{"id":4057,"date":"2022-03-30T20:30:13","date_gmt":"2022-03-30T18:30:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=4057"},"modified":"2022-03-30T20:30:15","modified_gmt":"2022-03-30T18:30:15","slug":"balcani-ascesa-e-declino-dellintervento-internazionale","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2022\/03\/30\/balcani-ascesa-e-declino-dellintervento-internazionale\/","title":{"rendered":"Balcani: ascesa e declino dell\u2019intervento internazionale"},"content":{"rendered":"\n<p>di\u00a0<a href=\"https:\/\/www.balcanicaucaso.org\/Autori\/(author)\/Arianna%20Piacentini\">Arianna Piacentini<\/a> da OBCT del 28\/03\/2022<\/p>\n\n\n\n<p><em>Dayton, Bruxelles, Tuzla.<\/em> <em>Tre luoghi da cui parte l&#8217;analisi di Roberto Belloni sul dopoguerra nell&#8217;ex Jugoslavia e sulla presenza, spesso fallimentare, della comunit\u00e0 internazionale. Una recensione<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>In seguito al tragico collasso della Jugoslavia di Tito, gli attori internazionali si cimentarono in una serie di interventi di peacebuilding. Inizialmente promettenti e volti a ricostruire stati e societ\u00e0 ex jugoslavi secondo il modello di \u2018pace liberale\u2019, presto si rivelarono fallimentari. Ad oggi i Balcani Occidentali, e soprattutto stati quali la Bosnia Erzegovina e il Kosovo, risultano bloccati in istituzioni solo formalmente democratiche, in preda a una classe politica fortemente nazionalista ed&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.balcanicaucaso.org\/aree\/Bosnia-Erzegovina\/Bosnia-Erzegovina-fallimento-sulla-riforma-elettorale-216967\">incapace di fare sostanziali passi in avanti<\/a>, e dunque si ergono a testimonianza del fallimento del peacebuilding internazionale.<\/p>\n\n\n\n<p>Al fine di comprendere le ragioni profonde e l\u2019eredit\u00e0 di tale fallimento vanno considerati sia l\u2019incapacit\u00e0 degli attori internazionali di adempiere alle promesse fatte, quanto la fallacia dell\u2019atteggiamento paternalistico e compiacente dell\u2019Europa. Tanto la presenza capillare e sempre pi\u00f9 radicata di reti clientelari locali, quanto gli effetti deleteri delle crisi in atto &#8211; sia quella economica iniziata nel 2008 e mai giunta al termine, sia quella sanitaria legata alla pandemia di Sars-Cov2 &#8211; stanno infliggendo il colpo di grazia alle gi\u00e0 zoppicanti istituzioni dell\u2019area.<\/p>\n\n\n\n<p>Scritto da uno studioso con lunga esperienza di lavoro e ricerca nella regione, &#8220;I Balcani dopo le guerre&#8221; \u00e8 un volume che, al contrario degli attori coinvolti nelle opere di peacebuilding nella regione, fa esattamente ci\u00f2 che promette: guarda all\u2019evoluzione della ricostruzione post-bellica negli ultimi due decenni, analizzando il divario crescente tra ci\u00f2 che era stato promesso e ci\u00f2 che (non) \u00e8 stato realizzato. E lo fa facendoci compiere un viaggio che parte da Dayton &#8211; localit\u00e0 dell\u2019Ohio in cui, nel 1995, vennero firmati gli accordi di pace che portano alla risoluzione del conflitto in Bosnia Erzegovina &#8211; passa per Bruxelles &#8211; capitale di una Europa paternalista, simbolo di un iniziale ottimismo poi sfumato in frustrazione e scetticismo -e approda a Tuzla, cittadina bosniaca protagonista dei\u00a0<a href=\"https:\/\/www.balcanicaucaso.org\/aree\/Bosnia-Erzegovina\/Le-richieste-dei-cittadini-di-Tuzla-147853\">primi movimenti di protesta contro l\u2019etnopolitica<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>Il volume \u00e8 suddiviso in tre parti e si compone di un totale di nove capitoli. Nei primi due capitoli, Belloni introduce il tema del peacebuilding concentrandosi sull\u2019attuazione della \u2018governance sperimentale\u2019 in relazione al principio kantiano di \u2018pace liberale\u2019. Ci spiega, dunque, come l\u2019attuazione di tale modello abbia visto la compartecipazione e l\u2019interazione tra vari attori &#8211; politici e non &#8211; e a diversi livelli, nazionale e internazionale. E come, nel corso degli ultimi 25 anni, i diversi attori e fattori progressivamente entrati in campo abbiano innescato dinamiche e processi non sempre favorevoli alla ricostruzione e alla transizione democratica, talvolta delegittimando e minando l\u2019effettiva credibilit\u00e0 delle stesse.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella &#8220;Parte Prima &#8211; Dayton&#8221;, i capitoli 3 e 4 guardano alla prima fase del peacebuilding ed analizzano conseguenze, effetti e dinamiche del progressivo intensificarsi dell\u2019intervento internazionale nei Balcani Occidentali. Focalizzandosi principalmente sull\u2019operato dell\u2019Ufficio dell\u2019Alto Rappresentante della Comunit\u00e0 Internazionale in Bosnia Erzegovina e sull\u2019Unmik in Kosovo, Belloni riflette sui benefici e i costi di tali interventi \u2018massivi\u2019, notando come, al netto di una presunta stabilit\u00e0 raggiunta, \u2018coercizione e assertivit\u00e0 esterna abbiano portato alla creazione di istituzioni interne poco efficienti e con scarsa legittimit\u00e0 locale\u2019, nonch\u00e9 alla legittimazione di un sistema clientelare e di corruzione ormai diventati endemici.<\/p>\n\n\n\n<p>La &#8220;Parte Seconda &#8211; Bruxelles&#8221; (capitoli 5 e 6) \u00e8, invece, focalizzata sull\u2019Unione Europea, protagonista indiscussa della seconda fase di attuazione del peacebuilding. A partire dagli anni 2000 infatti, l\u2019UE ha giocato un ruolo determinante, confidando che il suo \u2018potere d\u2019attrazione&#8217; esercitasse un\u2019influenza positiva e riformatrice in tutta la regione. Sfortunatamente, i tentativi volti a stimolare le riforme dall\u2019interno &#8211; ristrutturando le istituzioni politiche, economiche e giudiziarie secondo i principi e i valori della democrazia liberale &#8211; sono risultati fallimentari, e ostacolati &#8211; tra l\u2019altro &#8211; dal pericoloso connubio tra ingenti aiuti economici alla ricostruzione da un lato, e una rete capillare di corruzione e clientelismo dall&#8217;altro. Attraverso queste pagine, Belloni ci spiega in maniera chiara e precisa come e perch\u00e9 l\u2019approccio dell\u2019UE si sia dimostrato inadeguato tanto nel \u2018fornire ai leader nazionali incentivi sufficienti per sposare il processo di democratizzazione [quanto nel] coinvolgere in modo significativo i cittadini\u2019.<\/p>\n\n\n\n<p>Giungiamo cos\u00ec alla &#8220;Parte terza &#8211; Tuzla&#8221; del volume (capitoli 7 e 8), che ci conduce per le strade, tra la gente, nel cuore dei movimenti di protesta sorti nell\u2019ultimo decennio. Belloni ricostruisce il punto di vista dei cittadini, ci spiega le cause dell\u2019euroscetticismo dilagante, della crescente sfiducia nelle istituzioni e nella politica, nonch\u00e9 le opinioni e re-azioni popolari davanti alla fallacia di un interminabile processo di pace. Il tentativo dell\u2019UE di rilanciare una prospettiva di allargamento credibile, mantenendo tuttavia lo status quo etnonazionale, ha difatti finito con l\u2019esacerbare il malcontento: cittadini gi\u00e0 insoddisfatti e disillusi si son fatti (finalmente) protagonisti di una terza fase del peacebuilding &#8211; quella del suo declino, caratterizzata dai movimenti civili di protesta contro la classe politica &#8211; tanto quella locale, corrotta e nazionalista, quanto quella internazionale, distante, indifferente e compiacente. Si pone l\u2019accento su come i vari peacebuilders si siano destreggiati in una \u2018governance sperimentale [\u2026] nel tentativo di gestire la realt\u00e0 esistente invece che trasformarla\u2019. Nelle conclusioni poi Belloni riflette su come la tanto promossa \u2018resilienza\u2019, accompagnata dalla preoccupazione dell\u2019UE per la stabilit\u00e0, e dunque la passiva accettazione dei regimi etnonazionali locali, abbiano condotto allo svilupparsi di \u2018stabilitocrazie\u2019 e \u2018etnocrazie\u2019 &#8211; dove immobilismo e illiberismo la fanno da padroni, sancendo dunque il definitivo fallimento del processo di peacebuilding stesso.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli effetti di tale fallimento sono sempre pi\u00f9 visibili, e spaziano dalle continue spinte separatiste promosse da Milorad Dodik in Bosnia Erzegovina, al dilagante euroscetticismo &#8211; ulteriormente acuitosi in seguito alle irrisorie risorse destinate all\u2019area con il Next Generation EU, che non faranno altro che aumentare la distanza tra paesi membri e aspiranti tali. Mai come in questo momento storico, le riflessioni proposte ne &#8220;I Balcani dopo le guerre&#8221; risultano fondamentali per comprendere al meglio sia i sintomi e le conseguenze profonde del fallimento internazionale della ricostruzione post-bellica (nei Balcani Occidentali ma non solo), sia la sempre pi\u00f9 palpabile crisi della democrazia, delle sue istituzioni, e del modello liberale pi\u00f9 in generale &#8211; che spinge un crescente numero di stati a guardare sempre pi\u00f9 verso Est e meno verso Ovest &#8211; dove Russia, Cina e Turchia attendono a braccia aperte.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di\u00a0Arianna Piacentini da OBCT del 28\/03\/2022 Dayton, Bruxelles, Tuzla. Tre luoghi da cui parte l&#8217;analisi di Roberto Belloni sul dopoguerra nell&#8217;ex Jugoslavia e sulla presenza, spesso fallimentare, della comunit\u00e0 internazionale. 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