{"id":4189,"date":"2022-08-06T14:21:44","date_gmt":"2022-08-06T12:21:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=4189"},"modified":"2022-08-06T14:21:45","modified_gmt":"2022-08-06T12:21:45","slug":"oltre-altrove-a-altro","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2022\/08\/06\/oltre-altrove-a-altro\/","title":{"rendered":"Oltre, altrove, a\/Altro"},"content":{"rendered":"\n<p>di Bianca Della Pietra del 6\/8\/2022<\/p>\n\n\n\n<p>Nel corso di questa estate mi sono spesso chiesta quali fossero gli elementi che mi portano in montagna oppure al mare. A pensarci bene, se dovessi scegliere tra i due ambienti, sono indecisa: in estate e in inverno frequento volentieri entrambi.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma cosa rappresentano per me? Ho cercato di rifletterci sopra e ne condivido con voi l\u2019esito, nella speranza di essere riuscita a relativizzare il mio vissuto personale.<\/p>\n\n\n\n<p>La prima parola che mi \u00e8 venuta in mente \u00e8 stata proprio OLTRE.<\/p>\n\n\n\n<p>La lego alla montagna dove ogni tappa rappresenta uno stimolo ad andare avanti a vedere cosa c\u2019\u00e8. \u00c8 la sfida a superare gli ostacoli, la resistenza nell\u2019affrontare il percorso e le sue difficolt\u00e0, l\u2019attenzione che deve essere posta ad ogni passo per raggiungere la meta. E da qui si apre l\u2019oltre: il panorama delle vette che ci circondano e, talvolta, lo sguardo ci porta fino al mare.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mare, appunto, l\u2019ALTROVE, un altro posto.<\/p>\n\n\n\n<p>Quella distesa mai ferma, che avanza e arretra, a volte uguale al giorno precedente, a volte completamente diversa; accogliente e respingente, invitante o repellente. Il mare ci da il senso dell\u2019infinito, ci fa paura o ci attrae verso le sue profondit\u00e0 nascoste che solo pochi sono in grado di conoscere e apprezzare.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019a\/ALTRO: anche qui userei verbi di movimento.<\/p>\n\n\n\n<p>Che si tratti di qualsiasi forma nel suo manifestarsi, sia cosa (altro) che persona (Altro), ci sentiamo cauti oppure lanciati nell\u2019avvicinamento, escludenti o accoglienti, pregiudizievoli oppure liberi e aperti. Penso ai \u201cballetti\u201d del periodo Covid: una sorta di danza nell\u2019incontro con l\u2019Altro allo scopo di evitarlo e mantenersi immuni dal contatto. Un passo in avanti lui o lei, due passi indietro io; allunghiamo le mani, no le ritiriamo: meglio sfiorarsi solo con le nocche. Di incontri ravvicinati neanche parlarne, abbracci negati o almeno poco raccomandati.<\/p>\n\n\n\n<p>Sguardi che indicano l\u2019immediato inquadramento in qualche categoria nota: ha o non ha il Covid, la fiducia (posso fidarmi o no?), l\u2019odore, gli occhi, il colore della pelle (da dove viene? Sar\u00e0 pulito\/a?), le intenzioni (cosa vuole da me?)\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Queste riflessioni mi ricordano Don Pierluigi Di Piazza quando afferma che l\u2019incontro con le persone implica affrontare il mistero.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco, credo che questo sia l\u2019elemento che accomuna i miei pensieri: la curiosit\u00e0, il fascino ma anche il timore del mistero.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo momento, in molti luoghi, la politica cerca di annullare il concetto del mistero in quanto elemento terrifico, da controllare e, se possibile, allontanare.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mistero assume forme umane in particolare negli estranei e negli stranieri. Come eliminarlo? Rafforzando l\u2019identitarismo delle comunit\u00e0. Questo per\u00f2 non fa altro che rafforzare il senso di persecutoriet\u00e0 che l\u2019a\/Altro sconosciuto pu\u00f2 comportare e a cui molte volte, si cerca di far fronte con l\u2019eliminazione\u2026dai pensieri, dagli sguardi, dalle pratiche di cittadinanza e con le pratiche dell\u2019attenta e vigile burocrazia, con l\u2019interesse tramite il quale, comunque, c\u2019\u00e8 sempre qualcosa da guadagnare, anche affittando case e negozi magari in condizioni di degrado: quello che io non userei mai o pi\u00f9, pu\u00f2 sempre servire a chi considero meno di me. E magari ci posso anche ricavare qualcosa.<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 la comunit\u00e0 che viene messa in grado di riflettere sulla propria identit\u00e0 (peraltro sempre temporanea e localizzata). Le viene attribuita un\u2019identit\u00e0 costruita per interessi politici di controllo e mantenimento dello status quo, magari il proprio.<\/p>\n\n\n\n<p>In realt\u00e0 l\u2019identit\u00e0 \u00e8 in continua evoluzione e, in particolare in una citt\u00e0, \u00e8 multisfaccettata perch\u00e8 si arricchisce di nuovi elementi: persone, cambiamenti del territorio, nuovi collegamenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Ancora don Di Piazza ci dice che i nuovi arrivati ci provocano a pensare \u201cperch\u00e9 vengono? Cosa cercano venendo? Noi dovremmo rispondere a queste domande, ma spesso ci trinceriamo dietro a frasi fatte, luoghi comuni e stereotipi\u201d e le cose restano uguali. Forse anche peggiorano: come si pu\u00f2 reagire se non ci si sente accolti? Se non si riesce a trovare risposta ai propri bisogni? Se, nonostante la presenza, quel che si auspica \u00e8 solo l\u2019assenza? Se l\u2019organizzazione \u00e8 sempre carente? Se da un fatto negativo, si passa a generalizzare e a colpevolizzare intere comunit\u00e0, come si pu\u00f2 integrarsi (passaggio formale verso un\u2019inclusione pi\u00f9 completa)?<\/p>\n\n\n\n<p>Oltre, altrove, a\/Altro: il comun denominatore \u00e8 l\u2019essere sempre in ricerca, che poi \u00e8 il motore dello sviluppo umano, impossibile negarlo, ricerca nel superare le apparenze, le certezze delle proprie posizioni che diventano indiscutibili.<\/p>\n\n\n\n<p>I tre termini si uniscono: andare al di l\u00e0, trovare un altro luogo in cui incontrarsi sia possibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Concluderei con una poesia di Fernando Pessoa composta nel 1917 e contenuta nella raccolta \u201c<a href=\"https:\/\/www.amazon.it\/violinista-pazzo-Fernando-Pessoa\/dp\/8836818188?tag=libreriamo-21\">Il violinista pazzo<\/a>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>La fuga con la persona amata indica l\u2019Altrove quale luogo di speranza, allegria e fantasia. Ecco, credo che anche di questo abbiamo un gran bisogno.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAltrove\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Andiamo via, creatura mia,\u2028<\/p>\n\n\n\n<p>L\u00ec ci sono giorni sempre miti\u2028<\/p>\n\n\n\n<p>E campi sempre belli.\u2028<\/p>\n\n\n\n<p>La luna che splende su chi\u2028<\/p>\n\n\n\n<p>L\u00e0 vaga contento e libero\u2028<\/p>\n\n\n\n<p>Ha intessuto la sua luce con le tenebre\u2028<\/p>\n\n\n\n<p>Dell\u2019immortalit\u00e0.\u2028<\/p>\n\n\n\n<p>L\u00ec s\u2019incominciano a vedere le cose,\u2028<\/p>\n\n\n\n<p>Le favole narrate sono dolci come quelle non raccontate,\u2028<\/p>\n\n\n\n<p>La le canzoni reali-sognate sono cantate\u2028<\/p>\n\n\n\n<p>Da labbra che si possono contemplare.\u2028<\/p>\n\n\n\n<p>Il tempo l\u00ec \u00e8 un momento di allegria,\u2028<\/p>\n\n\n\n<p>La vita una sete soddisfatta,\u2028<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019amore come quello di un bacio\u2028<\/p>\n\n\n\n<p>Quando quel bacio \u00e8 il primo.\u2028<\/p>\n\n\n\n<p>Non abbiamo bisogno di una nave, creatura mia,\u2028<\/p>\n\n\n\n<p>Ma delle nostre speranze finch\u00e9 saranno ancora belle,\u2028<\/p>\n\n\n\n<p>Non di rematori, ma di sfrenate fantasie.<\/p>\n\n\n\n<p>Oh, andiamo a cercar l\u2019Altrove.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Bianca Della Pietra del 6\/8\/2022 Nel corso di questa estate mi sono spesso chiesta quali fossero gli elementi che mi portano in montagna oppure al mare. 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