{"id":4139,"date":"2022-05-28T20:12:19","date_gmt":"2022-05-28T18:12:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=4139"},"modified":"2022-05-28T20:12:21","modified_gmt":"2022-05-28T18:12:21","slug":"una-nuova-legge-elettorale-per-riavvicinare-elettori-ed-eletti","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2022\/05\/28\/una-nuova-legge-elettorale-per-riavvicinare-elettori-ed-eletti\/","title":{"rendered":"Una nuova legge elettorale per riavvicinare elettori ed eletti"},"content":{"rendered":"\n<p>di\u00a0Dario Parrini\u00a0da Italianieuropei del 26\/5\/2022<\/p>\n\n\n\n<p>A discorrere di legge elettorale senza analizzare quanto \u00e8 avvenuto nell\u2019ultimo trentennio nel nostro paese si rischia di cadere in giudizi sommari e in stereotipi fuori dalla realt\u00e0. Il racconto convenzionale svolto apoditticamente da una parte consistente dei media e dell\u2019ac\u00adcademia suona pressappoco cos\u00ec: \u201csolo il maggioritario garantisce la democrazia dell\u2019alternanza e la stabilit\u00e0 degli esecutivi; col maggiori\u00adtario sono i cittadini a scegliere il governo; il maggioritario \u00e8 il bene perch\u00e9 ti fa sapere la sera delle elezioni chi governer\u00e0 fino alle elezioni successive; una legge elettorale proporzionale, anche corretta, gene\u00adrerebbe frantumazione parlamentare, democrazia bloccata, instabi\u00adlit\u00e0 e partitocrazia; il maggioritario \u00e8 trasparenza, il proporzionale \u00e8 opacit\u00e0\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta di una narrazione lineare ma dogmatica.<\/p>\n\n\n\n<p>Per prima cosa, \u00e8 fuorviante parlare di legge elettorale senza discutere in parallelo della forma di governo, del sistema partitico e della cul\u00adtura politica nella quale essa si inserisce e da cui \u00e8 condizionata, cio\u00e8 del modo nel quale le norme sono concretamente interpretate dagli attori politici e dai cittadini.<\/p>\n\n\n\n<p>A rigor di termini, \u00e8 maggioritario qualsiasi sistema diretto a creare una disproporzionalit\u00e0, cio\u00e8 a sovrarappresentare il vincitore della competizione elettorale garantendogli, con l\u2019obiettivo di favorire la governabilit\u00e0, una percentuale di seggi marcatamente superiore alla percentuale di voto popolare che si \u00e8 aggiudicato. C\u2019\u00e8 il maggiorita\u00adrio se al vincitore delle elezioni \u00e8 attribuito un \u201cpremio\u201d: implicito, ad esempio tramite il meccanismo del collegio uninominale, o espli\u00adcito, ad esempio tramite lo strumento del \u201cpremio di maggioranza\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>A partire dalle elezioni del 1994 in Italia sono state adottate entram\u00adbe queste forme di maggioritario. A distinguerci da tutti gli altri paesi dell\u2019Occidente avanzato \u00e8 il fatto che alla sperimentazione di diversi tipi di maggioritario (netta prevalenza del collegio uninominale a un turno nelle elezioni dal 1994 al 2001; corposo premio di maggioran\u00adza a un turno nelle elezioni dal 2006 al 2013; minoritaria ma robusta quota di collegi uninominali monoturno nelle elezioni del 2018) si \u00e8 accompagnata la prassi di formare coalizioni pre-elettorali. Le quali immancabilmente sono state coalizioni di comodo, prive di coesione su questioni fondamentali e molto eterogenee: efficaci per vincere il \u201cpremio\u201d, inefficaci per governare. Di questo fenomeno la sostanziale irriducibilit\u00e0 del pluralismo partitico nazionale \u00e8 stata sia causa che conseguenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 specificato, s\u2019impongono alcune domande: in questa lunga e va\u00adriegata stagione maggioritaria i cittadini hanno scelto il governo del paese? Abbiamo avuto maggioranze stabili? La frammentazione si \u00e8 ridotta? Si \u00e8 manifestata una spinta di qualche rilievo all\u2019instaurazio\u00adne di un bipartitismo perfetto o imperfetto? Si \u00e8 inverata la democra\u00adzia dell\u2019alternanza? La dialettica politica \u00e8 diventata pi\u00f9 trasparente? Niente di tutto ci\u00f2 \u00e8 accaduto. L\u2019attuazione \u201call\u2019italiana\u201d delle regole maggioritarie non ha soddisfatto nessuna delle principali aspettative che mossero la battaglia politica condotta per affermarlo in sede le\u00adgislativa (per inciso, chi scrive di quella battaglia \u00e8 stato, al tempo, convinto partecipe).<\/p>\n\n\n\n<p>Il governo formato nella primavera del 1994 subito dopo la prima applicazione del maggioritario dur\u00f2 meno di un anno, fu prima se\u00adguito da un esecutivo di segno diverso anch\u2019esso di breve durata, infine da elezioni assai anticipate. Tra le elezioni del 1996 e quelle del 2001 videro la luce tre governi e due maggioranze di diversa compo\u00adsizione. Tra le elezioni del 2001 e quelle del 2006 la maggioranza di governo rimase immutata, ma in un quadro di sfilacciatura interna rapidamente crescente. La legislatura successiva croll\u00f2 dopo appe\u00adna due anni di vita sotto il peso delle contraddizioni di un\u2019alleanza, l\u2019Unione, rivelatasi buona per vincere, di pochissimo, le elezioni, ma inadatta a governare in modo stabile e durevole, proprio per le stridenti differenze tra i partiti che l\u2019avevano fondata. La legislatura cominciata nel 2008 con una larga maggioranza di centrodestra nei suoi ultimi due anni di vita vide in azione un governo e una mag\u00adgioranza di unit\u00e0 nazionale. La legislatura tenuta a battesimo dalle elezioni del 2013 part\u00ec con un governo di larghe intese formato da schieramenti che si erano avversati nelle urne. La legislatura in corso, inaugurata dalle elezioni del 2018, ha conosciuto il susseguirsi di tre governi e tre maggioranze diverse, con un partito (il M5S) rimasto sempre al governo, un altro partito (la Lega) andato prima al gover\u00adno, poi all\u2019opposizione, poi di nuovo al governo; un terzo partito (il PD) andato prima all\u2019opposizione e poi per due volte al governo; e un quarto partito (Forza Italia) andato per due volte all\u2019opposizione e poi al governo.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo \u00e8 avvenuto: \u00e8 impossibile dire che con il maggioritario i cittadini abbiano scelto il go\u00adverno del paese. N\u00e9 si pu\u00f2 dire che ci siano sta\u00adte maggioranze coese, governi stabili e una dose apprezzabile di alternanza. La frammentazione partitica e parlamentare \u00e8 rimasta elevata. Del bipartitismo, sia pure imperfetto, non si \u00e8 vista traccia. La trasparenza \u00e8 diminuita, poich\u00e9 le re\u00adgole elettorali hanno premiato, cio\u00e8 sovrarappre\u00adsentato in seggi, alleanze che nella maggior parte dei casi si sono dissolte dopo il voto. Sta di fatto che se il premio non serve a governare stabilmente, perde la sua legit\u00adtimit\u00e0 politica. Abbiamo avuto il \u201cmaggioritario di coalizione\u201d, nel senso che i partiti hanno reagito alla presenza di un congegno disrap\u00adpresentativo (i collegi uninominali o il premio di maggioranza) non investendo sulla propria identit\u00e0 valoriale e programmatica (come avviene di regola in tutti i paesi occidentali con regole maggioritarie: Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Giappone, Francia) bens\u00ec forman\u00addo aggregazioni pre-elettorali piuttosto sconnesse. Indubbiamente il maggioritario di coalizione ha fallito. Perch\u00e9? Si pu\u00f2 rispondere che ha fallito perch\u00e9 non si \u00e8 mai fatto un vero doppio turno, o perch\u00e9 si sono cambiate le leggi elettorali ma non la forma di governo tramite una modifica organica della seconda parte della Costituzione. \u00c8 una risposta seria. Ma \u00e8 serio anche sottolineare che ci sar\u00e0 pure un moti\u00advo strutturale se \u00e8 rimasto lettera morta qualsiasi tentativo di arrivare a una forma compiuta di doppio turno, e se sono andate a vuoto, per mancanza di consensi sufficienti in Parlamento o tra i cittadini, ben tre proposte complessive di riforma della seconda parte della Costi\u00adtuzione, due delle quali, nel 2006 e nel 2016, sono state rigettate da un voto popolare. Parimenti serio \u00e8 l\u2019argomento di chi dice che, se non si vuol scadere nel velleitarismo, o nel benaltrismo, bisogna darsi un sistema di regole compatibile con una forma di governo che \u00e8 e rester\u00e0 a lungo d\u2019impronta parlamentare. Nelle Regioni e nei Co\u00admuni da lungo tempo vige una forma di governo para-presidenziale: i cittadini eleggono direttamente il capo dell\u2019esecutivo (presidente di Regione o sindaco), e come protezione della stabilit\u00e0 dei governi regionali e comunali vige l\u2019incisivo istituto del&nbsp;<em>simul stabunt simul cadent<\/em>: l\u2019assemblea elettiva pu\u00f2 sfiduciare il capo del governo, ma se lo fa produce automaticamente la propria dissoluzione e il voto an\u00adticipato (questo meccanismo conferisce ragionevolezza all\u2019impianto istituzionale complessivo, perch\u00e9 la maggioranza collegata al presi\u00addente o al sindaco eletto, che viene \u201cpremiata\u201d con l\u2019assegnazione di seggi extra al momento del voto, pu\u00f2 essere \u201cpunita\u201d successivamente alle elezioni se si dimostra incapace di utilizzare il premio nel senso della stabilit\u00e0 e della coesione).<\/p>\n\n\n\n<p>Associato all\u2019elezione diretta del capo dell\u2019esecutivo e al&nbsp;<em>simul simul<\/em>, il maggioritario di coalizione, usato nella forma di sistema a premio esplicito per formare i Consigli regionali e i Consigli comunali (a un turno nei primi e nei Comuni fino a 15.000 abitanti, a doppio turno nei Comuni con pi\u00f9 di 15.000 abitanti), in modo da assi\u00adcurare un\u2019ampia maggioranza al presidente o al sindaco eletto, ha dimostrato di funzionare in modo soddisfacente. Ma si pu\u00f2 credibil\u00admente sostenere che sia opportuno mutare in presidenziale la forma di governo nazionale riscrivendo ampiamente la seconda parte della Costituzione? La risposta, anche in questo caso, \u00e8 negativa, per tante ragio\u00adni che non si possono qui indicare in dettaglio. D\u2019altro canto il maggioritario di partito, in uno scenario che non \u00e8 n\u00e9 bipartitico, n\u00e9 d\u00e0 segni di poterlo diventare, semplicemente non risulta un\u2019opzione praticabile.<\/p>\n\n\n\n<p>Dall\u2019esame del passato emerge nitidamente che dobbiamo pensare al futuro delle nostre regole istituzionali guardando all\u2019Italia come effetti\u00advamente \u00e8, e ai migliori modelli esistenti nell\u2019Europa pi\u00f9 avanzata. Gli assetti istituzionali di Regno Unito e Francia appaiono non tra\u00adpiantabili in Italia per ragioni di sistema (nel primo caso la tenuta della forma di governo parlamentare si basa su un bipartitismo quasi perfetto e sull\u2019attribuzione della totalit\u00e0 dei seggi con lo strumento del collegio uninominale maggioritario a un turno interpretato dalle forze politiche senza snaturamenti coalizionali; nel secondo caso si ha una forma di governo semipresidenziale fondata sull\u2019elezione di\u00adretta del Capo dello Stato e sull\u2019elezione a doppio turno di collegio dell\u2019assemblea nazionale poche settimane dopo le presidenziali, delle quali costituisce normalmente una \u201cratifica\u201d).<\/p>\n\n\n\n<p>Ben pi\u00f9 consoni ai nostri bisogni appaiono gli ordinamenti di Ger\u00admania e Spagna, e il primo pi\u00f9 del secondo. In entrambi i casi il deterrente della sfiducia costruttiva e un sistema elettorale propor\u00adzionale robustamente corretto (con un alto sbarramento nazionale esplicito in Germania, con sbarramenti naturali circoscrizionali me\u00addiamente assai elevati in Spagna) convivono con un grado pi\u00f9 che accettabile di stabilit\u00e0 governativa e di alternanza e coesione delle maggioranze. Il tutto all\u2019interno di un contesto partitico pluralisti\u00adco (in Germania e in Spagna nelle ultime elezioni politiche i primi due partiti hanno raccolto meno del 50% dei voti, e si sono dovuti formare governi di coalizione; nel Regno Unito, per offrire un ter\u00admine di paragone, nelle ultime due elezioni politiche del 2017 e del 2019 i primi due partiti hanno ottenuto rispet\u00adtivamente l\u201982 e il 75% dei voti). Certo, il siste\u00adma tedesco e quello spagnolo non sono privi di difetti, ma un sistema elettorale privo di difetti semplicemente non esiste. Certo, la proficuit\u00e0 di queste forme di governo parlamentare \u00e8 il frutto non solo delle regole scritte ma anche di con\u00adsolidate regole non scritte, cio\u00e8 di una ben pre\u00adcisa cultura politica, e sappiamo che \u00e8 assai pi\u00f9 difficile importare una cultura politica che un sistema di norme. Ma tant\u2019\u00e8: proporzionale ro\u00adbustamente sbarrato e sfiducia costruttiva (unite a una riforma dei regolamenti parlamentari in grado di contrastare il trasformismo parlamentare nel dopo elezioni e sperabilmente a una legge d\u2019impianto tedesco sulla democrazia nei partiti) sono elementi che si armonizzerebbero bene con la forma di governo e con la strut\u00adtura partitica del nostro paese, e anche con la nostra cultura politica. Potrebbero essere adottati con relativa facilit\u00e0, e potrebbero generare una serie di effetti positivi: calo della frammentazione; partiti dotati di una pi\u00f9 solida identit\u00e0 programmatica, pi\u00f9 strutturati e prota\u00adgonisti di campagne elettorali autonome; una stabilit\u00e0 non fittizia; un confronto politico pi\u00f9 incline alla mediazione e meno lacerante, conflittuale e polarizzato; un sufficiente equilibrio tra governabilit\u00e0 e rappresentativit\u00e0, tanto pi\u00f9 auspicabile data la riduzione da 945 a 600 degli eletti nelle due Camere. Soprattutto potrebbero darci coalizioni non artificiose, costituite non prima delle elezio\u00adni come scorciatoia opportunistica per vincere, bens\u00ec dopo il voto, in ragione dei rapporti di for\u00adza fissati dagli elettori e di trasparenti trattative su un progetto di governo del paese.<\/p>\n\n\n\n<p>Un ulteriore problema da risolvere, e che non va ignorato, \u00e8 infine quello relativo al meccanismo di selezione degli eletti, che insieme alla formula di conversione dei voti in seggi, di cui ci siamo fin qui occupati, costituisce il cuore di qualsia\u00adsi sistema elettorale. In un paese come l\u2019Italia, che si distingue per l\u2019assenza di leggi statali idonee a salvaguardare rigorosamente la de\u00admocraticit\u00e0 delle scelte di tutti i partiti in materia di candidature alle elezioni politiche, le liste interamente bloccate sono uno strumento altamente criticabile, perch\u00e9 garantiscono a pochi leader il potere di decidere la composizione dell\u2019intero Parlamento e allontanano gli eletti dagli elettori.<\/p>\n\n\n\n<p>Al nostro paese serve una legge elettorale capace di riavvicinare elet\u00adtori ed eletti e di dare pi\u00f9 potere agli elettori, mettendoli in grado di influire maggiormente sulla scelta dei loro rappresentanti e di valu\u00adtarne meglio il lavoro nelle istituzioni. Una via per arrivarci \u00e8 il voto di preferenza, che indubbiamente ha anche degli svantaggi, specie se non ci sono argini efficaci contro possibili degenerazioni della con\u00adcorrenza intra-partitica, e se sono troppo ampie le circoscrizioni in cui i candidati di una stessa lista competono tra loro. Ma per colle\u00adgare meglio eletti ed elettori in un sistema a base proporzionale non c\u2019\u00e8 solo il voto di preferenza. Esistono anche altre strade: tra queste, la compresenza di candidature bloccate e preferenziabili, il sistema tedesco (mix tra liste bloccate regionali e collegi uninominali mag\u00adgioritari) oppure il \u201ccollegio uninominale di partito\u201d, gi\u00e0 applicato in Italia per eleggere i senatori dal 1948 al 1992 e i consiglieri pro\u00advinciali dal 1993 al 2013. Quel che \u00e8 sicuro \u00e8 che anche su questa componente della legge elettorale occorre responsabilmente riflette\u00adre: la qualit\u00e0 del sistema elettorale \u00e8 un fattore decisivo della qualit\u00e0 di una democrazia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di\u00a0Dario Parrini\u00a0da Italianieuropei del 26\/5\/2022 A discorrere di legge elettorale senza analizzare quanto \u00e8 avvenuto nell\u2019ultimo trentennio nel nostro paese si rischia di cadere in giudizi sommari e in stereotipi fuori dalla realt\u00e0. 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