{"id":4131,"date":"2022-05-26T10:17:16","date_gmt":"2022-05-26T08:17:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=4131"},"modified":"2022-05-26T10:17:17","modified_gmt":"2022-05-26T08:17:17","slug":"la-strage-di-peteano","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2022\/05\/26\/la-strage-di-peteano\/","title":{"rendered":"La strage di Peteano"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Dentro le oscurit\u00e0 di Ordine nuovo L\u2019analisi della Commissione Stragi<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Relazione sen. Giovanni Pellegrino<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Cinquant\u2019anni fa, vicino a Gorizia esplodeva un\u2019auto uccidendo tre carabinieri. Il colpevole di quella che fu chiamata la \u2018strage di Peteano\u2019 \u00e8 Vincenzo Vinciguerra, unico reo confesso di tutta la strategia della tensione, condannato all\u2019ergastolo. Ma \u00e8 veramente tutto chiarito o esistono ancora delle verit\u00e0 nascoste che meritano di essere raccontate?<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;attentato di Peteano, che con qualche impropriet\u00e0 viene annoverato nella pubblicistica tra gli eventi di strage, costituisce uno degli episodi attribuiti alla destra radicale per i quali in sede giudiziaria si \u00e8 giunti ad una conclusione di colpevolezza passata in giudicato, resa possibile dalla confessione dell&#8217;esecutore. Trattasi di un attentato che per il numero delle vittime da un lato pu\u00f2 considerarsi minore rispetto ad altri che tragicamente segnarono la prima met\u00e0 degli anni &#8217;70, dall&#8217;altro e anche per la specificit\u00e0 dell&#8217;obiettivo non pu\u00f2 considerarsi, come gi\u00e0 affermato, un atto di strage indiscriminato. Tuttavia esso assume importanza nell&#8217;analisi della Commissione perch\u00e9 nella sua ormai certa attribuibilit\u00e0 ad una cellula periferica di Ordine Nuovo, consente di penetrare nel complesso di una realt\u00e0 occulta pi\u00f9 ampia, idonea a consentire sul piano storico un attendibile lettura ricostruttiva dell&#8217;intero periodo. Ci\u00f2 giustifica, ad avviso della Commissione, la persistenza, anche a molti anni di distanza della formazione del giudicato penale di condanna, di indagini giudiziarie ancora in corso e che potranno avere in un futuro anche immediato ulteriori utili sviluppi. Nel maggio del 1972 una Fiat 500 fu abbandonata in un bosco vicino a Peteano, in provincia di Gorizia, imbottita di esplosivo innescato. Alcuni colpi di pistola furono esplosi contro il suo parabrezza; una telefonata anonima richiam\u00f2 sul posto una pattuglia dei Carabinieri; quando i militari aprirono il cofano la bomba esplose uccidendo tre di loro e ferendone gravemente un quarto1 . Per una dozzina d&#8217;anni le indagini ed i procedimenti giudiziari ignorarono i veri colpevoli, focalizzandosi invece su una variet\u00e0 di indiziati e imputati che nulla avevano a che fare con il crimine. Fu imboccata dapprima una &#8220;pista rossa&#8221;, poi rapidamente abbandonata per la sua palese inconsistenza. Le indagini puntarono su un nucleo di Lotta Continua ed erano basate sulle presunte affermazioni che un celebre protopentito di sinistra, Marco Pisetta, avrebbe rilasciato al comandante del Gruppo CC di Trento, col. Michele Santoro. Ma sia i magistrati presenti all&#8217;incontro con Santoro, che lo stesso Pisetta hanno smentito che quest&#8217;ultimo abbia mai parlato di Peteano. 1 In realt\u00e0 i feriti furono due (NdR). La &#8220;velina&#8221; col riferimento a Lotta Continua era stata inviata, in maniera del tutto anomala (fuor di protocollo, tramite corriere e soprattutto senza seguire le vie gerarchiche) al col. Dino Mingarelli, comandante la Legione di Udine, che aveva avocato a s\u00e9 la responsabilit\u00e0 delle indagini, dal gen. Palumbo, comandante della Divisione Pastrengo di Milano, che si era precipitato a Gorizia gi\u00e0 il 1 giugno 1972. &#8220;Quella fu l&#8217;origine della cosiddetta pista rossa &#8211; dichiar\u00f2 Mingarelli &#8211; io sapevo che quelle notizie arrivavano da Trento e che la fonte confidenziale era Marco Pisetta&#8221; 2 . La successiva &#8220;pista gialla&#8221; sembrava pi\u00f9 solida, e fu seguita pi\u00f9 a lungo. Anche questa era basata su pretese affermazioni di un informatore dei Carabinieri, che, pure, davanti alla Corte rifiut\u00f2 di riconoscere le affermazioni attribuitegli3 . Essa riguardava alcuni piccoli pregiudicati locali che, fra il 1974 e il 1979, furono sottoposti a lunghe indagini e a vari giudizi, prima che fosse provata la loro innocenza. Per contro, tutti gli indizi a sostegno di una &#8220;pista nera&#8221; furono ignorati o scartati (ci sarebbe anzi addirittura stato un preciso ordine di bloccare ogni indagine sugli ambienti di destra)4 . Ma le responsabilit\u00e0 dei veri autori dell&#8217;attentato, e quindi la sua attribuibilit\u00e0 alla destra radicale, divennero chiare solo molto pi\u00f9 tardi e cio\u00e8 quando si era ormai concluso il fosco quindicennio (&#8217;69-&#8217;84) che la Commissione fa oggetto della sua indagine specifica. Fu infatti soltanto nel 1984 che la responsabilit\u00e0 dell&#8217;ideazione e dell&#8217;esecuzione materiale dell&#8217;attentato di Peteano fu confessata da Vincenzo Vinciguerra, un militante di Ordine Nuovo che era latitante dal 1974, prima in Spagna (dove ader\u00ec ad Avanguardia Nazionale, gravitando intorno all&#8217;immancabile Stefano Delle Chiaie) e quindi in Argentina; si costitu\u00ec nel 1979 (asseritamente perch\u00e9 la vita di latitante lo avrebbe costretto a compromettere la sua dignit\u00e0 di militante rivoluzionario). Al momento della confessione, Vinciguerra era in carcere per una accusa connessa ad un episodio avvenuto nell&#8217;ottobre del 1972 nell&#8217;aeroporto di Ronchi dei Legionali, dove un altro militante di Ordine Nuovo, un ex paracadutista di nome Ivano Boccaccio, tent\u00f2 di dirottare un aereo, al fine di ottenere un riscatto per finanziare il gruppo. Quando l&#8217;aereo fu circondato, Boccaccio apr\u00ec il fuoco sulla Polizia che, rispondendo ai colpi, lo uccise. Vinciguerra, detenuto, confessa spontaneamente l&#8217;attentato di Peteano, senza ripudiare le sue azioni passate, rivendicando anzi con orgoglio la propria qualit\u00e0 di soldato politico. 2 Assise, 59; istruttoria, 445. 3 Assise, 25-28. 4 Durante un drammatico confronto in istruttoria con il gen. Mingarelli che lo accusava di aver indirizzato le indagini sulla &#8220;pista rossa&#8221;, il col. Santoro affermava: &#8220;Io non ho indirizzato proprio nulla, mi pare che il gen. Mingarelli si contraddica, chi lo ha indirizzato sulla pista rossa? Io ho la velina del gen. Palumbo? Non si dimentichi che il gen. Palumbo era iscritto alla P2, sarebbe ora di parlare dell&#8217;altra velina che blocc\u00f2 l&#8217;indagine a destra&#8221;; poi, trincerandosi dietro la facolt\u00e0 di non parlare Santoro dichiarava di &#8220;non sapere nulla&#8221; di tale velina (istruttoria, 456 seq. I giudici di primo grado peraltro non dubitarono che anche di questa fosse autore il gen. Palumbo (Assise, 81). Egli afferm\u00f2 di confessare allo scopo di &#8220;fare chiarezza&#8221;, avendo compreso che tutte le precedenti azioni della destra radicale, incluse le stragi, in realt\u00e0 erano state manovrate da quello stesso regime che si proponeva di attaccare: &#8220;Mi assumo la responsabilit\u00e0 piena, completa e totale dell&#8217;ideazione, dell&#8217;organizzazione e dell&#8217;esecuzione materiale dell&#8217;attentato di Peteano, che si inquadra in una logica di rottura con la strategia che veniva allora seguita da forze che ritenevo rivoluzionarie, cosiddette di destra, e che invece seguivano una strategia dettata da centri di potere nazionali e internazionali collocati ai vertici dello Stato. [&#8230;] Il fine politico che attraverso le stragi si \u00e8 tentato di raggiungere \u00e8 molto chiaro: attraverso gravi provocazioni innescare una risposta popolare di rabbia da utilizzare poi per una successiva repressione. In ultima analisi il fine massimo era quello di giungere alla promulgazione di leggi eccezionali o alla dichiarazione dello stato di emergenza. In tal modo si sarebbe realizzata quell&#8217;operazione di rafforzamento del potere che di volta in volta sentiva vacillare il proprio dominio. Il tutto, ovviamente inserito in un contesto internazionale nel quadro dell&#8217;inserimento italiano nel sistema delle alleanze occidentali&#8221; 5 . L&#8217;unico fatto realmente rivoluzionario, secondo Vinciguerra, fu quello di Peteano, un&#8217;azione di guerra, esplicitamente rivolta contro lo Stato (nelle persone dei Carabinieri) e non contro una folla indiscriminata. La confessione di Vinciguerra ne determin\u00f2 la condanna all&#8217;ergastolo. Solo dopo che questa pass\u00f2 in giudicato, Vinciguerra ha assunto nei confronti della Magistratura inquirente un atteggiamento collaborativo che dura tuttora, da cui non trae alcun beneficio e il cui carattere progressivo la Commissione ha gi\u00e0 illustrato. In tal modo \u00e8 divenuto possibile ricostruire la specifica attivit\u00e0 di Ordine Nuovo di Udine, che Vincenzo Vinciguerra guid\u00f2 insieme ad un suo fratello gemello, Gaetano, a partire dalla fine degli anni &#8217;60. Il repertorio d&#8217;azione del gruppo si svilupp\u00f2 attraverso il consueto crescendo, cio\u00e8 &#8220;propaganda attiva&#8221;, risse e pestaggi degli avversari, ed almeno un caso di autofinanziamento tramite rapina ad ufficio postale (aprile 1970). Nel 1971 il gruppo inizi\u00f2 a far uso di esplosivo: prima una bomba carta contro la sede della D.C., quindi attentati dinamitardi alle linee ferroviarie per protestare contro la visita ufficiale del Maresciallo Tito in Italia. Seguirono l&#8217;esplosione di un ordigno al monumento ai caduti di Latisana, vicino a Udine, e l&#8217;incendio all&#8217;auto di un militante di sinistra. Quest&#8217;ultimo per\u00ec alcuni mesi dopo in un oscuro incidente. Dopo breve tempo (gennaio 1972), il gruppo danneggi\u00f2 gravemente con una bomba la casa di un deputato missino: prevedibilmente, la sinistra fu accusata dell&#8217;accaduto6 . E&#8217; comprensibile che un simile curriculum abbia suscitato l&#8217;entusiasmo di Franco Freda. Secondo G. Ventura, egli parlava compiaciuto dell&#8217;esistenza, a Udine, di 5 Assise, 238-239. 6 Ibidem, 89-98; 110; 115. &#8220;un gruppo di giovani decisi, disposti a tutto, anche a commettere attentati per simulare l&#8217;esistenza di gruppi terroristici di diversa estrazione politica&#8221; 7 . L&#8217;acme dell&#8217;attivit\u00e0 di questo gruppo di Ordine Nuovo fu l&#8217;attentato di Peteano, cui segu\u00ec il gi\u00e0 ricordato tentativo di dirottamento aereo nell&#8217;aeroporto di Ronchi dei Legionari, dove mor\u00ec Ivano Boccaccio, altro componente del gruppo cui Vinciguerra aveva dato &#8220;uno scopo nuovo nella vita&#8221;. Alla Commissione in ordine a tale episodio non resta che prendere atto di ci\u00f2 che pu\u00f2 ritenersi ormai un fatto storico accertato e consacrato in giudicati penali di condanna; e cio\u00e8 l&#8217;illecita copertura attribuita agli estremisti di destra autori dell&#8217;attentato da parte di alti ufficiali dell&#8217;Arma dei Carabinieri, tra questi il col. Mingarelli, condannato dalla Corte di Assise di Appello di Venezia per falso materiale ed ideologico e per soppressione di prove, con decisione confermata dalla Cassazione nel maggio del 1992. Appare sul punto innegabile che i Carabinieri disponessero di un elemento chiarissimo per l&#8217;individuazione della matrice della strage, in quanto l&#8217;ordinovista Ivano Boccaccio, ucciso nel conflitto a fuoco nel corso del tentativo di dirottamento aereo di Ronchi dei Legionari, era stato trovato in possesso della stessa arma utilizzata per sparare contro i vetri della &#8220;500&#8221;, ove era stata collocata la bomba di Peteano, e i cui bossoli esplosi erano stati repertati dai Carabinieri. Alla luce di ci\u00f2, \u00e8 del tutto evidente come la &#8220;pista rossa&#8221; subito imboccata non pu\u00f2 giustificarsi neppure con una volont\u00e0 di trovare &#8220;comunque&#8221; il colpevole, anche a fini di &#8220;immagine&#8221;; emerge infatti chiaro l&#8217;intento deliberato di strumentalizzare un episodio, pure cos\u00ec tragico ed una criminalizzazione della sinistra eversiva, secondo un disegno strategico preciso. Certo, o almeno estremamente probabile, deve ritenersi altres\u00ec che altro settore degli apparati, e cio\u00e8 il SID, conoscesse l&#8217;identit\u00e0 dei colpevoli fin dal 1972, come proverebbe, secondo le dichiarazioni di Vinciguerra, un intervento del cap. Labruna che, sempre secondo il reo confesso, si era recato a Padova pochi giorni dopo il dirottamento aereo e aveva parlato con Massimiliano Fachini dell&#8217;episodio di Ronchi dei Legionari e anche di Peteano. Labruna avrebbe detto testualmente: \u201cora basta fare fesserie\u201d, ritenendo erroneamente che Vinciguerra dipendesse gerarchicamente da Fachini o comunque da elementi vicini a lui8 . D&#8217;altro canto nell&#8217;ambiente della destra radicale in tutta Italia la convinzione che Peteano fosse opera di destra, appunto, era del tutto pacifica9 , anche perch\u00e9 la fuga in Spagna di uno dei principali imputati, C. Cicuttini era stata organizzata dalla rete ordinovista italiana ed internazionale. Cicuttini \u00e8 il proprietario della pistola calibro 22 utilizzata dal Boccaccio nel gi\u00e0 ricordato tentativo di dirottamento aereo. 7 Ibidem, 503-504; Assise, 131. 8 Assise, 230. 9 Si vedano le dichiarazioni riportate in Assise, 225-230. Secondo la Corte di Assise veneziana la sostituzione dei rapporti, le false affermazioni circa calibro e destinazione dei bossoli e l&#8217;apposizione delle firme false ebbero luogo nell&#8217;ottobre del 1972, dopo il tentato dirottamento di Ronchi, nel corso del quale il dirottatore aveva usato la pistola calibro 22 di Cicuttini, gi\u00e0 utilizzata a Peteano. Un accurato esame dei bossoli di Peteano, ragion\u00f2 la Corte, avrebbe rivelato che i colpi erano partiti dalla stessa pistola, indirizzando cos\u00ec le indagini sul gruppo di Ordine Nuovo, che, al contrario, non fu toccato, malgrado i numerosi e convergenti indizi a suo carico10 . Cicuttini, il proprietario della pistola, era non soltanto un membro di Ordine Nuovo, ma anche segretario di sezione dell&#8217;MSI in un vicino paese. La sua fuga in Spagna (dove si un\u00ec al gruppo di rifugiati guidato da Stefano D elle Chiaie) fu, come si \u00e8 detto, favorita da un massiccio intervento dalla rete neofascista italiana ed internazionale. Vinciguerra denuncia in modo esplicito il coinvolgimento, a vario titolo, nell&#8217;episodio di alcuni dei pi\u00f9 prestigiosi dirigenti della destra estrema e radicale, da Paolo Signorelli a Massimiliano Fachini, fino a Pino Rauti (che ne sarebbe stato solo a conoscenza). Una volta in Spagna, Cicuttini continu\u00f2 ad essere protetto dai massimi vertici del partito neofascista. Egli fu poi riconosciuto autore della telefonata anonima che aveva chiamato i Carabinieri sul luogo della strage e condannato all&#8217;ergastolo. La Spagna per\u00f2 rifiut\u00f2 di concedere l&#8217;estradizione, e Cicuttini \u00e8 sempre rimasto in libert\u00e011 . Gli ufficiali dei Carabinieri che assunsero l&#8217;incarico delle indagini, non soltanto le monopolizzarono ad esclusione di forze come la Polizia (suscitando cos\u00ec le vibrate proteste del Questore), ma istituirono una catena di comando eterodossa, che escludeva anche altri ufficiali dei Carabinieri non appartenenti al loro gruppo12 . Essi costituivano un gruppo strettamente coeso, che faceva riferimento al gen. Palumbo, gi\u00e0 collaboratore di De Lorenzo all&#8217;epoca del Sifar (comandava la Legione di Genova), poi risultato iscritto alla P2 e nei cui confronti la Commissione Anselmi aveva avuto parole durissime13, identificando fra l&#8217;altro il suo comando della divisione Pastrengo di Milano con la creazione di 10 Istruttoria, 498-537; Assise, 141-180. 11 Nelle parole di Vinciguerra: &#8220;verso la fine di novembre 1972 (\u2026) Cesare Turco (\u2026) mi disse che il Fachini aveva accompagnato Cicuttini da Paolo Signorelli e che questi aveva indirizzato il Cicuttini da elementi di Ordine Nuovo di Genova (\u2026) Costoro diedero del denaro a Cicuttini e lo indirizzarono da Luis Garcia Rodriguez, a Barcellona (\u2026). La conferma mi fu fatta da Paolo Signorelli nel marzo del 1973 a Roma (\u2026). Appresi da Signorelli che Fachini, allarmatissimo, gliene aveva parlato e che lui, dopo aver indirizzato Cicuttini a Genova, si sarebbe recato da Pino Rauti e gli avrebbe riferito che ero responsabile dell&#8217;attentato di Peteano (\u2026) la reazione di Rauti mi venne sintetizzata da Signorelli con le testuali parole: &#8216;a Pino vennero i capelli grig\u00ec. Fu Rauti ad avvertire Giorgio Almirante\u201d (Assise, 272). 12 Istruttoria, 482; Assise, 111. 13 Palumbo era stato fra i partecipanti alla famosa riunione di Villa Wanda in cui il venerabile Licio Gelli aveva &#8220;impartito ordini&#8221; ad alti ufficiali delle Forze Armate, oltre che ai magistrati e funzionari di alto grado. Con riferimento a Palumbo, la Commissione ritenne di aggiungere: &#8220;la lettura dell&#8217;audizione del generale Palumbo, delle reticenze delle scuse e delle mezze ammissioni in ordine all&#8217;episodio citato non possono non suonare offesa a quanti, e sono la maggioranza, indossano la divisa con dignit\u00e0 e senso dell&#8217;onore&#8221; (Commissione Anselmi, 82). La deposizione del generale alla Commissione Anselmi era stata cos\u00ec commentata dalla Presidente: &#8220;Voglio dirle, generale Palumbo, con molta amarezza, credo interpretando anche il sentimento della Commissione, che la sua deposizione meritava un arresto non per l&#8217;evidente reticenza ma per innumerevoli falsit\u00e0; se ci\u00f2 non abbiamo fatto \u00e8 per &#8220;un vero e proprio gruppo di potere al di fuori della gerarchia&#8221; 14 . Nei due episodi che la Commissione ha fatto oggetto di analisi specifica (e cio\u00e9 il tentato golpe del dicembre 1970 e l&#8217;attentato di Peteano) emergono quali caratteri comuni il diretto coinvolgimento della destra radicale da un lato, rilevanti episodi di copertura delle sue responsabilit\u00e0 da parte del Servizio di informazione e di settori istituzionali dall&#8217;altro. Tale secondo elemento \u00e8 di per s\u00e9 sufficiente a fondare, sia pure in via presuntiva, la convinzione di un coinvolgimento di apparati e strutture istituzionali nelle vicende medesime o in altre alle stesse collegate, perch\u00e9 la presupposizione di un tessuto collusivo \u00e8 idonea a motivare logicamente la successiva attivit\u00e0 di copertura. Peraltro un tal tipo di coinvolgimento, almeno con riferimento al golpe Borghese, pu\u00f2 affermarsi risultato di un accertamento diretto e non soltanto di una ragionevole presunzione. Le costanti innanzi ricordate sono rinvenibili altres\u00ec in molti degli episodi, tutti relativi alla prima met\u00e0 degli anni &#8217;70, evidenziati nella parte finale del precedente capitolo; e caratterizzano l&#8217;attivit\u00e0 di due gruppi (di minore ampiezza rispetto ai gi\u00e0 esaminati ON e AN), il cui ruolo negli eventi del periodo tende ad assumere maggior rilievo in indagini recenti, cui si \u00e8 gi\u00e0 fatto pi\u00f9 volte riferimento.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dentro le oscurit\u00e0 di Ordine nuovo L\u2019analisi della Commissione Stragi Relazione sen. Giovanni Pellegrino Cinquant\u2019anni fa, vicino a Gorizia esplodeva un\u2019auto uccidendo tre carabinieri. Il colpevole di quella che fu chiamata la \u2018strage di Peteano\u2019 \u00e8 Vincenzo Vinciguerra, unico reo confesso di tutta la strategia della tensione, condannato all\u2019ergastolo. Ma \u00e8 veramente tutto chiarito o esistono ancora delle verit\u00e0 nascoste che meritano di essere raccontate? L&#8217;attentato di Peteano, che con qualche impropriet\u00e0 viene annoverato nella pubblicistica tra gli eventi di<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":4132,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[10],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4131"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4131"}],"version-history":[{"count":1,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4131\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4133,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4131\/revisions\/4133"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/media\/4132"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4131"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4131"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4131"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}