{"id":4181,"date":"2022-07-11T19:24:36","date_gmt":"2022-07-11T17:24:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=4181"},"modified":"2022-07-11T19:24:37","modified_gmt":"2022-07-11T17:24:37","slug":"srebrenica-le-rimozioni-della-narrazione-pubblica-europea","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2022\/07\/11\/srebrenica-le-rimozioni-della-narrazione-pubblica-europea\/","title":{"rendered":"Srebrenica: le rimozioni della narrazione pubblica europea"},"content":{"rendered":"\n<p>Un&#8217;intervista a Andrea Rizza Goldstein del 11\/07\/2022 &#8211;\u00a0 Marco Siragusa (da OBCT , questo articolo \u00e8 uscito in collaborazione con Meridiano 13\u00a0 )<\/p>\n\n\n\n<p>A quasi trent\u2019anni dal genocidio siamo molto lontani dall\u2019avvio di un dialogo e di una discussione pubblica &#8211; in Bosnia Erzegovina e in Europa &#8211; rispetto alle memorie di quanto avvenuto a Srebrenica.<\/p>\n\n\n\n<p>Andrea Rizza Goldstein, fotogiornalista, \u00e8 stato impegnato dal 2010 al 2017 con la Fondazione Alexander Langer Stiftung per il progetto Adopt Srebrenica&nbsp; , un progetto psico-sociale nel post-conflitto bosniaco. Dal 2017 lavora per Arci Bolzano-Bozen&nbsp; come coordinatore e membro di numerosi progetti tra cui \u201cUltima fermata Srebrenica&nbsp; \u201d. Membro della Commissione Memoria e Antifascismo di Arci nazionale, collabora con numerose scuole superiori della Provincia di Bolzano come consulente esterno per la formazione nei progetti di cittadinanza sui temi della memoria, dei diritti umani, dell&#8217;antiscriminazione e della gestione dei conflitti. Lo abbiamo intervistato nell&#8217;occasione del 22mo anniversario del genocidio di Srebrenica.<\/p>\n\n\n\n<p><em>L\u201911 luglio 1995 le truppe serbo-bosniache guidate dal generale Ratko Mladi\u0107 entrarono nella \u201czona protetta\u201d (dalle Nazioni Unite) di Srebrenica. Nei giorni successivi alla caduta della citt\u00e0, le forze militari e paramilitari serbo-bosniache liquidarono sistematicamente oltre 8 mila bosgnacchi \u2013 i bosniaci musulmani. Si tratt\u00f2 del primo genocidio avvenuto in Europa dalla fine della Seconda guerra mondiale, dimostrato e dichiarato tale da numerose sentenze di giustizia penale internazionale. Come venne accolto l\u2019evento nel continente e qual \u00e8 stata la sua eredit\u00e0 nella recente storia europea?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Dall\u2019avvio dell\u2019operazione finale serbo-bosniaca su Srebrenica, l\u2019area era monitorata dagli aerei spia statunitensi e ci sono fotografie aeree che documentano le deportazioni degli uomini bosgnacchi verso i luoghi delle esecuzioni. Il 14 luglio 1995, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite emise un comunicato sulla base delle informazioni relative a \u00abuccisioni di civili inermi\u00bb a Srebrenica, condannandole come&nbsp; \u00abinaccettabile procedura di pulizia etnica\u00bb. Ci sono anche richieste ufficiali di intervento internazionale, indirizzate a tutta la catena di comando ONU-UNPROFOR da parte della leadership bosniaco-musulmana, riguardo al destino di alcune migliaia di prigionieri bosgnacchi detenuti al campo sportivo di Nova Kasaba, che verranno poi uccisi nei giorni successivi. Voglio dire che, sulla linea ONU-UNPROFOR-Gruppo di contatto, pare piuttosto evidente che ci fosse la consapevolezza di cosa stesse accadendo nella zona di Srebrenica. Non mi risulta che ci siano stati interventi internazionali per impedire che questo accadesse. E gli stermini di massa sono andati avanti fino al 16-17 luglio, mentre liquidazioni di gruppi pi\u00f9 piccoli di prigionieri sono state registrate fino a fine luglio.<\/p>\n\n\n\n<p>Il problema \u00e8 che per una serie di motivi il destino di Srebrenica probabilmente era gi\u00e0 segnato. Dai documenti a disposizione, tra cui le Direttive del Comando UNPROFOR, \u00e8 chiaro che nelle stanze dei bottoni era gi\u00e0 stato deciso di non intervenire.<\/p>\n\n\n\n<p>Il tema delle responsabilit\u00e0 internazionali nel genocidio di Srebrenica, come momento apicale della tragica dissoluzione violenta della ex-Jugoslavia, ha trovato pochissimo spazio nella narrativa pubblica europea. Queste responsabilit\u00e0 partono dall\u2019aver accettato di interloquire, legittimandoli, con leader politici locali che promuovevano progetti di esclusivismo etno-nazionale come soluzione alla crisi politico-istituzionale jugoslava. Il circolo vizioso avviato dalla mediazione internazionale nel sostenere \u201cuomini forti\u201d, \u201cstabilizzatori\u201d \u00e8 alla base di quell\u2019escalation di violenza che ha prodotto le pulizie etniche &#8211; termine coniato proprio per descrivere cosa stava succedendo in ex-Jugoslavia- , gli stupri etnici di massa come strumento di guerra, le deportazioni, i campi di concentramento e un nuovo genocidio in Europa.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure, i discorsi e i proclami dei politici locali erano piuttosto chiari. A livello internazionale si \u00e8 per\u00f2 voluto accettare di interloquire con qualsiasi cosa non \u201cpuzzasse\u201d di jugoslavismo, di socialismo, nel contesto dell\u2019Europa post caduta del Muro di Berlino. E quello che hanno prodotto le propagande locali e votato le comunit\u00e0 della dissolvenda federazione jugoslava, sono stati partiti e leader politici etno-nazionalisti, paladini degli interessi etno-territoriali di gruppo. Lo stesso Karad\u017ei\u0107, leader politico dei serbo-bosniaci condannato nel 2019 al carcere a vita per il genocidio di Srebrenica e altri crimini contro l\u2019umanit\u00e0, tra i quali l\u2019assedio di Sarajevo \u2013 a novembre del 1991 dichiar\u00f2: \u00abQuesta \u00e8 una lotta fino alla fine, una lotta per lo spazio vitale\u00bb. La comunit\u00e0 internazionale, l\u2019Europa, ha fatto finta di non capire che si stava parlando di Lebensraum.<\/p>\n\n\n\n<p>Per capire che posto hanno la dissoluzione jugoslava, la guerra in Bosnia ed Erzegovina e il genocidio di Srebrenica nella narrativa pubblica europea basta cercare nella manualistica scolastica. Da noi, per esempio, le guerre jugoslave degli anni Novanta sono risolte con un capitoletto striminzito che spesso fa riferimento a una guerra civile \u2013 che non \u00e8 stata! \u2013 o a un conflitto etno-religioso e ne trova la causa nel concetto di \u201cpolveriera balcanica\u201d o nella presunta predisposizione antropologico-genetica di quei popoli alla violenza. Si tratta di spiegazioni \u201ccomode\u201d per non affrontare il tema delle responsabilit\u00e0 internazionali nella dissoluzione violenta della federazione jugoslava, fino al genocidio di Srebrenica.<\/p>\n\n\n\n<p>Se \u00e8 vero \u2013 e penso che sia proprio cos\u00ec \u2013 che \u00abla costruzione di una memoria pubblica \u00e8 un processo in continua trasformazione, dove la memoria \u00e8 il risultato di un processo di scelte e di selezione, di conflitti pubblici e primo fra tutti il rapporto tra memoria e oblio, tra ci\u00f2 che una comunit\u00e0 vuole ricordare (e celebrare) e ci\u00f2 che vuole dimenticare, rimuovere o nascondere\u00bb [Bruno Maida, \u201cFare memoria oggi\u201d, Ed. Arci, Seminario nazionale su memoria e antifascismo, Collegno (TO), 27-28 giugno 2015], l\u2019omissione di memoria (e di analisi) rispetto a quanto successo in ex-Jugoslavia, fino al genocidio di Srebrenica, rientra in pieno in questo processo di selezione e oblio. Con l\u2019evidente obiettivo di \u201csorvolare\u201d sull\u2019analisi delle responsabilit\u00e0 internazionali, mentre in realt\u00e0 sarebbe (stato) fondamentale \u2013 dopo Srebrenica \u2013 fermarsi per mettere a nudo il crash di sistema e tutte le responsabilit\u00e0 connesse.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Oltre a morte e distruzione, quali sono state le conseguenze del genocidio per la popolazione di Srebrenica e per gli equilibri etnici?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Cerco di non usare il termine \u201cetnico\u201d riferito a bosgnacchi, serbi o serbo-bosniaci, croati o croato-bosniaci, ecc. Uso pi\u00f9 volentieri (gruppo, appartenenza) etno-nazionale, anche se in realt\u00e0 nel linguaggio politico jugoslavo erano definiti popoli. Alcuni avevano lo status giuridico-costituzionale di popoli costitutivi &#8211; sloveni, croati, musulmani (bosgnacchi dal 1992), serbi, montenegrini e macedoni \u2013 e si scrivevano con la lettera maiuscola. Poi c\u2019erano le nazionalit\u00e0 (minoranze nazionali) come ungheresi, tedeschi, italiani, slovacchi, albanesi, ecc. e i rom, perch\u00e9 la Jugoslavia \u2013 unico paese al mondo \u2013 riconosceva costituzionalmente lo status di minoranza nazionale ai rom. E non si faceva differenza, nella definizione, per esempio tra serbi di Serbia o serbi di Croazia o serbo-bosniaci; un serbo era \u201cSerbo\u201d, se al censimento si dichiarava tale, inteso proprio come appartenente a uno dei sei popoli costitutivi, indipendentemente dal fatto che vivesse in Croazia, Bosnia Erzegovina o Slovenia. Al censimento ci si poteva anche dichiarare jugoslavi, che in realt\u00e0 sarebbe stato lo status di cittadinanza nazionale.<\/p>\n\n\n\n<p>Queste \u201ccomplessit\u00e0\u201d, questi istituti giuridici fuori dagli schemi delle strutture occidentali, sono stati semplificati con la chiamata identitaria all\u2019appartenenza (escludente) a un gruppo etno-nazionale e possiamo tranquillamente dire che \u00e8 stato un Nation building in ritardo di un secolo e mezzo, con l\u2019attualizzazione del Blut und Boden come ideologia (criminale) mischiata al concetto di Lebensraum, che ha spostato il significato etico e morale di tutto ci\u00f2 che \u00e8 stato commesso in nome della \u201cnazione\u201d, fino appunto al genocidio. Nicole Janigro spiega molto bene questa \u201cesplosione delle nazioni\u201d rispetto al fallimento del tentativo di depotenziare le micro-identit\u00e0 nazionali a favore di una meta-identit\u00e0 jugoslava e le possibili ripercussioni sulla meta-identit\u00e0 europea, nel passaggio su \u00abL\u2019Europa che muore a Sarajevo \u00e8 quella della Ragione occidentale\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Un altro elemento da tenere in considerazione, se parliamo di conseguenze del genocidio, \u00e8 il trauma. La municipalit\u00e0 di Srebrenica, prima della guerra (censimento del 1991) aveva 36.666 abitanti di cui 27.572 (75,19%) musulmani, dal 1992 denominati bosgnacchi; 8.315 (22,67%) serbi; 380 (1,03%) jugoslavi; 361 (0,98%) altri. Nella citt\u00e0 di Srebrenica citt\u00e0 vivevano 5.746 abitanti, di cui 3.673 (63,92%) bosgnacchi, 1.632 (28,40%) serbi, 34 (0,59%) croati, 328 (5,70%) jugoslavi e 79 (1,37%) altri. I dati ufficiali pi\u00f9 recenti, quelli del censimento del 2013, riportano il numero surreale di 13.409 abitanti di cui 7.248 bosgnacchi, 6.028 serbi, 16 croati. 23 persone non si sono dichiarate per appartenenza etnico-nazionale e 67 si sono dichiarati \u201caltro\u201d. Confrontando questi risultati con il censimento del 1991 (l\u2019ultimo prima della guerra) Srebrenica ha perso 23.257 cittadini (63,43%). Di questi, 20.324 musulmani. Tenendo presente che ci si pu\u00f2 dichiarare residenti anche per i soli fini elettorali e che realmente in tutta la Municipalit\u00e0 di Srebrenica vivono non pi\u00f9 di 5-6.000 persone delle quali circa 2-3.000 in citt\u00e0 (dati ufficiosi), questi sono i risultati delle pulizie etniche e del genocidio. E la situazione non \u00e8 diversa in altre parti della Bosnia Erzegovina.<\/p>\n\n\n\n<p>Srebrenica \u00e8 una comunit\u00e0 traumatizzata, distrutta nella sua continuit\u00e0 identitaria dal genocidio, che ha cancellato una parte di se stessa. Distrutta dal punto di vista delle relazioni socio-antropologiche, che vive in una situazione di sospensione e di narrative in conflitto rispetto a quanto successo durante la guerra. Hasan Nuhanovi\u0107, traduttore presso il battaglione dei caschi blu olandesi, testimone diretto e promotore del processo contro l\u2019Olanda per responsabilit\u00e0 nel genocidio, una volta mi ha detto: \u00abSrebrenica non ha ancora risolto l\u2019equilibrio tra la vita e la morte. \u00c9 in bilico tra essere una citt\u00e0 morta e una citt\u00e0 dei morti. Una citt\u00e0 morta pu\u00f2 tornare a vivere, ma una citt\u00e0 dei morti sar\u00e0 tale per sempre. Oggi sono pi\u00f9 i morti nel genocidio sepolti a Poto\u010dari, che i vivi che abitano a Srebrenica\u00bb. E a proposito delle vittime del genocidio, a distanza di quasi trent\u2019anni, sono ancora oltre mille le persone che non sono ancora state ritrovate.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo impedisce a diverse centinaia di famiglie di ricollocare il trauma e mantiene la comunit\u00e0 di riferimento in una situazione di sospensione e di attesa, che blocca qualsiasi possibilit\u00e0 di cominciare a rielaborare il lutto e i traumi individuali e collettivi. E questo \u00e8 un passaggio fondamentale, necessario prima di poter pensare di avviare un dialogo, una discussione pubblica su quanto avvenuto durante la guerra e sul genocidio.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Ancora oggi, trovare una comune lettura del passato sembra impossibile. Basti pensare al rifiuto dei leader politici serbo-bosniaci di riconoscere quell\u2019evento come un \u201cgenocidio\u201d. Quali sono i motivi e gli ostacoli che impediscono una reale riconciliazione o, ancora prima, di quella che viene definita una \u201cmemoria storica condivisa\u201d?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Non credo molto nel concetto di memoria condivisa, specialmente in contesti di compresenza di comunit\u00e0 diverse all\u2019interno di un determinato spazio sociale. Lo ricollego a delle operazioni artificiali, politico-istituzionali, discendenti dall\u2019alto, spesso con poca aderenza alla realt\u00e0 vissuta dalle comunit\u00e0 interessate, oppure frutto di Powerplay o di approcci colonialistici al post-conflitto. La riconciliazione \u00e8 frutto di un processo di lungo termine. E ogni comunit\u00e0 dovrebbe avere il tempo di trovare il modo di stare dentro alla complessit\u00e0 della storia che la riguarda.<\/p>\n\n\n\n<p>Faccio riferimento all\u2019esperienza concreta del compianto Sinan Ali\u0107 e della sua fondazione \u201cIstina, Pravda, Pomirenje&nbsp; \u201d \u2013 Verit\u00e0, giustizia, riconciliazione. Ecco, il nome indica quelle che secondo me sono le pietre miliari del processo di riconciliazione. Ogni elemento costitutivo di questo percorso gerarchico rappresenta un processo complesso di per s\u00e9. Il processo di definizione della verit\u00e0 \u00e8 complesso e altrettanto quello della giustizia. A questo si aggiunge il tema della war legacy intergenerazionale, della difficolt\u00e0 ad avviare processi di dialogo e discussione pubblica sulla c.d. \u201cstoria dell\u2019altro\u201d, prima di poter pensare di essere all\u2019inizio di un processo di riconciliazione.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo contesto si colloca il progetto che abbiamo appena concluso con il Memoriale di Srebrenica e che \u00e8 stato presentato il 10 luglio&nbsp; nell\u2019ambito degli eventi per le Commemorazioni delle vittime del genocidio. Il progetto \u201cSrebrenica 2.0\u201d \u00e8 finanziato dal MAECI (Ministero degli Affari Esteri e Cooperazione Internazionale) ed \u00e8 un partenariato tra il Memoriale di Srebrenica e una rete di associazioni italiane che da diversi anni hanno costruito relazioni con la Bosnia Erzegovina e con Srebrenica in particolare (Arci Bolzano, Trentino, Firenze, Associazione Buongiorno Bosnia di Venezia, Centro Pace di Cesena e Teatro Zappa Theater di Merano).<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta di un percorso di memoria digitale&nbsp; , App scaricabile per dispositivi mobili, che si sviluppa in nove luoghi della storia significativi per comprendere lo svolgersi dei principali eventi che hanno portato al genocidio del luglio 1995 e nasce da una serie di osservazioni e rilevazioni sul campo.<\/p>\n\n\n\n<p>Innanzitutto, la necessit\u00e0 di trovare il sistema di riportare la memoria a Srebrenica, in quanto luogo della storia. Il luogo della memoria, ovvero il Memoriale di Srebrenica&nbsp; , si trova a Poto\u010dari, che dista alcuni chilometri dalla cittadina, mentre il luogo della storia \u2013 Srebrenica \u2013 non ha sostanzialmente nessun segno di memoria pubblica rispetto a tutto quello che \u00e8 successo l\u00ec. Eppure, Srebrenica \u00e8 stata il luogo della storia dove si sono vissuti i destini di parecchie decine di migliaia di persone dal 1992 al 1995, fino al momento del genocidio, che avviene in altri luoghi rispetto all\u2019area urbana di Srebrenica.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo \u00e8 una conseguenza diretta del sostanziale mancato avvio di un dialogo e discussione pubblica e ognuna delle due comunit\u00e0 coinvolte ha consolidato delle sue pratiche memoriali pubbliche che non comunicano e sono in concorrenza. E non potrebbe essere altrimenti perch\u00e9 la situazione, a quasi trent\u2019anni dal genocidio, \u00e8 che siamo molto lontani dall\u2019avvio di un dialogo e di una discussione pubblica rispetto alle memorie di guerra. L\u2019attuale amministrazione municipale serbo-bosniaca di Srebrenica, in linea di continuit\u00e0 con il discorso pubblico delle \u00e9lite politiche al governo, \u00e8 dichiaratamente negazionista rispetto al genocidio. Ed \u00e8 evidente la volont\u00e0 da parte dei serbo-bosniaci negazionsti di cancellare le tracce, i luoghi della storia e di risemantizzare, cambiandone il significato, luoghi fondamentali per comprendere quanto accaduto a Srebrenica fino al genocidio.<\/p>\n\n\n\n<p>Altrettanto, durante i numerosi viaggi di conoscenza e formazione effettuati nell\u2019ultimo decennio con giovani da tutta Italia, \u00e8 emersa la necessit\u00e0 di avere dei supporti multimediali per mettere in condizione i partecipanti di ricostruirsi un background visuale-cognitivo per comprendere meglio le dinamiche e gli sviluppi della guerra e di come si \u00e8 arrivati al genocidio del luglio 1995.<\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre abbiamo rilevato la difficolt\u00e0 per i serbo-bosniaci, specialmente per le giovani generazioni, a causa delle pressioni sociali rispetto al negazionismo del genocidio, che costituisce il mainstream narrativo identitario-costitutivo del loro gruppo etno-nazionale, di entrare fisicamente al Memoriale di Srebrenica per conoscere la cosiddetta \u201cstoria dell\u2019altro\u201d, che non vuol dire essere costretti a cambiare la propria opinione, ma almeno prendere atto che esiste un\u2019altra versione rispetto a quella del tuo gruppo etno-nazionale e quindi forse aggiungere complessit\u00e0 alla lettura di quanto realmente accaduto durante la guerra. Una app per telefono cellulare potrebbe facilitare la fruizione in maniera privata, fuori dal controllo e dallo stigma di gruppo, della \u201cstoria dell\u2019altro\u201d, e contribuire a implementare la discussione pubblica sulla\/e memoria\/e di guerra, che altrimenti rimangono blindate nei compartimenti stagni delle narrative in conflitto.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi, rispetto al negazionismo del genocidio, \u00e8 un meccanismo comprensibile. Innanzitutto, fa parte integrante dei cosiddetti Ten stages of genocide e poi \u00e8 un meccanismo di autodifesa individuale e di gruppo. Chi ammetterebbe di aver commesso un crimine di questa portata o che in nome del gruppo nazionale a cui appartiene \u00e8 stata commessa questa atrocit\u00e0? Ammetterlo significherebbe ammettere che l\u2019ideologia fondativa di quella che poi \u00e8 diventata la Republika Srpska era criminale e che questa entit\u00e0 territoriale, riconosciuta dalla comunit\u00e0 internazionale con l\u2019Accordo di Dayton, \u00e8 fondata sui crimini di guerra, sugli stupri etnici di massa, sulle fosse comuni e sul genocidio.<\/p>\n\n\n\n<p><em>A ottobre, tutti i cittadini della Bosnia saranno chiamati alle urne in quelle che si prospettano essere le elezioni pi\u00f9 tese e complicate degli ultimi anni. Credi che le Commemorazioni dell\u201911 luglio possano essere un trampolino di lancio per una campagna elettorale inevitabilmente basata su continue polemiche e divisioni?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Questo succede dalla fine della guerra ogni due anni, perch\u00e9 a cadenza biennale in Bosnia Erzegovina si intersecano i cicli quadriennali delle elezioni politiche (nazionali) e amministrative (comunali) e possiamo dire che le campagne elettorali si susseguono senza soluzione di continuit\u00e0. Srebrenica ovviamente \u00e8 sotto i riflettori e specialmente intorno alle commemorazioni dell\u201911 luglio le memorie e le tragedie di guerra vengono usate dalle propagande politiche come delle clave durante le campagne elettorali. Quindi niente di nuovo sotto il cielo di Srebrenica.<\/p>\n\n\n\n<p>Un elemento di novit\u00e0 sono le tensioni di contesto locale e internazionale. Mi riferisco alla crisi istituzionale bosniaca e alla guerra russo-ucraina. Rispetto al contesto locale, i rappresentanti (nazionalisti) di due dei tre popoli costitutivi bosniaco-erzegovesi, ovvero i croati e i serbi, dall\u2019estate scorsa, per motivi diversi hanno bloccato le istituzioni statali, minacciando la secessione, reclamando la costituzione di una terza entit\u00e0, paventando il ricorso alla forza per difendere i propri interessi nazionali, provocando forti tensioni interne e la mobilitazione della diplomazia internazionale per cercare di governare la crisi a suon di sanzioni e altri strumenti persuasivi. La guerra russo-ucraina ha polarizzato l\u2019opinione pubblica bosniaco-erzegovese e la leadership nazionalista serbo-bosniaca ha potenziato il discorso pubblico sulla difesa della serbitudine e degli interessi territoriali del popolo serbo.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi, in centro a Srebrenica, a pochi giorni dall\u2019inizio delle commemorazioni delle vittime del genocidio, \u00e8 apparso un enorme cartellone che ritrae Milorad Dodik, membro serbo della Presidenza statale, che stringe la mano a Vladimir Putin. La scritta recita: \u201cCustodi dell\u2019ortodossia\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un&#8217;intervista a Andrea Rizza Goldstein del 11\/07\/2022 &#8211;\u00a0 Marco Siragusa (da OBCT , questo articolo \u00e8 uscito in collaborazione con Meridiano 13\u00a0 ) A quasi trent\u2019anni dal genocidio siamo molto lontani dall\u2019avvio di un dialogo e di una discussione pubblica &#8211; in Bosnia Erzegovina e in Europa &#8211; rispetto alle memorie di quanto avvenuto a Srebrenica. Andrea Rizza Goldstein, fotogiornalista, \u00e8 stato impegnato dal 2010 al 2017 con la Fondazione Alexander Langer Stiftung per il progetto Adopt Srebrenica&nbsp; , un<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":4182,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[16],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4181"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4181"}],"version-history":[{"count":1,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4181\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4183,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4181\/revisions\/4183"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/media\/4182"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4181"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4181"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4181"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}