{"id":4084,"date":"2022-04-26T19:26:54","date_gmt":"2022-04-26T17:26:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=4084"},"modified":"2022-04-26T19:26:56","modified_gmt":"2022-04-26T17:26:56","slug":"luoghi-del-cuore-la-cicala-di-belgrado","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2022\/04\/26\/luoghi-del-cuore-la-cicala-di-belgrado\/","title":{"rendered":"Luoghi del cuore: la cicala di Belgrado"},"content":{"rendered":"\n<p>di Diego Zandel da OBCT del 26\/04\/2022<\/p>\n\n\n\n<p><em>Vivere altrove dal luogo in cui si \u00e8 nati e cresciuti. Vivere i ricordi. Tornare e vedere il cambiamento. Diego Zandel guarda a \u201cLa cicala di Belgrado\u201d di Marina Lalovi\u0107 tracciando un parallelo col vissuto dei propri genitori<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Quando ti trasferisci dal luogo dove sei nato e cresciuto in un\u2019altra parte del mondo, qualsiasi sia la motivazione del trasferimento, il luogo da cui sei partito ti resta sempre dentro. E\u2019 il sentimento che cerca di trasmettere, e lo fa molto bene nel suo libro \u201cLa cicala di Belgrado\u201d, edita da Bottega Errante, Marina Lalovi\u0107, oggi giornalista RAI, arrivata 22 anni fa in Italia da Belgrado, dove \u00e8 nata e cresciuta.<\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 un sentimento che ho conosciuto molto bene nei miei genitori, esuli dall\u2019et\u00e0 di ventun\u2019anni da Fiume, morti entrambi, a un anno esatto di distanza, a 84 anni, sessantatre dei quali vissuti a Roma, ma che, posso dirlo con certezza, \u00e8 come se non fossero esistiti, gli anni intendo: il loro cuore, la loro mente, i ricordi erano rimasti fermi a quei primi ventun\u2019anni (venti per mia madre) a Fiume. Poi, s\u00ec, avevano avuto modo di tornare a Fiume, ma il cambiamento radicale della citt\u00e0, svuotata della loro gente, abitata da altri, la lingua corrente cambiata \u2013 soprattutto per mia madre che non conosceva una parola di croato, come sarebbe stato per sua madre, una rimasta, che era morta anch\u2019essa ottantenne, senza mai impararlo \u2013 aveva finito per fissare la topografia e l\u2019anima della loro citt\u00e0 agli anni in cui loro l\u2019avevano vissuta. Non esisteva altra Fiume.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLa cicala di Belgrado\u201d trasmette, seppur solo in parte questo. Anche Marina Lalovi\u0107 si porta dietro la sua Belgrado e ogni volta che ci ritorna la trova cambiata. I suoi ricordi pi\u00f9 vivi, ben rappresentati nel libro, sono riferiti agli anni Novanta, gli anni di Milo\u0161evi\u0107, dei quali ha ricordi indelebili che riguardano la spaccatura che i serbi vivevano tra chi stava con il regime e chi contro. Spaccatura visibile nella scelta della musica da ascoltare, i filo Milo\u0161evi\u0107 votati al turbo-folk e i contrari al rock, cos\u00ec nell\u2019abbigliamento, nei locali che si frequentavano, dei quali peraltro, per quanto riguardava i suoi preferiti, fa descrizioni ricche di fascino (regalando la voglia di andarci) come i locali di Zemun. Cos\u00ec come ricorda le difficolt\u00e0 degli approvvigionamenti nel periodo dell\u2019embargo, la vita che vi si svolgeva, le furbizie per gli accaparramenti da una parte, la solidariet\u00e0 dall\u2019altra, la speranza con la caduta di Milo\u0161evi\u0107 e la vittoria elettorale di Zoran \u0110in\u0111i\u0107. E, per quanto riguarda l\u2019oggi, la critica ai grandi cambiamenti urbanistici introdotti con le demolizioni e costruzioni per&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.balcanicaucaso.org\/aree\/Serbia\/La-nuova-Belgrado-all-Eagle-Hill-158236\">Belgrade Waterfront<\/a>, \u201cla nuova Belgrado 3.0 in veste araba\u201d che rischia di stravolgere il volto della capitale, per altro interdetta economicamente alla gente comune per il costo alto degli appartamenti. \u201cIn un paese dove la busta paga media non supera i 300 euro mensili, questo quartiere \u00e8 ben lontano dalle aspirazioni di un cittadino comune. Un appartamento di 23 metri quadri costa 100.000 euro e supera di tre, quattro volte il prezzo medio degli appartamenti in citt\u00e0. \u2018Belgrado sull\u2019acqua\u2019 (il cantiere \u00e8 sulle rive del fiume Sava n.d.r) \u00e8 diventata la casa di molti calciatori e di altri sportivi di fama\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 molto suggestiva anche la topografia della citt\u00e0 vista attraverso gli occhi, i ricordi, le emozioni dell\u2019autrice che, in questo modo, riesce a dare vita, un\u2019anima, alle cose che descrive, anche quelle legate al passato che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9, come quando fa riferimento all\u2019hotel Slavija, metafora di \u201cuno scontro di civilt\u00e0\u201d. \u201cDa una parte ospitava l\u2019albergo, imponente, e dall\u2019altra le baracche con le specialit\u00e0&nbsp;<em>ro\u0161tilj<\/em>, carne alla brace. Se sentivi il profumo di carne grigliata e vedevi il fumo mescolato ai fili dei filobus che passavano per la rotonda della piazza, sapevi di stare a Slavija\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma c\u2019\u00e8 anche una malinconia in tutto questo: la perdita, con i cambiamenti, di parte della citt\u00e0 dove siamo nati e cresciuti, produce una sorta di contraddizione dentro di noi, sentendo qualcosa che ci lascia e, nello stesso tempo, per\u00f2, si fortifica nel ricordo. E\u2019 il \u201ccome eravamo\u201d che diventa immanente nel nostro cuore, rifugio ormai di un tempo, di cose, luoghi, odori, sapori, colori, persone, che vivono solo con noi e, magari, in chi quel tempo, quei luoghi, odori, sapori, persone, le ha vissuto come te, se non addirittura condivise con te. L\u2019amica Kristina, ad esempio, ritorna spesso nel libro di Marina Lalovi\u0107. Sono certo che, quando s\u2019incontrano, il loro mondo riprende corpo, anima, attraverso e al di l\u00e0 delle parole.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho ben presente mio padre e i suoi amici esuli fiumani quando s\u2019incontravano nella cantina romana \u2013 uno scantinato &#8211; di uno di essi, chiamata il \u201cbunker\u201d, e tra un bicchiere e l\u2019altro di vino, tra i loro canti che innalzavano, rivivevano le immagini della loro citt\u00e0 perduta. Che rimaneva intatta solo da lontano.<\/p>\n\n\n\n<p>A riguardo, Marina conclude bene il suo libro, cogliendone il senso quando scrive: \u201cMi sono resa conto che \u2018sentirsi a casa\u2019 \u00e8 un sentimento che ti devi creare da solo. Le condizioni politiche che ci hanno spinto a emigrare non sono pi\u00f9 le uniche a incidere sulle nostre scelte individuali. La casa ce la siamo costruita intorno, \u00e8 una sfera che portiamo appresso dovunque andiamo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 questa la bellezza che resta a quanti si identificano con le loro radici.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Diego Zandel da OBCT del 26\/04\/2022 Vivere altrove dal luogo in cui si \u00e8 nati e cresciuti. Vivere i ricordi. Tornare e vedere il cambiamento. Diego Zandel guarda a \u201cLa cicala di Belgrado\u201d di Marina Lalovi\u0107 tracciando un parallelo col vissuto dei propri genitori Quando ti trasferisci dal luogo dove sei nato e cresciuto in un\u2019altra parte del mondo, qualsiasi sia la motivazione del trasferimento, il luogo da cui sei partito ti resta sempre dentro. 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