aspetti positivi riconducibili alla sua naturale evoluzione biologica con un considerevole aumento della biodiversit\u00e0 e della fertilit\u00e0 dei suoli specialmente nelle aree del giardino storico, come gi\u00e0 evidenziava la scheda Sirpac nel 2010 (facilmente consultabile in rete). La parte ornamentale \u00e8 quella che sfoggia la vegetazione pi\u00f9 varia e lussureggiante, in grado di attrarre il visitatore e offrire vaste zone ombreggiate e di relax perch\u00e9 ancora caratterizzata dai sopravvissuti grandi alberi di inizio \u2018900, anche se molti sono stati abbattuti e molti altri siano in deperimento, e da piante inserite in epoche successive e soprattutto da una notevole quantit\u00e0 di cosiddette infestanti (soprattutto allori, laurocerasi, ligustri). L\u2019abbattimento recente della rete che divideva la propriet\u00e0 dell\u2019ex Provincia da quella di ASUGI ha accentuato in positivo questa evoluzione paesaggistica spontanea creando agli occhi di chi transita nuove prospettive da giardino all\u2019inglese nel senso stretto del termine che andranno perse nel momento in cui verr\u00e0 operata una \u201ccernita e selezione degli esemplari da conservare e valorizzare\u201d. Nei tre anni gi\u00e0 trascorsi dal censimento arboreo di progetto diversi alberi secolari sono stati abbattuti (solo nei mesi scorsi tre cedri e due ippocastani) e la manutenzione ordinaria si \u00e8 fatta pi\u00f9 costante, per dire che lo sfoltimento sta gi\u00e0 avvenendo e che il rilievo agronomico andrebbe sicuramente rivisto. Sottolineo che lo scenario futuro prospettato vedr\u00e0 l\u2019inserimento, anche nel parco storico centrale, di diversi percorsi pedonali sia a ripristino di quelli preesistenti sia di nuova progettazione (fino a due metri e mezzo di larghezza) oltre ad una pista ciclabile con l\u2019utilizzo del \u201ccemento drenante\u201d al posto dello storico ghiaino per un risparmio sui costi della manutenzione futura, cosa su cui varrebbe la pena riflettere. Inoltre la gi\u00e0 consistente quota di superfici stradali asfaltate presenti nella cittadella verr\u00e0 ulteriormente incrementata con nuovi parcheggi, anche se in tutti sono previste utili alberature che per\u00f2 ombreggeranno solo nel medio-lungo periodo. Aggiungiamoci la realizzazione, in corso d\u2019opera, della \u201cCentro di salute delle donne\u201d promossa da un progetto Interreg Slovenia-Italia e partecipato da ASUGI e GECT.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo continuo, inesorabile rosicchiare suolo \u00e8 poco logico per due motivi, innanzitutto perch\u00e9 quest\u2019area di Gorizia \u2013 da secoli vocata all\u2019agricoltura di pregio, dove il terreno \u00e8 ricco di sostanza organica, miglioratasi con lo scarso sfruttamento degli ultimi quarant\u2019anni \u2013 \u00e8 un patrimonio in termini ecologici, ambientali e paesaggistici. Rappresenta a suo modo un ritorno spontaneo al suolo fertile, alla buona terra per eccellenza, con una serie di interessanti relazioni tra flora e fauna che chi attraversa in silenzio il parco nota: lepri, scoiattoli, svariate specie di uccelli. Un libro aperto sulla rigenerazione del suolo da leggere con attenzione e rispetto. Soprattutto se essa sta sotto il materno ombrello di un ente sanitario, per definizione motore di cura e guarigione.<\/p>\n\n\n\n<p>Secondariamente, un progetto di \u201crigenerazione urbana\u201d opera come potenziamento della sostenibilit\u00e0, rigenerazione \u00e8 infatti un termine entrato di recente nell\u2019urbanistica proprio a tale scopo. Quindi il consumo di nuovo suolo pare contraddittorio, semmai la sua finalit\u00e0 sarebbe rigenerare suoli gi\u00e0 compromessi. Ma poich\u00e9 il masterplan di per s\u00e9 non \u00e8 un progetto definitivo, suppongo ci siano ancora margini di discussione e modifica.<\/p>\n\n\n\n<p>Complessivamente e a distanza di pi\u00f9 di 100 anni dalla prima pietra dell\u2019irrenanstalt \u201cFranz Joseph I.\u201d \u00e8 innegabile che l\u2019impostazione delle aree a verde delle origini sul modello a colonia si \u00e8 dimostrata un\u2019idea vincente che continua a produrre ancora oggi benessere estetico e salute per la citt\u00e0 e per gli utenti bisognosi di cure che possono godere delle forme, dell\u2019ombra, del paesaggio e delle opportunit\u00e0 ideate dagli antenati. Varrebbe proprio la pena riflettere sul consumo di suolo previsto. La sua corsa, iniziata negli anni \u201880, dovrebbe ragionevolmente arrestarsi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Sonia Kucler del 9\/8\/2022 Se oggi entriamo nel parco Basaglia ci accorgiamo immediatamente che questo luogo ha visto tempi migliori. 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