{"id":4022,"date":"2022-02-28T20:02:56","date_gmt":"2022-02-28T19:02:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/?p=4022"},"modified":"2022-02-28T20:26:29","modified_gmt":"2022-02-28T19:26:29","slug":"nazionalismi-rivendicazioni-e-guerre","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.associazione-apertamente.org\/m\/2022\/02\/28\/nazionalismi-rivendicazioni-e-guerre\/","title":{"rendered":"Nazionalismi, rivendicazioni e guerre"},"content":{"rendered":"\n<p>di\u00a0 Davide Strukelj del 28\/2\/2022<\/p>\n\n\n\n<p>Leggiamo dei fatti che accadano ai giorni nostri, quando nazionalismi, disdegno dell\u2019altro, rivendicazioni territoriali e guerra di annessione sono le parole d\u2019ordine per giustificare azioni belliche e operazioni geo-politiche il cui costo, come sempre, viene pagato dai pi\u00f9 deboli e inermi.<br>Non si tratta di una novit\u00e0: \u00e8 tutta retorica trita e ritrita che mi fa tornare alla mente una storia di cento anni fa accaduta proprio dalle nostre parti.<br><br>Al tempo si avanzavano le pretese di occupazione su un territorio a noi vicino, perch\u00e9 si sosteneva che \u201cla Dalmazia appartenesse all\u2019Italia \u00abper diritto divino e umano\u00bb\u201d, motivando l\u2019istinto all\u2019azione con lo sprezzo dell\u2019altro perch\u00e9 \u201cgente che si chiama latina vuole aiutarvi a morire per far luogo all\u2019immondizia croata\u201d, e sempre considerato che \u201cil vinto, il nostro nemico vinto, il croato lurido, s\u2019arrampic\u00f2 su per le bugne del muro veneto, come una scimmia in furia\u201d (D\u2019Annunzio, \u201cLettera ai Dalmati\u201d). Sono solo colorite rivendicazioni territoriali di un passato ormai lontano, si dir\u00e0, come ebbe modo di precisare anche l\u2019ex Presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani quando due anni fa, salutando la folla, dichiar\u00f2: \u201cEvviva l\u2019Istria e la Dalmazia italiane!\u201d Certo, Tajani non fu offensivo e non invoc\u00f2 il volere dell\u2019Altissimo, rimane il fatto che la stampa d\u2019oltre confine, in quei giorni, non comment\u00f2 con toni esattamente entusiastici\u2026&nbsp;<br>Tornando a cent\u2019anni fa \u2026 eravamo insomma all\u2019inizio di quel periodo in cui si considerava accettabile che \u201cdi fronte ad una razza inferiore e barbara come la slava non si deve seguire la politica che d\u00e0 lo zuccherino, ma quella del bastone\u201d perch\u00e9 si credeva \u201cche si possano sacrificare 500.000 slavi barbari a 50.000 italiani\u201d (Mussolini, 1920) \u2026 Forse erano solo gli inizi di quel \u201cprima gli italiani\u201d che abbiamo tanto amato nei decenni a venire, ma ci volle ancora qualche anno: d\u2019altro canto si sa bene che ogni buona idea deve avere il giusto tempo per maturare.<br><br>Nel 1919 D\u2019Annunzio coi suoi legionari marciarono su Fiume e cos\u00ec il Vate ne sanc\u00ec coi fatti l\u2019italianit\u00e0 a discapito della razza inferiore.<br>D\u2019altro canto, come si poteva non seguire chi pochi anni prima era intervenuto sull\u2019ingresso dell\u2019Italia nella prima guerra mondiale considerando che \u201cquesta guerra, che sembra opera di distruzione e di abominazione, \u00e8 la pi\u00f9 feconda creatrice di bellezza e di virt\u00f9 apparsa in terra\u201d? (D\u2019Annunzio, \u201cParole dette in una cena di compagni all&#8217;alba del 25 Maggio 1915\u201d).<br>Quanto all\u2019\u201dImpresa\u201d in s\u00e9, la partenza di quella missione che doveva dare giustizia ad un principio \u201cdivino e umano\u201d non avvenne per\u00f2 da una piazza della Capitale, o da un bagno di folla di quella Milano dove si erano raccolti i denari necessari all\u2019istituzione dei Fasci di combattimento e a finanziare la marcia verso il \u201cCarnaro\u201d, ma da un ronco\u2026<br>I ronchi erano strade secondarie, cieche, che portavano a poderi o a campi. E cos\u00ec erano anche i Ronchi di Monfalcone, dove da pochi anni passava il canale irriguo voluto da Dottori, e dove il poeta dorm\u00ec in attesa della partenza.<br><br>La storia, quella storia, and\u00f2 come sappiamo e, nonostante qualche incomprensione iniziale, fu senz\u2019altro un successo tanto da indurre il Re in persona ad emanare un decreto in base al quale \u201csulla proposta del Ministro per l&#8217;interno, il comune di Ronchi di Monfalcone, viene autorizzato a cambiare la propria denominazione in \u00abRonchi dei Legi\u00f3nari\u00bb.\u201d (Regio Decreto 2099 del 2 novembre 1925 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale numero 283 del 5 dicembre 1925). Grazie ad una toponomastica \u201cfascistissima\u201d di cui ancora oggi talvolta respiriamo i miasmi, finalmente anche il Vate e i suoi Legionari avevano il loro ronco, per volere del Re.<br><br>Poi, negli anni successivi, le cose cambiarono un po\u2019 e le vicende assunsero percorsi differenti, inimmaginabili, finch\u00e9 la razza \u201clurida\u201d si trov\u00f2 dalla parte dei vincitori, e l\u2019eroica \u201cgente latina\u201d fin\u00ec tra i vinti con l\u2019infamante marchio del razzista. Ma i fatti che avvengono nel mondo, si sa, non sempre dimorano anche nelle menti degli uomini. Fu cos\u00ec che quaranta anni dopo quegli accadimenti si pens\u00f2 bene che Ronchi, nel nome ormai definitivamente dei Legionari, dovesse avere un monumento a imperitura memoria di quei gloriosi avvenimenti, anche perch\u00e9, come si ebbe modo di precisare nel pi\u00f9 recente passato, \u201ccelebrare oggi D\u2019Annunzio significa (\u2026) ricordare la storia della nostra Regione e le radici delle sue comunit\u00e0, che sono un patrimonio da difendere e valorizzare\u201d, e anche per \u201crestituire alla figura di Gabriele D\u2019Annunzio il prestigio che merita\u201d (S. Callari, inaugurazione della mostra su \u201cD\u2019Annunzio, il comandante del Carnaro\u201d, Monfalcone, 8 settembre 2019). Eh, le \u201cradici\u201d d\u2019annunziane della nostra comunit\u00e0 si sa, sono un tema affascinante, sempre attuale\u2026 Quanto poi al \u201cprestigio\u201d del \u201cComandante del Carnaro\u201d, beh, \u00e8 noto a tutti che egli fu un militare dal curriculum straordinario, esemplare direi, in particolare come pilota d\u2019aereo spargitore di volantini propagandistici.<br>Tornando al monumento ormai resosi necessario, il Comune di Ronchi non fu molto d\u2019accordo e cos\u00ec tocc\u00f2 a Monfalcone dare corso all\u2019opera, reperendo uno spazio adatto proprio al confine tra i due comuni e grazie ad una generosa donazione.<br>Il compito tocc\u00f2 al Sindaco di allora, Amelio Cuzzi, nato a Parenzo, che negli anni successivi ebbe meriti amministrativi, associativi e culturali, ma che fu anche ricordato per aver aderito all\u2019Organizzazione \u201cO\u201d. Quest\u2019ultima divent\u00f2 \u201cin breve, prima una struttura di supporto dell&#8217;esercito per il controllo delle zone di confine, poi una vera e propria organizzazione clandestina \u00abcostituita da elementi sui quali si poteva fare sicuro affidamento\u00bb. L&#8217;affidamento, per paradossale che possa apparire, sembra per\u00f2 configurarsi come un espresso rifiuto della legittimit\u00e0 della Repubblica nata il 2 giugno 1946, tanto che il signor Amelio Cuzzi, pur essendosi rifiutato di prestare giuramento di fedelt\u00e0 alla Repubblica, e per questo congedato dall&#8217;Esercito, venne contattato dal colonnello Olivieri per far parte dell&#8217;organizzazione.\u201d (atti della \u201cCommissione Parlamentare d\u2019inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi\u201d istituita con legge 23 dicembre 1992, n. 499).<br>In verit\u00e0, \u201cL&#8217;organizzazione \u00abO\u00bb, da questo punto di vista, \u00e8 la progenitrice di quella complessa struttura &#8211; non ancora del tutto disvelata \u2013 che va sotto il nome di Gladio (S\/B). La \u00abO\u00bb prende il nome, ereditandone uomini e organizzazione, dalla formazione partigiana Osoppo.\u201d ma \u201c, nel corso degli anni, assume connotati sempre pi\u00f9 definiti in senso clandestino e occulto\u201d. Cos\u00ec, \u201cIl 6 aprile del 1950 (\u2026) viene trasformata in una organizzazione militare segreta alla quale fu data la denominazione di \u00abOrganizzazione O\u00bb. (\u2026) l&#8217;organizzazione viene poi trasformata nella \u00abStella Alpina\u00bb che sar\u00e0 una delle cinque articolazioni di Gladio.\u201d (ibidem).<br>Ad onore del vero, l\u2019organizzazione nasceva sulla base di precise disposizioni del National Security Council degli Stati Uniti, secondo le cui direttive al tempo si decise \u201cdi \u00abfornire ai clandestini anticomunisti assistenza finanziaria e militare\u00bb. (\u2026) Tutto ci\u00f2, sulla scorta del principio secondo cui il PCI non aveva legittimit\u00e0 alcuna a governare il paese, anche quando questo fosse accaduto per il tramite di una regolare vittoria elettorale.\u201d (ibidem)\u2026 Insomma, pare sia sempre l\u2019annoso tema del \u201cnoi e gli altri\u201d, siano gli \u201caltri\u201d minoranza etnica, linguistica o politica. La soluzione del problema si pu\u00f2 ottenere lavorando su ogni piano possibile, anche a discapito della democrazia, delle elezioni, dei referendum e delle determinazioni del popolo\u2026 perch\u00e9 \u00e8 chiaro che la verit\u00e0 sta sempre da una sola parte, e quella parte pu\u00f2 decidere qualsiasi cosa.<br><br>Ma tornando a Monfalcone, e visti i presupposti, viene da chiedersi se verso la fine degli anni 50 non ci sia mai stata qualche strana telefonata a riguardo del monumento \u2026 Resta il fatto che da allora lo stesso fa bella mostra di s\u00e9 e che ciclicamente personalit\u00e0 pubbliche e private si fanno immortalare ai piedi di quella \u201ccolonna romana\u201d consacrata dagli \u201citaliani non immemori\u201d per celebrare il punto da cui D\u2019Annunzio e i suoi partirono \u201cper la libert\u00e0 delle genti adriatiche\u201d (targa posta alla base del Monumento a Gabriele d&#8217;Annunzio, Monfalcone).<br>Relativamente a questo pilo commemorativo, non ho trovato riferimenti similmente entusiastici ed evocativi dalla parte di quelle minoranze individuate come inferiori e dunque sacrificabili. Ma forse questo succedeva perch\u00e9 non si trattava di \u201cgenti adriatiche\u201d ma solo di \u201cslavi barbari\u201d e di varia \u201cimmondizia\u201d.<br><br>Cos\u00ec accadde allora e cos\u00ec, purtroppo, accade ancora oggi in molti angoli del mondo: gli stolti inneggiano alle stirpi \u201celette\u201d stando seduti sui loro confortevoli scranni, magari decantando la \u201cfecondit\u00e0\u201d della guerra; mentre gli ultimi, variamente prescelti tra etnie, religioni e nazionalit\u00e0 di volta in volta considerate \u201csacrificabili\u201d, pagano con la vita e la sofferenza le stesse guerre di cui per\u00f2 non hanno alcuna colpa.<br>Commemoriamoli. E possibilmente preveniamo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di\u00a0 Davide Strukelj del 28\/2\/2022 Leggiamo dei fatti che accadano ai giorni nostri, quando nazionalismi, disdegno dell\u2019altro, rivendicazioni territoriali e guerra di annessione sono le parole d\u2019ordine per giustificare azioni belliche e operazioni geo-politiche il cui costo, come sempre, viene pagato dai pi\u00f9 deboli e inermi.Non si tratta di una novit\u00e0: \u00e8 tutta retorica trita e ritrita che mi fa tornare alla mente una storia di cento anni fa accaduta proprio dalle nostre parti. 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