{"id":4063,"date":"2022-04-07T11:31:43","date_gmt":"2022-04-07T09:31:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=4063"},"modified":"2022-04-07T11:33:32","modified_gmt":"2022-04-07T09:33:32","slug":"bosnia-trentanni-fa-la-guerra","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2022\/04\/07\/bosnia-trentanni-fa-la-guerra\/","title":{"rendered":"Bosnia: trent&#8217;anni fa, la guerra"},"content":{"rendered":"\n<p>di Azra Nuhefendi\u0107 da OBC Transeuropa del 05\/04\/2022<\/p>\n\n\n\n<p><em>Sono passati trent&#8217;anni dall&#8217;inizio dell&#8217;assedio di Sarajevo. E con esso, una guerra durata quattro anni che, come scrive Azra Nuhefendi\u0107, nessuno tra i cittadini si aspettava, ma che in realt\u00e0 era stata programmata per dividere il paese<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Noi a Sarajevo andammo a dormire con la pace e il giorno dopo ci svegliammo con la guerra.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec, 30 anni fa, la notte tra il 5 e il 6 aprile 1992 cominci\u00f2 la guerra in Bosnia Erzegovina (BiH).<\/p>\n\n\n\n<p>Il giorno prima l\u2019allora presidente bosniaco Alija Izetbegovi\u0107 ci aveva detto: \u201cState tranquilli, per la guerra bisogna essere in due a volerla. E noi non la vogliamo\u201d.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma poi, cominciarono a colpirci con le granate, a entrare nelle nostre case per ucciderci, per cacciarci e derubarci, per stuprarci, ci chiudevano l\u2019acqua, ci privavano del cibo, ci lasciavano al freddo staccando il gas e l\u2019elettricit\u00e0, i cecchini ci freddavano per strada, ci rinchiudevano nei campi di concentramento. Allora capimmo che quella era&nbsp;<em>la nostra guerra<\/em>&nbsp;e che noi, gente comune e pacifica, eravamo i bersagli principali e le vittime pi\u00f9 numerose.<\/p>\n\n\n\n<p>La guerra in BiH non \u00e8 stata fatta perch\u00e9 nei Balcani \u201cc\u2019era gente bellicosa\u201d, n\u00e9 perch\u00e9 ci vivevano \u201ctrib\u00f9 che si odiavano e uccidevano da sempre\u201d, il mantra che spesso e volentieri ripetevano i politici e i mediatori stranieri.<\/p>\n\n\n\n<p>La&nbsp;<em>nostra guerra&nbsp;<\/em>era stata ben pianificata dagli aggressori, preparata ed eseguita secondo gli accordi dell\u2019allora presidente della Croazia Franjo Tu\u0111man e del presidente della Serbia Slobodan Milo\u0161evi\u0107.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo la disgregazione della Jugoslavia avevano intenzione di dividere la BiH e annettersi le sue parti per costruire la grande Serbia e la grande Croazia.<\/p>\n\n\n\n<p>Per quattro anni l\u2019Europa ha esitato, ci diceva che \u201cera complicato capire quello che stava succedendo\u201d e tutte le proposte per la pace partivano dalla divisione del paese; gli aggressori e le vittime erano trattati alla pari, come \u201cparti coinvolte\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci avevano imposto l\u2019embargo alle importazioni di armi e cos\u00ec, disarmati, combattevamo contro l\u2019Armata Popolare Jugoslava (JNA), un tempo la quarta potenza militare in Europa; facevano finta di non sapere dell\u2019esistenza dei campi di concentramento, e una volta \u201cscoperti\u201d ne rimandavano la chiusura perch\u00e9 anche allora i paesi dell&#8217;UE non riuscivano mettersi d\u2019accordo sui profughi bosniaci, chi avrebbe dovuto accoglierli e in che numero, e nel frattempo la gente continuava a essere torturata e uccisa; non ci credevano quando, gi\u00e0 nel novembre del 1992, offrivamo le testimonianze delle violenze sessuali di massa; non ci sentivano quando urlavamo che a Srebrenica era stato commesso un genocidio.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo quasi quattro anni di combattimenti, pi\u00f9 di centomila morti, il genocidio di Srebrenica, due milioni di profughi, cio\u00e8 la met\u00e0 della popolazione prima della guerra, l\u2019intero paese in macerie e la pulizia etnica, la guerra venne conclusa dagli Accordi di pace di Dayton nel 1995.<\/p>\n\n\n\n<p><em>E qui la prima lezione della guerra in BiH: tutte le guerre finiscono con le trattative<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 6 aprile 1992, giorno in cui Sarajevo, la capitale di un paese europeo riconosciuto e indipendente, fu messa sotto assedio, \u00e8 la data ufficiale dell\u2019inizio della guerra in BiH.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma l\u2019aggressione da parte della Serbia e della ex JNA era cominciata gi\u00e0 nei primi mesi del 1992, quando tutta la parte orientale della BiH, lungo la sponda sinistra del fiume Drina che ci separa dalla Serbia, fu attaccata, occupata e ripulita dai non serbi.<\/p>\n\n\n\n<p>Citt\u00e0 e villaggi furono attaccati con un piano preciso che si ripeteva sistematicamente in ogni luogo: prima venivano bombardati con l\u2019artiglieria pesante, poi entravano in azione i paramilitari che ripulivano il suolo dai non serbi uccidendo i civili, o portandoli nei campi di concentramento, stupravano in massa le donne e le ragazze, caricavano i sopravvissuti nei camion e sui treni e li trasportavano, attraverso la Serbia, al confine con l\u2019Ungheria e da l\u00e0 venivano espulsi oltre il confine per non tornare mai pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019epoca queste informazioni ci arrivavano tardi e tramite gli stranieri, oppure ce le raccontavano i rari sopravvissuti che erano riusciti a scappare e a raggiungere Sarajevo.<\/p>\n\n\n\n<p>Nei primi mesi dell\u2019aggressione, infatti, furono distrutti o occupati tutti i trasmettitori radio-televisivi, tranne uno vicino a Sarajevo. Lo scopo era preciso: mandare in onda solo le notizie e \u201cla verit\u00e0\u201d dell\u2019aggressore.<\/p>\n\n\n\n<p><em>E qui la seconda lezione della guerra in BiH: il ruolo criminale dei media al servizio dei nazionalisti per preparare la guerra in anticipo<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Ancora prima che cominciasse la guerra, i media e i giornalisti diffondevano e propagandavano l\u2019odio, incitavano la gente a guardare al prossimo come nemico, convincevano le persone della necessit\u00e0 della guerra e dell\u2019impossibilit\u00e0 di una convivenza pacifica, dell\u2019inevitabilit\u00e0 di un conflitto armato, avevano lanciato lo slogan \u201cla guerra per la pace\u201d, glorificavano la guerra con il falso pretesto di difendere \u201cla bandiera, la patria, l\u2019identit\u00e0\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Con gli Accordi di pace di Dayton nel 1995 si \u00e8 fermata la macchina di morte, e quello \u00e8 stato un risultato storico.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma il paese cos\u00ec come \u00e8 stato disegnato a Dayton non va avanti. La divisione tra la gente in BiH \u00e8 pi\u00f9 profonda oggi rispetto alla fine della guerra.<\/p>\n\n\n\n<p>La colpa non \u00e8 solo di quel contratto per la pace che impedisce e ostacola la vita politica pi\u00f9 che facilitarla. &nbsp;No, non \u00e8 quello il principale ostacolo. Lo sono i partiti nazionalisti, gli stessi che avevano preparato e provocato la guerra. Quei partiti sono rimasti al potere e stanno cercano di realizzare, attraverso politiche nazionaliste, gli obiettivi della guerra: la divisione del paese.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo sono sostenuti dai paesi vicini: la Serbia e la Croazia che, come documentato presso il Tribunale dell\u2019Aia, sono responsabili dell\u2019aggressione in BiH dal 1992 al 1995.<\/p>\n\n\n\n<p>La Russia da anni, apertamente, sostiene la Serbia e i serbo-bosniaci nella loro politica di divisione della BiH.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo processo distruttivo anche l&#8217;Unione europea non \u00e8 del tutto innocente. Per anni con il suo&nbsp;<em>non fare<\/em>, e ultimamente con il rifiuto di imporre sanzioni al leader dei serbo-bosniaci Milorad Dodik per la sua politica e azioni anti costituzionali.<\/p>\n\n\n\n<p>E ancora l&#8217;UE, cedendo alle pressioni dei paesi membri come Croazia, Ungheria e Slovenia, e per conto del partito nazionalista dei croato-bosniaci HDZ (L&#8217;Unione Democratica Croata di Bosnia), insiste sulle modifiche della costituzione, il che porter\u00e0 sicuramente a un\u2019ulteriore divisione della Bosnia Erzegovina. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi molti temono che la guerra in Ucraina possa riattivare lo scontro armato in BiH. Poco probabile, per due motivi: l\u00e0 non ci sono pi\u00f9 armi necessarie per fare la guerra, ma soprattutto non ci sono le persone pronte a sacrificare, ancora una volta, la vita per la patria, per la bandiera, per l\u2019identit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><em>E qui ancora una lezione dalla guerra in BiH: al primo sparo bisogna scappare<\/em>, perch\u00e9 quelli che eroicamente combattevano trenta anni fa non ci sono pi\u00f9, oppure da invalidi sono dimenticati e abbandonati e vivono in miseria.<\/p>\n\n\n\n<p>I leader dei maggiori partiti politici HDZ, SNSD (L&#8217;Alleanza dei Socialdemocratici Indipendenti), SDA (Partito d&#8217;Azione Democratica), non hanno combattuto 30 anni fa con un fucile in mano.<\/p>\n\n\n\n<p>Hanno beneficiato della guerra, sono diventati ricchi e oggi tengono la Bosnia nella stretta mortale del nazionalismo, della corruzione e del crimine.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Azra Nuhefendi\u0107 da OBC Transeuropa del 05\/04\/2022 Sono passati trent&#8217;anni dall&#8217;inizio dell&#8217;assedio di Sarajevo. 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