{"id":4168,"date":"2022-06-23T09:36:22","date_gmt":"2022-06-23T07:36:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=4168"},"modified":"2022-06-23T09:36:23","modified_gmt":"2022-06-23T07:36:23","slug":"non-voglio-morire-precaria","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2022\/06\/23\/non-voglio-morire-precaria\/","title":{"rendered":"Non voglio morire precaria"},"content":{"rendered":"\n<p>di Irma Hibert del 23\/6\/2022<\/p>\n\n\n\n<p>Sono le ore 12 del 09 giugno, suona l\u2019ultima campanella dell\u2019anno scolastico. Gli studenti sono in fibrillazione, hanno messo l\u2019ultimo punto ad un anno scolastico duro e lungo. Didattica mista, un po\u2019 in presenza un po\u2019 a distanza, le interrogazioni, test, verifiche. Mi salutano con grandi e lunghi abbracci e l\u2019immancabile domanda: \u201cProf, ma lei a settembre sar\u00e0 ancora con noi?\u201d. Ormai hanno abbastanza esperienza scolastica da sapere che ogni anno cambiano insegnanti, senza sapere bene il perch\u00e9 e si preoccupano di dover ricominciare a guadagnare terreno con un insegnante nuovo, con metodologie nuove, con nuove dinamiche che li destabilizzano non poco. Io in quel momento, come sempre con un nodo in gola, rispondo molto evasivamente con un \u201cVedremo ragazzi, vedremo. Intanto godetevi l\u2019estate.\u201d Questa mia condizione da precaria della scuola dura ormai da dieci lunghi anni. \u00c8 una condizione di perenne incertezza che mi crea sentimenti di infelicit\u00e0, preoccupazione, inadeguatezza e paura. Ogni anno, quando ricomincia l\u2019anno scolastico aspetto la mail di convocazione come una scure che sta per abbattersi su di me. Prima di tutto non so mai se riuscir\u00f2 a lavorare con la cattedra piena e dunque, a stipendio pieno (cosa che non \u00e8 di poco conto perch\u00e9 poi influenza la vita di tutta la mia famiglia dal punto di vista economico). Oltre a questo, ogni anno mi trovo in una condizione in cui mi aspetta una nuova scuola, nuovi colleghi, nuovo dirigente scolastico, nuove classi, nuovo modus operandi al quale bisogner\u00e0 abituarsi, nuovi ragazzi, nuovi programmi e nuovi libri da seguire. Sembrano cose di poco conto ma sono invece importantissime, sono l\u2019anima stessa di questo mestiere meraviglioso. Trovarsi destabilizzati ogni anno scolastico significa intanto pi\u00f9 banalmente non raccogliere i frutti del proprio lavoro svolto nell\u2019anno precedente, significa doversi integrare un\u2019altra volta, dimostrarsi sempre daccapo, e crearsi un gruppo di lavoro dalle fondamenta. Significa, soprattutto, perdere la continuit\u00e0 didattica con la classe, perdere il filo di Arianna che dovrebbe farli crescere nelle loro conoscenze e competenze. Essere precario inoltre significa che sei sempre l\u2019ultimo arrivato, quello con meno diritti e pi\u00f9 obblighi, non hai la sensazione di fare alcun progresso nella tua carriera e appena ti abitui ad un posto ovvero alla tua nuova scuola ecco che il tuo contratto scade e sei nuovamente punto a capo.&nbsp; Ogni anno per i colleghi con cui lavori sei una meteora, una persona con la quale non ha senso fare progetti pluriennali, non ha nemmeno senso invitarti alla gita di classe dell\u2019anno venturo perch\u00e9 appunto non sanno se potranno contare sulla tua presenza. La condizione del precario \u00e8 una condizione di uno spaesato.<\/p>\n\n\n\n<p>Il precariato non \u00e8 una lamentela verso il desiderio di avere il posto fisso. \u00c8 pi\u00f9 una lamentela verso la triste realt\u00e0 dei fatti del non sapere che fine uno far\u00e0 all\u2019indomani. Secondo la legge europea dopo tre anni di precariato uno dovrebbe essere assunto. Ma questo dovrebbe accadere non perch\u00e9 deve avere il posto fisso dal quale non schiodarsi mai pi\u00f9, ma perch\u00e9 l\u2019esperienza \u00e8 un valore aggiunto che non si pu\u00f2 imparare se non lavorando. In questi dieci anni personalmente ho vissuto la realt\u00e0 delle scuole medie e delle scuole superiori, ho lavorato negli istituti professionali e negli istituti paritari, ho visto la differenza tra un liceo linguistico e un liceo classico, ho visto cosa significa lavorare anche sul sostegno. Questo bagaglio di esperienze non avrebbe potuto darmelo nessun corso universitario e nessun docente universitario (persone, peraltro, sempre lontanissime dal mondo scuola). Un po\u2019 di gavetta ci sta in realt\u00e0, ma quando diventa un decennio, forse il limite della dignit\u00e0 umana \u00e8 stato superato. Eppure, per il nostro governo non siamo degni di essere assorbiti nel mondo scuola. Ricordiamoci inoltre che negli ultimi 5 anni il governo italiano ha cambiato 4 Ministri dell\u2019Istruzione e ognuno di loro ha voluto lasciare il proprio nome scolpito nella storia sulle spalle dei lavoratori precari. Dicono oggi che non siamo pronti ad entrare in classe e che ci dobbiamo formare ulteriormente. Ma sinceramente nel mio caso, ho una laurea, un master, un dottorato di ricerca, ho pubblicato un mare di articoli e saggi, ho scritto persino un libro, ho lavorato all\u2019universit\u00e0 e fatto corsi di formazione all\u2019estero e ho persino dato i famigerati 24 crediti formativi dove (sempre al livello teorico ovviamente) mi hanno spiegato la psicologia e la pedagogia. Ma per il governo italiano non sono degna di avere un posto di lavoro a scuola. Se io penso alla mia prima supplenza a scuola non sapevo assolutamente come si scrive un programma, come si preparano le verifiche, quali sono i parametri di giudizio, cos\u2019\u00e8 un PON, PTOF, alunno DSA e la riunione GLI. Non sapevo nemmeno cosa dovessi fare durante un collegio docenti e tanto meno durante un CdC (Consiglio di classe). Diciamo che sono stata autodidatta e per fortuna oggi a occhi chiusi so cosa ci si aspetta da me dall\u2019inizio alla fine dell\u2019anno scolastico. Ma tutte queste informazioni qualcuno avrebbe dovuto darmele anni fa, durante la mia prima supplenza, e non chiedermelo adesso a dieci anni di distanza. Nel mio piccolo sono stata nominata anche coordinatore di classe, tutor per l\u2019alternanza scuola lavoro e ho avuto un\u2019infinit\u00e0 di altre mansioni oltre la docenza per le quali a quanto pare sono stata giudicata idonea, ma non abbastanza da poter lavorare avendo un contratto a tempo indeterminato. Tralascio inoltre la discussione sulla carta del docente non prevista per i docenti precari, anche in questo veniamo considerati di fascia inferiore, perci\u00f2 dalla banda internet usata in didattica a distanza, computer, cuffie, oltre ai vari corsi di formazione ce li siamo sempre pagati da soli, in silenzio senza proferire parola. Abbiamo mandato avanti la scuola anche noi, sostituito colleghi in malattia, maternit\u00e0, accettando persino che il nostro contratto venisse interrotto nel periodo delle vacanze di Natale; in modo da permettere al nostro MIUR di risparmiare in busta paga dal 24 dicembre al 7 gennaio. Ci\u00f2 che non si sa inoltre \u00e8 che essendo una precaria non mi \u00e8 stato possibile in questi 10 anni accendere un mutuo perch\u00e9 per tutte le banche sono una lavoratrice atipica senza continuit\u00e0 contrattuale. E affinch\u00e9 la beffa sia ancora maggiore lo stato mi tassa tantissimo ogni anno perch\u00e9 dichiaro un doppio CUD (quello della scuola e quello dell\u2019Inps per i mesi di disoccupazione estivi). Se gi\u00e0 parliamo di soldi non ho mai visto uno scatto di anzianit\u00e0 e il mio TFR \u00e8 inesistente poich\u00e9 mi viene liquidato ogni anno e non accantonato, e io puntualmente lo spendo invece di metterlo in un fondo personale poich\u00e9 la disoccupazione ogni anno mi arriva a gocce, e i mesi di luglio, agosto e settembre bisogna pur sopravvivere in qualche modo.&nbsp; Inoltre, la convocazione per la supplenza non arriva mai al primo di settembre ma ad anno scolastico gi\u00e0 iniziato. Penso di essere sempre entrata in cattedra verso la fine di settembre o ai primi di ottobre, perdendo cos\u00ec gi\u00e0 una cospicua quantit\u00e0 di ore. Se consideriamo che il quadrimestre finisce prima delle vacanze di Natale, per non lasciare indietro i programmi, noi precari abbiamo sviluppato un super potere di insegnamento, poich\u00e9 le mie classi e anche quelle dei colleghi precari come me non sono mai rimaste indietro su nulla.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il punto pi\u00f9 dolente di questa storia del precariato non sono nemmeno le mortificazioni da lavoratore che ho elencato finora quanto le mortificazioni personali legate alle nostre storie interrotte con i nostri ragazzi. Alla fine di ogni anno scolastico so gi\u00e0 che mi mancher\u00e0 quello studente chiacchierone di turno, quello che si lamenta su tutto, la studentessa brillante, anche la studentessa un po\u2019 lavativa, quel ciuffo in seconda fila e quegli occhi truccatissimi della terza. Ogni giugno so gi\u00e0 che mi mancheranno i loro sorrisi, le loro battute e le loro giornate brutte e buone. So che abbraccer\u00f2 ben presto un nuovo microcosmo chiamato classe e mi abituer\u00f2 ai nuovi volti ma vorrei davvero per una volta poter accompagnare i miei ragazzi dalla prima alla quinta, vederli crescere e crescere con loro, accompagnarli all\u2019esame di matura e vederli spiccare il volo, vorrei essere il loro punto fermo e il loro punto di riferimento e non la supplente di turno che ricorderanno tra la nebbia. Soprattutto vorrei vedere che il mio lavoro a lungo termine ha dato frutti, cosa che gratificherebbe sia loro che me. In fondo, non lavoriamo proprio per questo?<\/p>\n\n\n\n<p>Il tempo passa, le cose non cambiano, i miei genitori che non vivono in Italia mi dicono che sia giunta l\u2019ora di lasciare i sogni e trovarmi un lavoro sicuro. Io per\u00f2 continuer\u00f2 a lottare perch\u00e9 questo mestiere l\u2019ho scelto e sognato da sempre. So che la strada per me \u00e8 ancora lunga e spero con tutto il mio cuore di non dover morire precaria, oppure come un collega di quest\u2019anno entrare in ruolo a 63 anni, due anni prima di andare in pensione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Irma Hibert del 23\/6\/2022 Sono le ore 12 del 09 giugno, suona l\u2019ultima campanella dell\u2019anno scolastico. Gli studenti sono in fibrillazione, hanno messo l\u2019ultimo punto ad un anno scolastico duro e lungo. Didattica mista, un po\u2019 in presenza un po\u2019 a distanza, le interrogazioni, test, verifiche. Mi salutano con grandi e lunghi abbracci e l\u2019immancabile domanda: \u201cProf, ma lei a settembre sar\u00e0 ancora con noi?\u201d. 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