{"id":4191,"date":"2022-08-06T14:22:58","date_gmt":"2022-08-06T12:22:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=4191"},"modified":"2022-08-06T14:23:00","modified_gmt":"2022-08-06T12:23:00","slug":"qui-si-parla-italiano-qui-si-saluta-romanamente-i-crimini-nei-campi-fascisti-del-friuli-e-della-croazia","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2022\/08\/06\/qui-si-parla-italiano-qui-si-saluta-romanamente-i-crimini-nei-campi-fascisti-del-friuli-e-della-croazia\/","title":{"rendered":"\u201cQui si parla italiano, qui si saluta romanamente\u201d. I crimini nei campi fascisti del Friuli e della Croazia"},"content":{"rendered":"\n<p><em>di Serena Prenassi*<\/em> da Meridiano 13<\/p>\n\n\n\n<p><em>Quanto sappiamo dei campi fascisti in Friuli e in Croazia e dei crimini commessi l\u00ec durante la Seconda guerra mondiale? Le evidenze storiche vengono preservate o taciute? Qual \u00e8 la narrazione legata a questi tragici eventi? Un progetto europeo ha voluto rispondere a queste domande e far conoscere una storia con cui \u00e8 necessario confrontarsi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Tra aprile 2021 e giugno 2022 l\u2019associazione&nbsp;<a href=\"https:\/\/documenta.hr\/en\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Documenta \u2013 Center for dealing with the past<\/a>&nbsp;di Zagabria ha curato una serie di attivit\u00e0 sulla memoria dei crimini croati contro ebrei, serbi e rom e dei crimini nazisti; uno dei temi trattati nel quadro delle persecuzioni degli anni Trenta e Quaranta \u00e8 quello dei campi fascisti in Slovenia, Italia e Croazia, istituiti durante la Seconda guerra mondiale ai danni della popolazione slava ed ebraica. Il progetto \u201c<a href=\"https:\/\/qui.uniud.it\/ricerca-e-innovazione\/meeting-memories-learning-from-the-past-to-confront-dehumanization-today\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Meeting Memories: Learning from the Past to Confront Dehumanization Today<\/a>\u201d (MeMe) ha portato l\u2019attenzione sulla politica di disumanizzazione che ha caratterizzato questo periodo storico, con l\u2019obiettivo di sensibilizzare l\u2019opinione pubblica sul comportamento brutale dei fascisti italiani nei confronti della popolazione slovena e croata nelle zone occupate e annesse, perseguendo il principio politico della \u201cpurezza della razza, del popolo e dello stato\u201d proclamato da Mussolini. A questo, si aggiunge la finalit\u00e0 di portare l\u2019attenzione dei partecipanti verso forme di discriminazione simili nelle societ\u00e0 odierne.<\/p>\n\n\n\n<h3>Cenni storici<\/h3>\n\n\n\n<p>Dopo il crollo politico e militare del Regno di Jugoslavia nell\u2019aprile del 1941, una parte consistente del territorio in cui vivevano croati e sloveni pass\u00f2 sotto il potere dei fascisti italiani e fu annessa al Regno d\u2019Italia.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 6 aprile 1941, le forze armate tedesche, italiane, ungheresi e bulgare attaccarono il Regno di Jugoslavia. La Slovenia fu occupata e divisa tra Germania, Italia e Ungheria.<\/p>\n\n\n\n<p>In seguito a un accordo tra Germania e Italia, fu istituito lo Stato Indipendente di Croazia, fantoccio, nella zona centrale del Regno di Jugoslavia. L\u2019Italia fascista, che aveva gi\u00e0 occupato l\u2019Istria ed alcune isole nel 1920, il 18 maggio 1941 annesse una buona parte della provincia del Quarnero, la cui citt\u00e0 principale era Fiume. Di conseguenza, pi\u00f9 di 400mila membri della popolazione autoctona slovena e croata passarono sotto il dominio del Regno d\u2019Italia.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019atteggiamento brutale dei fascisti italiani nei confronti della popolazione nei territori occupati e annessi era conforme al principio politico proclamato da Mussolini dell\u2019unit\u00e0 di \u201crazza, nazione e stato\u201d. Per \u201cpulire\u201d il terreno e \u201cproteggere\u201d la popolazione dai partigiani, gli ostaggi venivano fucilati, le case bruciate, le propriet\u00e0 confiscate, la popolazione sgomberata e internata nei campi.<\/p>\n\n\n\n<p>I pi\u00f9 grandi campi di concentramento per sloveni, croati e serbi (compresi donne e bambini) si trovavano sull\u2019isola di Molat vicino a Zara (giugno 1942) e sull\u2019isola di Rab (luglio 1942). I detenuti venivano trattati in modo estremamente crudele. Pur non trattandosi di campi di sterminio, gli internati morivano per fame, malattie, inedia e la mortalit\u00e0 arrivava ai numeri di alcuni campi nazisti, come Buchenwald. Un posto tristemente importante occupa il campo di Kampor sull\u2019isola di Rab (o&nbsp;<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Campo_di_concentramento_di_Arbe\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Arbe<\/a>), divenuta simbolo del terrore italiano e delle sofferenze di sloveni e croati durante la Seconda guerra mondiale.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img src=\"https:\/\/www.meridiano13.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/Rab_Concentration_camp.jpg\" alt=\"campi fascisti\" class=\"wp-image-2983\"\/><figcaption><em>Vista sul campo di concentramento di Rab\/Arbe<\/em><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Due campi di concentramento furono allestiti anche in Friuli, nelle localit\u00e0 di Visco e Gonars nell\u2019attuale provincia di Udine. Le condizioni di questi campi erano, per quanto possibile, migliori di quelli in Istria e Dalmazia.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img src=\"https:\/\/www.meridiano13.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/640px-Imena_na_slovenskem_spomeniko.jpg\" alt=\"campi fascisti\" class=\"wp-image-2984\"\/><figcaption><em>Alcuni nomi incisi sul memoriale di Gonars (Wikipedia)<\/em><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Nei campi italiani (<a href=\"https:\/\/campifascisti.it\/elenco_campi.php\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">qui<\/a>&nbsp;l\u2019elenco completo) vigeva l\u2019obbligo di utilizzare la lingua italiana e il saluto romano, per sottolineare l\u2019inferiorit\u00e0 della cultura slava, e svalutare e disumanizzare ulteriormente i detenuti.<\/p>\n\n\n\n<p>Vennero istituiti anche campi di concentramento per ebrei; come quelli per la popolazione slava, non erano luoghi di liquidazione, bens\u00ec di isolamento. Infatti il regime fascista italiano integr\u00f2 le leggi razziali, ma senza un atteggiamento cos\u00ec brutale nei confronti degli ebrei come aveva fatto la Germania nazista.<\/p>\n\n\n\n<h3>Il progetto \u201cMeeting Memories\u201d<\/h3>\n\n\n\n<p>Documenta \u00e8 un\u2019associazione zagabrese operativa dal 2010, le cui attivit\u00e0 si concentrano sulla ricerca e conservazione della memoria di eventi legati alle guerre che hanno coinvolto la Croazia dal 1941 al 2000. Collaborando con organizzazioni della societ\u00e0 civile e istituzioni governative, nel paese e all\u2019estero, mira a costruire una pace sostenibile attraverso il corretto confronto con il passato.<\/p>\n\n\n\n<p>Il progetto MeMe \u00e8 stato finanziato grazie ai fondi del programma Europe for Citizens dell\u2019Unione europea e ha coinvolto partner da diversi Paesi: l\u2019Universit\u00e0 dei Studi di Udine (Italia), Center for Informative decontamination of youth (Bosnia-Erzegovina), Jasenovac Memorial Site (Croazia), Max Mannheimer Haus (Germania), Centre for Public History (Serbia), Socialna Akademija (Slovenia).<\/p>\n\n\n\n<p>Le prime attivit\u00e0 curate da Documenta hanno previsto dei laboratori con un approccio pratico ed artistico alla memoria dei campi. Dal 19 al 26 aprile 2021 si \u00e8 tenuto il workshop internazionale di fotografia e memoria, che ha offerto ai partecipanti uno spazio di incontro e discussione attraverso la fotografia. Una parte delle attivit\u00e0 si sono svolte in presenza e una parte online; per i partecipanti non era necessario possedere competenze pregresse in ambito fotografico, ma solo il desiderio di conoscere, documentare e andare oltre alle apparenze di quanto poco rimane ora dei campi. Le foto scattate dai partecipanti sono state raccolte per la creazione di una mostra online. Il laboratorio si \u00e8 svolto in diversi luoghi della memoria: Donja Gradina in Bosnia-Erzegovina, Jasenovac e Stara Gradi\u0161ka in Croazia, Dachau in Germania, Gonars e Visco in Italia, Staro Sajmi\u0161te e Jajinci in Serbia, Bu\u010dka e Maribor in Slovenia.<\/p>\n\n\n\n<p>Pochi mesi dopo, dal 7 al 14 giugno 2021, ha avuto luogo il workshop internazionale di fumetto e memoria, con sessioni teoriche e pratiche guidate dall\u2019artista Sa\u0161a Rakezi\u0107, meglio conosciuto con lo pseudonimo di&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.aleksandarzograf.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Aleksandar Zograf<\/a>, celebre fumettista attivo gi\u00e0 dagli anni Ottanta in Jugoslavia con diverse pubblicazioni. Anche questo laboratorio ha previsto una parte di attivit\u00e0 online e una parte di presenza, e i partecipanti sono stati accompagnati ad esprimere le proprie impressioni sui temi proposti attraverso l\u2019arte del fumetto. I luoghi in cui si \u00e8 svolto il laboratorio sono Zagabria in Croazia, Dachau in Germania, la risiera di San Sabba in Italia, Banjica e Topovske \u0160upe in Serbia, la prigione Stari Pisker e il memoriale Teharje in Slovenia.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img src=\"https:\/\/www.meridiano13.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/FotoMostraUdine1.jpg\" alt=\"mostra campi fascisti\" class=\"wp-image-2986\"\/><figcaption><em>La mostra allestita all\u2019Universit\u00e0 di Udine<\/em><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>L\u2019evento conclusivo del progetto \u00e8 stato organizzato a Udine il 25 e 26 maggio 2022. Il primo giorno i partecipanti sono stati invitati a un breve tour della citt\u00e0 durante il quale una guida esperta li ha accompagnati a conoscere i luoghi legati alla memoria della Seconda guerra mondiale. Il secondo giorno si \u00e8 tenuta la conferenza finale del progetto, durante la quale sono stati condivisi i risultati delle attivit\u00e0 e sono intervenuti con la loro preziosa testimonianza due sopravvissuti del campo di Gonars, Slavko Malnar e Marija \u0160imi\u0107, che hanno condiviso con i presenti la loro drammatica esperienza nei campi e la loro vita da ragazzi e adulti.<\/p>\n\n\n\n<h3>Le testimonianze dei sopravvissuti<\/h3>\n\n\n\n<p>Slavko Molnar \u00e8 nato nel 1937 a Ravnice, presso \u010cabar a nord di Zagabria. Dopo che gli italiani diedero fuoco al suo villaggio natale il 26 luglio 1942, fu deportato, a soli cinque anni, insieme alla maggior parte dei suoi compaesani al campo italiano di Kampor, sull\u2019isola di Rab. Nella primavera del 1943, insieme alla madre, fu trasferito al campo di Gonars. Gli orrori a cui \u00e8 sopravvissuto e a cui ha assistito da bambino hanno segnato per sempre la sua vita. Da adulto ha svolto diversi lavori, e si \u00e8 sempre impegnato in organizzazioni sociali, politiche e sportive. Insieme a \u017deljko Malnar, \u00e8 stato autore e redattore dello spettacolo \u201cUnder the old roofs\u201d su Radio \u010cabar. Grande appassionato della sua terra, ha scritto diversi libri sulla lingua, il linguaggio e la storia della regione in cui \u00e8 nato e vive, ottenendo premi e riconoscimenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Marija He\u0107imovi\u0107 in \u0160imi\u0107 \u00e8 nata a Prezid in Croazia nel 1942. La madre era una casalinga e contadina, e suo padre era un minatore di Like. Dopo l\u2019ingresso dell\u2019esercito italiano nel suo villaggio nel luglio 1942, dopo soli tre mesi dalla nascita, fu deportata con la madre nel campo di Kampor, e da l\u00ec al campo di Gonars. Dopo la capitolazione dell\u2019Italia, raggiunse Zagabria con la madre (allora aveva due anni e mezzo e per le difficili condizioni del campo dove \u00e8 vissuta fino a quel momento, non era ancora in grado di camminare), dove furono accolte dalla facoltosa famiglia di un\u2019amica della madre. Dopo aver terminato la scuola, ha lavorato come insegnante. Oggi vive a Prezid. Aveva pochi mesi al momento del suo internamento, e i suoi ricordi sono frutto dei minuziosi racconti della madre.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Alcune testimonianze, raccolte in video, sono disponibili&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.osobnasjecanja.hr\/video-arhiva\/dragica-vajnberger\/?search=subtitle&amp;val=dragica\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">qui<\/a>,&nbsp;<a href=\"http:\/\/www.osobnasjecanja.hr\/video-arhiva\/eva-akerman\/?search=subtitle&amp;val=eva\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">qui<\/a>&nbsp;o&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=8dQD59hQZj4&amp;t=2s\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">qui<\/a>.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Al termine della conferenza, si \u00e8 tenuta l\u2019inaugurazione della mostra, che prevedeva un percorso cronologico attraverso la memoria dei campi fascisti. Per la creazione dei pannelli esplicativi sono state utilizzare alcune delle fotografie realizzate durante i workshop, mentre i fumetti sono stati raccolti e messi a disposizione dei visitatori. L\u2019autrice della mostra \u00e8 Nata\u0161a Matau\u0161i\u0107, autrice e curatrice all\u2019interno del Museo di storia croata a Zagabria; hanno collaborato all\u2019allestimento il fotografo Sa\u0161a Kralj e Alice Straniero, la coordinatrice del progetto. \u00c8 stato riservato uno spazio alle interviste dei sopravvissuti, Slatko Malnar, Marija \u0160imi\u0107 ed altri, con la possibilit\u00e0 di visionare i filmati e guardare le loro interviste.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img src=\"https:\/\/www.meridiano13.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/FotoMostraUdine2.jpg\" alt=\"mostra campi fascisti\" class=\"wp-image-2987\"\/><figcaption><em>La mostra allestita all\u2019Universit\u00e0 di Udine<\/em><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>\u00c8 stato un onore ascoltare le voci di due sopravvissuti, e poterli conoscere di persona. Oggi sono anziani, ma i loro ricordi sono vivi e si percepisce con chiarezza il desiderio di far conoscere la propria esperienza e quella delle persone che l\u2019hanno condivisa, per far s\u00ec che questa triste parte della storia italiana non venga dimenticata. \u00c9 sorprendente come siano riusciti a narrare le proprie vicende con spontaneit\u00e0 e con un pizzico di ironia, a suscitare persino ilarit\u00e0 nel pubblico con aneddoti simpatici e divertenti. Hanno commosso tutti i presenti esprimendo un profondo amore per la vita, nonostante le sofferenze inimmaginabili che hanno vissuto.<\/p>\n\n\n\n<p>Le finalit\u00e0 del progetto ruotano intorno al senso di responsabilit\u00e0:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p>Oggi abbiamo il dovere di fare tutto ci\u00f2 che \u00e8 in nostro potere affinch\u00e9 le vittime dei campi fascisti italiani e le loro sofferenze rimangano perennemente impressi nella memoria, oggi e per le generazioni a venire.<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p>Un obiettivo fondamentale, che invita a un confronto aperto e oggettivo verso un passato pesante, per lo pi\u00f9 ignorato e non ancora riconosciuto dalle autorit\u00e0 italiane, e punta a fornire ai cittadini europei strumenti per poter essere pi\u00f9 resilienti e critici nei confronti dell\u2019autoritarismo e del populismo, e meno inclini al razzismo e alla radicalizzazione.<\/p>\n\n\n\n<p><em>* Serena Prenassi, dopo aver lavorato diversi anni nel campo delle spedizioni marittime, studia mediazione culturale presso l\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Udine. Si ringraziano la professoressa Natka Badurina (Universit\u00e0 di Udine) per la revisione del testo e Alice Straniero di Documenta per la messa a disposizione dei materiali relativi al progetto.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Serena Prenassi* da Meridiano 13 Quanto sappiamo dei campi fascisti in Friuli e in Croazia e dei crimini commessi l\u00ec durante la Seconda guerra mondiale? Le evidenze storiche vengono preservate o taciute? Qual \u00e8 la narrazione legata a questi tragici eventi? Un progetto europeo ha voluto rispondere a queste domande e far conoscere una storia con cui \u00e8 necessario confrontarsi. 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